[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

NEWS: Giornali Internet 27/06/07



======
CACCIA
======
ANIMALI: DENUNCIATO BRACCONIERE ALL’INTERNO DELL’OASI DEL COMUNE DI PALATA
Continua l’attività del Corpo forestale dello Stato all’interno dell’Oasi di
protezione in provincia di Campobasso
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5253
27 giugno 2007 – L’intensa attività antincendio di quest’ultima settimana,
con l’impegno massiccio di uomini e mezzi, non ha impedito al Corpo
forestale dello Stato di effettuare operazioni di controllo finalizzate all’
antibracconaggio sull’ intero territorio provinciale. Nella serata di ieri
il personale del Comando Stazione di Casacalenda (Campobasso) del Corpo
forestale dello Stato, insieme ad un agente della Polizia Ferroviaria di
Termoli, hanno sorpreso un bracconiere, all’interno della zona di protezione
e cattura, in località “Stingete” del Comune di Palata (Campobasso). Dal
controllo è scaturita la denuncia all’Autorità Giudiziaria del bracconiere,
reo di praticare l’attività venatoria in periodo vietato. È stata anche
sequestrata e posta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria l’arma
utilizzata.
-----
La Lombardia ha messo a punto ieri la stagione venatoria 2007 - 2008.
Progetto di legge in Consiglio sulle regole per storni, fringuelli e peppole
Caccia, si sparerà dal 16 settembre
Via ai piani annuali sui prelievi delle specie in deroga
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070627/Provincia/A.htm
In Lombardia la stagione venatoria si aprirà ufficialmente domenica 16
settembre e terminerà giovedì 31 gennaio 2008. La conferma arriva dalla
Regione Lombardia che al termine della giunta ha approvato anche i progetti
di legge relativi ai piani annuali sul prelievo delle specie in deroga
(storno, fringuello e peppola) e sulla cattura dei richiami vivi.
«Si tratta di provvedimenti - commenta Viviana Beccalossi, assessore all’
agricoltura con delega alla caccia - che garantiscono regole chiare e certe
ai circa 100 mila cacciatori lombardi. Il calendario, come ormai accade da
qualche anno, è caratterizzato da indicazioni inequivocabili. Per ciò che
riguarda le deroghe abbiamo lavorato in maniera attenta e puntuale
realizzando scelte basate esclusivamente sulle indicazioni forniteci dai
nostri esperti tecnico-giuridici. Inoltre puntiamo a risolvere il problema
della carenza dei richiami vivi necessari per la caccia da appostamento,
ricostituendo un patrimonio di capi quantitativamente sufficiente alle
esigenze dell'attività venatoria, da prelevarsi con modalità selettive e
regolamentate. Ogni decisione - sottolinea Viviana Beccalossi - è realizzata
nel rispetto dei dettami dell' Infs (Istituto nazionale per la fauna
selvatica) e dell'Unione Europea».
Ora i progetti di legge su deroghe e richiami dovranno essere ora approvati
dal Consiglio regionale. «La Giunta – conclude la vicepresidente
Beccalossi - ha fatto ciò che era di sua competenza. Mi auguro che adesso di
fronte a provvedimenti finalizzati a regolare e salvaguardare la tradizione
venatoria lombarda nel pieno rispetto delle normative vigenti, il Consiglio
regionale e le forze politiche che vi fanno parte valutino in maniera
oggettiva e non pretestuosa le nostre proposte e fissino date certe per
arrivare alla discussione e all’approvazione delle due leggi».
Ora la parola passa all’assessorato alla Caccia di palazzo Broletto, che,
come accade ogni anno, pubblicherà nelle prossime settimane il calendario
venatorio provinciale.
-----
Cacciatori in piazza contro la Regione
Protesta alla vigilia del nuovo calendario: «Basta divieti punitivi»
http://www.unionesarda.it
TRAMATZA. Le doppiette sarde mettono nel mirino il palazzo della Regione.
I quarantamila cacciatori isolani scenderanno in piazza per chiedere all’
assessore all’Ambiente la modifica del calendario dello scorso anno,
ritenuto punitivo e penalizzante nei confronti del mondo venatorio isolano.
Calendario che invece rischia di essere approvato in fotocopia dal comitato
regionale faunistico che si riunirà venerdì a Cagliari.
LE RICHIESTE. Recuperare le regole contenute nel calendario venatorio di tre
anni fa è la sintesi delle richieste di tutte le associazioni dei cacciatori
sardi. La “lista” è stata illustrata ieri a Tramatza in una affollata
conferenza stampa.
«All’assessore regionale chiediamo che vengano stabilite regole chiare e
definitive - spiega Alessandro Lisini, segretario regionale di Sardacaccia -
Allo stesso tempo vogliamo essere coinvolti nella gestione del territorio,
perché non è più accettabile che per regolare l’attività venatoria vengano
emanate soltanto regole punitive. Siamo pronti ad abbandonare il tavolo del
comitato regionale faunistico».
Nel dettaglio le doppiette sarde chiedono la riapertura della caccia alla
tortora a partire dal primo settembre e il ritorno alla giornata intera di
caccia a pernici e lepri: per cinque domeniche a partire dalla terza di
settembre. Per il cinghiale si punta invece alla conferma dell’apertura da
novembre a gennaio. Un altro obiettivo per il calendario 2007/08 è la
cancellazione del periodo di silenzio venatorio nella seconda metà di
ottobre. Resta infine la richiesta storica dei cacciatori sardi: la
riapertura della caccia a febbraio.
LA PROTESTA. Per organizzare la grande manifestazione a Cagliari le
associazioni venatorie si sono mosse
tutte insieme. E stavolta senza distinzione di orientamento politico: anche
chi nel 2007 ha votato per il centrosinistra non risparmia critiche alla
Giunta Soru. E sono in molti, ormai, a dirsi delusi e a sentirsi traditi da
una politica «ostile alla caccia e ai cacciatori mentre in altre Regioni
amministrate dal centrosinistra, come la Toscana, l’Umbria e L’Emilia
Romagna, la caccia è gestita in maniera razionale, moderna e soprattutto
senza pregiudizi ideologici e vetero-ambientalisti».
«I cacciatori sardi sono oltre quarantacinquemila e tutti sono disposti a
invadere Cagliari per contestare la Giunta regionale - annuncia Gino Medda
rappresentante della Acp caccia - Questa volta però insieme a noi ci saranno
anche gli allevatori e gli agricoltori che stanno subendo ugualmente gli
assurdi vincoli imposti sul territorio dalla Regione». «Nel giro di pochi
anni la caccia sarà sepolta dai divieti - protesta Marco Pisanu, portavoce
del comitato dei cacciatori - Non capiamo perché l’attività venatoria in
Sardegna debba essere penalizzata più che nelle altre Regioni d’Italia».
LE ZPS. L’altro fronte di lotta, oltre a quello per il calendario venatorio,
è la ridefinizione delle Zone di protezione speciale che la Giunta regionale
ha già individuato con una delibera votata a marzo.
Per cancellare il provvedimento che delimita i confini delle Zps, il
«Movimento sardo pro territorio» ha già inoltrato un dettagliato ricorso al
Tribunale amministrativo di Cagliari. La richiesta di sospensiva della
delibera è stata respinta, ma la battaglia legale non è ancora finita perché
il Tar ha fissato la prossima udienza per l’11 luglio. E in quel momento i
giudici dovranno valutare se le contestazioni del movimento siano
sufficienti per bloccare la delibera. «Questa decisione della Regione
finisce per provocare gravissime ricadute nel territorio - dice Alessio
Pasella, segretario nazionale del Movimento sardo pro territorio -
Oltretutto la politica dei vincoli della Regione non rispetta l’orientamento
dell’unione europea che considera la caccia e le altre attività della terra
come un volano di sviluppo economico». «La Regione ha stabilito i vincoli
delle Zps senza una ricerca scientifica sulle reali necessità del territorio
e delle varie specie - aggiunge Pasquale Zucca segretario regionale del
Movimento pro territorio - Non hanno tenuto conto neppure degli studi
commissionati inutilmente e costati tante migliaia di euro».
«Come mai le aree da sottoporre a vincolo non sono state definite
consultando tutte le categorie interessate? - chiede Antonio Pisanu della
Cpa Sport - Guarda caso soltanto le associazioni ambientaliste hanno potuto
dire la loro». NICOLA PINNA
-----
Favara
Manifestazione venatoria domenica a Giarrizzo
http://www.lasicilia.it/giornale/2706/AG2706/AG/AG05/03.html
t.a.) Contrada «Giarrizzo», in territorio di Favara, domenica scorsa è stata
al centro di un'imponente manifestazione di caccia, organizzata
dall'Associazione Sportiva Venatoria «Il Nibbio» presieduta da Diego
Costanza.
A trionfare nella prima gara su «quaglia», è stato Roberto Bellavia e il suo
intelligentissimo cane pointer di nome Gerry. La capacità di precisione ha
portato il «cecchino» favarese a piazzarsi davanti a tutti. La gara si è
svolta in due categorie: senior e juniores. In questa ultima categoria primo
si è classificato Massimiliano D'Oca di Agrigento; a seguire i favaresi
Marco Agliata, Vincenzo Spitale e Salvatore Sorce, mentre al quinto posto si
è piazzato l'agrigentino Alfonso Catania. Nella classifica senior alle
spalle del vincitore, Roberto Bellavia, si sono piazzati: Antonio Mulè di
Favara; Gaetano Palumbo Agrigento; Rino Vetro Favara; Salvatore Lo Bue
Agrigento. Giudice di gara è stato l'agrigentino Guglielmo Sciascia, esperto
arbitro internazionale. Alla manifestazione hanno partecipato numerosi
appassionati che sin dalle prime ore del mattino si sono dati appuntamento
nella tenuta di campagna, appositamente attrezzata per la disputa di simili
competizioni. «E' stata una gara veramente difficile - ci dice Roberto
Bellavia, visibilmente soddisfatto dopo l'ennesima affermazione - Vincere
non era facile visto la concorrenza molto agguerrita dei colleghi
cacciatori. Il successo va ascritto prevalentemente al mio grande compagno
di viaggio, l'inseparabile cane Gerry che risponde sempre alla grande ogni
mio comando. Così è stato anche in occasione dell'ultima vittoria». Roberto
Bellavia, di professione parrucchiere, non è nuovo a simili successi. Già in
passato ha vinto diverse coppe e medaglie. Soddisfazione per la riuscita
della manifestazione, ha espresso anche Dino Costanza, presidente del «Il
Nibbio». Domenica prossima, sempre in contrada Giarrizzo, si svolgerà il
secondo trofeo di caccia Memorial Calogero Crapanzano, indimenticabile
appassionato della caccia.
=====
PESCA
=====
PESCA DI FRODO: QUATTRO PERSONE DEFERITE ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA NEL
CATANZARESE
Le persone sono state colte in flagranza all’interno del Parco Nazionale
della Sila. L’accusa è violazione alla legge sulle aree protette e “pesca
con
mezzi vietati”
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5254
27 giugno 2007 - Nei giorni scorsi gli uomini del Comando Stazione di
Gariglione (Catanzaro), dipendenti dal Coordinamento Territoriale Ambiente
della Sila, hanno deferito all’Autorità Giudiziaria quattro persone
originarie di Petilia Policastro (Crotone) per violazione alla legge sulle
aree protette e “pesca con mezzi vietati”. Le quattro persone sono state
fermate dal personale del Corpo forestale dello Stato in località “Cingoli”
del comune di Taverna (Catanzaro) in zona 1 del Parco Nazionale della Sila
in prossimità del fiume Tacina. Alla vista degli uomini della Forestale, i
quattro pescatori hanno cercato di occultare 10 kg di trote di specie iridea
e fario appena pescate oltre ad un generatore di corrente elettrica a 230
volt usato per questo tipo di pesca di frodo. La pesca nelle aree protette è
vietata, come la cattura del pescato, per mezzo di corrente elettrica la
quale incide in maniera negativa sulla fauna presente in tale habitat. Dopo
essere state identificate e aver sequestrato il materiale in loro possesso,
le quattro persone sono state deferite all’Autorità Giudiziaria competente.
=========
COMMERCIO
=========
Ue: stop alle pellicce di cani e gatti
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20070627&ediz=CASERTA&npag=48&;
file=ANTICHE.xml
Il Parlamento Europeo ha approvato in prima lettura (il Consiglio deciderà a
settembre) il divieto all’importazione e al commercio di pelli di cani e
gatti nei Paesi Ue. L’Unione europea si unisce quindi a Usa, Australia,
Nuova Zelanda e Svizzera, che avevano già bandito il commercio di tali
pelli, utilizzate come inserti nei prodotti di abbigliamento e di alcuni
giocattoli. Finora solo cinque dei 27 Paesi che compongono l’Unione avevano
bandito le pellicce di cani e gatti. L’origine della proposta approvata dal
Parlamento Ue è dovuta, in gran parte, proprio alle pressioni esercitate da
questi cinque Paesi, ai quali l’Italia ha fatto da apripista diventando il
primo Paese Ue, e secondo nel mondo dopo gli Usa, ad aver imposto un bando
nazionale all’importazione e commercio di tali pelli, prima con l’ordinanza
dell’allora ministro della Salute Sirchia, emessa nel 2001 e rinnovata nei
due anni successivi, poi con l’inserimento del divieto nella Legge 189/04
contro i maltrattamenti agli animali. «Questa approvazione costituisce il
primo importantissimo caso in cui la legislazione comunitaria ha superato i
vincoli imposti dal mercato internazionale, facendo scelte etiche nei
confronti degli animali, e arrivando a bandire un intero commercio -
commenta Roberto Bennati, responsabile Lav campagne europee. È un risultato
rilevante, frutto di anni di solleciti e azioni che hanno visto la Lav in
prima fila in Italia, in seguito a investigazioni e analisi su alcuni capi
di abbigliamento con parti in pelliccia, in vendita nei Paesi europei -
ricorda ancora Bennati - In Italia le analisi commissionate dalla Lav
rivelarono la presenza di pellicce di cani e gatti in capi di abbigliamento
in vendita presso alcuni grandi magazzini. Tale scoperta diede origine a un’
ondata di indignazione dell’opinione pubblica italiana che portò ai divieti
emanati in questi anni». Questo provvedimento, che introduce anche le
modalità di attuazione dei controlli alle frontiere, è la conclusione di un
processo avviato nel dicembre del 2003 con l’adozione da parte del
Parlamento Ue di una dichiarazione scritta che chiedeva il bando del
commercio di pelli provenienti dall’uccisione di cani e gatti. «Diamo atto,
inoltre, al Commissario europeo per i consumatori, Markos Kyprianou, di aver
sostenuto adeguatamente le istanze ricevute dai consumatori europei,
involontari complici di un mercato estremamente cruento», conclude Bennati.
Il commercio di pelli di cani e gatti uccide ogni anno oltre due milioni di
animali in Cina, Thailandia, Filippine e Corea. Si tratta di animali
allevati in condizioni indescrivibili fino al momento dell’uccisione,
tuttaltro che incruenta, ma anche di randagi catturati appositamente.

-----
Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it