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NEWS: Giornali Internet 22/08/07



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CACCIA
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Bracconieri e pescatori di frodo nel mirino del Corpo forestale
http://www.unionesarda.it
Pesce fresco e selvaggina per i ristoratori, un’attività che frutta qualche
soldo e fa felici i turisti che in queste settimane stanno arrivando in
Gallura. Contro i pescatori di frodo e i bracconieri, negli ultimi giorni,
sono state effettuate diverse operazioni da parte del personale delle
stazioni del corpo forestale e della motovedetta di base a Palau. Ieri, il
direttore dell’ispettorato forestale di Tempio, Delfo Poddighe ha presentato
i risultati dell’attività che ha coinvolto numerosi agenti. Il primo blitz è
scattato qualche giorno fa a Punta Rossa, nell’arcipelago di La Maddalena.
Un peschereccio con a bordo numerosi turisti è stato bloccato mentre
venivano effettuate operazioni di pesca in una zona soggetta ai vincoli più
stringenti, con l’utilizzo di una rete di circa seicento metri di lunghezza.
Il materiale che si trovava a bordo del peschereccio è stato sequestrato, il
comandante denunciato per violazione delle norme sulla pesca. Sempre la
motovedetta di Palau ha effettuato un altro intervento a Costa Serena, in
questo caso sono state denunciate tre persone impegnate in attività di pesca
illecita, i forestali hanno sequestrato quindici chilogrammi di pesce.
Questo per quanto riguarda l’attività svolta nel litorale gallurese. Ma l’
operazione ha riguardato anche l’interno del territorio di competenza dell’
ispettorato tempiese.
Tra Badesi e Trinità d’Agultu sono state recuperate trappole rudimentali
utilizzate dai bracconieri per la cattura di cinghiali, in particolare
gabbie sistemate nella zona di Enas. Nel corso dei sopralluoghi e delle
attività antibracconaggio, i forestali hanno individuato a Capo Ceraso, nel
litorale di Olbia, una sorta di baraccopoli organizzata, con prefabbricati
realizzati utilizzando lamiera e legno. l’area è stata sottoposta a
sequestro giudiziario. A. B.
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Firenze - Caccia allo storno. Roselli: "Sono favorevole"
"Favorevole all'inserimento nella preapertura"
http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?VisImg=S&Art=15607&Cat=1&I=null&IdTipo=0
&TitoloBlocco=Enti%20Locali
L'Assessore provinciale all'Agricoltura, Caccia e Pesca, Pietro Roselli, si
dichiara d'accordo con l'Assessore Regionale alla Caccia, Susanna Cenni, per
l'inserimento degli storni tra le specie cacciabili nella cosiddetta
preapertura. "È una ipotesi saggia, quella di inserire anche la storno tra
le specie cacciabili fin dalla preapertura del 1 settembre" dichiara
Roselli."Del resto - aggiunge l'assessore provinciale - tutti abbiamo
consapevolezza del fatto che questa specie è diventa stanziale. Gli storni
hanno raggiunto un numero elevato e una intensità tale da costringerci, nel
periodo primaverile, a praticare abbattimenti straordinari per proteggere le
colture frutticole"."Certe produzioni, come ciliege, albicocche ed altri
frutti - conclude Pietro Roselli - anche in provincia di Firenze ormai non
sono piú possibili, proprio a causa dell'alto numero di questi volatili.
Quindi, inserire questa specie tra quelle cacciabili è un fatto logico per
l'equilibrio del nostro territorio" (red).
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Puglia - Borraccino (PdCI): "Una proposta di legge regionale per la caccia
allo storno"
Una nota del presidente del gruppo consiliare dei Comunisti italiani, Cosimo
Borraccino
http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?VisImg=S&Art=15716&Cat=1&I=null&IdTipo=0
&TitoloBlocco=Enti%20Locali
"In ampie fasce di territorio regionale, soprattutto nella provincia
brindisina, notevoli sono i danni arrecati alla coltivazione - in particolar
modo dell'ulivo - dalla presenza di stormi di…storni. L'apparente gioco di
parole aiuta certamente a farsi una precisa idea dei danni che questi
volatili arrecano agli agricoltori pugliesi.Già nei mesi scorsi il Gruppo
dei Comunisti Italiani, con una interrogazione in Consiglio regionale, aveva
richiesto precisi interventi, finalizzati ad una variazione del calendario
venatorio nella regione ed alla contestuale autorizzazione di caccia agli
storni.Infatti, questi uccelli, in particolare nelle zone del brindisino,
nei mesi passati avevano danneggiato seriamente le coltivazioni di olivo
dell'intera provincia e delle relative conseguenze si erano fatti portavoce
gli agricoltori direttamente colpiti da tale calamità e le loro associazioni
di categoria. I loro appezzamenti, dopo il passaggio e soggiorno degli
storni, apparivano come arati e ció dà l'idea di quanto numerosi fossero gli
uccelli che insistevano su quel territorio ma, comunque, anche in altre zone
della Puglia.Si tenga conto che questi danni si sono aggiunti a quelli già
subiti a causa del particolare andamento del mercato che, a malapena,
consente il recupero delle spese di coltivazioneIl Gruppo PdCi alla Regione
Puglia ha, quindi, presentato in Consiglio regionale una proposta di legge
con la quale, in deroga alla normativa vigente, si autorizza nell'intero
territorio pugliese la caccia allo storno cosí come, del resto, già avvenuto
in altre regioni italiane" (red).
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Liguria: caccia, chiesta deroga per storni e fringuelli
http://www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=24761
Il Coordinamento delle associazioni venatorie della Liguria, che annunciano
di rappresentare 26.000 cacciatori liguri, ha scritto al presidente della
Regione Claudio Burlando, all'assessore regionale alla caccia Giancarlo
Cassini, agli assessori alla caccia delle quattro Province liguri e ai
consiglieri regionali competenti la IV Commissione consiliare, per chiedere
di affrontati i temi del prelievo in deroga delle specie storno e fringuello
e il divieto di caccia per dieci anni sui soprassuoli boscati percorsi dal
fuoco.
I cacciatori chiedono «un rapido e proficuo impegno in Regione e Province
per giungere in tempi brevi all'applicazione del prelievo in deroga di
storno e fringuello e di procedere celermente con l'approvazione delle
proposte di legge depositate in IV Commissione consiliare a firma dei
consiglieri Chiesa, Bruzzone e Orsi che regolamenterebbero l'esercizio
venatorio nei boschi percorsi dal fuoco».
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SCONTRO SUL PIANO FAUNISTICO. I cacciatori - al pari del Wwf - contestano la
programmazione in materia venatoria già causa di dispute nel Basso Garda
Si torna a sparare anche nell’ex oasi del Baldo
La Regione riapre alla caccia l’area da Novezza a Valfredda: polemiche
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Bae.htm
Barbara Bertasi
Spari nell’ex Oasi del Baldo: dopo 33 anni di pace alcune rare specie di
uccelli, come i Tetraonidi, rischiano di fare la fine dell’ormai estinta
pernice bianca. L’allarme arriva da Wwf Verona allarmato dal nuovo Piano
faunistico venatorio approvato dalla Regione (quello che ha scatenato
polemiche anche nel Basso Garda), che apre la caccia anche da Novezza a
Valfredda. Il che, paradossalmente, è contestato persino da cacciatori. «È
entrato in vigore come pacchetto legge e presenta momenti molto critici in
più aree della nostra provincia come contestiamo con Legambiente e Lipu»,
spiega Manuela Formenti, responsabile del Wwf Verona. Sul Baldo si può ora
cacciare in quello che la Provincia aveva denominato Oasi Monte Baldo ovest,
tornata roccaforte di tante specie selvatiche protette. «Alcune sono
inserite anche nella cosiddetta Lista rossa del Wwf come specie a forte
rischio di estinzione come suggerito anche dall’Ue».
Luigi Giramonti, presidente del comprensorio di Brenzone, ritiene la scelta
«scandalosa». Aggiungendo: «Hanno ampliato la superficie cacciabile dell’
oasi, la zona più delicata del Baldo, dove, eventualmente, sarebbe possibile
solo la caccia di selezione. Stiamo andando alla deriva: qui nidificano
specie protette come coturnice, gallo cedrone e forcello e crediamo possa
tornare pure la pernice bianca».
«Già da giugno queste aree sono state aperte alla caccia di ungulati,
camosci e caprioli», fa sapere Formenti. «È grave anche perché, in questa
stagione, il Baldo e i suoi percorsi sono frequentati dai turisti».
E ricorda, in Valfredda, il via vai perpetuo lungo il sentiero intitolato al
compianto Lino Ottaviani, naturalista, fotografo amante della natura del
Baldo, che lavorava alla Forestale di Verona. «Istituita nel 1973, l’oasi
non fece nemmeno in tempo a tutelare una specie molto particolare dei
Tetraonidi, galliformi di montagna che valorizzavano molto la biodiversità
baldense. L’ultima pernice bianca fu abbattuta poco prima della chiusura
della caccia vicino a Coal Santo».
Comunque in 33 anni, la ex oasi, col suo regime di tutela e grazie al
contribuito di molte presenze, come Corpo forestale e agenti del corpo di
vigilanza ambientale della polizia provinciale, aveva consentito il ritorno
e l’incremento dei siti di riproduzione di molte specie di animali
selvatici.
«Inoltre, dato il collegamento alla riserva naturale Lastoni Selva Pezzi, è
stata reintrodotta la marmotta e, nel 1987, il camoscio, ripristinando
ulteriormente la biodiversità del Baldo. E la marmotta, entrando nella
catena alimentare dell’aquila, ha favorito la nidificazione di questo
splendido rapace, simbolo delle nostre Alpi. L’area che va da Novezza alla
Valfredda ospita dunque gli ultimi siti di riproduzione di specie inserite
nella Lista Rossa. Eppure sul Baldo in autunno si potrà sparare a gallo
forcello e coturnice». Formenti ricorda che questi animali sono descritti
nel libro del Wwf «Salvati dall’Arca» (Edizioni Perdisa) a cura di Maurizio
Frassinet e di Francesco Petretti (naturalista e volto noto di «Geo&Geo»),
che riporta anche l’ultimo scritto di uno dei massimi studiosi nazionali del
gallo forcello, il professor Paolo Flavio De Franceschi, già collaboratore
del Museo di storia naturale di Verona, scomparso lo scorso anno. «Senza
contare», conclude, «che i Tetraonidi, amanti del freddo, già risentono dei
cambiamenti climatici e col nuovo piano rischiamo di ridursi ancora».
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La stagione venatoria è iniziata tra le polemiche: ogni appassionato potrà
abbattere tre animali dei 225 destinati a morire caprioli decimati,
cacciatori in trincea cinquecento capi in meno negli ultimi anni, combi:
«censimenti sbagliati, gli esemplari sono più numerosi»
http://www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=
LE_VALSASS&Bassa=si&Pagina=23&IDNotizia=2585953
Roberto Combi
ballabio sui monti della provincia di lecco i caprioli sono sempre meno. un
calo vistoso, quello registrato dagli esperti della provincia di lecco: nel
periodo 2002-2007, 488 capi in meno. per la precisione, a fronte dei 1779
caprioli adulti di cinque anni fa, se ne sono rilevati quest'anno 1291. cosa
sta succedendo? gli specialisti di villa locatelli hanno le loro certezze.
agli appartenenti alla specie ne capitano di tutte: «prelievo eccessivo,
incidenti stradali, uccisione da parte di cani vaganti, bracconaggio», come
si legge nel piano di prelievo del capriolo approvato dalla provincia.
preoccupazioni condivise dall'istituto nazionale per la fauna selvatica, che
infatti ha ridotto il numero dei capi che possono essere «prelevati»,
termine tecnico, dai cacciatori nella stagione venatoria iniziata sabato e
che durerà fino al 21 novembre. in questi settantasei giorni ogni cacciatore
tesserato potrà cacciare, nel settore di competenza dei comprensori alpi
lecchesi, prealpi lecchesi e penisola lariana, tre esemplari di capriolo
ciascuno. che si traduce nel 17,5% sul totale delle 1291 bestie censite.
capriolo più, capriolo meno fanno 225 esemplari. ma l'«allarme caprioli» di
villa locatelli viene subito contestato dai cacciatori. «è risaputo nel
nostro ambiente che i risultati dei rilievi condotti dalla provincia sul
numero dei caprioli nei tre comprensori di caccia del lecchese non sono
fedeli alla realtà. soprattutto le condizioni atmosferiche incidono non poco
sugli spostamenti dei caprioli, tanto che nella medesima località puoi
registrare un numero superiore o inferiore di questi ungulati a sole poche
ore di distanza». «quindi un metodo, quello della provincia, che non rende
giustizia alla realtà effettiva dei fatti». così commenta il responsabile
della commissione tecnica ungulati del comprensorio caccia prealpi lecchesi,
roberto combi. contesta senza giri di parole il piano di prelievo del
capriolo steso dalla provincia con un numero decurtato di esemplari
cacciabili rispetto a quello dell'anno scorso. e per di più ulteriormente
ridotto dall'istituto nazionale per la fauna selvatica. ma il numero degli
ungulati è in calo «il dato è comunque innegabile - ammette combi - vero è
che i caprioli diminuiscono, ma non in maniera così accentuata come dice la
provincia». ente che ha formulato ipotesi sul calo della popolazione di
questi ungulati. a partire dagli investimenti sulle strade di montagna.
esempio emblematico è quello della provinciale 62 di ballabio, il rettilineo
della piana di balisio su cui da settimane è in corso una trattativa tra il
comprensorio prealpino presieduto da achille rusconi e l'assessore
provinciale alla viabilità, armando volontè. sette caprioli investiti e
uccisi in pochi mesi a balisio. i cacciatori mesi fa hanno piazzato speciali
catarifrangenti che, colpiti dai fari delle auto, riflettono il fascio di
luce sui prati circostanti facendo mettendo in fuga i caprioli. «da quando
in quel tratto sulla 62 abbiamo posto i cosiddetti "occhi di gatto", nessun
capriolo è stato investito», rimarca combi - siamo anche disposti a pagarli,
ma villa locatelli pensi a coprire tutta la piana con questi speciali
catarifrangenti». ma villa locatelli segnala anche un «eccessivo prelievo,
bracconaggio, cani selvatici» alla base del calo dei caprioli. «è vero, sono
fattori che senz'altro incidono - ammette combi - e noi per primi siamo in
campo per verificare il rispetto delle regole. cani selvatici, bracconaggio
sono purtroppo delle costanti ma che non crediamo possano essere alla base
di questa presunta accentuata decrescita del numero degli esemplari di
caprioli sui monti lecchesi». beppe grossi
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Mauro Lunelli replica a Borzaga e avanza un sospetto: «Forse dà fastidio il
divieto di caccia»
«Contro di noi attacchi immotivati»
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=30419&p
agina=23&versione=testuale&zoom=&id_articolo=157225
«Che vadano pure dalla magistratura, così le chiacchiere dovranno essere
documentate». Mauro Lunelli non teme la controffensiva legale del Wwf e
difende a spada tratta la decisione di creare un vigneto pregiato in
località Terlaga. «Anche la famiglia Salvadori è d'accordo e il barone
sarebbe stato felice di questa scelta» assicura, rispondendo così all'accusa
di aver tradito la volontà del vecchio proprietario, donatore del complesso.
A proposito dell'accesso alle proprietà Lunelli nega l'esistenza di divieti
e assicura che non esiste preclusione alcuna: «C'era un vecchio cartello,
messo trent'anni fa dal barone Salvadori, che faceva ormai parte del
paesaggio e al quale non facevamo caso. Ma abbiamo provveduto a toglierlo.
La stanga che impedisce di entrare nel parco con la macchina invece
l'abbiamo dovuta mettere perché qualche anno fa era diventato luogo
frequentato da prostitute e droghini. Ma a piedi si può tranquillamente
passare». Il vigneto, secondo i proprietari, non sarà nemmeno visibile dal
fondovalle e verrà realizzato lì, staccato dagli altri, perché le analisi
del terreno fanno pensare che tra una decina d'anni potranno crescere uve di
primissima qualità: «Avremo un altro "riserva Giulio Ferrari"» prevede
Lunelli. Che sottolinea anche come si utilizzerà il terreno presente in
loco, senza trasporto da fuori, e come la protezione civile abbia già
avallato le scelte dei tecnici. Infine avanza un sospetto: «Nei boschi di
Villa Margon è vietata la caccia e sono pieni di caprioli che alimentiamo
con fieno e mele di scarto. Non vorrei che ai cacciatori di Ravina ciò desse
fastidio. Forse le polemiche nascono anche da questo». F.G
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NOCIVOSARAITU
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Castiadas. Il Comune chiede l’intervento della Regione
Troppi cervi, danni per l’agricoltura
http://www.unionesarda.it
Troppi cervi e poco cibo sui 7 fratelli. Risultato? Gli animali lasciano la
montagna invadendo le campagne soprattutto in territorio di Castiadas con
gravi danni per l’agricoltura. La Giunta comunale di Castiadas capeggiata
dal sindaco Quintino Sollai ha preso in esame la situazione inviando all’
assessorato regionale all’Ambiente un intervento col completamento della
recinzione dell’area demaniale. I danni sono pesanti soprattutto a Camisa,
Buddui, Monte Gruttas e Castiadas centro. Presi di mira vigneti e frutteti.
Una situazione difficile. Alla Regione si chiede di intraprendere tutte le
iniziative necessarie per evitare ulteriori danni nelle campagne, già
devastate dalla siccità.
Attualmente, secondo dati ufficiali, sono 2200 i cervi che vivono sui 7
fratelli.
Sul versante del parco ricadente nel territorio di Castiadas si registra una
presenza di 28 cervi per ogni 100 ettari: il rapporto ottimale
territorio-capi di bestiame è di 12 unità per ogni 100 ettari. Un sovra
popolamento quindi con notevoli problemi e ingenti danni alle colture delle
aziende agricole: gli animali, spinti dalla fame per la carenza di foraggio
nei pascoli, cercano ristoro nei terreni coltivati circostanti. In primavera
soso stati presi d’assalto i foraggi. Ora come detto i frutteti ed i
vigneti. Nei giorni scorsi, c’è stata anche una interrogazione in Regione
del consigliere di Fortza Paris Eugenio Murgioni. «Per l’immediatezza è
necessario - scrive Murgioni - l’acquisto dei foraggi per tenere i cervi
nell’area Demaniale. Per il futuro si deve pensare a ultimare la recinzione
dell’area, a spostare in altre zone i cervi in sorannumero e anche a
consentire la visita dei turisti nell’area demaniale. Col ricavato si
potrebbe appunto garantire il cibo per la sopravvivenza di questi animali
all’interno della foresta». ANTONIO SERRELI
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PESCA
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Delfino ucciso da un sub al largo di Marina di Palo
http://www.ilmessaggero.it
Si era spinto nello specchio di mare antistante Marina di Palo, incurante
delle migliaia di bagnanti. Proveniva probabilmente dalla Sardegna, dove non
potrà fare più ritorno per la crudeltà gratuità di un sub. E’ finita con un
fatale colpo di fiocina l’esistenza di uno splendido esemplare di delfino,
ripescato dalla Guardia costiera mentre si stava per spiaggiare sulla
battigia di Ladispoli. A notarlo galleggiare senza vita erano stati alcuni
pescatori che avevano immediatamente allertato le motovedetta della
Capitaneria di porto che ha provveduto ad allontanare i curiosi per
effettuare le operazioni di recupero, coordinate dal comandante Salvatore
Nocerino.
Il delfino, lungo circa un metro, è stato probabilmente infilzato da un
subacqueo senza scrupoli al largo di Ladispoli e le correnti marine lo hanno
poi trascinato fino alla scogliera di Marina di Palo, dove è stato issato a
bordo dalla motovedetta. L’esemplare è stato affidato ai veterinari della
Asl Rm F.
G.Pal.
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FIERE VENATORIE
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GUSSAGO. L’8 e il 9 settembre ritorna la 61esima fiera venatoria
I seguaci di Diana a «caccia» di un nuovo record di visitatori
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070822/Provincia/Dab.htm
La Fiera della Caccia di Gussago spegne 61 candeline. Il tradizionale
appuntamento annuale dei seguaci di Diana, promossa dalla sezione locale
della Federcaccia (guidata da Valter Veneziani) e patrocinata da Comune e
Provincia, ripete IL programma consolidato. La manifestazione si svolgerà
l'8 e il 9 settembre al Centro sportivo polivante di Casaglio, dove lo
scorso anno si sono registrati circa 15 mila visitatori: quest'anno si spera
di superare il record, considerando lo sforzo organizzativo dei 350
tesserati alla sezione locale.
La manifestazione si aprirà sabato 8 settembre alle 6.30 con la prova di
caccia pratica su starne senza sparo, seguita alle 13.30 dall'apertura dei
cancelli, la disputa del quadrangolare di tamburello "Memorial Carlo
Corcione", dimostrazione di tiro con l'arco e alle 16 l'inaugurazione
ufficiale della fiera. Alle 18 il convegno curato dalla Pro Segugio con la
presentazione del libro "Conoscere il segugio maremmano" di Sergio Leonardi,
edito da "Il Veliero" con la presenza del direttore della rivista "La caccia
al cinghiale", Alle 20 il concerto del corpo bandistico di Polaveno
"Medaglia d'oro Peli Paolo".
Domenica alle 6 di mattino il Master ornitologico Amov, gara di canto per
uccelli canori. Il programma proseguirà con la mostra uccelli imbalsamati a
movimenti elettromeccanici, l'esibizione dei cani della Protezione civile
della Franciacorta; alle 14 la mostra "il miglior amico", riservata a
bambini e ragazzi con cani di tutte le razze, musica e ballo liscio. Da
ricordare le mostre permanenti (animali da cortile, del fungo, gruppo
bonsai, ambito di caccia unico e altre). L'ingresso alla fiera è di 5 euro,
gratis per ragazzi fino a 14 anni. S. BO.
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COMMERCIO
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Aveva allestito in una stanza del suo appartamento in un condomino un vero e
proprio rettilario con altri serpenti e iguanaRischia una multa di centomila
euro
Deteneva un esemplare di “diamantino” in via d’estinzione, sequestrato dai
forestali del Cites
In casa un pitone pericoloso, giovane denunciato
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=A441F78C7FBF06C25E013C1
455252C6A
ANCONA - Un rarissimo esemplare di pitone in casa, oltre a svariati altri
serpenti e lucertoloni esotici. L’incubo ricorrente di molti può essere la
passione di alcuni. Sicuramente di un anconetano sui trent’anni che in una
stanza del suo appartamento, in una palazzina condominiale, aveva allestito
un vero e proprio rettilario. Tra i serpenti custoditi nelle teche però ce n
’era uno che lì non poteva assolutamente stare. Si tratta di un pitone
diamantino (morelia spilota variegata il nome scientifico), originario delle
foreste dell’Australia e protetto dalla convenzione di Washington perchè a
forte rischio di estinzione per l’inarrestabile distruzione del suo habitat
naturale.
L’hanno scoperto nel corso di un controllo di routine gli uomini del
servizio Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie in
pericolo) del Corpo forestale, specializzati anche nella tutela di animali
esotici. Hanno denunciato il giovane appassionato di serpenti (che ora
rischia un’ammenda da diecimila a centomila euro o l’arresto da tre mesi a
un anno) per aver custodito illegalmente nella propria abitazione il
rarissimo esemplare di pitone diamantino. Si tratta di una specie che può
raggiungere i quattro metri di lunghezza ed è generalmente diffidente,
aggressivo e mordace. Anche per questo, oltre che per la sua sensibilità
fisica, richiede particolari cure a livello di habitat e comportamenti. Il
pitone diamantino trovato nella collezione del giovane anconetano misurava
un metro e mezzo circa di lunghezza. E’ stato sequestrato e affidato al
museo di scienze naturali di Camerino, nel cui terrario gli esperti
erpetologi hanno ricreato le condizioni microambientali tipiche della zona
tropicale nord australiana, per garantire le migliori condizioni di
benessere per il rettile.
Secondo gli esperti del Cites è sempre più diffuso è l’allevamento dei
rettili in Italia e al pari di alcuni stati centroeuropei, è sempre maggiore
il numero di appassionati che detengono in casa serpenti delle specie più
tipiche e rare. “Solo ad Ancona ci sono decine di appassionati che
custodiscono serpenti nel proprio appartamento”, spiega il dottor Fabrizio
Mari, dirigente del Cites di Macerata, che ha condotto l’operazione di
sequestro del pitone.
Proprio per questo ultimamente il Cites ha intensificato l’attività di
controllo per accertare le nascite in cattività e la legale acquisizione di
animali esotici, e gli specialisti della Forestale sono impegnati ogni
giorno nei controlli a negozianti ed allevatori che commerciano, detengono e
riproducono numerose specie di animali provenienti da tutto il mondo, tanto
che il volume d’affari del mercato illegale a livello mondiale è al terzo
posto dopo armi e droga.
E nel corso di uno di questi controlli di routine gli uomini del Servizio
Cites hanno scoperto la collezione del giovane anconetano. I serpenti erano
custoditi in alcuni terrari in vetro dove si ricrea il microclima adatto.
Nel rettilario domestico c’erano diversi serpenti (tra cui un altro pitone)
e anche un tegu, un lucertolone che vive soprattutto in Argentina e viene
allevato anche per i pellami. Tutti gli animali erano regolarmente detenuti,
tranne il pitone diamantino, considerato specie a forte rischio di
estinzione.
LORENZO SCONOCCHINI
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MALTRATTAMENTI
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ANIMALI: DENUNCIATO UN UOMO PER MALTRATTAMENTO
Due cani di taglia grossa sono stati trovati in una gabbia metallica di due
metri quadrati all’interno di una stalla fatiscente nel bergamasco
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5499
22 agosto 2007 – Gli agenti del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e
Forestale (NIPAF) del Comando Provinciale di Bergamo e del Comando Stazione
di Sotto il Monte del Corpo forestale dello Stato, dopo una verifica di una
segnalazione pervenuta nei giorni scorsi, sono intervenuti liberando due
cani detenuti in una gabbia metallica di neanche due metri quadrati, una
vera e propria “prigione”, posta in un angolo buio di una stalla fatiscente
ubicata ad Ambivere (Bergamo). Sul posto è intervenuto anche un veterinario
che ha constatato lo stato di malessere, le pessime condizioni
igienico-sanitarie (nella stalla vi sono anche una quindicina di capre) e lo
stato di denutrizione dei due animali, un maschio ed una femmina di circa 4
anni, incroci della razza di “pastore bergamasco”. I due cani sono stati
sequestrati ed affidati in custodia per le prime visite al canile sanitario
ad Urgnano (Bergamo) in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria .
Il proprietario, un agricoltore settantaduenne, è stato denunciato dalla
Forestale a piede libero per detenzione di animali in condizioni
incompatibili con la loro natura e per maltrattamento di animali (turbe
comportamentali a causa della detenzione), e rischia fino ad un anno di
reclusione o un’ammenda fino a 15 mila euro.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it