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NEWS: Giornali Internet 28/07/07



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CACCIA
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BRESCIA - Stagione al via il 16 settembre (con anticipo per alcune specie a
partire da domenica 2  settembre)
http://www.giornaledibrescia.it
«Il cacciatore è corretto e responsabile, davvero impegnato nella tutela
della fauna e dell’ambiente. Tradizione, cultura, rispetto sono le parole
chiave per guardare la futuro con maggiore tranquillità per tutti».
È questo secondo l’assessore provinciale alla Caccia, Alessandro Sala, l’
identikit del cacciatore ideale. Cacciatore che potrà dar sfogo alla sua
passione per l’arte venatoria a partire dal prossimo 16 settembre, data
ufficiale di apertura della stagione 2007/2008, con anticipo al 2 settembre
per alcune specie come la Cornacchia grigia e nera, il Merlo e la Tortora.
La presentazione è avvenuta ieri mattina nella sede dell’Assessorato
provinciale.
I cacciatori ai nastri di partenza saranno quest’anno 29.907; poche
centinaia in meno rispetto alla stagione venatoria precedente, quando erano
30.727, ma davvero un notevole calo rispetto a vent’anni fa: infatti le
doppiette «attive» erano ben 48.499 nel 1987. Nonostante la lenta
«erosione», comunque, il nostro territorio resta regno incontrastato dell’
arte venatoria. Nel bene e nel male, bisogna dirlo. Perché a volte pochi
bracconieri rovinano l’immagine di un’intera categoria. Da sempre però su
questo fronte è stato fermo e costante l’impegno dell’assessore Sala.
«Il bracconaggio non è caccia. - ha spiegato ieri mattina Sala, ma lo ha
anche scritto a tutti i cacciatori - Il cacciatore deve essere in primo
luogo corretto. In particolare mi preme sottolineare l’esigenza di non
recare danno alle colture agricole, di evitare ogni sorta di pericolo per le
persone, di comportarsi lealmente con gli agenti di vigilanza e con gli
altri cacciatori. Alla giusta rivendicazione del diritto ad esercitare
serenamente l’attività venatoria deve sempre corrispondere il dovere di
osservare scrupolosamente le regole, scritte e non. È questo il tipo di
cacciatore con cui l’opinione pubblica, spesso critica nei confronti del
mondo venatorio, vorrebbe avere a che fare.
«La caccia - ha continuato Sala - ha accompagnato l’umanità lungo tutta la
sua storia; oggi è soprattutto una passione da custodire per ritrovare le
nostre origini, è un’arte che insegna il giusto rapporto tra uomo e natura.
Per questo motivo crediamo che il cacciatore, erede di una cultura secolare
e gestore dello spazio naturale, possa contribuire attivamente alla
salvaguardia della fauna selvatica e alla conservazione dell’ambiente in
modo sempre più attento e consapevole. L’arte venatoria, se praticata
correttamente e nel rispetto delle regole, è soprattutto un modo per
valorizzare la tradizione, le identità e specificità locali del nostro ricco
territorio».
Soddisfazione poi è stata espressa da Sala nei confronti della nomina di
Enzo Venini a presidente del Wwf nazionale. «Mi piacerebbe riuscire ad avere
un rapporto ottimale con gli ambientalisti. Conosco già Venini e sono
fiducioso che con lui si possa intraprendere un percorso di confronto vero e
leale. È una persona di rigore e onestà intellettuale e sono certo potremo
trovare un terreno comune di confronto».
Particolarmente importante per Sala è che, dopo le tensioni degli anni
passati, il clima possa essere sereno anche nel rapporto con le guardie
volontarie, rappresentanti di associazioni ambientaliste. Su questo fronte
sono stati emanati nei mesi scorsi apposti regolamenti. Con le nuove
disposizioni si ribadisce in modo inequivocabile che le Guardie volontarie
operano in coordinamento con gli agenti di Polizia provinciale (che sono gli
unici agenti ad avere la delega di polizia giudiziaria, fatto salvo
ovviamente il caso di flagranza di reato) e sulla base di piani di
coordinamento e fogli di servizio che definiscono dettagliatamente modi e
luoghi di intervento.
Da quest’anno tutto il settore delle guardie è di competenza dell’assessore
provinciale alla Polizia e alla sicurezza Guido Bonomelli. La normativa che
disciplina l’attività venatoria è piuttosto complessa ed è spesso difficile
comprenderne esattamente ogni sfumatura. Ciò porta a volte il cacciatore a
commettere, anche involontariamente, delle violazioni che ben potrebbero
essere evitate con un po’ più di attenzione. Per evitare ciò a tutti i
cacciatori è stato distribuito un vademecum dove si ricordano le norme
comportamentali del cacciatore (che riportiamo in forma pressoché integrale
a pagina 25).
Vediamo alcune tra le novità più significative di questa stagione. Per
quanto riguarda l’addestramento e l’allenamento dei cani è consentito nei
terreni incolti, liberi cioè da colture in atto, e nei terreni boschivi
(fatta eccezione per quelli di recente rimboschimento) dal 18 agosto al 9
settembre nelle giornate di lunedì, mercoledì, sabato ed il pomeriggio delle
domeniche a partire dalle 14 ed è subordinato al possesso del tesserino
venatorio regionale con indicato l’Ambito di appartenenza.
Per quanto riguarda la caccia vagante in pianura, dal 2 al 16 settembre è
consentita la caccia da appostamento temporaneo alle seguenti specie:
Cornacchia grigia, Cornacchia nera, Merlo e Tortora nelle giornate di
giovedì e domenica sino alle 13, fermo restando che per la Tortora e il
Merlo la chiusura è anticipata al 24 dicembre e per la Cornacchia la
chiusura è anticipata al 24 gennaio 2008.
La caccia alla Beccaccia inizia invece mezz’ora dopo l’orario da calendario
per debellare la «caccia alla posta». Il prelievo abusivo della Beccaccia
comporta, in aggiunta alle sanzioni di legge, il risarcimento del danno
faunistico di 500 euro per ogni animale. Per quanto riguarda la zona delle
Alpi, nel comprensorio della Bassa Valcamonica la caccia vagante alla
selvaggina stanziale è consentita solo dal 1 ottobre al 29 novembre. Sui
versanti e a ridosso  (?) del «Giogo del Maniva», ricadenti nella zona Alpi
di maggior tutela, è vietata la caccia alla selvaggina migratoria (comuni di
Collio e Bagolino). La caccia al cinghiale aprirà il 20 ottobre e si potrà
praticare su aree per ben 10mila ettari. Per quanto riguarda invece gli
ungulati il via è per il 16 agosto.
Nelle due pagine successive pubblichiamo in ampia sintesi le norme che
regolano il calendario venatorio per questa stagione.
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«vademecum» redatto dagli assessori provinciali alla Caccia ed alla Polizia
provinciale, Alessandro Sala e Guido Bonomelli
Cacciatori e agenti di vigilanza: doveri e diritti
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alle produzioni agricole.
Al diritto di accesso ai fondi agricoli senza l’autorizzazione del
proprietario e/o del conduttore del fondo, si contrappone sempre il dovere
del cacciatore di rispettare comunque la proprietà stessa e, in particolare,
le produzioni agricole ed i fondi in attualità di coltivazione.
Il cacciatore che provoca danno alle colture agricole ha il dovere di
risarcire personalmente il danno causato (art. 2043 c.c.: «qualunque fatto
doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha
commesso il fatto a risarcire il danno»), ed è soggetto, nel caso di
accertamento del fatto illecito da parte degli agenti di vigilanza, alle
sanzioni amministrative previste dalla legge per l’esercizio della caccia su
terreni in attualità di coltivazione.
2) Attività venatoria e rapporto con gli altri cittadini
Il cacciatore, durante l’esercizio dell’attività venatoria, deve rispettare
i diritti di tutti gli altri cittadini ad usufruire del territorio. Per tale
motivo, si ricorda che è vietato l’esercizio dell’attività venatoria nei
giardini, nei parchi, pubblici e privati, nei terreni adibiti ad attività
sportive, nei parchi storici ed archeologici; è altresì vietato cacciare
nelle aie e nelle corti od altre pertinenze di fabbricati rurali, nelle zone
comprese nel raggio di 100 mt. da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad
abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a 50 mt. da vie di
comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade
poderali ed interpoderali, nonché consortili o vicinali ad uso pubblico. È
inoltre vietato sparare a distanza inferiore a 150 mt con uso di fucile da
caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una
volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione
di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro;
di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate le
strade poderali ed interpoderali, di funivie o altri impianti di trasporto a
sospensione; di stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate
al ricovero ed all’alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione
agro-silvo-pastorale. Il cacciatore, a sua volta, può pretendere di non
essere disturbato durante l’esercizio dell’attività venatoria, sempre in
base al principio generale previsto dall’art. 2043 c.c. che impone a
chiunque di non recare molestie o disturbo che possano cagionare danno.
3) Rapporti con gli altri cacciatori
La fauna selvatica abbattuta durante l’esercizio venatorio nel rispetto
delle disposizioni di legge appartiene a chi l’ha cacciata. Ne consegue che
il cacciatore che abbatte un capo di fauna scovato e/o inseguito da altro
cacciatore lo deve consegnare a quest’ultimo. Si ricorda poi che il
cacciatore da appostamento temporaneo deve rispettare la distanza minima di
mt. 200 da altro appostamento di caccia in funzione.
4) Rapporti con gli addetti alla vigilanza
Coloro che esercitano la vigilanza venatoria si distinguono in due categorie
e hanno funzioni differenti.
Ufficiali ed Agenti
di Polizia giudiziaria
Rivestono tale qualifica gli appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma
dei carabinieri, al Corpo della Guardia di Finanza, al Corpo di Polizia
Penitenziaria, al Corpo Forestale dello Stato, ai Corpi o Servizi di Polizia
Locale, tra cui il Corpo di Polizia Provinciale, nonché coloro ai quali
leggi specifiche affidano poteri di polizia giudiziaria per l’accertamento
dei reati venatori. Coloro che esercitano funzioni di polizia giudiziaria
possono effettuare perquisizioni e sequestri nei casi espressamente indicati
dalla legge.
Le perquisizioni in materia di reati venatori sono atti di polizia
giudiziaria finalizzati nella grande maggioranza dei casi alla ricerca del
corpo di reato o delle cose pertinenti al reato. Possono essere sia locali
sia personali.
La perquisizione è personale quando viene svolta sulla persona del
cacciatore o su beni strettamente personali come il carniere o lo zaino, è
locale quando viene svolta presso luoghi di privata dimora, come l’
abitazione e le sue pertinenze, presso il capanno fisso o temporaneo adibito
ad attività venatoria, sull’autovettura.
La perquisizione viene ordinata dal giudice e può essere effettuata dagli
ufficiali di polizia giudiziaria incaricati dal magistrato. Tuttavia, anche
in mancanza dell’ordine del magistrato, gli ufficiali di Polizia giudiziaria
(ed in caso di particolare necessità e urgenza anche gli agenti di Polizia
giudiziaria) possono procedere alla perquisizione, nella flagranza del
reato, quando hanno fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino
occultate cose o tracce pertinenti al reato che possano essere cancellate o
disperse, ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o
che ivi si trovi la persona sottoposta alle indagini.
Due sono gli elementi dunque per cui l’ufficiale o agente di Polizia
giudiziaria possa procedere a perquisizione:
- La flagranza di reato (ai sensi dell’art. 382 c.p.p. è in stato di
flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi,
subito dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, ovvero è
sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il
reato immediatamente prima).
-Il fondato sospetto che sulla persona si trovino occultate cose o tracce
pertinenti al reato.
Il cacciatore sottoposto a perquisizione ha diritto di farsi assistere da un
difensore di propria fiducia, il quale può essere presente alla
perquisizione, purché sia prontamente reperibile. L’ufficiale o agente di
Polizia giudiziaria che ha proceduto al sequestro deve enunciare nel
relativo verbale il motivo del provvedimento, con la descrizione di ciò che
è stato eventualmente trovato, e ne consegna copia alla persona alla quale
le cose sono state sequestrate. Il Pubblico ministero del luogo dove il
sequestro è stato eseguito deve convalidare il sequestro se ne ricorrono i
presupposti ovvero deve disporre la restituzione delle cose sequestrate.
Contro la convalida del sequestro può essere presentata richiesta di
riesame, anche nel merito, nei termini si legge.
Il sequestro operato da ufficiali e agenti di Polizia giudiziaria può
riguardare le armi, la fauna selvatica ed i mezzi di caccia, con esclusione
del cane e dei richiami vivi autorizzati.
Nel caso in cui ufficiali e agenti di Polizia giudiziaria accertino un reato
debbono redigere verbale di identificazione della persona indagata,
contestualmente alla elezione o dichiarazione di domicilio e di eventuale
nomina del difensore di fiducia da parte della persona indagata, copia del
quale deve essere consegnata all’interessato.
Nel caso in cui il cacciatore rifiuti di farsi identificare ovvero fornisca
documenti o generalità tali da ingenerare sospetto sulla loro falsità, gli
ufficiali e gli agenti di Polizia giudiziaria possono accompagnare il
cacciatore nei propri uffici per procedere alla sua identificazione. Il
cacciatore potrà essere trattenuto per il tempo strettamente necessario all’
identificazione e all’accertamento della veridicità delle generalità fornite
o dei documenti di identificazione esibiti e, comunque, di norma, non oltre
le 12 ore (art. 349, 4 comma, c.p.p.).
Guardie volontarie
Nonostante le disposizioni della legge 157/92 e dello stesso Codice penale
(art. 57), le posizioni della dottrina e della giurisprudenza non sono
uniformi circa le funzioni che l’ordinamento attribuisce alle guardie
volontarie delle associazioni venatorie ambientali ed agricole, anche se una
recente sentenza della Corte di Cassazione ha escluso che esse abbiano i
poteri propri della Polizia Giudiziaria. Riguardo alle modalità operative
delle guardie volontarie, il Consiglio provinciale ha recentemente approvato
un apposito regolamento in cui si dispone tra l’altro che dette guardie:
- devono operare in squadre formate da un minimo di due ad un massimo di tre
volontari, mai da soli. I singoli potranno quindi operare solo all’interno
di squadre della Polizia provinciale. Non potranno in ogni caso operare
terze persone prive di autorizzazione;
- devono esporre in modo ben visibile il tesserino di riconoscimento;
- non possono portare divise o fregi diversi da quelli dell’associazione di
appartenenza;
- non possono portare armi durante il servizio;
- non possono portare dispositivi sonori o luminosi;
- non possono svolgere il loro servizio nel territorio del comune di
residenza.
In linea generale, le guardie volontarie possono accertare la violazione
delle disposizioni sull’attività venatoria, possono chiedere a qualsiasi
persona trovata in possesso di armi o altri strumenti atti alla caccia, in
esercizio o in attitudine di caccia, l’esibizione della licenza di porto di
fucile per uso caccia, del tesserino venatorio, del contrassegno della
polizza di assicurazione, nonché della fauna selvatica abbattuta o
catturata.
Le guardie volontarie, accertata la violazione delle disposizioni sull’
attività venatoria, redigono verbali conformi alla legislazione vigente, nei
quali devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le
eventuali osservazioni del contravventore, e li trasmettono all’ente da cui
dipendono.
Le guardie volontarie, non essendo né ufficiali né agenti di Polizia
giudiziaria, in nessun caso possono procedere a perquisizioni e non hanno il
potere di accompagnare il cacciatore presso i loro uffici, mentre possono
solo chiedere al cacciatore di attendere sul posto l’arrivo di ufficiali o
agenti di Polizia giudiziaria. L’invito ad attendere sul posto non può
trasformarsi nel fermo di indiziato di delitto.
Il cacciatore, nei confronti delle guardie volontarie, dovrà tenere un
comportamento improntato alla massima collaborazione e comunque volto ad
evitare atteggiamenti che concretino il reato di resistenza a pubblico
ufficiale. Viceversa, nel caso in cui la guardia volontaria, quale pubblico
ufficiale, abbia abusato dei propri poteri, il cacciatore potrà presentare
denuncia all’autorità giudiziaria, direttamente o tramite uffici di Polizia.
Pertanto, se la guardia volontaria fa uso legittimo dei poteri che le sono
attribuiti, il cacciatore è obbligato a consentirne l’esercizio, evitando
così il rischio di essere denunciato per violazione dell’art. 337 c.p.,
mentre nel caso in cui la guardia volontaria abusasse dei propri poteri,
sarà il cacciatore a poterla denunciare.
5) Adempimenti in materia di armi e munizioni
Si ricorda che, ai sensi della legislazione in materia di armi, è
obbligatoria la denuncia all’autorità di Pubblica sicurezza non solo dell’
arma, ma anche delle parti dell’arma (la canna del fucile) e che sono
considerate clandestine le armi e le canne sprovviste del numero di
matricola, dei contrassegni e delle sigle previste dalla stessa legge. Il
cacciatore che trasferisce le armi dal luogo indicato nella denuncia ad
altro luogo, deve provvedere a denunciarne il trasferimento. Dello
smarrimento e del furto di armi o di parti di esse deve essere fatta
immediata denunzia al locale Ufficio di Pubblica sicurezza. È vietato
consegnare a minori di anni 18, ovvero a persone anche parzialmente
incapaci, a tossicodipendenti o a persone impedite nel maneggio, un’arma e
le munizioni e il cacciatore deve adoperare tutte le cautele necessarie per
impedire che alcune delle persone indicate possano impossessarsi delle armi
e delle munizioni.
Nessuna norma, invece, impone l’obbligo di portare la denuncia dell’arma, ma
è buona abitudine che il cacciatore porti con sé quantomeno una fotocopia
della stessa.
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IL CALENDARIO. Presentate le scadenze venatorie: apertura anticipata per
quattro mattine, il 16 settembre in campo tutte le doppiette
2 settembre: caccia al via per 30 mila
L’assessore Sala: «Duri con i bracconieri sanzioni di 500 euro per gli
abusivi E si apra il dialogo con gli ambientalisti»
Ieri sera la decisione I prelievi
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070728/Provincia/A.htm
Mario Mattei
La caccia sceglie l’anticipo: è ufficiale il via della stagione venatoria
per merli, tortore, corvi e cornacchie dal 2 settembre. Dal 16 settembre poi
l’apertura «generale». È questa la maggiore novità che il calendario
venatorio, presentato ieri dall’assessore provinciale Alessandro Sala,
propone per la nuova stagione che avrà inizio tra poco più di un mese. Una
parentesi dunque di due settimane d’anticipo «voluta espressamente dal
sottoscritto - ha detto Sala - per due domeniche e due giovedì fino alle 13
dal 2 settembre. E mi auguro che questa mia apertura non faccia altro che
venire incontro alle esigenze dei cacciatori sani e rispettosi delle leggi,
ponendo in disparte chi non rispetta certi comportamenti».
Lotta dunque dura contro tutti i tipi di bracconaggio e di abusivismo; a
partire ad esempio dalla caccia alla posta alla beccaccia: «Noi la apriremo
mezz’ora dopo - dice Sala - per consentire il passaggio degli uccelli dopo
la notte. E saremo particolarmente duri con chi finirà in contravvenzione:
ai trasgressori costerà un risarcimento alla Provincia di 500 euro». La
caccia al cinghiale invece prenderà il via il 20 ottobre su un’area che si è
ampliata fino ad arrivare a 10 mila ettari. Queste le linee e le date
principali (i dettagli a pagina 18 e 19): «Via alle doppiette con una
piccola parentesi il 2 settembre - continua Sala - poi il grosso delle
operazioni scatterà dal 16 settembre».
Questo il primo capitolo di un’attività che riguarda le poco meno di 30 mila
persone nel Bresciano. Un trend che nell’ultimo periodo si è mostrato
leggermente in calo, ma che vede il numero dei tesserini rilasciati
praticamente stabile ormai da qualche anno. «Io mi auguro solo - continua
Sala - che i cacciatori siano rispettosi del terreno che vanno a calpestare.
E mi auguro inoltre che si possa instaurare un rapporto più che corretto con
le associazioni ambientaliste».
È cambiato nel frattempo il presidente del Wwf Italia: da Fulco Pratesi a
Enzo Venini, «una persona - è il giudizio di Sala - di rigore e di qualità
intellettuale notevole. Anche per questo mi auguro che i contrasti che ci
sono stati in passato possano appianarsi». Il nuovo «corso» del rapporto tra
cacciatori e ambientalisti è rappresentato anche l’ingresso di un
rappresentante «verde», Katia Impellittiere, nella consulta per la caccia: l
’augurio da parte di tutti è che a questo punto di possa finalmente
convivere sotto lo stesso tetto. E sugli attriti tra cacciatori e guardie
volontarie Sala prima prova ad andarsene in dribbling («ormai non è più
competenza del mio assessorato»), poi mette in chiaro: «All’interno del
vademecum viene indicato il comportamento di guardie e cacciatori, di chi è
bresciano e di chi viene da fuori, anche se non si capisce perchè c’è gente
che deve venire da fuori: abbiamo già Polizia, Carabinieri, Polizia
Provinciale, Corpo Forestale che si occupano dei controlli. E se c’è
coordinamento è meglio».
Via libera ieri sera da parte del Consiglio Regionale ai piani annuali sul
prelievo delle specie in deroga (storno, fringuello e peppola). Ecco i
dettagli.
STORNO. Periodo del prelievo: 1 ottobre - 1 novembre. Luoghi: Atc provincia
di Brescia e Comprensorio Alpino di Caccia di Sondrio. Prelievo giornaliero
massimo: 10 esemplari. Prelievo massimo nel periodo consentito: 30
FRINGUELLO. Periodo del prelievo: 4 ottobre - 5 novembre. Luoghi del
prelievo: appostamenti fissi sull'intero territorio regionale. Prelievo
giornaliero massimo: 5 capi. Prelievo massimo nel periodo consentito: 21.
PEPPOLA. Periodo del prelievo: 15 ottobre - 15 novembre. Luoghi del
prelievo: appostamenti fissi sull'intero territorio regionale. Numero
massimo dei capi prelevabili, giornalmente da ogni cacciatore: 3. Numero
massimo complessivo di capi prelevabili, nel periodo consentito, da ogni
cacciatore: 3
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Nessuna sospensione del calendario venatorio. Ora si attende la sentenza
Caccia, animalisti sconfitti al Tar
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=29292&p
agina=25&versione=testuale&zoom=&id_articolo=151441
Il calendario venatorio resta in vigore. Con un'ordinanza il Tar, il
Tribunale di giustizia amministrativa, ha respinto la richiesta di
sospensione della deliberazione del Comitato faunistico provinciale relativa
all'«Approvazione delle prescrizioni tecniche per l'esercizio della caccia
in provincia di Trento». Ora si dovrà attendere la sentenza di merito, per
capire se l'orientamento del Tribunale rimarrà invariato. Proprio alcuni
giorni fa l'Eppaa (Ente provinciale protezione animali ed ambiente), aveva
presento le ragioni che avevano portato a presentare il ricorso al Tar. «Il
calendario venatorio della Provincia di Trento è troppo lungo e si basa su
premesse di consistenza della fauna selvatica che non rispecchiano la
realtà», aveva dichiarato Adriano Pellegrini, presidente dell'Eppaa. Una
comparazione tra la legge nazionale e quella provinciale, sosteneva,
evidenzia come i sessanta giorni di caccia a capriolo, cervo, camoscio e
muflone - permessi dalla normativa nazionale - in provincia si dilatino a
180 giorni per il capriolo, 180 giorni per il cervo, 121 giorni per il
camoscio e 121 giorni per il muflone. Da qui la richiesta di annullamento
della delibera, previa sospensione dell'esecuzione del provvedimento.
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ATTIVITÀ VENATORIA
Piano faunistico, l'assessore Donazzan si impegna a modificarlo
Non si spengono gli echi del faccia a faccia di Porto Viro con l'assessore
regionale alla Caccia Elena Donazzan scesa in Polesine per confrontarsi con
le istanze del mondo venatorio locale.
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3456332&Pagina=ROVIGO
I giudizi poco teneri sui provvedimenti adottati da Venezia espressi dal
Coordinamento delle associazioni venatorie esclusa Cacciatori veneti, e la
contrapposizione apertasi con la Provincia, potrebbero tuttavia ammorbidirsi
se l'assessore Donazzan terrà fede all'impegno preso davanti alla platea di
sala Eracle. Riflettori puntati sullo stop alla caccia alle 14 nell'atc Ro3
introdotto con il Piano faunistico 2007. Il mondo venatorio deltizio, per
bocca del suo leader più carismatico Lorenzo Carnacina, sta osteggiando il
provvedimento «perché preso sulla base di studi scientifici assolutamente
parziali e incompleti». Donazzan si è impegnata a modificare il contenuto
del Piano riportando la chiusura della caccia al canonico orario del calare
del sole sia da appostamento fisso che nella forma vagante con il cane.
Un'altra situazione dubbia è rappresentata dall'indice di densità venatoria.
La referente regionale ha sostenuto anche a Porto Viro che la Provincia
avrebbe sbagliato il calcolo della Tasp, la superficie di territorio
agro-silvo-pastorale su cui si calcola l'indice di densità venatoria.
Secondo Donazzan non sarebbero state inserite le oasi e le Zrc (zone di
ripopolamento e cattura).
La replica degli uffici rodigini è stata immediata: «L'articolo 10 della
legge 157 del '92 - hanno spiegato in viale della Pace - sottolinea che, a
livello regionale, la Tasp si calcola sottraendo tra il 20 e il 30 per cento
di territorio protetto, e il 15 per cento di gestione privata (aziende
faunistiche). Solo quel che resta va alla caccia programmata, vale a dire
all'esercizio venatorio libero. La Provincia ha calcolato la Tasp netta».
È noto che la Regione ha fissato l'indice di densità venatoria a un
cacciatore ogni sei ettari di Tasp (per il territorio lagunare e vallivo:
uno ogni 14 ettari), mentre la Provincia ha riconfermato con proprio
provvedimento deliberativo il rapporto di uno a 18. La Regione ha poi
sospeso la decisione provinciale provocando l'impugnazione davanti
all'autorità giudiziaria della sospensione da parte di Palazzo Celio. Se
passasse la decisione regionale negli atc Ro1 e Ro2 si triplicherebbero gli
ammessi e nel Ro3 si arriverebbe a 1522 ammissibili contro i 1184 attuali
con indice a uno a 18.
Franco Pavan
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Bocciati i ricorsi sulle nomine
Caccia, la Provincia batte al Tar la Lega uccelli e la Confagricoltura
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3456467&Pagina=TREVISO
(L.Z.)La Provincia la spunta al Tar contro Lipu e Confagricoltura. I giudici
del Tribunale amministrativo regionale hanno giudicato inammissibile il
ricorso presentato dalla Lipu (Lega Italiana per la protezione degli
uccelli) e hanno respinto quello presentato da Confagricoltura in merito ai
provvedimenti di nomina dei Comitati direttivi delle riserve alpine di
Valdobbiadene, Pederobba, Crespano del Grappa e Colle Umberto-San Fior. La
decisione del Tar giunge a pochi giorni dall'apetuta della stagione
venatoria (fissata per agosto), ma le motivazioni non sono ancora note.
I ricorsi da parte di Lipu e Confagricoltura sono stati presentati lo scorso
17 giugno e chiedevano l'annullamento previa sospensione del decreto del
presidente della Provincia di Treviso per quanto riguarda appunto le nomine
nel comitato direttivo delle citate riserve alpine, per eccesso di potere.
Le contestazioni sono diverse ma in particolare particolare Lipu e
Confagricoltori lamentano il fatto di non essere state messe a conoscenza
della procedura di rinnovo e di non aver pertanto potuto comunicare le
proprie candidature per le nomine del rappresentante delle associazioni
ambientaliste.
"Ad alcune associazioni, infatti - si legge nel ricorso - è stata garantita
piena conoscenza del procedimento in corso tramite comunicazione diretta,
mentre a tutte le altre è stata immotivamente e ingiustamente negata la
possibilità di avvalersi di qualsivoglia fonte di informazione" con il
risultato - secondo i ricorrenti - che la Provincia ha nominato
"esclusivamente rapresentanti dell'Ekoclub, i quali sono tutti cacciatori
iscritti alla Federcaccia, rafforzando quindi la posizione di questa
associazione venatoria all'interno dei comitati direttivi".
La Provincia, da parte sua, afferma invece che la procedura per il rinnovo
dei comitati direttivi ed il termine per la presentazione delle candidature
sono stati regolarmente pubblicati nel bollettino ufficiale della Regione e
nell'apposita sezione della Gazzetta Ufficiale e nessuna altra forma di
pubblicità era imposta alla provincia. Le associazioni hanno avuto tre mesi
di tempo, ma nessuna candidatura è stata presentata. Per l'ente di via
Cesare Battisti dunque "non ci troviamo di fronte ad un conflitto tra
associazioni ambientaliste ed una cieca Provincia antiambientalista che si
oppone al loro ingresso negli organi di direzione delle riserve, piuttosto
ad un conflitto tra associazioni di cacciatori, contrapposte nella battaglia
per la conquista della carica di presidente dellle riserve in questione. I
ricorrenti sono infatti tutti ex presidenti non rieletti".

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it