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Aggressività e razze pericolose



Aggressività e razze pericolose

 

L'aggressività è al centro di un acceso dibattito internazionale, focalizzato
sull'ipotesi di una correlazione tra razza e aggressività. In Italia sono state
formulate diverse proposte legislative, e in alcuni Stati membri dell'Unione Europea
esistono già leggi che definiscono determinate razze come "potenzialmente
pericolose".

La FVE (Federazione Veterinaria Europea), massimo organismo comunitario
rappresentante dei professionisti del settore, cui aderisce anche la FNOVI
(Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani), ha espresso la sua
posizione ufficiale nella circolare FVE/00/039, qui di seguito riportata:

-" Nonostante alcuni paesi abbiano adottato misure specifiche per certe razze non
esiste alcun'evidenza scientifica o statistica che suggerisca che queste misure
possano in realtà diminuire la frequenza o la gravità delle aggressioni alle persone.

- Fino ad oggi non è stato ancora definito un criterio scientifico che, facendo
riferimento esclusivamente alle caratteristiche razziali o morfologiche, possa
classificare un cane come pericoloso 

- Una legislazione specifica per razza si è dimostrata di difficile applicazione
per i problemi esistenti, a livello della gente, nell'identificare con certezza un
cane come appartenente ad una determinata razza o nel definire le razze appartenenti
ad un certo tipo. 

Questo è l'aspetto che rimane maggiormente controverso.

-  Una legislazione specifica per razza genera una falsa e pericolosa convinzione
nella gente che le razze non incluse nell'elenco di quelle pericolose non
svilupperanno mai atteggiamenti aggressivi. L'aggressività è un comportamento
normale e può essere manifestato da qualsiasi cane di qualsiasi razza, tipo o
incrocio.

-  Una legislazione specifica per razza non discrimina fra i singoli individui di
una razza, molti dei quali possono non essere predisposti al comportamento
aggressivo. Al contrario, tutti i soggetti appartenenti ad una determinata razza,
indipendentemente dal loro comportamento, sarebbero soggetti alle medesime
restrizioni legislative."

 

Le ricerche scientifiche svolte in tutto il mondo hanno inequivocabilmente
dimostrato che, anche se un animale è predisposto geneticamente per manifestare un
comportamento, non sempre questo avviene. L'interazione tra genetica ed ambiente è
complessa, e non tutti gli individui appartenenti ad una razza sono di uno specifico
tipo comportamentale (Overall, 2001). Ciò è dovuto al fatto che la genetica non è
l'unico fattore determinante del comportamento, i fattori ambientali e in particolar
modo l'educazione e la gestione del cane da parte del proprietario, insieme a tutti
i fattori presenti durante lo sviluppo del cane sono altrettanto se non più
importanti della sua razza di appartenenza. 

Citando Scott & Fuller (1965): "La componente di varianza rilevabile all'interno
delle razze è il riflesso di differenze sia genetiche sia ambientali tra i soggetti
di una stessa razza". Differenti ricerche condotte negli ultimi anni concordano con
quanto detto (Pinsolle et al., 1993; Rossi-Broy, 2000; Feddersen-Petersen, 2001;
Presutti, 2001).

Tutti noi sappiamo, anche senza aver mai letto una ricerca scientifica, che non
tutti i Pastori Tedeschi sono Rex e che molti cani appartenenti alle "razze
pericolose" (vedi Rottweiler, i Pitt Bull e altri ancora) offrono servizio in ambito
di protezione civile, salvando vite umane in cambio di una semplice carezza.

Quello che veramente forma il carattere ed il comportamento di un cane non è quindi
la razza di appartenenza, bensì le sue esperienze precoci (se viene lasciato
sufficientemente a lungo con la mamma ed i fratellini, se viene socializzato
correttamente con persone, cani, altri animali e con l'ambiente in cui vive) e la
sua educazione da parte della famiglia che lo adotta.

La nostra associazione APNEC (Associazione Professionale Nazionale Educatori
Cinofili) riunisce decine di professionisti del settore cinofilo che possono
testimoniare quanto il lavoro di educazione ed addestramento gentile sia efficace
nell'inserire armoniosamente un cane in ambito urbano e famigliare.

Un motto assai diffuso nel nostro ambito lavorativo è: "Un cane educato è un
piacere per te e per le persone che ti stanno intorno".

Il cane non nasce sapendo come ci si deve comportare nella nostra società umana,
piena di regole e convenzioni a lui ignote: siamo noi proprietari che dovremo
preoccuparcene, è nostra responsabilità aver cura di far comprendere al nostro amico
come si deve comportare nel nostro mondo.  Per questo, durante un percorso di
addestramento, i proprietari imparano a educare, conoscere e comprendere veramente i
loro compagni a quattro zampe: formazione ed informazione del proprietario sono la
strada migliore per prevenire problematiche di varia gravità ed entità, aggressività
inclusa.

Se potessi fare alcune proposte per diminuire realmente ed in modo efficace  i casi
di aggressività sarebbero le seguenti:

  1.. Vietare l'adozione di cuccioli sotto i due mesi di età: il cane deve restare
con la madre ed i fratellini per imparare le prime regole fondamentali di
convivenza. Quando questo non accade è assi frequente che il cane mostri
comportamenti problematici, come dimostrato da diverse ricerche scientifiche.
  2.. I Comuni dovrebbero offrire a tutti i proprietari di cuccioli un percorso
Puppy Class in modo gratuito ed obbligatorio, come accade in altri stati europei, ed
organizzare  incontri gratuiti con gli esperti del settore che aiutino i proprietari
a comprendere meglio la gestione corretta dei loro cani e come prevenire episodi di
aggressività
  3.. Nelle scuole elementari e medie dovrebbero essere istituite lezioni di
etologia tenute da docenti preparati in tale ambito che affrontino i principali
argomenti (comprensione del comportamento, corretta gestione, prevenzione di episodi
di aggressività): formare i futuri cittadini e proprietari è il modo migliore per
prevenire problemi di convivenza cane-uomo. Oggi queste iniziative sono spesso
delegate ai privati, che spesso operano gratuitamente offrendo la loro
professionalità nelle scuole pubbliche, ricevendo raramente l'appoggio delle
Istituzioni. Modificando i piani di studio a livello nazionale queste iniziative
preventive sarebbero, ovviamente, molto più efficaci.
  4.. Concludo con una proposta assai condivisa nel mondo della cinofilia moderna:
che i proprietari di cani, in particolar modo dei soggetti appartenenti alle razze
che si vogliono considerare più difficilmente gestibili, debbano conseguire un
patentino, ovvero il brevetto "Buon Cittadino a Quattro Zampe".
Il Cane Buon Cittadino a 4 Zampe (BC4Z), marchio registrato da Csen-settore
cinofilia del Coni, è un progetto a diffusione su scala nazionale, nato per
promuovere il concetto di proprietà responsabile. Per certificarsi coppia BC4Z
occorre superare con il proprio Cane il Test del Buon Cittadino a 4 Zampe, suddiviso
in 10 prove obbligatorie più due facoltative. Solo i proprietari che si dimostrano
in grado di gestire correttamente il loro cane nelle più svariate situazioni
quotidiane e solo i cani affidabili e realmente ben educati otterranno il brevetto
riconosciuto dal CONI.

Con il test del BC4Z si andrà a valutare il binomio Uomo-Cane nel contesto
cittadino, ovvero la capacità del proprietario di relazionarsi in maniera corretta
con il proprio compagno a 4 zampe, sapendolo gestire, nei diversi momenti della
giornata.
Seguendo il percorso di formazione per il test, si migliorerà e si valorizzerà la
relazione con il nostro amico non umano, e si accrediterà la figura del Cane agli
occhi della società.
Il test è stato studiato per certificare l'affidabilità del Cane e la
responsabilità del suo conduttore, non esiste un punteggio ma una graduatoria e nel
caso in cui la coppia non superi il test il brevetto non verrà conseguito.
A superamento del test, il binomio Cane-Proprietario riceverà l'attestato di
certificazione e la medaglietta di riconoscimento BC4Z dello CSEN Settore Cinofilia.
Da quest'anno infatti il Buon Cittadino a 4 Zampe è riconosciuto a livello
nazionale dall'Associazione APNEC (www.apnec.org) e dallo Csen-Settore Cinofilia
(www.csen-cinofilia.it) che ne garantisce la tutela e la promozione su tutto il
territorio nazionale.
 

 

Ci auguriamo che i legislatori prendano in seria considerazione la possibilità di
intraprendere un dialogo costruttivo con i professionisti e gli esperti accreditati
che operano nell'ambito cinofilo, per un confronto che porti ad un piano preventivo
realmente efficace.

 

 

Dott.ssa Eleonora Mentaschi

Consulente Comportamentale

Master in Medicina Comportamentale degli Animali d'Affezione

Segretario Reg. Lombardia APNEC

Direttore Scuola Cinofila Viridea di Rho (MI)

www.ilmiocane.net

info at ilmiocane.net