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NEWS: Giornali Internet 23/08/07



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CACCIA
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Denuncia per «uccellagione»Aci S. Antonio.
I Cc hanno sequestrato le reti e liberato i volatili
http://www.lasicilia.it/giornale/2308/CT2308/CP/CP02/39.html
Un'attività illegale di cattura di volatili è stata scoperta dai carabinieri
della stazione di Aci Sant'Antonio, unitamente al personale del centro di
recupero di fauna selvatica di Belpasso, gestita dal Fondo Siciliano per la
Natura, e dal personale della Ripartizione Faunistico Venatoria di Catania.
L'operazione a difesa delle specie protette di numerosi volatili, è scattata
in seguito ad una specifica segnalazione.
Nei giorni scorsi, pertanto, i carabinieri di Aci Sant'Antonio sono entrati
in un'abitazione privata, con giardino annesso, sita nel comune di Aci
Sant'Antonio dove hanno riscontrato, dopo breve perquisizione dei luoghi,
che il proprietario era molto probabilmente dedito ad un'attività illecita
di uccellagione.
Le reti trovate, adatte per la cattura dei volatili, sono state messe sotto
sequestro; alcuni degli esemplari di uccelli trovati, ancora non abili al
volo, sono stati affidati alle cure del centro di Recupero di Fauna
Selvatica; mentre altri esemplari di verdoni, verzellini e cardellini sono
stati subito rimessi in libertà.
Al termine dell'operazione, i carabinieri hanno provveduto a denunciare alla
Procura della Repubblica il proprietario dell'attrezzatura posta sotto
sequestro. L'uomo è stato pertanto accusato di uccellagione e detenzione di
fauna selvatica.
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Manifestazione contro la caccia ad Ovada: "Censimenti non veritieri"
http://www.giornal.it/Pagine/Articolo/Articolo.asp?ida=16834
Sabato prossimo gli attivisti animalisti saranno nuovamente ad Ovada, di
fronte al "centro di controllo" dell’Azienda Territoriale della Caccia della
provincia di Alessandria per protestare contro la caccia agli ungulati. Non
più solo caprioli, ma anche cervi, daini, cinghiali. La lamentela dell’anno
scorso riferita principalmente ai "bambi" - e che quest’anno non ha avuto lo
stesso clamore mediatico sebbene sia stato deciso l’abbattimento di quasi
600 capi (già incominciato) - si è estesa a gnar parte degli animali che
abitano i nostri boschi, per cui la Regione Piemonte ha autorizzato l’
abbattimento, per un totale di 20 mila animali selvatici nell’arco di tutta
la stagione di caccia.
Sabato 25 agosto, dalle ore 9.00 alle ore 12.30 un presidio a Ovada in via
Piave 4, davanti a un "centro di controllo", vale a dire un posto in cui i
cacciatori portano gli animali appena ammazzati per un esame veterinario.
"Saremo li’" affermano gli attivisti, "per esprimere il nostro sdegno ai
cacciatori - individui che si divertono a uccidere incuranti della
sofferenza degli animali e del pericolo che costituiscono per le persone - e
ai governanti regionali che non sanno fare il proprio mestiere".
AgireOra critica fortemente la Giunta regionale: "E’ palese che non sappia
fare il proprio mestiere, perche’ se ogni anno si ripropone lo stesso
problema significa che nulla e’ stato fatto per risolverlo. C’era tutto il
tempo, e le associazioni che promossero i sit-in dello scorso anno lo
suggerirono, per trovare alternative all’abbattimento degli animali, che
invece e’ stato autorizzato anche quest’anno, piu’ per fare un piacere ai
cacciatori delle varie organizzazioni che per un vero servizio al
territorio.
I censimenti, che più propriamente sono "stime", sono effettuate dagli
stessi cacciatori, che hanno tutto l’interesse a sovrastimare la consistenza
delle popolazioni di animali per ottenere piani di abbattimento più ricchi.
Le stime inoltre sono effettuate in aree campione che possono essere estese
anche solo il 2% della superficie venabile totale".
Secondo gli animalisti i piani di abbattimento sarebbero poi il risultato di
elaborazioni statistiche opinabili sia perchè i dati elaborati sono forniti
da soggetti "interessati", sia perchè eseguite da "enti" vicini al mondo
venatorio.
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CACCIA: PIEMONTE, DI NUOVO POLEMICA PER CACCIA A CAPRIOLI
http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20070823180234410146.ht
ml
(ANSA) - TORINO, 23 AGO - Anche quest'anno gli animalisti polemizzano in
Piemonte per la caccia ai caprioli. Una deroga alla legge regionale sulla
tutela della fauna selvatica ha, infatti, portato da 2 a 6 mesi il periodo
di abbattimento degli ungulati: dal 16 agosto al 31 gennaio. Giustificata,
secondo cacciatori e Regione Piemonte, dall'eccessivo numero di camosci,
caprioli e cinghiali. Ma gli animalisti promettono battaglia. Dopo aver
inviato centinaia di e-mail di protesta alle redazioni piemontesi, sabato
prossimo manifesteranno a Ovada (Alessandria), davanti a un 'centro di
controllo' in cui i veterinari esaminano gli animali uccisi. ''Presto
presenteremo anche ricorso al Tar, sperando vada bene come l'anno scorso -
dice l'associazione AgireOra - quando fermammo la strage dei caprioli fino a
dicembre'. I caprioli che i cacciatori stimano di uccidere in Piemonte sono
4.430, cui si devono aggiunngere 2.384 camosci, quasi mille cervi, oltre 4
mila cinghiali, piu' i daini, i mufloni e gli animali delle aziende private
di caccia. In totale circa 20 mila ungulati. ''I numeri della delibera
regionale - spiega AgireOra - sono alti perche' stimati dai cacciatori
stessi''. Le associazioni contestano alla Regione Piemonte di non aver
cercato di evitare il ripetersi del massacro, non prendendo in
considerazione proposte preventive e meno cruente. Alle motivazioni
animaliste si aggiungono quelle sulla sicurezza. Secondo la Lac (Lega per
l'abolizione della caccia) gli incidenti causati dalla caccia in Italia
nella scorsa stagione sono stati 111: 33 morti e 77 feriti, solo in parte
cacciatori. ''Non e' vero neppure che la presenza di ungulati causi
incidenti stradali - aggiunge AgireOra - uno studio commissionato dal
settore Tutela e fauna della Provincia di Cuneo ha verificato che il maggior
numero di sinistri dovuti ad animali si verifica in autunno: quando le
battute di caccia li costringono a spostarsi continuamente''. (ANSA).
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NOCIVOSARAITU
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Invasione di cinghiali contadini esasperati
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=584234&IDCate
goria=592
feglino
CONTINUA nel territorio del Comune di Feglino la lotta contro i raid dei
cinghiali nei campi coltivati, che ha visto nei giorni scorsi la
soppressione di un cinghiale, trovato in una delle due gabbie predisposte
dalla polizia provinciale nel territorio comunale. Soddisfatti gli
agricoltori del paese, esasperati dalle scorrerie notturne degli ungulati
che provocano ingenti danni alle colture. «Alla Provincia abbiamo segnalato
il fatto che sul territorio ci sono troppi cinghiali ed i contadini non
riescono più a difendersi; anche Feglino è una zona a rischio», dice
Pierluigi Cesio, vicepresidente provinciale di Coldiretti, che chiede
vengano attuati interventi idonei e tempestivi per tutelare gli agricoltori
dai danni che questi animali provocano alle colture. «Con la polizia
provinciale- spiega Carlo Scrivano, assessore provinciale alla caccia-
stiamo mettendo in atto delle battute di caccia straordinarie; il cinghiale
è divenuto un'emergenza».
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PESCA
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LEMMIRIO.
Controlli e sequestri nell'area protetta
Aperta la «caccia» ai pescatori di frodo
http://www.lasicilia.it/giornale/2308/SR2308/SR/SR02/62.html
(lu.sig.) Pubblicate le graduatorie per l'assegnazione dei posteggi nelle
aree mercatali della circoscrizione Cassibile. Cinque in tutto le istanze
pervenute al VI settore Attività produttive e mercati del comune per la
zona. Per quanto riguarda il Dei 26 posteggi disponibili per il settore no
alimentare, a fronte di quattro richieste presentate, due saranno occupati
da El Mahjoub Zandabi e Andrea Spina. Fra i richiedenti, due sono stati
esclusi per mancanza di documentazioni o anticipo nei tempi di invio della
domanda. Per il settore alimentare, unica richiedente sui sei posteggi
disponibili, e quindi avente diritto, Letizia Garro.
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ANFIBI
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Sos estinzione per le rane del Trasimeno
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070823&ediz=06_UMBRIA&npag=35&fil
e=K_2285.xml&type=STANDARD
Sos cambiamenti climatici; a rischio la sopravvivenza delle rane verdi del
Trasimeno. L’allarme sulla loro estinzione arriva da uno studio condotto da
un gruppo di ricercatrici del dipartimento di biologia cellulare ed
ambientale dell'Università coordinato da Rita Pascolini. I rischi per la
loro sopravvivenza sono legati all'insorgere di malattie causate
dall'aumento delle temperature e dal protrarsi di periodi siccitosi. Le rane
verdi del Trasimeno appartengono a due specie con differenti capacità di
adattamento: il non ibrido, molto vulnerabile, che poco tollera i vari tipi
di inquinamento ambientale, e l'ibrido più resistente. Dal 2003, anno
particolarmente caldo e secco in cui il livello del Trasimeno scese di 181
centimetri, c'è stata un'inversione nella comunità delle rane verdi del
lago. I non ibridi, che negli anni precedenti superavano il 70 per cento
nelle aree incontaminate, sono scesi al di sotto del 30 per cento. Se il non
ibrido dovesse estinguersi le rane verdi scomparirebbero, non essendo
l'ibrido fecondo. Ciò avrebbe ripercussioni gravissime sull'intero
ecosistema lacustre perchè questi anfibi si nutrono di chironomidi e
zanzare.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it