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NEWS: Giornali Internet 21/08/07



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CACCIA
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Trappola per cacciare i cinghiali: denunciato per bracconaggio
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070821&ediz=06_UMBRIA&npag=45&fil
e=K_2622.xml&type=STANDARD
SAN VENANZO Un uomo di 54 anni, abitante a Parrano, è stato denunciato dagli
agenti della forestale per bracconaggio.
Gli agenti della Forestale di San Venanzo hanno agito di concerto con quelli
della stazione di Avigliano Umbro. Insieme hanno compiuto una serie di
appostamenti per cogliere l’uomo sul fatto.
L’accusa è quella di aver esercitato la caccia al cinghiale in periodo dio
dievieto e per di più utilizzando mezzi non consentiti.
Non il fucile per una battuta di caccia, ma una vera e propria trappola che
aveva costruito ed occultato tra la boscaglia nelle campane di Parrano.
La gabbia metallica aveva notevoli dimensioni, vista l’animale cui era
destinata: tre metri di lunghezza per due di larghezza ed altrettanti di
altezza.
La gabbia, al cui interno si trovava cibo per attirare l’animale, era
predisposta in modo tale da far scattare la chiusura a ghigliottina non
appena il cinghiale vi fosse entrato.
La gabbia era stata evidentemente individuata, da qui l’appostamento in
attesa che il bracconiere si presentasse a controllare se la trappola da lui
predisposta fosse scattata.
Invece essa è sì scattata, ma nei suoi confronti.
Quando gli agenti del Corpo Forestale dello Stato gli hanno contestato l’
infrazione non ha potuto negare.
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LA REPLICA. L’assessore Luca Coletto e l’esperto Claudio Arzenton smorzano
gli allarmismi degli ecologisti
«Abbiamo solo accolto le richieste dei Comuni»
La Provincia difende la proposta poi recepita da Venezia
Per i turisti nessun disagio: la stagione venatoria si apre solo ad ottobre
LUCA COLETTO
Assessore provinciale all’ecologia
La distanza dei capanni dalla riva del lago non può causare alcun pericolo
CLAUDIO ARZENTON
Consulente della Provincia
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Bad.htm
Nessun rischio per i turisti, nessun problema per la salvaguardia dell’
ambiente: l’assessore provinciale all’ecologia e caccia e pesca, Luca
Coletto, insieme al consulente dello staff di giunta, Claudio Arzenton,
rovesciano gli allarmi lanciati dalle associazioni degli ecologisti a
proposito della riapertura alla caccia all’interno dell’oasi del basso
Garda.
Coletto premette subito che «la caccia è materia concorrente Stato-Regioni»
e che «l’amministrazione provinciale ha facoltà di fare proposte, cosa che
abbiamo fatto e che la Regione ha accolto. La nostra proposta», aggiunge l’
amministratore provinciale, «è però partita dalle richieste fatte dai Comuni
nel 2000 e 2003. All’epoca io non ero assessore e non ho partecipato alla
compilazione del piano provinciale. Peraltro noi ci siamo limitati ad
accogliere le richieste dei Comuni: Garda non l’ha richiesto e, poichè
rientra anche nella zona faunistica delle Alpi, non è stata svincolata dall’
oasi. I turisti però possono stare tranquilli, poichè abbiamo un decreto del
presidente della Regione Veneto che sposta dal 19 settembre al primo ottobre
l’apertura della stagione venatoria per quelle zone che hanno necessità
turistiche».
Coletto illustra le ulteriori garanzie: «Le domande di capanno ex novo
dovranno ad ogni modo passare al vaglio della Provincia, che potrà valutare
anche in maniera disgiunta dalle autorizzazioni rilasciate dai Comuni. E una
cosa è certa», chiarisce l’assessore. «I capanni non saranno concessi a
distanze pericolose o non regolamentari».
Su questo punto però le tesi sono controverse: sia Lipu che Comune di
Bardolino precisano infatti che i capanni devono avere l’autorizzazione del
Comune in quanto in acque demaniali, ora di competenza degli enti locali, e
che la Provincia non avrebbe alcun potere di annullamento.
Arzenton entra nel tecnico e spiega: «I capanni potranno essere posizionati
a 225 metri dalla riva, quindi a metà strada circa dall’oasi in fuori a 500
metri e non potranno causare pericoli perchè sono ad una distanza di una
volta e mezzo la gittata». Agli eventuali pericoli per le numerose
imbarcazioni che navigano o per bagnanti che nuotano, Arzenton risponde:
«Dovranno convivere, come già accade nelle altre zone libere come a
Peschiera, dove del resto non ci sono mai stati problemi».
E agli ambientalisti che accusano di aver truccato le superfici, il
consulente ricorda che «l’ambito comprende tutti i comuni rivieraschi e l’
entroterra fino a Verona, con confine a nord su Caprino. Gli ettari di acqua
conteggiati sono stati recepiti dalla Regione come territorio faunistico,
altrimenti quella superficie sarebbe stata computata ai fini della
determinazione del numero di cacciatori che potevano avere accesso alle zone
dell’ambito. Quindi questo è servito a diminuire i cacciatori». A.S.
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Doppiette al lavoro contro i caprioli animalisti in silenzio
partita la caccia selettiva
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=583632&IDCate
goria=595
Secondo il piano regionale devono essere abbattuti 585 esemplari. Fino al 5
settembre solo maschi adulti
Acqui Terme. Nessuna manifestazione di protesta ha turbato l'inizio della
caccia di selezione ai caprioli, stabilita dalla Regione per il sovrannumero
di ungulati nelle campagne della provincia alessandrina. Nessuno striscione
è stato avvistato nei punti di raccolta sia di Acqui che di Ovada. E non c'è
stato nessun dimostrante, ambientalista e convinto vegetariano che si sia
presentato nei boschi della zona con tanto di coperchi e campanelli per
allertare gli animali. Eppure tutto questo lo scorso anno c'è stato per
contestare da parte degli animalisti la scelta di cacciare i caprioli. la
protesta aveva fatto scendere in campo uomini e donne appartenenti al mondo
della cultura e dello spettacolo e gridare allo scandalo migliaia di
persone.
Ieri invece è stata abbattuta una decina di esemplari e le operazioni si
caccia si sono svolte nella più totale tranquillità. «Abbiamo avuto qualche
telefonata di protesta - spiegano le guardie dell'Atc AL 4 - ma nulla di
significativo».
Eppure, esattamente come lo scorso anno gli animali da abbattere sono un
numero considerevole: in tutto 585 su una popolazione stimata di oltre 3000
capi solamente per il territorio che comprende Ovadese e Acquese.
Qualcosa evidentemente è cambiato. Oggi a lamentarsi in maniera decisa e
forte sono gli agricoltori che hanno subito danni nei vitigni come agli
alberi da frutta. I caprioli, considerati animali miti e tranquilli tanto da
essere stati mitizzati ed aver trovato un posto speciale nelle favole per i
bambini, si sono rivelati un vero flagello per le colture. Fanno razzia di
germogli e in caso di siccità, come accade da parecci anni nel periodo
estivo soprattutto, anche di foglie e rametti per succhiarne la linfa e
dissetarsi. Senza contare la loro pericolosità quando scendono a valle e si
ritrovano sulle strade, loro malgrado. Gli incidenti provocati dagli
ungulati sono in continuo aumento. Le stime parlano di oltre cento incidenti
accertati dall'inizio dell'anno fino ad oggi. Sinistri avvenuti tutti nel
territorio dell'Atc AL 4, fortunatamente, solo con notevoli danni materiali
ma che la dicono lunga sulla pericolosità della situazione soprattutto nelle
strade in prossimità dei boschi.
Agricoltura dunque e pericolosità per chi viaggia: un connubio che, pare,
stia facendo cambiare rotta agli abitanti della zona oggi meglio disposti ad
approvare il piano di abbattimento approvato dalla Regione Piemonte. Un
piano assai rigoroso, con date e regole ben precise. «È bene rimarcarlo»
spiegano i cacciatori che ieri mattina hanno partecipato all'operazione di
abbattimento. Ogni cacciatore ha diritto ad uccidere un solo esemplare che,
una volta etichettato viene portato nei centri di raccolta per l'esame e la
consegna del trofeo, solitamente testa e corna. Da ieri e fino al 5
settembre si potranno cacciare maschi adulti. Femmine e capi di un anno
potranno essere abbattuti dal 19 dicembre 2007 al 6 gennaio 2008, e dal 10
al 31 gennaio.
Giovanna Galliano
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ALLEVAMENTO
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Il vitello in fuga diventa furioso
allevatore ferito
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070821&ediz=08_ABRUZZO&npag=43&fi
le=G_3566.xml&type=STANDARD
di DINO PICCIRILLI
ROCCASPINALVETI - Cercava il vitello che era fuggito dalla stalla ma quando
l’ha trovato, l’animale, quattro quintali di stazza, gli si è scagliato
addosso ferendolo in varie parti del corpo. Lui, Gino Grimaldi, allevatore,
confessa di aver visto in quel momento ”la morte con gli occhi”: se l’è
cavata con la rottura di una costola a verie ferite profonde al braccio
destro. La sua è un’avventura dai contorni drammatici ed incredibili. Tutto
è accaduto a Roccaspinalveti, contrada Serre quando dalla stalla si è
allontanato il vitello e si è dileguato nelle campagne circostanti. Grimaldi
a quel punto assieme a tanti amici iniziava le ricerche, sotto un sole
cecente e in un territorio non facile, fino a quando dopo diverse ore l’
animale è stato avvistato. Ma appena il padrone si è avvicinato per
riprenedere il vitello quest’ultimo è diventato furioso e gli si è scagliato
contro.
L’allevatore è stato prontamente soccorso e portato all’ospedale di Atessa
mentre per fermare l’animale si è dovuto far ricorso ad interventi
anestetici eseguiti da personale specializzato. Ora il vitello inferocito,
che aveva tenuto in ansia l’intero paese, reso innocuo e malridotto, è
tenuto legato e sotto osservazione in attesa dei provvedimenti che gli
organi competenti vorranno adottare.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it