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NEWS: Giornali Internet 27/02/07



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CACCIA
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Gran Sasso, bracconieri bloccati e denunciati
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070227&ediz=08_ABRUZZO&npag=34&fi
le=B_3348.xml&type=STANDARD
ASSERGI - Tre bracconieri fermati e denunciati dalla Forestale per
violazione della legge sulla caccia nel territorio del Parco del Gran Sasso
e Monti della Laga. Uno di loro è stato sorpreso e fotografato, nel
territorio di Amatrice, mentre era intento ad innescare nuovamente un laccio
che la stessa Forestale aveva provveduto a disinnescare, mentre gli altri
due sono stati trovati nei boschi tra Isola e Castelli. Il laccio è una
trappola rudimentale usata prevalentemente per la caccia di frodo al
cinghiale, fatale, purtroppo, anche per altri animali, in particolare per i
cervi, ma anche per i lupi, come nel caso di Ivo, recentemente salvato e
liberato dalla Forestale nell?area del Parco dove era stato rinvenuto
ferito, strozzato da un laccio d?acciaio e ormai allo stremo delle forze.
Una volta individuato il laccio, gli uomini della Forestale provvedono a
disinnescarlo, restando in attesa che il cacciatore di frodo torni a
controllare la trappola, per poterlo, così, cogliere in flagranza di reato.
«Siamo soddisfatti e grati del buon esito delle operazioni portate avanti
dalla Forestale - commenta il presidente del Parco, Walter Mazzitti -.
Questa è sicuramente la più decisa risposta ad una grave emergenza del
Parco: la soppressione di specie protette da parte di persone senza
scrupoli».
T.Poe.
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Compagnia fermata dai ranger
Battuta fuori stagione, denunciati 8 cacciatori
http://www.unionesarda.it
Una battuta in piena regola, come fosse una normale giornata del calendario
venatorio. Peccato però che la caccia al cinghiale è vietata da tempo,
finita il 28 gennaio scorso, ultima domenica utile per sparare qualche
colpo. Eppure loro erano lì, i nove cacciatori di Villasimius, tra la
macchia mediterranea di Cruccuris, nelle campagne del paese, quando gli
agenti della Forestale di Castiadas e Muravera, della Base navale di
Villasimnius e del Nucleo investigativo dell?Ispettorato di Cagliari li
hanno fermati e denunciati. Sono i fratelli L. M. e C. M. di 44 e 28 anni,
M. O. di 25, D. C. di 30, G. C. di 32, B. M. sempre di 32, E. C. di 30, G.
C. e V. L., entrambi di 42 anni.
Il blitz del Corpo forestale è avvenuto domenica mattina. In effetti, nel
programma dell?Ispettorato c?era l?obiettivo di contrastare l?attività dei
bracconieri, uccellatori o cacciatori di frodo specializzati nella cattura
di cinghiali e cervi, in particolare dei grossi selvatici protetti.
Ma a Cruccuris, quando i ranger, agenti e sottufficiali provenienti da più
reparti, hanno cominciato a controllare la zona, era in atto una vera e
propria battuta al cinghiale con in campo la compagnia di Villasimius.
Avevano quasi tutti, dopo aver liberato i cani, imbracciato i fucili, mentre
alcuni dei componenti del gruppo avevano il compito di battitori per
spaventare il cinghiale e spingerlo davanti alle doppiette. Gli
investigatori delI?Ispettorato e del Corpo forestale e di vigilanza
ambientale stanno ora cercando di individuare altri componenti della
compagnia che sarebbero riusciti a far perdere le proprie tracce. (a. pi.)
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Pergine, Unterrichter è stato chiaro in assemblea: «Basta con il vivi e
lascia vivere»
«Fermiamo i bracconieri»
Cacciatori: la Forestale chiede più collaborazione
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=21788&p
agina=22&versione=testuale&zoom=&id_articolo=113209
PERGINE - I cacciatori devono collaborare di più con la forestale per
contrastare il bracconaggio. Vige ancora la legge del «vivi e lascia
vivere». Ma i cacciatori in regola non si rendono bene conto di quanto danno
i bracconieri arrechino anche a loro. Questo in sintesi l'intervento di
Massimiliano Unterrichter , ispettore forestale in alta Valsugana, durante
l'assemblea annuale della sezione perginese, all'indomani dell'intervista
rilasciata a l'Adige in cui segnalava, tra le altre cose, la scarsa
collaborazione dei cacciatori nel denunciare episodi illeciti di caccia.
«Forse c'è stata enfasi nei titoli della mia intervista, ma confermo
pienamente quanto ho già detto: immagino per quieto vivere, o perché un
bracconiere denunciato può "farla pagare", non c'è molta collaborazione
nell'identificare chi non va a caccia secondo le nostre regole». L'ispettore
ha fatto presente all'assemblea che i primi a rimetterci sono proprio i
cacciatori con regolare permesso. «Se c'è un numero limitato di capi da
abbattere, è ovvio che, se i bracconieri li abbattono, i primi a rimetterci
sono i cacciatori regolari». Unterrichter ha chiesto quindi maggiore
collaborazione: «Noi non siamo mai stati eccessivamente rigidi: oggi però
chiediamo che venga spezzato quel clima che permette ai bracconieri di
agire». In una recente operazione sono stati scoperti più di 150 trofei. Ma
potrebbero essere solo la punta dell'iceberg. Diego Pintarelli , presidente
dei cacciatori perginesi, non è stato del tutto soddisfatto dell'intervento
dell'ispettore forestale. «Certi giornali politicizzati come l'Adige » ha
sostenuto «hanno sfruttato l'occasione con titoli importanti. L'obiettivo
del giornale era chiaramente politico». Peccato che Unterrichetr, appena
finito l'intervento di Pintarelli, abbia ribadito e confermato che le parole
scritte sul giornale corrispondevano al suo pensiero. L'assemblea ha poi
proceduto con i lavori in programma. Presenti 90 cacciatori nella sala
comunale di viale dell'Industria. Nel 2006 erano 156 gli iscritti alla
sezione perginese. A maggioranza è passata la proposta di caccia ai caprioli
riservata per due settimane solo a chi non ha preso nessun capo nel 2005:
questo per non avvantaggiare sempre le stesse persone. Con qualche malumore
è passata la proposta di aumentare la quota di iscrizione per il permesso di
caccia di 40 euro. Giustificata da maggiori costi di gestione e dalla
necessità di avere un certo margine di riserva in cassa. Circa 17.000 euro
su un bilancio di 54.000 sono necessari per liberare i fagiani da far
catturare dai cacciatori. Pintarelli ha poi annunciato che la sezione
perginese si è costituita parte civile per l'episodio di bracconaggio sulla
Marzola: due bracconieri del Pinetano avevano catturato alcuni capi di
camoscio liberati dalla sezione. È stata richiesta maggiore attenzione nella
caccia dei caprioli per evitare di abbattere i capi non concessi. Il 20% del
totale dei caprioli potrà essere cacciato con questi criteri: 40% maschi,
30% femmine, 30% piccoli. Per non commettere errori, è importante la
collaborazione con gli esperti. Infine Pintarelli ha ribadito il ruolo dei
cacciatori: «Svolgiamo una importante opera di salvaguardia della fauna e di
presidio del territorio». A. Pi.
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Un appello dell?«Anuu Migratoristi» a tutto il mondo venatorio alla vigilia
della primavera
Associazioni dormienti, sveglia
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070227/Provincia/CACCIA3.htm
Siamo veramente stanchi, noi dell?ANUU Migratoristi, di rimanere invischiati
in un dialogo lento, lungo, inconcludente con alcune Associazioni con le
quali il tempo si spreca in un lungo rituale di lettere, di rinvii, di
ripensamenti, di attese in attesa di ?
E così le riunioni terminano senza alcuna azione conseguente e l?ANUU
Migratoristi, rispettosa (ma fino a quando?!) degli impegni presi, deve
rimandare i suoi programmi con i quali vorrebbe anticipare quello che il
mondo ambientalista sviluppa all?interno delle istituzioni di Governo, di
Regioni e di Province, che lo assecondano senza pensare al totale
scardinamento della società civile che costoro perseguono con molto chiasso
e clamore, pur raggiungendo a malapena il due per cento dei voti.
E così il mondo venatorio, che dovrà pur rendere conto ai suoi aderenti del
suo operato, trascorre questi mesi nel più silenzioso letargo, trascinandosi
senza fare nulla ad eccezione della storica giornata del primo settembre
2006 a Roma, dove più che le Associazioni trionfarono i cacciatori senza
legame di tessera o di appartenenza ideologica ? politica. Il resto è
silenzio.
Ciò che all?ANUU Migratoristi fa paura è, innanzitutto, l?incapacità
propositiva di cogliere le grandi opportunità che ci vengono dall?Europa,
dove dovremmo dialogare di più e dove non si guarda in faccia a quello o a
quell?altro schieramento politico perché punto di riferimento fondamentale
sono la caccia, la biodiversità, la tutela dell?ambiente.
Questo programma operativo già fa storcere il naso ad alcune Associazioni,
che preferiscono venire ?impiccate? da chi attualmente ci governa (vedi la
recente legge finanziaria con l?amena storia dell?INFS, svenduto per una
manciata di voti, o l?abominevole prevaricazione del decreto del Ministro
dell?Ambiente su ZPS e SIC), o ad altre organizzazioni che, non avendo
uomini che possano dialogare in Europa, preferiscono ?bloccare? ogni
iniziativa e perdere occasioni di grande rilevanza.
Noi dell?ANUU Migratoristi notiamo che vi è assoluta mancanza di dirigenti
che sappiano comprendere quali siano le azioni prioritarie da sviluppare con
la massima urgenza e determinazione, non potendo più attendere che ?cada la
manna dal cielo?, limitandosi solo a un?effimera presenza in convegni o
riunioni ristrette tra propri ?compagni di merenda? che servono
esclusivamente a legittimarli tra loro! Sembra di trovarsi di fronte a una
oligarchia chiusa nei propri riti e prigioniera della necessità di
ripercorrere sentieri che da tempo dovevano essere abbandonati. Ma verrà
giorno in cui gli associati chiederanno conto a questi ?dormienti?,
rappresentanti del mondo venatorio, che con il loro modo di ?non fare?,
frenano quanti intendano veramente lavorare per la caccia, l?ambiente e la
società civile che non può essere abbandonata alle bugie di un mondo ?verde?
, irresponsabilmente dedito a descrivere la nostra posizione come causa
unica e dirompente del degrado della natura.
Eppure, il nostro mondo non deve essere ?difeso? ma fatto conoscere! In
questo contesto l?uomo politico, che dovrebbe pervenire sempre alla sintesi
dei problemi, si trova di fronte, da una parte, a un gruppo di calunniatori
e catastrofisti di professione e, dall?altra, a un gruppo di ?dormienti?,
che nulla propongono se non le solite chiacchiere inutili. E così ? ben che
vada! ? si perviene a mediazioni che nulla portano di vantaggioso.
Tra poche settimane inizierà la primavera, che riviviamo annualmente nelle
nostre assemblee per cui da Bergamo, dove ci troveremo tutti compatti il 31
marzo 2007, inizieremo il conto alla rovescia verso la 50ª assemblea del
2008 anche per sollecitare i ?dormienti? a svegliarsi!
E sarebbe ora, perché pure noi dell?ANUU Migratoristi potremmo chiedere
loro, conti alla mano, quello che hanno fatto non a chiacchiere, ma con atti
concreti per la difesa e promozione della caccia italiana.
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AMBIENTE
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erra terra
Attivista salvadoreño ucciso per una diga
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Febbraio-2007/art77.html
Luca Martinelli
Il cadavere di Gerson Roberto Albayero Granados, attivista salvadoreño della
«Red latinoaméricana de afectados por las represas» (movimento che riunisce
a livello continentale tutte le organizzazioni e comunità che protestano
contro la costruzione delle megacentrali idroelettriche) è stato ritrovato
il 26 gennaio scorso. Torturato e in stato di decomposizione.
Gerson era scomparso domenica 21 gennaio, mentre tornava «da un'attività del
movimento nazionale contro le dighe de El Salvador nel municipio di
Texistepeque, dipartimento di Santa Ana», come denunciano in un e-mail i
compagni della Redlar. Durante l'incontro avevano parlato degli impatti
della diga El Cimarron, che dovrebbe costruirsi 20 km a sud del municipio di
Citalá, Chalatenango: un progetto da 404 milioni di dollari per una potenza
istallata di 243 megawatt/ora. «Il nostro compagno di lotta Gerson Roberto
Albayero Granados è stato visto per l'ultima volta alle 8.40, quando tre
soggetti sconosciuti, e all'apparenza malintenzionati, lo hanno bloccato nel
veicolo che guidava, di Funprocoop, un'organizzazione aderente al movimento.
La polizia ha ritrovato l'auto abbandonata - continua il messaggio del
Movimiento nacional anti represas de El Salvador - e al suo interno è stato
ritrovato un coltello sporco di sangue». Gli assassini hanno inferto 13
coltellate all'attivista, da oltre 4 anni membro del movimento.
La diga El Cimarron fa parte - con le represas El Tigre e El Chaparral - del
piano di sviluppo idroelettrico del governo salvadoreño, nell'ambito del
Plan Puebla Panamá e del Sistema di interconnessione energetica dell'America
Centrale (Siepac), una linea di 1.830 km di lunghezza e 230kv di capacità
che dovrebbe unire le reti di tutti i Paesi della Regione. Il presidente di
El Salvador Antonio Saca difende El Cimarron, il cui progetto esecutivo fu
presentato nel 1997.
La diga dovrebbe essere costruita nella parte alta del corso del fiume Río
Lempa, con un invaso lungo 18,7 km. Se la diga venisse realizzata, le acque
del fiume sarebbero deviate al fiume Metayate attraverso un tunnel di 11 km
(da costruire), riducendo la portata del Río Lempa, nel punto in cui verrà
costruito l'invaso, da 32,7 metri cubi al secondo a 0,7 metri cubi al
secondo. Gli effetti negativi dell'opera si riverserebbero fino a oltre 75
km di distanza, alla diga Cerrón Grande, colpendo numerose comunità,
ecosistemi e fonti d'acqua che garantiscono acqua potabile alla popolazione.
Secondo i calcoli del Tribunale centroamericano dell'acqua (Tca), che già
nel 2000 espresse una ferma condanna del progetto, «la costruzione della
diga danneggerebbe direttamente almeno 100.000 persone, alle quali il
governo non sta offrendo alcuna opzione di riubicazione o di sviluppo per il
futuro».
Nella sentenza il Tca raccomandò al governo di El Salvador, «per non venir
meno ai principi riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica, che la
obbliga a considerare l'essere umano al centro dell'attività statale, e ai
trattati internazionali sui diritti umani, di ordinare all'impresa statale
Comisión Hidroeléctrica del Río Lempa (Cel) la sospensione del progetto e di
astenersi dalla costruzione della centrale idroelettrica El Cimarrón». Il
monito è rimasto lettera morta, ma il progetto è ancora fermo: per
l'opposizione della popolazione locale e la mancanza di finanziamenti. Alla
diga si oppone anche la diocesi di Chalatenango. Una lettera del vescovo
Eduardo Alas Alfaro ricorda l'inutilità dell'opera: «Chalatenango sperimenta
la presenza di centrali idroelettriche da oltre 50 anni, oggi ci sono due
dighe attive, ma i benefici presentati a partire da quel momento non sono
ancora arrivati. Il dipartimento è ancora povero, e invece di sviluppo le
dighe hanno portato distruzione dell'ambiente e un aumento di malattie,
senza possibilità di cure. Perciò, non crediamo alla propaganda che la
costruzione di un'altra diga possa rendere Chalatenango più prospero e
sviluppato».

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it