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NEWS: Giornali Internet 20/03/07



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CACCIA
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 CACCIA. L?assemblea promossa dall?Unione delle province lombarde con
Viviana Beccalossi e Alessandro Sala
Zone di protezione, il dissenso si organizza
La Provincia: «Abbiamo dovuto estenderle, altrimenti rischiavamo sanzioni»
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070320/Provincia/E.htm
Le Zps (Zone di protezione speciale) sono state al centro di un incontro
promosso dall'Upl (Unione province lombarde) con la presenzza di Alessandro
Sala, assessore provinciale alla Caccia. Il gruppo di lavoro è stato
presieduto da Viviana Beccalossi, vicepresidente della Regione Lombardia, in
qualità di assessore alla Caccia e all'agricoltura. Sotto accusa il ministro
dell'Ambiente Alfonso Pecorario Scanio che, alcuni mesi fa, aveva chiesto di
allargare le Zps. La conseguenza? Le Regioni dovevano attenersi a quanto
deciso, pena, per le inadempienti, subire sanzioni.
«La Lombardia - spiega Beccalossi - era in regola in quanto ci siamo
adeguati alla normativa europea, ma il ministero italiano ci ha chiesto
altri 60 mila ettari in aggiunta ai 240 mila individuati». Quale era il
rischio in caso di mancato rispetto? «Che l'Italia rischiava una seconda
condanna, da parte della Corte di Giustizia, per infrazione alle norme
comunitarie dopo quella del 2003». L'assessore regionale ha evidenziato che
nelle recente Legge finanziaria cè un «codicillo in cui si prevede che le
sanzioni non ricadano più sullo Stato ma sulle regioni. Ciò significa pagare
150 mila euro di multa al giorno con effetto retroattivo negli ultimi due
anni».
Il risultato? «Ci siamo adeguati alla richiesta. Infatti a fine febbraio la
giunta regionale ha approvato una delibera che ha portato a 397 mila ettari
le aree Zps come richiesto dalla Commissione europea». Tutto bene dunque?
«Neanche per sogno - osserva Viviana Beccalossi - il solito Ministro ha
introdotto alcune limitazioni, visto che nelle zone protette non è previsto
il divieto di caccia. Il Pirellone si è però impegnato a modificarle nella
conferenza Stato - Regioni».
Beccalossi ha toccato anche la caccia in deroga. «Assistiamo da anni al
solito balletto di competenze e ricorsi al Tar. L'obiettivo è di studiare,
invece, un percorso condiviso». La proposta? «È ipotizzabile una legge
quadro». Chiarito un problema sul tappeto. «Il mondo venatorio mi aveva
chiesto di promulgare una legge sulle specie in deroga come quella in
Veneto. Ma mi sono rifiutata». Il motivo? L'Europa ha condannato l'Italia
per quella regione. Altro tema toccato l'Infs (Istituto nazionale di fauna
selvatica). «Nove volte su dieci si esprime con pareri negativi. Da più
parti ci chiedono di trasferire la sede da Bologna a Brescia. Ma il nodo non
è questo. All'Europa non basta un osservatorio regionale. I cacciatori lo
devono sapere e allora non prendiamoli in giro». Infine un accenno agli Atc
(Ambiti territoriali di caccia) più volte contestati dai seguaci di Diana.
«Chiederemo un'interpretazione più ampia. Sono convinta di trovare una
soluzione in grado di conciliare esigenze diverse». Sergio Botta
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PIOVENE ROCCHETTE Il tentativo di incendio della casa di un agente dell?
Enpa, poi due "infiltrati" con registratore acceso in una riunione molto
calda
Guardie zoofile-007 all'assemblea dei cacciatori
Voci che dicono «facciamogliela pagare». Per bloccare i controlli su un giro
d?affari da 3 milioni di euro all?anno: quello dei richiami vivi
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Vicenza&Codice
=3309178&Pagina=PROVINCIA
Schio
Dietro il tentativo di appiccare il fuoco all'abitazione di F.B., guardia
zoofila Enpa di Piovene Rocchette, interessi di almeno tre milioni di euro
l'anno che provengono dal traffico degli uccelli da richiamo. Sarebbe questo
il motivo per cui, nel corso di un'assemblea di cacciatori tenuta tempo
addietro ad Angarano di Bassano Del Grappa, un gruppo di persone ha
dichiarato guerra alle guardie zoofile impegnate a far rispettare le
normative in materia di caccia. Le guardie zoofile si dicono in possesso di
una cassetta registrata proprio nel corso di quell'assemblea, durante la
quale «frange estremiste di cacciatori» inveivano contro di loro chiedendo
di spaventarle in modo che smettessero di esercitare questi controlli,
soprattutto nella zona di Marostica. Le guardie zoofile sono riuscite ad
infiltrare due persone e a registrare le dichiarazioni di alcune persone: in
mezzo alle urla si distinguono chiaramente le invettive contro le guardie e
la richiesta di «fargliela pagare». Pagare, appunto, come è successo a F.B.
di Piovene Rocchette, al quale per poco non è stata incendiata la casa.
Sembra che i controlli ai quali non vorrebeb sottostare almeno alcuni
cacciatori, siano quelli relativi agli uccelli da richiamo. Ed è attorno ai
richiami vivi che ruotano cifre da capogiro: nei roccoli che la provincia dà
in gestione vengono, infatti, catturati uccelli da richiamo vivi. Una parte
di questi vengono ceduti gratuitamente ai cacciatori, ma un'altra parte,
circa il 50\% secondo le guardie forestali e secondo le guardie zoofile,
vengono venduti sul mercato nero ad un prezzo che oscilla tra i cento e i
centocinquanta euro l'uno: «Un traffico di 50 mila esemplari l'anno -
afferma Renzo Rizzi, responsabile provinciale delle guardie zoofile - per un
giro di affari di circa tre milioni di euro ogni anno».
E questo traffico interessa particolartmente l'Altovicentino, soprattutto le
zone di alta collina delle Piccole Dolomiti, tra Recoaro e Schio e poi verso
l'Altopiano di Asiago e Bassano. Da qui passa la grande migrazione dei
passeriformi, dal fringuello alla peppola, dalle cesene al tordo sassello,
al tordo bottazzo e ai merli. Qui sono piazzati i rocoli controllati dalla
provincia in cui è permessa la cattura. Ma solo una parte degli esemplari
catturati passerebbe attraverso i canali legali, l'altra metà sarebbe
destinata dai rocolatori al mercato nero, a centocinquanta euro a richiamo.
E se il richiamo canta bene, perchè drogato, anche a trecento euro. Le
guardie zoofile sarebbero dunque vittime di intimidazioni, obiettivo far
calare i controlli relativi agli uccelli migratori, tenuti in gabbie
minuscole come spesso accade a migratori abituati a volare da un continente
all'altro, una vera prigione per animali che percorrono anche ottomila
chilometri l'anno. Le guardie zoofile in provincia di Vicenza sono una
ventina, ogni anno sono sottoposte a severi controlli di idoneità, devono
prestare giuramento ed esercitano per decreto prefettizio.
Fiorì Palmeri
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PESCA
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Trappole vietate per polpi scoperte dalla Capitaneria
In mare tra Ortona e San Vito
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1159197&Sectionid=8&Edit
ionid=4
ORTONA ? Trappole fuorilegge per polpi sequestrate dalla Guardia Costiera
tra la Baia dell'Acquabella e San Vito. Più di 70 "cilindri" a mo' di tana,
depositati in mare a oltre 300 metri dalla riva su un fronte di 100 metri
sono stati scoperti e recuperati dagli uomini della Capitaneria di Ortona
durante una perlustrazione sottocosta per fronteggiare il fenomeno della
pesca di frodo che si sta espandendo sempre più nelle nostre zone. Le
rudimentali macchine, ideate in loco e costruite in laboratorio, di colore
arancione e della lunghezza variabile tra i 50 e gli 80 cm con un diametro
medio superiore ai 20 cm erano state posizionate in maniera clandestina a
ridosso delle scogliere dove abitualmente in questo periodo vanno a
confluire i molluschi della famiglia degli Octopodi che vivono in colonie e
che a primavera si avvicinano molto a riva diventando loro malgrado la
specialità ittica più prelibata e richiesta del momento per le varie ricette
della cucina nostrana, anche perché si nutrono di crostacei e piccoli pesci
di scoglio e questo li rende particolarmente saporiti e gustosi. I cilindri,
calati a una profondità di 3-4 mt, riempiti con verderame, sostanza tossica
che provoca l'accecamento degli esemplari, vengono scambiati dai polpi per
rifugi. E invece, secondo la crudele tecnica studiata e messa in atto da
questi pescatori abusivi, si trasformano per le "piovre" in infernali e
micidiali meccanismi di cattura da dove uscire diventa impossibile. Un
sistema che potenzialmente può consentire la cattura di diverse centinaia di
esemplari. L'intervento della Capitaneria ha consentito invece di evitare un
possibile sterminio della specie attraverso metodiche non consentite e di
tipo barbarico, in violazione di tutte le norme di tutela e salvaguardia del
settore e della flora e fauna tipiche di questi incantevoli luoghi della
costa che rappresentano un paesaggio marino straordinario e ricco di
varietà.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it