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NEWS: Giornali Internet 23/07/07



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CACCIA
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AMBIENTE. Contestato il progetto sull’Adige della Provincia. L’assessore
Coletto: «Modifiche ora difficili da attuare»
«Ora si può sparare nel parco che non c’è»
Gli ecologisti in rivolta: «È un piano venatorio». Scettici anche i
cacciatori
http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Aac.htm
Barbara Bertasi
Caccia aperta nel “parco dell’Adige”, che però ancora non c’è. L’allarme
arriva da Legambiente, Lipu e Wwf schierati contro il nuovo «Piano (poco)
faunistico (molto) venatorio», che trasformerebbe in Zona di ripopolamento e
cattura (Zrc) zone riparie e persino l’aeroporto di Boscomantico, decretando
«impallinate» sicure per gazza, cornacchia grigia, volpe, individuati come
«nocivi».
Il piano, paradossalmente, desta perplessità anche tra cacciatori, tra cui
Luigi Giramonti, presidente del comprensorio alpino di Brenzone: «Sto
contestando alla Provincia il metodo di calcolo della superficie "Agro silvo
pastorale" (Asp), da cui si deduce il numero massimo di cacciatori ammessi
al comprensorio. Ne abbiamo così 100 invece di 60 perché sono state aggiunte
aree vietate alla caccia, come lago, oasi e zone urbanizzate, che per legge
andavano eliminate». E ancora: «Critico pure l’apertura alla caccia
incondizionata in una striscia di oasi naturale, mai chiesta, abitata da
fauna pregiata, come gallo forcello, coturnice, gallo cedrone. Qui la
pressione venatoria andrebbe diminuita».
L’assessore provinciale alle politiche del settore faunistico, Luca Coletto
non sostiene che il nuovo piano sia tutto oro colato ma rileva: «Siamo
pronti a valutare le varie istanze e interverremo se c’è qualcosa da sanare
e se la Regione, riterrà di attuare modifiche dopo che ha approvato il
progetto: non sarà, però, semplice perché il piano ora è legge».
Il presidente di Legambiente di Verona, Michele Bertucco critica fortemente
le scelte della Provincia: «Col piano faunistico 1996-2001, prorogato fino
al 1. febbraio 2007, la Provincia, presieduta da Antonio Borghesi, aveva
istituito una grande oasi per la protezione della fauna. I confini si
sovrapponevano all’ipotesi di parco urbano dell’Adige individuato da
Alessandro Ruffo, direttore emerito del Museo civico di scienze naturali».
S’era così dato avvio all’iter d’istituzionalizzazione non ancora avvenuto
perché il Pat resta da approvare in Regione ed è quindi suscettibile di
modifiche. «Al divieto di caccia provvedeva però l’Oasi della Provincia,
divenuta rifugio per piccoli uccelli migratori salvati dai cacciatori»
aggiunge Bertucco. Il territorio va da Settimo di Pescantina a Parona, da
Boscomantico a Corte Molon, dal Giarol Grande a Bosco Buri, dal Pestrino a
Corte S. Caterina al confine con S, Giovanni Lupatoto. «Dieci chilometri di
pace che ora non ci sarà più» è l’amaro commento di Bertucco. Legambiente
nota che ora tutta la parte nord fino a Pescantina è Zrc, con divieto di
caccia «ma possibilità di sparare alle specie "nocive", appunto gazza,
cornacchia, volpe». Che però, dice Coletto, «sono in sovrannumero e si
possono abbattere con autorizzazione dell’Istituto nazionale fauna selvatica
(Infs) di Bologna in presenza di polizia provinciale».
Poi Legambiente grida alla "truffa": «Boscomantico è mai stato parte dell’
oasi, per legge è equiparato ad area urbanizzata, la caccia è vietata e non
ospita fauna selvatica tranne l’allodola».
Col nuovo piano è invece Zrc: «Così si conteggia come area dedicata a tutela
della fauna selvatica e della biodiversità una zona che non lo è». La legge
regionale prescrive che va destinata a Zrc una parte di territorio
provinciale che va dal 21 al 30 per cento: «Così si utilizzano aree dove la
fauna è poco presente o assente – aeroporto, parcheggio di Gardaland, centro
Lago di Garda – per dimostrare che s’aumenta la superficie delle aree di
tutela». E torna all’Adige: «In tutta la golena a sud dell’autostrada quasi
fino alla diga di San Giovanni Lupatoto, da settembre, si potrà sparare.
Addio pace per tutti, per coccolare i cacciatori che nel Veronese sono solo
10mila».
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Zone protette Rassicurazioni ai cacciatori
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1246119&Sectionid=8&Edit
ionId=2
LE associazioni venatorie provinciali Federcaccia, Enalcaccia, Anuu,
Arcicaccia e Libera Caccia, rappresentate dai rispettivi presidenti,
Martini, De Giuli, Cerro, Gesuale e Parente, sono state invitate e ricevute,
nella federazione dei Ds, dal segretario Mauro Buschini e da tre membri
della Segreteria, Marco Caracci, Marcello Dalmazia e Carlo Di Cosmo
(quest'ultimo fermo sostenitore dell'istituendo Parco dei Monti Lepini), per
discutere sulla problematica relativa alla possibile istituzione di nuovi
parchi sul territorio della provincia di Frosinone. Le associazioni dei
cacciatori hanno potuto apprezzare la fermezza del segretario Buschini su
alcuni punti fermi e cioè che se la percentuale del territorio
agro-silvo-pastorale adibita per legge ad aree protette è già stata
superata, qualsiasi iniziativa volta alla costituzione dei parchi non avrà
alcun seguito, almeno nella nostra provincia. Altro punto fermo di Buschini
è che se eventualmente, nell’elaborazione del nuovo piano faunistico
provinciale, si dovesse «recupeare» qualche minima percentuale per
l'istituzione di nuove aree protette, allora si dovranno creare tavoli
tecnici dove saranno rappresentate tutte le istituzioni locali e le
associazioni che usufruiscono di quel territorio. Quindi, il segretario
Buschini ha invitato i presenti ad attendere la definizione del nuovo piano
faunistico al fine di verificare le intenzioni della Regione Lazio. I
rappresentanti dei cacciatori, dal canto loro, accettando gli inviti del
segretario Ds hanno ribadito per l'ennesima volta che non saranno mai
d'accordo a una ipotesi di istituzione di un qualcosa che a priori vieti
l'attività venatoria, proponendo, invece, a tutela dell'ambiente e degli
habitat, un soggetto diverso che avrebbe tutte quelle prerogative del parco
ma che consentirebbe comunque l'attività venatoria, facendo uscire allo
scoperto chi effettivamente ha a cuore la tutela ambientale e chi, invece,
propone parchi per altri scopi che ben si possono intuire; ad esempio coloro
che hanno dei preconcetti sulla caccia e quindi l'istituzione del parco
sarebbe una strategia per limitare al massimo tale attività, o addirittura
(ma non vogliamo pensarlo) chi sa di dover perdere qualche posto all'ombra e
si sta attrezzando per individuarne altri. Infine, i rappresentanti dei
cacciatori sono rimasti soddisfatti della posizione chiara del massimo
responsabile provinciale dei Ds, ma hanno avvisato che continueranno a
vigilare affinché durante il periodo estivo, qualche associazione «pseudo
ambientalista» non sponsorizzi la definizione delle proposte di legge per
l'istituzione del parco dei Monti Ausoni, Monti Lepini e Parco Ciociaro. Il
controllo e coordinamento delle attività future è stato affidato al
politico/cacciatore Marcello Dalmazia che avrà il compito di vigilare
sull'iter procedurale. B.S.
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MALTRATTAMENTI
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Un tolentinate era andato al mare a Numana. E scoppia l’ira degli animalisti
Lascia il cane chiuso nell’auto, denunciato
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=2D98AC23EC5851E21F57174
E25C8DC91
NUMANA - Se ne sono accorte alcune amanti degli animali che si trovavano a
passare per il parcheggio di Numana. Un cane, chiuso all’interno di una Land
Rover, sotto il solleone. Ne è nata una mobilitazione che ha coinvolto i
vigili del fuoco di Osimo e la polizia municipale di Numana fino a che il
cucciolo non è stato salvato e il proprietario dell’auto, un turista di
Tolentino giunto a Numana per cercare refrigerio dal gran caldo, non è stato
denunciato. L’episodio è successo nel pomeriggio di ieri quando alcune
persone, tra cui evidentemente anche alcune animaliste convinte, si sono
accorte di quanto stava accadendo. Probabilmente debbono aver pensato che le
condizioni del cane, anche a causa della alta temperatura, fossero precarie
e che comunque non potessero proseguire. S’è dapprima cercato il
proprietario dell’auto ma quando la ricerca è andata a vuoto è stato chiesto
l’aiuto alla caserma dei vigili del fuoco di Osimo. I pompieri sono arrivati
a Numana e hanno trovato il modo di risolvere il caso smontando
letteralmente il finestrino posteriore della grossa jeep dal quale è stato
poi fatto uscire il cane che è stato immediatamente rifocillato con un po’ d
’acqua. Intanto era stato rintracciato anche il proprietario del cane che ha
cercato di giustificarsi. La polizia municipale però lo ha identificato e
denunciato per maltrattamenti. Quella dei cani lasciati in auto e uccisi
dalle alte temperature è una fattispecie abbastanza frequente: se la
temperatura esterna è di 30 gradi centigradi, quella interna di una macchina
parcheggiata al sole può raggiungere anche i 50 gradi in poco tempo.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it