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NEWS: Giornali Internet 27/03/07



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CACCIA
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Daini uccisi in un?azienda agricola
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070327&ediz=05_LATINA&npag=31&fil
e=G_1891.xml&type=STANDARD
Due daini e un muflone uccisi a coltellate, forse da cacciatori di frodo,
all?interno di un?azienda agricola di Castelforte. E altri due daini, che
fanno parte dello stesso allevamento, risultano scomparsi dall?azienda.
Sulla misteriosa strage di animali stanno indagando i carabinieri della
stazione di Castelforte, che non escludono altre ipotesi, come quella di una
vendetta, di una sorta di dimostrazione punitiva. Il proprietario dell?
azienda ?Agribio? di via Viaro, alla periferia di Castelforte, ha escluso
minacce o altri atti intimidatori. Lo sconcertante episodio è avvenuto nella
mattinata di domenica. Gli ignoti autori della strage hanno scavalcato il
recinto dell?azienda agricola ed hanno colpito con armi da taglio,
presumibilmente coltelli o falci, un muflone e due daini.
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Caccia. Il Tar ha sospeso le delibere provinciali e regionali sull?
inanellamento degli uccelli selvatici e il loro utilizzo nell?attività
venatoria
Richiami vivi, indietro tutta
Coletto: «Serve una legge, non si può criminalizzare gli allevatori»
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Aae.htm
Il Tribunale amministrativo regionale ha sospeso con due ordinanze distinte
le delibere della giunta provinciale e regionale in merito all?allevamento
di uccelli selvatici e al loro utilizzo nell?attività venatoria nonché la
detenzione e l?utilizzo a fini venatori dei richiami vivi di allevamento.
Michele Bertucco e Francesco Di Grazia, a nome di Legambiente e Lega
italiana protezione uccelli (Lipu), avevano annunciato ricorso contro la
delibera provinciale e la Lac regionale (Lega per l?abolizione della caccia)
lo aveva materialmente fatto sia per la Provincia sia per la Regione, che
aveva preso a modello la delibera provinciale dell?assessore Luca Coletto,
considerando sufficiente l?anello fornito dalle associazioni ornitologiche
private (Foi e Fimov) per marcare gli uccelli da richiamo utilizzati nella
caccia da appostamento fisso.
L?ordinanza del Tar ha accolto il ricorso per la sospensione in vista della
sentenza di annullamento perché la delibera provinciale riconosce l?
equiparazione degli anelli inamovibili forniti ai propri iscritti da Foi e
Fimov a quelli rilasciati dalla Provincia e ritiene legittimo l?utilizzo di
richiami vivi, nati in cattività, purché provvisti di anelli rilasciati,
oltre che dalla Provincia, anche dalle stesse associazioni.
«Il collegio ritiene illegittima tale estensione analogica», scrive il Tar
nell?ordinanza, «perché gli anelli delle associazioni private sono destinati
ad uccelli per fini espositivi ed amatoriali di specie non cacciabili nate
in cattività, mentre la legge 50/93 sulla caccia disciplina, attraverso
adeguati controlli, l?utilizzo di richiami vivi per questa finalità e
riserva solo alla Provincia la possibilità di fornire anelli numerati da
applicare a tutti i soggetti riproduttori e alle nidiate».
Secondo il Tribunale amministrativo tale attribuzione esclusiva si
giustifica per i particolari interessi tutelati che sono quelli di una
corretta gestione della caccia e della tutela della fauna selvatica.
È la motivazione riportata tale e quale anche nell?ordinanza di sospensione
della delibera regionale, con l?aggiunta della specificazione che il
concetto di «fauna selvatica» è riferito a specie che vivono in libertà o a
nati in cattività ma di prima generazione: possono essere utilizzate per
ripopolamento e miglioramento genetico, non per la caccia.
«Sulla base di questa ordinanza abbiamo già pronta la diffida per la
Provincia perché tutti gli allevatori utilizzino gli anelli forniti dallo
stesso ente, se intendono utilizzarli come richiami vivi per la caccia e non
per scopi amatoriali e ornamentali», avverte Di Grazia.
«E la Provincia deve convincersi di distribuire anelli solo quando ci sia la
prova che i soggetti da inanellare siano effettivamente nati in allevamento
e che l?operazione sia eseguita dagli agenti di polizia provinciale».
Di Grazia ricorda l?operazione dello scorso autunno che mise circa 900
uccelli da richiamo sotto sequestro e i lucchetti a quattro allevamenti
della nostra provincia chiusi su disposizione del sostituto procuratore
della Repubblica Pier Umberto Vallerin. I reati contestanti ad allevatori di
Cavaion, Affi, Colognola e Roncà erano di uso abusivo di sigilli, violazione
di sigilli, falso ideologico commesso da privato in atto pubblico, uso e
detenzione di richiami vietati.
«La vicenda aveva confermato, prima ancora delle ordinanze del Tar, l?
inefficienza dei controlli da parte della Provincia su questo mercato»,
aggiunge Di Grazia, «perché la liberalizzazione degli anellini aveva indotto
comportamenti illegali puntualmente riscontrati dai sequestri».
«È stato accolto quanto abbiamo sempre sostenuto e la Provincia dovrebbe
fare una grossa riflessione sulla questione per modificare le modalità di
concessione degli anellini, perché quella deliberata in precedenza il Tar
non la riconosce legittima», sottolinea Bertucco.
L?assessore Luca Coletto ribadisce quanto già aveva sostenuto in occasione
della firma della delibera incriminata: «È stata fatta per ottemperare una
direttiva europea che prevede di incrementare l?utilizzo di richiami vivi
provenienti da allevamenti, piuttosto che da cattura nei roccoli e per un
senso di giustizia nei confronti dei cacciatori veronesi, che rispetto ai
colleghi bresciani, ad esempio, non potevano usufruire della stessa
procedura semplificata di inanellamento attraverso le proprie associazioni.
Mi aspetto che la sentenza del Tar tenga in considerazioni questi aspetti»,
aggiunge l?assessore provinciale alla caccia, «ma soprattutto che in Regione
si colmi finalmente questa grossa lacuna adottando strumenti legislativi
adeguati e non debba essere sempre la Provincia a correre davanti per
colmare dei vuoti».
Se infatti la procedura fosse fissata per legge non potrebbe essere
invalidata da una sentenza del Tar come una semplice delibera. «È una triste
speculazione partita dagli ambientalisti ancora una volta sulla pelle dei
cacciatori», aggiunge Coletto.
Ora si torna alla procedura precedente, ma semplificata, con gli allevatori
autorizzati a prelevare dalla Provincia gli anelli e a sistemarli sulle
zampine degli uccellini entro dieci giorni dalla nascita, senza più bisogno
che l?operazione venga svolta da un agente di polizia provinciale.
Si darà ancora possibilità a qualche furbo di infrangere la legge? «Non
posso criminalizzare tutti gli allevatori per il comportamento
irresponsabile e illegale di pochi: chi si comporta male è giusto sia
sanzionato», conclude Coletto.
Vittorio Zambaldo
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FIERE VENATORIE
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 Il presidente della Pro loco ha preso carta e penna: «Qualche fattura è già
stata liquidata, le altre appena avremo i soldi»
"Osei", l'assedio dei creditori
Anche i "Falconieri di sua maestà" presenti alla Sagra fanno la voce grossa
per essere pagati
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3317484&Pagina=6
Sacile
I creditori della Sagra dei Osei 2006sono stanchi di sollecitare il
pagamento e dopo proteste e minacce di ricorrere agli avvocati, si rivolgono
alla stampa. Il presidente della Pro Sacile, Ruggero Simionato, prova a
disinnescare la "mina" ribadendo che «i servizi saranno pagati» e
annunciando una lettera ai creditori in cui si dice, in sintesi, che «il
pagamento avverrà non appena ci saranno i soldi». A riportare alla ribalta
il problema sono stati i "Falconieri di Sua Maestà", dopo essersi rivolti
alla Pro sacile, al consulente Dario Brotto e al Sindaco Roberto Cappuzzo.
«Da circa 8 mesi - sottolinea Dino Bendotti, titolare assieme ad Anna
Flumeri della ditta - attendiamo il pagamento del servizio (esposizione di
uccelli rapaci), che abbiamo reso, nei giorni 19 e 20 agosto in via
Gasparotto, in occasione della sagra dei Osei».
E aggiunge che l'esposizione era stata autorizzata, il 10 agosto 2006, dalla
lettera a firma «del consulente Dario Brotto, su carta intestata della Pro
Sacile, che aveva anche dichiarato che la cifra "da voi richiesta di mille
500 euro sarà a mio carico"».
Bendotti aggiunge di aver inviato il 20 agosto alla Pro Sacile la nota di
rimborso spese ammontanti a mille 634 euro (mille 500 per l'esposizione, 134
della camera in albergo pure autorizzata).
Da allora sono iniziate le telefonate, prima alla Pro Sacile (dalla quale si
sarebbe sentito rispondere che il pagamento doveva essere effettuato dal
consulente in quanto aveva autorizzato la manifestazione); quindi al
consulente stesso che lo avrebbe rimandato all'Associazione.Il creditore
ricorda poi di aver anche contattato il sindaco Roberto Cappuzzo, «che ha
fatto rispondere che non era cosa di sua competenza». Stanco di questo
rimbalzo di competenze «ma soprattutto amareggiato - dice Bendotti - di una
vicenda che non depone a favore di una manifestazione alla quale da anni
ambivo di partecipare», ha deciso di renderla pubblica.
Bendotti conclude facendo capire che, perdurando questo state di cose, non è
da escludere di affidare la pratica ad uno studio legale. «Mi dispiace per i
Falconieri che con la loro esposizione hanno creato uno dei momenti di
maggior interesse della edizione 2006 della manifestazione canora, così come
per i tanti creditori che attendono di essere rimborsati, di questo stato di
cose». Lo dice il presidente della Pro Sacile Ruggero Simionato, che
rassicura sui pagamenti «che già molti, aggiunge, ci hanno richiesto e che
saranno effettuati».
Sui tempi fa capire che qualche problema esiste ma anche che «già alcune
fatture sono state liquidate, altre seguiranno non appena i fondi saranno
disponibili».
Michelangelo Scarabellotto

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it