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NEWS: Giornali Internet 25/07/07



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CACCIA
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BRACCONAGGIO: RIETI, COLTO IN FLAGRANTE NELL’ESERCIZIO ILLECITO DELL’
ATTIVITA’ VENATORIA
Sequestrati due fucili, 40 munizioni, una rete per uccellagione e corde
utilizzate per la cattura della selvaggina
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5376
25 luglio 2007 – Gli uomini del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) del
Corpo forestale dello Stato, coadiuvati dalla pattuglia del Nucleo
Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Rieti
e dal personale del Comando Stazione di Poggio Moiano (Rieti) hanno colto in
flagrante e segnalato all’Autorità Giudiziaria un uomo dedito ad attività
venatoria illecita. L’azione si è svolta di sera in località Santa Lucia del
Comune di Scandriglia (Rieti) e ha portato anche al sequestro di due armi
detenute illegalmente, 40 cartucce di cui solo dieci autorizzate, una rete
per uccellagione e lacci da selvaggina. Parte del materiale è stato
rinvenuto a seguito di una perquisizione effettuata successivamente presso l
’abitazione del bracconiere. I sequestri sono stati convalidati dalla
Procura della Repubblica di Rieti. Il responsabile del reato dovrà
rispondere di esercizio di caccia con mezzi non consentiti in periodo di
divieto oltre che di porto e detenzione abusiva di armi e munizioni.
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Doppiette pronte a «tuonare»Dall'1 settembre.
Il calendario venatorio indica le specie cacciabili e le modalità di
comportamento
http://www.lasicilia.it/giornale/2507/CL2507/CL/CL02/31.html
Pubblicato nei giorni scorsi nella Gurs il Calendario venatorio 2007/2008.
Le doppiette cominceranno a tuonare dal 1 settembre per coniglio selvatico,
tortora e merlo (fino al 12 dicembre), colombaccio (fino al 31 gennaio
2008). Dal 16 settembre e fino al 31 gennaio diventeranno cacciabili anche
alzavola, beccaccia (solo fino al 24 gennaio), beccaccino, canapiglia,
cesena, codone, fischione, folaga, gallinella d'acqua, gazza, germano reale,
mestolone, moretta, moriglione, pavoncella, tordo bottaccio, tordo sassello,
volpe e fagiano (quest'ultimo solo nelle aziende faunistico-venatorie e
nelle aziende agro-venatorie). Dal 9 settembre all'11 novembre si potrà
cacciare la quaglia, dal 14 ottobre al 25 novembre la lepre italica, dal 21
ottobre al 30 dicembre l'allodola. Autorizzata la caccia al cinghiale dal 1
novembre al 31 gennaio 2008.
Ogni cacciatore potrà esercitare l'attività venatoria nell'ambito di
residenza e in altri quattro solo per la selvaggina migratoria per 28
giornate (di cui 16 fino al 17 novembre e 12 dal 18 novembre in poi). Dal 2
al 31 gennaio 2008 si potrà cacciare nei boschi, nei seminativi arborati,
negli uliveti privi di frutto pendente, negli acquitrini, corsi d'acqua e
laghetti artificiali, con l'ausilio dei cani da ferma ad eccezione della
caccia alla volpe.
Il cacciatore potrà abbattere 15 capi di selvaggina al giorno con ulteriori
limitazioni per ogni singola specie e per la selvaggina stanziale (massimo
tre capi al giorno). La caccia è consentita da un'ora prima dell'alba al
tramonto. L'uso del furetto (vietato in cinque province) per la caccia al
coniglio selvatico è consentito in tutto il territorio provinciale esclusi i
comuni di Mazzarino e Villalba. La caccia è vietata anche nelle sette
riserve naturali della provincia, nell'oasi di protezione e rifugio della
fauna selvatica di Scala (Mussomeli), nelle zone cinologiche delle contrade
Avvento, Bucceri e Persico e di Giffarrone (Caltanissetta), Mattarello
(Villalba) e Mandra di Mezzo (San Cataldo), nel demanio forestale regionale
e comunale, nei fondi chiusi, nell'Azienda agricola Conte Tasca d'Almerita
(Vallelunga Pratameno), negli allevamenti di selvaggina a scopo di
ripopolamento di Salvatore Mistretta (Villalba), della Coop. L'Emigrante
(Butera), di Salvatore Liardo e Pietro Morelli (Gela).
Sono riservati alla gestione privata della caccia i territori delle cinque
aziende faunistico e agricolo-venatorie: Mandra di Piano (Mussomeli),
Mattarello (Villalba), San Martino Cicuta (Caltanissetta), Cisterna
Barboraso Manca (San Cataldo) e Feudo Nobile (Gela).
Il decreto prevede che l'attività di addestramento dei cani da caccia potrà
essere svolta nelle aree cacciabili nelle tre settimane che precedono
l'apertura.
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«Il calendario venatorio della Provincia di Trento è troppo lungo e si basa
su premesse di consistenza della fauna selvatica che non rispecchiano la
realtà»
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=29139&p
agina=26&versione=testuale&zoom=&id_articolo=150696
«Il calendario venatorio della Provincia di Trento è troppo lungo e si basa
su premesse di consistenza della fauna selvatica che non rispecchiano la
realtà». Ha sparato a zero ieri Adriano Pellegrini, presidente dell'Eppaa
(Ente provinciale protezione animali ed ambiente), sulla gestione della
caccia agli ungulati. Il ricorso al Tar, promosso dall'ente, verrà discusso
giovedì. Verte sulla richiesta di sospensione della deliberazione 508 del
maggio scorso del Comitato faunistico, che riguarda l'approvazione delle
prescrizioni tecniche per l'anno 2007/2008. Una comparazione tra la legge
nazionale e quella provinciale evidenzia come i sessanta giorni di caccia a
capriolo, cervo, camoscio e muflone - permessi dalla normativa nazionale -
in provincia si dilatino a 180 giorni per il capriolo, 180 giorni per il
cervo, 121 giorni per il camoscio e 121 giorni per il muflone. Il ricorso
ripercorre le linee direttive in materia di esercizio venatorio impartite
dalla suprema corte, che nel 2003 dichiarò incostituzionale la normativa
provinciale. Il governo Berlusconi, con la legge 248 del 2005, introdusse la
«caccia in deroga agli ungulati», una delega in bianco a Regioni e Province
autonom, che superò di fatto la sentenza della corte. Ora l'Eppaa ha deciso
di eccepire l'incostituzionalità della normativa derogatoria, recepita anche
in Provincia, perché le conseguenze della deregulation hanno portato in
provincia ad un eccessivo ampliamento del periodo massimo consentito dalla
legge nazionale. Nel ricorso si considera errato il recepimento da parte del
legislatore trentino della deroga, che viene considerata regime ordinario di
caccia. Altra questione sollevata è il permesso di caccia dentro le aree
tutelate. Critico con la gestione della caccia (in Trentino affidata
all'Associazione cacciatori) Pellegrini ha contestato i dati dei censimenti
degli ungulati. «Solo per il capriolo, specie in sofferenza in provincia,
mancano all'appello quasi ottomila capi. All'inizio del 2004 risultavano
presenti 26.928 caprioli. L'incremento annuo della popolazione viene stimato
intorno al 30% annuo, pari a 8.078 nuovi nati. Gli abbattimenti denunciati
dai cacciatori nel 2004 risultano di 3.130 capi, con un dato finale di una
popolazione di 31.866 caprioli. Sempre fonti Provincia dichiarano una
consistenza di 24.071 capi, prima della valutazione dei nuovi nati e degli
abbattimenti. In pratica mancano all'appello 7.805 caprioli. I.V.
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lo spillo del lettore
Cacciatori cacciati dagli esami di caccia
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=29168&p
agina=55&versione=testuale&zoom=&id_articolo=150835
Siamo dei cacciatori che ormai esercitano la caccia non più da principianti.
Abbiamo vissuto e viviamo tuttora la caccia come passione vera, ma non
esclusiva. Visto il tipo di caccia che al giorno d'oggi si pratica, ci siamo
prefissati a nostra scelta e per un maggior arricchimento personale, di
sottoporci all'esame indetto dalla Provincia per poterci «fregiare» del
titolo di esperto accompagnatore (persona con una buona conoscenza di
biologia, ma soprattutto grande esperienza e abilità nel saper valutare un
animale). Nel piazzale del Liceo Da Vinci credevamo di aver sbagliato giorno
e sede, non ci sembrava proprio un incontro per un esame di caccia. Sembrava
un concorso per un posto di lavoro di estrema importanza per il proprio
futuro. La tensione nella maggior parte degli oltre 500 candidati era
palpabile, una tensione che a molti ha giocato certamente brutti scherzi.
C'era una squadra di forestali con il famigerato compito di controllare con
un spasmo «militaresco» che tutto si svolgesse con il massimo rigore. Il
test d'esame sembrava fatto apposta per mettere in difficoltà il candidato
con domande tranello (e ci permettiamo di dire, poco pertinenti al tipo di
esame). Comunque 35 domande in un tempo massimo di quaranta minuti... altro
che esame universitario!! Purtroppo i nostri sforzi non hanno avuto esiti
positivi, seppur vicini al punteggio prefissato. È stata una grave colpa non
sapere di quanti centimetri cresce un trofeo di camoscio nel suo quarto anno
di vita. Esito finale dell'anno 2006: oltre 500 partecipanti, promossi poco
più di 80. Con molte polemiche ed articoli sui quotidiani locali.
Quest'anno, decisi a non mollare, per orgoglio personale, abbiamo rivissuto
la stessa esperienza, nella stessa sede e per lo stesso motivo. Dopo un
impegno di studio non indifferente con altri colleghi, dove abbiamo pure
partecipato al corso di otto ore indetto qualche giorno prima dell'esame
dall'Associazione Cacciatori, dal quale abbiamo tratto ben poco che poteva
esserci utile per il test d'esame. Specialmente nella seconda parte
(pomeridiana) in merito alle prescrizioni tecniche e sulla balistica, ci
sono state date nozioni sbagliate o inesatte, da persone che si ritengono
esperte del settore. Ma davanti ad un esame a dir poco improprio, con
domande imprecise, poco chiare e con risposte inesatte, ci siamo visti anche
questa volta dire di no. Non siete all'altezza di essere cacciatori esperti,
e ancora, è stata una grave colpa «non sapere chi tra cervo e camoscio
completa prima la propria dentatura». «Ma l'esperto accompagnatore non ha
forse il compito di indicare al cacciatore il giusto animale da prelevare».
Esito finale anno 2007: oltre 300 partecipanti, promossi trenta. Dopo
l'esito dell'ultimo esame ci siamo interessati tramite l'ente gestore
(Associazione Cacciatori) per avere chiarimenti in merito a questo
calderone. Non abbiamo ottenuto nessuna risposta precisa da parte della
Provincia ma soprattutto da parte dell'A.C.T. sulla irregolarità presunta
dell'esame. Ci sentiamo presi per i fondelli! Sono gia passati due mesi e…
tutto tace. Chiediamo al Presidente dell'ente gestore (Presidente di tutti i
cacciatori trentini) se gentilmente può dare spiegazioni a tutti noi. Ma in
particolare ci sentiamo di chiedere al Servizio Faunistico Provinciale di
gestire con più serietà e professionalità la preparazione dell'esame ed in
particolare dei test a nostro avviso formulati senza una logica e poco
pertinenti all'esperto accompagnatore. Quando da un'esame passa circa il 9%
o il 10 % dei candidati c'è qualcosa che non và. Chissà se qualcuno in
Provincia al Sevizio Faunistico se l'è chiesto. Alcuni cacciatori della
valle del Chiese
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INCENDI
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INCENDI: TROVATO ORDIGNO INCENDIARIO IN PROVINCIA DI PESARO URBINO
Confermata l’origine dolosa di molti roghi. Sono ancora in corso le indagini
del Corpo forestale dello Stato
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5370
25 luglio 2007 – Un ordigno incendiario è stato ritrovato dal Corpo
forestale dello Stato ieri attorno alle 19 tra Frontone e Cagli, in
provincia di Pesaro-Urbino, teatro nei giorni scorsi di due disastrosi
incendi. Giunte ormai a buon punto le operazioni di spegnimento del grande
incendio che da 24 ore stava divorando il Monte Catria, tra Caprile e
Acquanera, e spento quello che aveva divorato le pendici del Castello di
Frontone, è stata avvistata una esile colonna di fumo che si stava alzando a
lato della strada che da Frontone conduce a Cagli nei pressi della località
Buonconsiglio. Sul posto si sono portati immediatamente i volontari A.I.B.
del Gruppo Comunale di Cagli che hanno spento il principio di incendio e gli
uomini del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF)
del Corpo forestale dello Stato. È stato così possibile ritrovare quasi
integro l’ordigno incendiario che avrebbe sicuramente provocato un
disastroso incendio simile a quello già in corso in località Caprile. Gli
investigatori del Corpo forestale dello Stato hanno repertato l’ordigno,
iniziando tutte le indagini del caso che proseguiranno con approfondimenti
tecnico-scientifici. Con tutta probabilità si procederà anche all’esame del
DNA dei residui biologici eventualmente presenti sull’ordigno. Trovano così
conferma le ipotesi degli investigatori del Corpo forestale dello Stato
circa l’origine dolosa dei numerosi incendi che in questa ultima settimana
hanno devastato la provincia di Pesaro-Urbino e che hanno mandato in fumo
secondo le prime stime almeno 500 ettari di boschi con ingenti danni sul
piano economico e disastrosi effetti sul piano ecologico e paesaggistico.
Sul fronte della lotta agli incendi boschivi si segnala inoltre la richiesta
di rinforzi all’Ispettorato Generale del Corpo forestale dello Stato a
sostegno degli uomini impegnati ininterrottamente anche con turno di 24 ore
e la sospensione di tutti i congedi. Misure assolutamente straordinarie per
fronteggiare un’emergenza incendi dalle caratteristiche assolutamente
eccezionali.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it