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NEWS: Giornali Internet 29/01/07



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CACCIA
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Battuta di caccia finita in tragedia
http://www.agrigentonotizie.it/notizie/leggi/4450.html
Un intero paese sotto choc per l'incidente di caccia che domenica pomeriggio
è costato la vita ad Antonino Colletti, operaio stagionale della forestale,
raggiunto da un colpo di fucile sparato dal componente di un gruppo di
cacciatore di cui lui stesso faceva parte e nel quale pare ci fosse anche
uno dei fratelli. Antonino Colletti abitava nella zona degli archi, lungo la
strada che conduce ala località estiva di Adragna.
La battuta di domenica pomeriggio gli è stata fatale. Contrada Pasqualetto è
una zona scoscesa, Colletti si trovava nella parte alta e il cacciatore che
ha sparato, ora indagato per omicidio colposo, ha scambiato quell'ombra
scusa per un animale. I carabinieri sono impegnati nel ricostruire
l'accaduto, mentre l'uomo che ha sparato sta vivendo altri momenti
drammatici.
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Santu Lussurgiu. A premere il grilletto dell?arma di Gianni Musa forse un
ramo di un albero
Parte un colpo dal fucile: morto un cacciatore
Un assicuratore di Cabras ha perso la vita in una battuta al cinghiale
http://www.unionesarda.it
Un maledettissimo incidente durante una battuta di caccia grossa. Forse un
ramo di un albero, forse una caduta accidentale mentre faceva ?la posta?.
Fatto sta che da quel fucile calibro dodici è partito un pallettone. E per
Gianni Musa purtroppo non c?è stato nulla da fare. È morto sul colpo;
travolto da uno sparo che lo ha colpito in pieno volto. L?INCIDENTE. Gianni
Musa, sessantasette anni residente in via Mazzini a Cabras, stava
partecipando ad una battuta di caccia al cinghiale.
Lui e i suoi compagni si trovavano, come mille altre volte, in piena
campagna a Santu Lussurgiu, zona ?Sa matta bassa?. Tutto andava per il
meglio quando alle 8,40 di ieri si è sentito un colpo di fucile inaspettato.
Un calibro dodici che ha squarciato il silenzio della mattinata, che ha
scosso i cacciatori che partecipavano con Gianni Musa alla battuta di
caccia.
I compagni hanno trovato il sessantasettenne di Cabras, impiegato nel ramo
delle assicurazioni, riverso in un lago di sangue.
Il colpo partito dal suo fucile Beretta semiautomatico (modello A320),
regolarmente detenuto dal figlio Alessandro, gli ha devastato la faccia, a
pochi passi da un muretto a secco, dove il cacciatore si era appena
appostato.
L?ALLARME. A chiamare i medici della guardia medica di Seneghe e i
carabinieri della stazione di Santu Lussurgiu sono stati gli stessi compagni
di battuta. «Correte, Gianni sta morendo», avrebbero detto ai militari. Che
in brevissimo tempo sono arrivati sul luogo della tragedia. A nulla sono
valsi i tentativi di rianimare Gianni Musa. Il cacciatore di Cabras è morto
sul colpo, per colpa di quel maledetto pallettone partito dal suo fucile.
IL COLPO. I militari del paese, i colleghi arrivati da Oristano e gli agenti
della Questura hanno cercato di ricostruire l?incidente. Secondo una prima
ipotesi pare che a premere il grilletto del fucile di Gianni Musa sia stato
un ramo di un albero della campagna di Santu Lussurgiu.
Il cacciatore cabrarese infatti sembra che stesse camminando quando il suo
fucile sarebbe rimasto impigliato in una fitta rete di rami. E sarebbero
stati questi ad aver fatto scattare il grilletto nel fucile. Ma non si
esclude neppureche Gianni Musa sia caduto davanti ad un muretto a secco e
che abbia calcato accidentalmente il grilletto del suo fucile calibro
dodici. Oggi pomeriggio verrà eseguita l?autopsia sul corpo del cacciatore.
MICHELE MASALA

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ANFIBI
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Grazie a un finanziamento della Provincia quest?oggi iniziano i lavori di
ripristino di una pozza d?abbeverata in località Cascina «Cocca»
Progetto rospi, in Valtrompia si fa sul serio
La Comunità montana coordina la conservazione di quattro siti riproduttivi
tra Nave e Lumezzane
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070129/cronaca/F.htm
Nei mesi scorsi, l?assessore all?Ambiente della Provincia di Lecco, Marco
Molgora, era finito al centro di pesanti critiche (da parte di alcuni
sindaci), ma anche del plauso di ambientalisti e animalisti, per aver deciso
di finanziare un progetto da 50 mila euro per adattare la strada
Lecco-Bellagio alle esigenze dei rospi comuni. L?idea, già attuata in molte
altre località (Bresciano compreso), era quella di realizzare dei sottopassi
utili a proteggere gli anfibi in migrazione verso il lago per riprodursi
dagli pneumatici delle auto.
E adesso anche la Provincia di Brescia è intervenuta in questo campo,
finanziando la Comunità montana della Valtrompia. L?ente comprensoriale ha
infatti ricevuto un significativo stanziamento che, a partire proprio da
oggi, verrà utilizzato per attuare il ripristino di quattro pozze d?
abbeverata distribuite tra Nave e Lumezzane. Gli invasi, ormai perennemente
in secca, sono importanti siti riproduttivi per il rospo comune. O meglio
per complessive cinque diverse specie di anfibi tra anuri (rane e rospi) e
urodeli (tritoni e salamandre).
Stiamo parlando degli stagni sparsi tra la cascina «Cocca» (a Nave) e la
località «Poffe» di Lumezzane, e collegati tra loro da una strada
interpoderale. Siti già inseriti da tempo nella campagna di tutela che va
sotto il nome di «Progetto rospi», e che sono seguiti con grande impegno
dalle guardie ecologiche volontarie della Comunità montana valtrumplina e da
volontari appartenenti innanzitutto all?Enpa e all?Oipa: l?Organizzazione
italiana per la protezione degli animali.
Il più importante di questi, per via della quantità di specie che qui si
riproducono (ovvero per la sua biodiversità) è quello in località Cocca. Ed
è anche quello sul quale, da oggi, si inizierà a lavorare.
Già negli anni scorsi, grazie a un finanziamento del Comune di Nave, le gev
della Valtrompia erano intervenute su questa pozza; per salvarla dal
prosciugamento e per installare sottopassi necessari anche qui agli anfibi
per raggiungere l?acqua «saltando» la strada e le auto. Ma purtroppo, il
danneggiamento del fondo argilloso (anche a opera dei cinghiali) ha
accelerato inesorabilmente lo svuotamento.
Adesso, dicevamo, la situazione dovrebbe stabilizzarsi. Perchè seguendo un
progetto chiesto proprio dalla Comunità valtrumplina alle «Stazioni
sperimentali regionali per lo studio e la conservazione degli anfibi» (sono
enti istituiti dalla Regione Lombardia che hanno sede a Casazza, Bergamo, e
a Somaglia, Lodi), e di fatto realizzato dai responsabili del «Progetto
rospi» (il cui curatore scientifico è Vincenzo Ferri del Centro studi
Arcadia), lo stagno della cascina Cocca verrà impermeabilizzato con la posa
di uno speciale telo plastico che poi verrà ricoperto da almeno 15
centimetri di terriccio sabbioso.
Naturalmente, più avanti lungo le sponde dovranno essere messi a dimora
arbusti, e durante le operazioni di scavo e sistemazione saranno presenti
dei volontari (sempre gev e rappresentanti delle associazioni): salveranno
gli esemplari di microfauna che probabilmente si nascondono nel fango del
fondo.
Poi, prossimamente, sempre con i fondi forniti dalla Provincia alla Comunità
montana si potrà procedere a «rivitalizzare» almeno due delle altre tre
pozze.
Una buona notizia, insomma. Stiamo parlando del primo intervento pubblico di
notevole portata mai realizzato in questo ambito nel Bresciano. Ma arrivarci
non è stato semplice.
Tutto è iniziato tempo fa con un censimento delle «zone umide» del
territorio realizzato dal Comune di Lumezzane col fondamentale contributo di
attivisti dell?associazionismo. Terminato lo studio, lo stesso Comune aveva
chiesto al Broletto un finanziamento per ripristinare alcuni siti. Ma la
Provincia lo avrebbe concesso solo a fronte del pieno consenso dei
proprietari dei terreni interessati.
È a quel punto che è entrata nel vivo la lunga e paziente opera diplomatica
gestita sempre dall?Enpa e dall?Oipa (già condotta precedentemente nei
confronti dei comuni di Lumezzane e di Nave e della stessa Provincia), che è
durata complessivamente un anno e che, alla fine, ha permesso appunto di
ottenere il consenso di tutti i soggetti privati.
Nel frattempo l?amministrazione civica valgobbina ha fatto un passo
indietro, ma diciamo così si è «fatta avanti» la Comunità montana. L?ente
comprensoriale aveva e ha un ruolo ideale per tutti i protagonisti del
progetto, e alla fine ha fatto da «collettore» per il finanziamento
spalmandolo anche sul territorio di Nave.
Ora, festeggiando l?inizio del lavori, Enpa e Oipa ringraziano pubblicamente
tutti gli «attori», enti pubblici e soggetti privati, di questa operazione
sottolineando la grande disponibilità incontrata in questo percorso. E
ricordando che presto sarà necessario mobilitarsi per proteggere, sempre da
queste parti, la prossima migrazione riproduttiva primaverile degli anfibi.
Gli aspiranti volontari possono rivolgersi in orario serale a Barbara, allo
030-8971890.
Paolo Baldi

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it