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NEWS: Giornali Internet 24/02/07



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CACCIA
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Test Dna cervo incastra bracconiere
Era un maschio di quasi 250 kg in Val Grosina
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2007-02-24_12442789.html
(ANSA) - SONDRIO, 24 FEB - Il test del dna fa luce sul 'giallo' di un cervo
abbattuto e porta alla condanna del colpevole, residente in Valtellina, e
dei complici. Indagini ambientali innovative, adottate tra le primissime
volte in Italia, condotte dalla Polizia provinciale di Sondrio, hanno
permesso infatti di individuare un bracconiere responsabile
dell'abbattimento di un esemplare di cervo maschio di quasi 250 chili in Val
Grosina, in un primo tempo denunciato come "cattura regolare".
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Aquila minore ferita dai bracconieri
Rinvenuta anche una spatola, che è poi morta dopo essere stata trasportata
al Centro fauna COMISO.
http://www.lasicilia.it/giornale/2402/RG2402/PRG/PRG1/13.html
Comiso. Un'aquila minore e una spatola nel mirino dei cacciatori di frodo.
Quest'ultima è deceduta dopo il suo ritrovamento. La spatola è stata
segnalata da Toni Puma mentre si trovava nei pressi del pantano di Maganuco
in territorio di Modica, il quale ha subito allertato il Centro regionale di
recupero fauna selvatica e tartarughe marine del Fondo siciliano per la
natura di Comiso. La segnalazione dell'avvistamento è passata prima alla
Ripartizione faunistico venatoria di Ragusa, poi all'Ispettorato forestale
di Ragusa. Sul posto si sono recate le guardie forestali Carmelo Bosco,
Francesco Cappello e Alessandro Panza. L'esemplare di spatola presentava una
gravissima frattura esposta omerale all'ala sinistra, ed è stato trasportato
al Centro comisano dove è stato preso in cura dal direttore,. Gianni Insacco
e dalla collaboratrice, Sonia Terranova. Nonostante gli sforzi compiuti
sull'animale, monitorato costantemente dall'equipe medica coordinata da
Vincenzo Inclimona, l'animale è deceduto nella stessa serata del ricovero
per un infarto a causa della debilitazione per la quantità di sangue che
aveva perso, oltre che per le lesioni interne riportate.
L'aquila minore è stata invece recuperata, qualche giorno prima, da Giovanni
Linguanti, Responsabile di Vittoria del Fondo Siciliano per la Natura, in
Contrada Torrevecchia di Acate. Aveva una grave ferita radio-ulnare all'ala
destra da arma da fuoco. Dopo un intervento chirurgico operato dallo stesso
Inclimona, si sta lentamente riprendendo dal trauma ed è posta all'interno
di una voliera di convalescenza del centro comisano, per essere
successivamente riabilitata e reintrodotta in natura. "Vale la pena
ricordare - ha commentato Gianni Insacco - come la triste usanza del
bracconaggio sia ancora un abitudine diffusa, ma la guardia rimane alta,
infatti sono stati predisposti ulteriori servizi antibracconaggio da parte
del Corpo Forestale, soprattutto nelle zone umide dei Pantani di Longarini e
di Maganuco".
Antonello Lauretta
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Per un cinghiale ucciso caccia ai bracconieri
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070224&ediz=02_VITERBO&npag=39&fi
le=H_1488.xml&type=STANDARD
La Guardia Forestale di Tarquinia ha scoperto un cinghiale morto appeso ad
un albero con una corda. L?animale, del peso di circa 80 kg, era finito in
una trappola piazzata dai bracconieri che hanno messo in atto l?azione nel
bosco della Roccaccia. I bracconieri pare avessero per un po? di tempo
accudito l?animale, visto i residui di cibo trovati sul posto, che poi è
caduto nella trappola. Sul posto anche il veterinario della Asl come vuole
la prassi di legge. Il luogo dove l?animale era rimasto appeso è una zona
boschiva dove è vietata la caccia ed è anche un posto destinato al
ripopolamento. I bracconieri per entrare hanno reciso una parte del filo
spinato usato per la recinzione. Sul fatto ora indaga la stessa Guardia
Forestale che ha emesso una denuncia contro ignoti. Quella delle trappole
piazzate nei punti di camminamento dei boschi è una usanza assai pericolosa,
questo perché, oltre agli animali, ci potrebbero cadere anche delle persone.
Al.Sa.
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E? stata necessaria una perizia balistica dei Reparti investigativi speciali
dei carabinieri per accertare quale fosse l?arma da cui era stato esploso il
colpo mortale. Il difensore ?Faremo ricorso in Appello?
Aveva colpito un suo compagno invece del cinghiale. Pena sospesa
Battuta di caccia fatale, condannato
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=FDBD75E029F843DFAB25B3E
A84B5B562
TOLENTINO - Con l'accusa di omicidio colposo, il giudice Luigi Reale ha
condannato a sei mesi di reclusione (con il beneficio della sospensione
condizionale della pena) Altide Toma, di 76 anni.
I fatti contestati si riferiscono ad un drammatico episodio accaduto il 20
ottobre del 2002, nelle campagne di Tolentino, quando, durante una battuta
di caccia al cinghiale, morì, per un colpo di fucile sparato
accidentalmente, il tolentinate Luciano Fondato, pensionato a sua volta
grande appassionato di caccia.
Inizialmente erano stati sette i cacciatori finiti nel registro degli
indagati, ma a seguito del sequestro dei fucili e dagli accertamenti
effettuati dai carabinieri (decisivo il supporto dei militari del Reparto
investigazioni scientifiche, i Ris) venne accertato che il proiettile
mortale era stato sparato da Toma, anche lui residente a Tolentino.
Doveva essere una mattinata all'insegna del divertimento, che però si
trasformò in tragedia.
Insieme agli amici di sempre, Fondato era solito partire la domenica mattina
per una battuta in compagnia. Il gruppo di cacciatori era sulle tracce di un
cinghiale e al momento propizio alcuni di loro lasciarono partire alcuni
colpi, uno dei quali però centrò in pieno la vittima.
Sul posto, una zona molto impervia della campagna tolentinate, giunsero i
carabinieri di Tolentino e i medici del soccorso sanitario, ma per il
pensionato non ci fu nulla da fare.
L'esame autoptico disposto dalla Procura fornì poi la risposta circa la
direzione del proiettile: il foro di entrata della pallottola era stato
localizzato all'altezza della spalla sinistra e aveva terminato la sua corsa
nella parte bassa della schiena, senza uscire dal corpo: il proiettile aveva
dunque colpito Luciano Fondato dall'alto in basso.
A seguito del rinvio a giudizio di Toma, si arrivò poi al processo in
Tribunale, conclusosi ieri con la condanna dell'imputato (pm il vice
procuratore onorario Stefano Lanari).
Il giudice Reale ha concesso una provvisionale di 40 mila euro alle parti
civili: la moglie della vittima, Elena Vissani e le figlie Gabriella e
Tiziana Fondato, assistite dall'avvocato Lorenzo Vitali. Intanto i legali
Massimo Fraticelli e Carlo Magnalbò, difensori di Toma, preannunciano
ricorso in Appello. Sicuramente impugneremo la sentenza - afferma l'avvocato
Fraticelli -. Il nostro assistito, lo ribadiamo, non ha alcuna
responsabilità. Va sottolineato che il giudice ha riconosciuto un concorso
di colpa della vittima pari al 75%. Non ci resta che essere fiduciosi nel
secondo grado di giudizio. La morte di Fondato destò grande sgomento tra i
numerosi cacciatori di Tolentino, che conoscevano bene la vittima: esperto
cacciatore che da anni frequentava le zone della campagna tolentinate.
DANIEL FERMANELLI,
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La protesta dell?azienda Lanari: ?Il proliferare di lepri e fagiani ha
danneggiato le piante?
Caccia vietata, il vivaio rischia la chiusura
Ostra Vetere, danni per 40 mila euro e clientela ridotta all?osso
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=647F66A84FE841BC13ED088
53AE6F34C
OSTRA VETERE - Oltre 3.800 piante da frutto (meli, peri, susini, peschi,
albicocchi, cachi, ciliegi), di essenze da parco o da giardino (Prunus,
Albizia, Melia), di piantine da trapianto, e circa 5.000 barbatelle di
verdicchio danneggiate nel giro di un paio d'anni o poco più: questo il dato
complessivo accertato, per l'azienda vivaistica di Giuseppe Lanari di Ostra
Vetere, dall'agronomo Dimitri Giardini, e prodotto a corredo delle cinque
differenti domande di risarcimento presentate alla Provincia di Ancona, che
aveva individuato in corrispondenza dell'area in cui ha sede il vivaio (nei
pressi della contrada Barocco, poco oltre l'abitato di Pongelli di Ostra
Vetere) una Zona di Ripopolamento e Cattura che impedisce, di fatto, la
pratica venatoria. Un vincolo che ha per ovvia conseguenza il proliferare in
sito di lepri e fagiani che danneggiano - specialmente i primi - le colture
vivaistiche, e in particolare le piante. La scortecciatura provocata dalle
lepri alla base dei tronchi è, infatti, spesso causa della morte delle
essenze arboree. Il risultato è che l'azienda Lanari, come hanno spiegato il
titolare Giuseppe ed il padre Albano, che lo affianca nella conduzione, ha
subìto nel tempo un danno economico considerevole (quantificato dalla
perizia di parte in oltre 40.000 euro, quale dato complessivo di tutte e
cinque le richieste risarcitorie), ma soprattutto ha perso clientela,
aspetto questo sottolineato anche da Matteo Principi, responsabile
dell'Ufficio senigalliese della Cia, organismo di categoria cui i Lanari
fanno riferimento. Al punto che l'azienda ha iniziato a considerare
l'opportunità di chiudere i battenti. Come rimediare? La Provincia di
Ancona, invitata anch'essa all'incontro con la stampa, ha fornito attraverso
il funzionario dell'Area Venatoria Aldo D'Alessandro una prima risposta: gli
esperti dell'Assam, cui l'amministrazione di corso Stamira si affida per le
perizie sulle pratiche di risarcimento, hanno riconosciuto circa il 50% del
danno, per cui alla azienda di Ostra Vetere sono stati liquidati 5.500 euro
circa per il 2005, e sono in corso di liquidazione altri due risarcimenti,
rispettivamente di circa 3.300 e11.500 euro, per il 2006. D'Alessandro ha
sottolineato che il 48% delle risorse a disposizione per i risarcimenti
nell'anno decorso sono state riservate proprio all'azienda di Ostra Vetere,
tenuto conto della gravità ed eccezionalità del caso. Ha puntualizzato che
l'assessore Stefano Gatto segue con attenzione la pratica, e che la
Commissione Tecnica Provinciale ha espresso due mesi fa parere favorevole
per la restituzione anticipata alla attività venatoria della Zona di
Ripopolamento e Cattura, che in un breve volgere di mesi dovrà dunque essere
soppressa.
R.MAN.,
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ANFIBI
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Nessuno butti giù il rospo
anfibi in amore sulle strade liguri, scattano i soccorsi
Strage di anfibi in amore arriva "Soccorso rospo"
protezione animali
Parte da Savona la mobilitazione per evitare che le auto li investano
http://www.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=537913&IDCategori
a=584
paolo crecchi
Osiglia (Savona). Il primo è stato travolto. Il secondo l'ha scampata per
miracolo. Il terzo è rimasto ipnotizzato dalla torcia, ma una mano guantata
lo ha imbarcato in un secchiello e gli ha consentito di attraversare la
strada. Salvo.
Quest'anno l'Sos rospi è scattato ai confini tra Piemonte e Liguria, lungo
la strada che da Carcare sale al lago di Osiglia. In anticipo, perché
l'inverno latitante li ha svegliati qualche settimana prima del previsto.
Più sollecito del solito, perché le passioni appena sbocciate sono le più
intense.
Ogni primavera milioni di rospi abbandonano le tane, con gli occhi pieni di
sonno e gli ormoni a palla, per correre a riprodursi. Il dramma è che
detestano corteggiarsi vicino a casa e, prima dell'approccio, vagano in
lungo e in largo. Attraversano le strade. Ci rimettono la pelle. Ogni
primavera centinaia di volontari del Progetto Rospo si armano di secchiello,
torcia, guanti e palette per fermare la strage. Li guida uno scienziato
famoso, Vincenzo Ferri, esperto in rettili e anfibi. Li anima l'amore per la
natura.
Amore disinteressato, ambientalismo autentico e profondo. I rospi non sono
né teneri né dolci, non hanno la grazia di Bambi né il fascino del lupo,
ispirano ribrezzo a molti, hanno la pelle viscida e gli occhi storti. Quando
tirano fuori la lingua per catturare una mosca fanno decisamente schifo.
«Troppo facile amare gli animali belli», sospira Ferri che dal 1990 insegue
un suo sogno ecologista, un mondo dove le bestiole umili ma utili sono
tenute nella debita considerazione e non ci si commuove solo di fronte
all'apparenza.
I rospi mangiano gli insetti nocivi. A loro volta sono preda di rapaci e
canidi, rettili, persino pesci di taglia robusta. Tutto arrosto e niente
fumo. La rivincita dei brutti.
Nel corso della storia hanno saputo poi riscattarsi dallo scarso appeal
ispirando favole romantiche, con principi azzurri pronti a svelarsi in
cambio di baci difficili, quasi impossibili. Ammettiamolo: i più ambiti.
Ferri è il più famoso tra gli erpetologi italiani, scienziati che si
occupano per l'appunto di anfibi e rettili. Il Progetto Rospo è partito
grazie a lui nel 1990, lo prendevano per fanatico ma oggi sono decine le
associazioni, anche internazionali, che si mobilitano ogni primavera.
«Proprio ieri - rivela Ferri - mi hanno segnalato tre nuove località
sensibili, due nel Lazio e una in Liguria».
A Osiglia, appunto. Dove si è appena costituita una sezione della Lac, la
Lega anticaccia che è in prima linea nelle operazioni di soccorso in
Piemonte e Lombardia, terre da rospi per eccellenza (martedì sera, a Milano,
raduno dei volontari per pianificare gli interventi a Como e Lecco).
Anima della Lac di Osiglia è Valentina Scasso, 29 anni, animalista storica e
militante dei collettivi antipesca che domani, in occasione dell'apertura,
andranno a disturbare gli appassionati del mulinello.
«Sì - riconosce Valentina - i rospi non sono dei begli animali. Ma ci sono
anche uomini inguardabili e non per questo li ammazziamo».
Ragionamento che non fa una piega, considerando che in Val Bormida è diffusa
pure una credenza popolare perniciosa: «Rettili e anfibi portano male, si
dice. C'è chi li schiaccia apposta».
Ora cambierà tutto. Trovati gli attivisti, una decina di generosi, Ferri ha
chiesto le necessarie autorizzazioni all'Anas, alla Provincia e alla
Prefettura per presidiare i tre chilometri di strada considerati a rischio
strage: i rospi salgono dal Bormida che scorre pochi metri sotto l'asfalto,
adocchiano il verde degli Appennini che si confondono con le Alpi e si
lanciano nell'attraversamento della strada. Bisognerà istituire dei
picchetti di sorveglianza. E dei posti di blocco per le auto.
«Per fare le cose per bene e con costanza - spiega Ferri - dovremo anche
trovare uno sponsor ufficiale. L'acquisto delle attrezzature costa: servono
torce elettriche, cartelli di segnalazione, giubbetti catarinfrangenti, teli
in polietilene, picchetti, termoigrometri... Per fortuna la Provincia di
Savona, nello studio e nelle attività di conservazione di anfibi e rettili,
è assolutamente all'avanguardia».
Solo in Val Bormida, i rospi liguri? Macché: le transumanze amorose più
significative sono segnalate nel tratto stradale che costeggia il torrente
Calvisio, tra Finale Ligure e l'entroterra, e in quello che segue le anse
del fiume Roia poco prima dell'abitato di Trucco, vicino a Ventimiglia.
Rospi anche nel Genovese (Acquasanta soprattutto) e in Val di Vara, ma
l'emergenza da quelle parti sarebbe di minore entità: «In realtà - sospira
Ferri - è difficile attivare piani di salvataggio nelle zone più impervie.
Per via delle stradine strette e tortuose i volontari rischierebbero di fare
la stessa fine dei rospi».
Il fronte a Osiglia, dunque. Gli amanti delle fauna minore, i paladini della
natura più sfortunata possono mettersi in contatto con la Lac della
Valbormida o cliccare sui siti ambientalisti per trovare i dettagli del
Progetto Rospo.
Sotto il coordinamento del Centro Studi Arcadia, sono ormai più di cinquanta
le iniziative che si attiveranno in Italia questa primavera.
Ancora Ferri: «Cresciamo ogni anno di più. Da cosa nasce cosa. Siamo
soddisfatti anche se il percorso resta lungo».
Ancora Valentina Scassa, di professione dog-sitter, una casa popolata da
bestiole di ogni tipo, single «perché non mi vuole nessuno». Ma come, mai
pensato al principe azzurro? «Eh, no. Non ci casco. Una mano ad attraversare
la strada va bene, un bacio proprio no».
Paolo Crecchi

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it