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NEWS: Giornali Internet 17/08/07



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CACCIA
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ANIMALI: NEL POTENTINO SORPRESI A CATTURARE CARDELLINI, QUATTRO PERSONE
DENUNCIATE
Sequestrate gabbie e reti in cui venivano custoditi i cardellini allevati in
cattività che facevano da richiamo ad altri uccelli
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5480
17 agosto 2007 – Quattro persone, tutte residenti in Campania, sono state
denunciate in stato di libertà alla magistratura dagli agenti del Comando
Provinciale di Potenza del Corpo forestale dello Stato, che le hanno
sorprese a catturare cardellini nelle campagne di Abriola (Potenza). Gli
agenti forestali hanno sequestrato reti e gabbie in cui erano custoditi
cardellini allevati in cattività: i piccoli uccelli vengono legati ad un
filo e lasciati a dibattersi e cantare, facendo quindi da richiamo per altri
uccelli, a loro volta presi nelle reti. Il Corpo forestale ha liberato i
cardellini catturati e ha affidato quelli allevati in cattività al Wwf
(Fondo mondiale per la natura) perché per il momento non sono in grado di
sopravvivere liberi.
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Caccia ai caprioli, autorizzati a sparare nel sud Astigiano 60 cacciatori
http://www.valenza.it/index.php?pag=notizia&id=15915
Il 18 agosto nel sud Astigiano, si aprira' la caccia ai caprioli,
autorizzata dalla Regione Piemonte.
Sono 60 i cacciatori autorizzati a sparare.Si tratta di caccia selettiva; la
necessita' di ridurre il numero dei caprioli e' dovuta ai danni causati alle
colture agricole e c'e' inoltre il pericolo di incidenti stradali.
I capi da abbattere, secondo una recente ricerca, sono 150. Prima, e
precisamente entro il 6 settembre, si abbatteranno gli adulti. La caccia a
femmine e piccoli si aprira' il 22/12.
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CACCIA: DOPPIETTE AL VIA IL 9 SETTEMBRE IN VALLE D'AOSTA
http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=42609
(ANSA) - AOSTA, 16 AGO - Inizierà il prossimo 9 settembre, con la caccia al
camoscio e al capriolo, la stagione venatoria in Valle d'Aosta e si
concluderà il 24 gennaio 2008 con le battute alla volpe e al cinghiale. Lo
prevede il calendario venatorio approvato dalla Giunta regionale.
Dal 9 settembre al 7 novembre si potranno infatti cacciare camoscio e
capriolo; dal 16 settembre al 14 novembre lepre europea (fatto salvo il
raggiungimento del tetto di abbattimento), volpe (caccia alla cerca),
cinghiale (caccia alla cerca), cesena, colombaccio, cornacchia grigia,
cornacchia nera, merlo, ghiandaia, quaglia, tordo bottaccio, tordo sassello,
tortora; dal primo ottobre al 29 novembre (fatto salvo il raggiungimento del
tetto di abbattimento) beccaccia, pernice bianca, coturnice; dal primo
ottobre al 18 novembre lepre variabile (fatto salvo il raggiungimento del
tetto di abbattimento); dal primo al 29 ottobre gallo forcello (fatto salvo
il raggiungimento del 60% del tetto di abbattimento); dal 13 ottobre al 6
dicembre cervo (fatta salva la chiusura anticipata al 29 novembre per le
aree interessate da impianti sciistici); dal 31 ottobre al 29 novembre gallo
forcello (fatto salvo il raggiungimento del 40% del tetto di abbattimento);
dal 17 novembre 2007 al 24 gennaio 2008 caccia in battuta di volpe e
cinghiale. L'esercizio venatorio è consentito per tre giorni alla settimana,
fermo restando il silenzio venatorio il martedì e venerdì.(ANSA).
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REPLICHE La Regione e la caccia
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/rubrica/Lettera2.htm
Egregio Direttore, chiedo cortesemente un piccolo spazio su suo giornale per
replicare alla lettera del signor Pietro Gaffurini che ha scritto in questi
giorni in materia di caccia. Tengo a ribadire, in prima battuta, che l’
impegno della sottoscritta e di Regione Lombardia verso il settore
venatorio, e quindi verso i 100 mila cacciatori lombardi, oggi come ieri è
concreto e puntuale. Chiaramente, come è facile immaginare anche in un clima
di incertezza legislativa e con un Governo sempre pronto ad approvare
decreti d'urgenza, ogni decisione presa in materia di caccia non può
dipendere solo da una Giunta o da un Consiglio regionali, bensì da autorità
quali Commissione Europea e Stato, che determinano regole, parametri e
vincoli ai quali è obbligatorio attenersi. Regione Lombardia, in coerenza
con questi dettami, ha sempre agito per garantire il diritto ad una caccia
consapevole, responsabile e possibile, nonostante i continui e sterili
ostruzionismi che una certa parte politica ha messo in atto sistematicamente
ogni anno, dimenticandosi che in altre regioni italiane, magari dello stesso
colore politico, le medesime azioni venivano recepite ed accettate come
sagge e rispettose dell’ambiente. Occorre ricordare, a questo proposito, che
nell’ultima Finanziaria, tra le tante sciocchezze ravvisabili da chiunque,
si è consumato un vero e proprio scippo politico-istituzionale da parte del
Ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (convinto militante
anti-caccia!) ai danni del suo collega Paolo de Castro, Ministro alle
Politiche Agricole, con tutte le conseguenze che i lettori possono intuire
vedendo passare la delega alla caccia nelle mani del leader dei Verdi. La
Giunta Regionale, nell’unico interesse dei cacciatori lombardi, ha condiviso
la scelta di limitare la deroga a determinate specie riducendone i
quantitativi prelevabili per evitare che fossero proprio loro, e l’intera
collettività, a fare le spese di scelte più forti, come quelle operate da
altre Regioni che hanno voluto osare di più. D’altro canto, da quando
rivesto il ruolo di assessore regionale all’Agricoltura con delega alla
Caccia, ho sempre svolto ogni mia funzione istituzionale ponendo in essere
scelte ragionate e condivise con le Associazioni venatorie, rispettando e
promuovendo le istanze dei cacciatori lombardi. E’ altrettanto vero, e
continuerà ad essere così non solo per la caccia ma, più in generale, per
tutta la mia attività politico-istituzionale, che lavorerò sempre avendo
come solido punto di riferimento la legge. In tal senso sono convinta di
aver promosso un calendario venatorio, una legge sul prelievo in deroga ed
una legge sui richiami vivi, in grado di soddisfare trasversalmente le
esigenze di tutti i cacciatori. E’ vero, inizialmente e forse con troppa
enfasi ed entusiasmo, la Commissione consigliare regionale competente in
materia aveva proposto parametri un po’ meno rigidi ma poi, sulla base di
pareri tecnico-giuridici e attraverso un confronto schietto e leale, la
legge approvata, con il solo voto contrario di Rifondazione Comunista e dei
Verdi, era la scelta più equilibrata e rispettosa delle normative vigenti in
materia, che si potesse fare. La Regione Lombardia, ad ogni modo, continuerà
ad impegnarsi in tutte le sedi perché le nostre normative siano finalmente
adeguate alle esigenze del territorio, e perché le «deroghe» si valutino
alla luce della «Guida interpretativa sulla Direttiva Uccelli» pubblicata
dalla Commissione Europea. Uno strumento, questo, idoneo e rispettoso della
natura ma troppo spesso ignorato.
Viviana Beccalossi VICEPRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA ASSESSORE
ALL'AGRICOLTURA CON DELEGA ALLA CACCIA
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NOCIVOSARAITU
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MALAYSIA/ TROPPI MACACHI,AUTORIZZATE CACCIA ED ESPORTAZIONE CARNE
Almeno 258.000 esemplari vivono nelle zone urbane
http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2007/08_agosto/17/malaysia_troppi_mac
achi_autorizzate_caccia_ed_esportazione_carne,13007017.html
Kuala Lumpur, 17 ago. (Ap) - La Malaysia ha difeso la sua decisione di
esportare i macachi per la loro carne o per altri usi, l'obiettivo è di
ridurre il numero di queste scimmie accusate di attaccare i villaggi.
"Vogliamo mantenere un certo numero di macachi, che sia sostenibile, e non
causi problemi alla gente" ha affermato oggi il ministro delle Risorse
Naturali e dell'Ambiente, Azmi Khalid.
Il governo ha deciso di rivedere il divieto sulle esportazioni dei macachi
due mesi fa. Da allora, il Ministro dice di aver ricevuto numerose critiche
di chi denuncia la crudeltà del provvedimento. La carne delle scimmie è
destinata ai ristoranti e ai laboratori di ricerca.
"Posso capire le reazioni emotive, ma dobbiamo essere pratici non emotivi",
ha detto il ministro Azmi, secondo cui circa 258.000 macachi dalla coda
lunga vivono nelle zone urbane della Malaysia, ricevono cibo dalla
popolazione o lo trovano nei campi."Quando hanno fame, attaccano qualsiasi
persona, nel nostro paese si riproducono in fretta", secondo il ministro
dell'Ambiente.
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PESCA
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Litiga con i guardiaparco poi arrivano i Carabinieri
Difende il figlio e finisce denunciato
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070817&ediz=08_ABRUZZO&npag=41&fi
le=E_3051.xml&type=STANDARD
di SONIA PAGLIA
PESCASSEROLI - Massima severità nei controlli da parte dei Carabinieri,
Forestali e guardiaparco. È stato denunciato per resistenza a pubblico
ufficiale, rifiuto di fornire generalità e rapina impropria R.G., 49 anni,
noto imprenditore molisano residente a Monte Falcone nel Sannio. Tutto è
iniziato a seguito di un battibecco con i guardiaparco che avevano sorpreso
suo figlio, M. R., 20 anni, mentre pescava nel lago di Barrea, senza licenza
e in area di riserva integrale. L’imprenditore ha impedito al figlio di
rilasciare le proprie generalità, così i guardiaparco hanno proceduto a
fotografare l’individuo. La cosa ha infastidito molto l’imprenditore
molisano, tanto da strappare dalle mani dei guardiaparco la macchina
fotografica e fuggire via con l’automobile; nella fuga però ha urtando con
la ruota anteriore la gamba di uno dei guardiani della natura. È stato
richiesto subito l’intervento dei carabinieri di Castel di Sangro che hanno
fermato la famigliola, intorno alle ore 17, in località Fonte della Regina.
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ALLEVAMENTO
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Aviaria, il virus arriva a Savona
allarme in liguria
Dopo i duecento uccelli morti nell'Imperiese, trovati tre germani forse
contagiati da H7
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=582682&IDCate
goria=2094
«SONO STATI TROVATI tre germani morti a Savona». La notizia arriva da
Giovanni Rivò, responsabile del dipartimento di veterinaria della provincia
di Imperia.
Dopo i 70 uccelli morti nei giorni scorsi alla foce del fiume Impero e più
di un centinaio trovati nelle zone circostanti dell'Imperiese, l'aviaria H7
(il ceppo che, è bene ricordarlo, non può contagiare l'uomo) si starebbe
diffondendo anche in altre zone della Liguria. E subito sono stati disposti
esami: i resti degli animali appena trovati saranno controllati
dall'Istituto Zooprofilattico di Torino, così come era avvenuto per quelli
degli uccelli morti a Imperia (i risultati degli accertamenti saranno resi
noti oggi).
Intanto i principali organismi scientifici che si occupano del virus
dell'aviaria e della diffusione di epidemie attraverso gli animali stanno
tenendo sotto controllo la situazione. Il rischio è grande: gli uccelli
ammalati in Liguria potrebbero diffondere la malattia negli allevamenti di
pollame.
NESSUN RISCHIO PER GLI UOMINI - «No, non c'è nessunissimo pericolo per gli
uomini», garantisce il professor Vittorio Guberti, ricercatore dell'Istituto
Nazionale di Fauna Selvatica. Insomma, non si tratta della temuta aviaria
N5H1 che tra giugno e luglio ha ucciso decine di migliaia di uccelli anche
in Europa: 33.552 animali, per l'esattezza. Quasi tutti nella Repubblica
Ceca, ma anche qualche decina di esemplari in Francia, Germania, Gran
Bretagna e Turchia. Soltanto il virus N5H1 può mutare e, in casi rarissimi,
infettare gli esseri umani provocandone anche la morte. Racconta Guberti:
«Adesso bisogna attendere i risultati delle analisi. Se fosse confermato che
gli animali sono morti per l'H7, allora bisognerebbe prendere ogni
precauzione per evitare che il virus si diffonda». La legge è severa, molto
severa, in proposito: tra l'altro, c'è l'obbligo di recintare le strutture e
di abbattere tutti gli uccelli se si registrano casi di aviaria all'interno
di un allevamento.
LA MIGRAZIONE - Ma com'è arrivata l'aviaria fino in Liguria? «Colpa degli
uccelli serbatoio», sostiene Guberti. In pratica: «Germani, cigni e anatre
migrano dalla Siberia, poi, dopo essere arrivati in Scandinavia, scendono in
Italia passando sopra la Germania. La migrazione comincia in agosto», spiega
Guberti. E aggiunge: «I primi ad arrivare sono i maschi adulti che se ne
vanno subito dopo aver fecondato le femmine. Uomini e animali evidentemente
talvolta non sono poi così diversi. A settembre poi arriveranno le femmine,
che dopo aver nutrito i piccoli li lasciano in Siberia. Gli ultimi a
raggiungere l'Italia, a novembre, saranno proprio i nuovi nati che aspettano
finché le temperature in Russia non diventano troppo rigide».
I primi esemplari, maschi adulti, sono comparsi alla foce del fiume Impero
due settimane fa: «Gli abitanti della zona ci hanno avvertito che erano
stati notati animali morti o agonizzanti», raccontano gli esperti della Asl.
E spiegano: «Nei primi giorni abbiamo trovato fino a dieci uccelli morti
ogni giorno. Nelle ultime ore per fortuna il fenomeno sembra in calo, ma è
comparso a Savona».
IL CONTAGIO - «La trasmissione dell'aviaria H7 dagli uccelli migratori a
quelli di allevamento non è facile e avviene spesso per colpa dell'uomo»,
racconta Igino Andrighetto, direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico
delle Venezie. Il centro di Padova è il punto di riferimento in Italia per
lo studio dell'aviaria e per il monitoraggio dei casi registrati nel nostro
Paese. Ma allora come avviene la trasmissione del virus? «Essenzialmente
attraverso le feci. L'aviaria si trasmette rapidamente tra migratori che poi
entrano in contatto con i polli ruspanti, quelli che vivono all'aperto.
Poi... poi arriva l'uomo che magari calpesta la terra dove si trova il virus
e la porta dentro un allevamento, la trasporta da un allevamento a un
altro».
ALLARME PER GLI ALLEVAMENTI - Pollame a rischio, quindi. E sono guai seri,
soprattutto in Italia. Basti pensare che nel nostro Paese i polli sono circa
600 milioni (dieci per ogni abitante), mentre i tacchini raggiungono quota
50 milioni. Gli allevamenti sono concentrati soprattutto in Veneto ed Emilia
Romagna. Ma anche in Liguria - e nella zona di Imperia - ci sono strutture
importanti.
Ci sono rischi per l'avicoltura? «Bisogna prendere precauzioni immediate.
Così si riesce a evitare ogni contaminazione degli allevamenti e qualsiasi
trasmissione da una struttura a un'altra», sostiene Andrighetto. E assicura:
«In Italia i controlli sono molto seri. In un anno vengono prelevati
campioni da circa 600 mila volatili. Negli ultimi mesi non è stato rilevato
alcun caso di N5H1». Discorso diverso per l'H7, il virus di Imperia (e,
pare, di Savona). Certo è che in pochi altri casi sono stati rinvenuti
addirittura dieci animali morti al giorno. Insomma, quei germani morti
nell'Imperiese hanno messo in agitazione il mondo degli allevatori che
ancora si ricordano di quando, anni fa, l'allarme aviaria portò a uccidere
per precauzione 15 milioni di animali. Oscar Berlanda, consigliere dell'Una
(Unione Nazionale dell'Avicoltura), non ha dubbi: «Non bisogna dormirci
sopra. Devono essere prese subito tutte le precauzioni possibili, perché i
rischi sono grandi. Ma ricordiamoci che l'aviaria esiste da sempre.
Quarant'anni fa i contadini la chiamavano "La peste"».
CANARINI AL SICURO - «L'aviaria H7 può contagiare soltanto gli uccelli»,
garantisce il professor Vittorio Guberti. Polli e tacchini, soprattutto. Ma
a Imperia sarebbero stati contagiati anche un piccione e due gabbiani.
«Quello dell'aviaria - spiega il ricercatore dell'Istituto Nazionale di
Fauna Selvatica - è un virus che prolifera vicino all'acqua, quindi colpisce
soprattutto germani, anatre e cigni. Gli altri uccelli sono quasi esenti da
rischi. Certo, in teoria anche passeri, piccioni e canarini possono essere
colpiti, ma i proprietari di uccellini domestici possono stare tranquilli, i
loro animali non corrono alcun rischio. E nemmeno uccelli rari, come le
aquile, sono minacciati perché vivono lontano dall'acqua».
FERRUCCIO SANSA
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MALTRATTAMENTI
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Uccide barbaramente il cane: denunciato
Lega l’animale a un masso e lo getta in mare per farlo annegare. Rischia
fino a 18 mesi
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070817&ediz=05_LATINA&npag=34&fil
e=C_1853.xml&type=STANDARD
Uccide il proprio cane legandolo a un macigno e gettandolo in mare. Il corpo
privo di vita dell’animale, un meticcio adulto, è stato però avvistato nel
primo pomeriggio di marteì a circa 15 metri dal faro verde del molo Azzurra.
Immediatamente è scattato l’allarme e si sono mobilitati la guardia costiera
e un pattugliatore della Guardia di Finanza. E, grazie all’immersione di un
sub della Capitaneria di porto, Salvatore Gonzalez, è stato così possibile
recuperare, a dieci metri di profondità, la carcassa del cane, morto
probabilmente da due giorni e già in stato di decomposizione. Era appeso ad
una cima legata ad un grosso macigno gettato in fondo al mare dal
proprietario della bestiola, che probabilmente di notte, si era portato al
largo su una barca abbandonando il cane, ancora vivo, nelle acque antistanti
il molo. Le indagini, condotte dalla guardia costiera di Formia diretta dal
luogotenente Marco Vigliotti in collaborazione con il responsabile della
stazione zoologica ambientale Giampaolo Perretta e un funzionario del
servizio veterinario del comprensorio Formia-Gaeta dell’Asl, Antonio
Annunziata, hanno permesso di risalire, in meno di 24 ore, all’identità dell
’autore dell’incredibile gesto. Identificato attraverso un tatuaggio
impresso sotto la coscia destra del cane, che ha consentito di risalire al
padrone. Un insospettabile professionista formiano di 51 anni, che ha
cercato di giustificarsi asserendo che il suo cane soffriva da tempo di una
grave malattia e, per questo, lo aveva soppresso. In modo brutale, l’animale
è morto per annegamento. Il proprietario è stato denunciato per l’uccisione
dell’animale, reato per il quale rischia fino a 18 mesi di reclusione. «Un
caso forse inedito in Italia, di una persona individuata e denunciata, in
base alla legge del 2004, per l’uccisione di un animale» - spiega Giampaolo
Perretta. «Per la mia esperienza personale posso sicuramente affermare che
chi è in grado di uccidere in modo così barbaro un animale è certamente
pericoloso anche per la collettività e per i suoi cittadini. Mi chiedo cosa
avrebbe fatto il tizio con un parente anziano o un bambino ammalato» - è
stato il commento di Monica Cirinnà, delegata del sindaco di Roma ai diritti
degli animali. Sa.Gio.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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