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NEWS: Giornali Internet 24/08/07



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CACCIA
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ANIMALI: DENUNCIATO UN BRACCONIERE A LATINA, COLTO IN FLAGRANTE MENTRE
CATTURAVA CARDELLINI
Proseguono senza tregua le operazioni di controllo per sventare i
bracconieri
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5514
24 agosto 2007 – Stamattina un bracconiere è stato sorpreso dal Nucleo di
Polizia Ambientale e Forestale del Comando Provinciale del Corpo forestale
dello Stato di Latina. È successo in località “Archi di Lidano” nel comune
di Sezze (Latina) durante un controllo della zona. Il bracconiere, un uomo
di 39 anni residente a Napoli, è stato colto in flagrante mentre catturava
uccelli con reti e richiami vivi. Al momento del fermo il cacciatore di
frodo aveva catturato trenta cardellini rinchiusi in diverse gabbie. Il
responsabile è stato denunciato, mentre il materiale da caccia è stato
sequestrato. La caccia ai cardellini arricchisce il mercato napoletano degli
appassionati. Il prezzo per una coppia di questi graziosi uccelli, infatti,
può raggiungere il prezzo di 5-600 euro.
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ANIMALI: OPERAZIONE “SUS SCROFA” NELLA PROVINCIA DI TARANTO
Denunciato bracconiere colto in flagranza di reato mentre uccideva quattro
cinghiali. Sequestrate le armi
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5515
24 agosto 2007 – Dalla chiusura dell’attività venatoria avvenuta a gennaio
scorso, gli uomini del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e
Forestale (NIPAF) di Taranto del Corpo forestale dello Stato, erano sulle
piste di noti bracconieri dell’arco jonico. Dopo numerosissimi e minuziosi
appostamenti, gli uomini del NIPAF hanno sorpreso un bracconiere di 37 anni
di Martina Franca (Taranto) all’interno del bosco “Orimini” nel Comune di
Martina Franca. L’area rientra nel “Parco Regionale Terra delle Gravine” e
nell’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) denominata “Murgia Sud-Est”.
Il bracconiere aveva da giorni preparato del granturco per attirare i
cinghiali in un punto dove proprio ieri sera si era appostato, con fucile
calibro 12 caricato a pallettoni, riuscendo ad abbattere con soli tre colpi
quattro giovani esemplari di cinghiali di circa 30 – 40 kg l’uno. Al
bracconiere è stato sequestrato il fucile, il coltello e il secchio con il
quale trasportava il granturco ai cinghiali. Il bracconiere rischia l’
arresto fino a dodici mesi e un’ammenda fino a 25 mila euro, oltre a
pesantissime sanzioni amministrative.
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Di nuovo polemica per la caccia ai caprioli
I caprioli che i cacciatori stimano di uccidere in Piemonte sono 4.430
Associazioni animaliste pronte a fare ricorso al Tar
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200708articoli/4233girata.a
sp
TORINO
Anche quest’anno gli animalisti polemizzano in Piemonte per la caccia ai
caprioli. Una deroga alla legge regionale sulla tutela della fauna selvatica
ha, infatti, portato da 2 a 6 mesi il periodo di abbattimento degli
ungulati: dal 16 agosto al 31 gennaio. Giustificata, secondo cacciatori e
Regione Piemonte, dall’eccessivo numero di camosci, caprioli e cinghiali. Ma
gli animalisti promettono battaglia.
Dopo aver inviato centinaia di e-mail di protesta alle redazioni piemontesi,
sabato prossimo manifesteranno a Ovada (Alessandria), davanti a un «centro
di controllo» in cui i veterinari esaminano gli animali uccisi. «Presto
presenteremo anche ricorso al Tar, sperando vada bene come l’anno scorso -
dice l’associazione AgireOra - quando fermammo la strage dei caprioli fino a
dicembre».
I caprioli che i cacciatori stimano di uccidere in Piemonte sono 4.430, cui
si devono aggiunngere 2.384 camosci, quasi mille cervi, oltre 4 mila
cinghiali, più i daini, i mufloni e gli animali delle aziende private di
caccia. In totale circa 20 mila ungulati. »I numeri della delibera
regionale - spiega AgireOra - sono alti perchè stimati dai cacciatori
stessi«. Le associazioni contestano alla Regione Piemonte di non aver
cercato di evitare il ripetersi del massacro, non prendendo in
considerazione proposte preventive e meno cruente.
Alle motivazioni animaliste si aggiungono quelle sulla sicurezza. Secondo la
Lac (Lega per l’abolizione della caccia) gli incidenti causati dalla caccia
in Italia nella scorsa stagione sono stati 111: 33 morti e 77 feriti, solo
in parte cacciatori. «Non è vero neppure che la presenza di ungulati causi
incidenti stradali - aggiunge AgireOra - uno studio commissionato dal
settore Tutela e fauna della Provincia di Cuneo ha verificato che il maggior
numero di sinistri dovuti ad animali si verifica in autunno: quando le
battute di caccia li costringono a spostarsi continuamente»
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Caccia, accordo fatto anche con la provincia di Frosinone. Individuate
inoltre nuove aree cacciabili sul territorio provinciale
http://www.orvietonews.it/index.php?page=notizie&id=15041&data=1187969760
La Provincia di Terni e quella di Frosinone hanno raggiunto oggi un tacito
accordo sulla mobilità venatoria che completa il quadro delle relazioni con
le province laziali in vista dell'apertura della stagione venatoria.
L'accordo consente ai cacciatori ternani di ottenere permessi per residenze
venatorie ed ulteriori ambiti di caccia a fronte di richieste che debbono
pervenire entro il 31 agosto.
"L'accordo definito con l'Assessore alla Caccia della Provincia di
Frosinone, Mario Ventura – dichiara l'Assessore provinciale al ramo, Gianni
Pelini – è maturato sulla base delle verifiche effettuate nel sistema di
teleprenotazione che, per le stagioni precedenti, ha evidenziato la mancanza
di prenotazioni da parte dei cacciatori, registrando quindi un'assenza di
reciprocità in questo settore tra le due province. Inoltre tale misura è
stata possibile in considerazione del fatto che il tetto massimo per le
teleprenotazioni giornaliere, fissato a 1.200 per la migratoria nel Lazio, è
già stato raggiunto con gli accordi stipulati con le altre quattro Province
di Roma, Viterbo, Rieti e Latina. Sarà nostra premura informare
tempestivamente le associazioni venatorie così da dare ampia diffusione tra
i cacciatori all'intesa raggiunta".
Apertura di nuove zone di caccia: l'Amministrazione provinciale ha
provveduto all'apertura parziale alla caccia delle seguenti Zone di
ripopolamento e cattura: Montepetano (Ferentillo), Casigliano (Acquasparta),
Dunarobba-Collesecco (Montecastrilli-Avigliano), Le Crete (Orvieto). Sono
state inoltre istituite zone temporanee di protezione in aree ad alta
concentrazione di selvatici al fine di salvaguardare le specie e la loro
riproduzione.
"La misura adottata – spiega Pelini – consentirà anche un irradiamento
graduale della selvaggina al di fuori delle aree protette per permettere ai
cacciatori di praticare l'attività sui selvatici per tutta la durata della
stagione venatoria. Si è inoltre proceduto alla revisione delle tabellazioni
delle aree protette per salvaguardare i cacciatori da eventuali infrazioni e
quindi da conseguenti sanzioni".
Vigilanza: in relazione all'apertura di nuove zone di caccia, e alla
prevedibile concentrazione di cacciatori, si è svolto stamattina un incontro
tra l'Assessore Pelini e i responsabili della Polizia Locale della Provincia
nel quale si è stabilito di incrementare la sorveglianza su queste aree sin
dal giorno precedente l'apertura della stagione "al fine di evitare – spiega
l'Assessore – spiacevoli situazioni.
La caccia – ricorda infatti Pelini – è una passione che deve essere
coltivata nel rispetto delle normative vigenti, evitando che giornate di
festa si trasformino in tragedia".
Tesserino venatorio: "il ricorso alla nuova tipologia di tesserino –
chiarisce l'Assessore – permette, attraverso il lettore ottico, di
incamerare puntualmente e in tempo reale tutti i dati sull'attività di ogni
singolo cacciatore. Ci adopereremo per poter apportare le modifiche che si
renderanno eventualmente necessarie a questa nuova tipologia di tesserino,
mettendo inoltre gratuitamente a disposizione, attraverso le associazioni
venatorie, un'apposita custodia per evitarne il deterioramento".
Dall'Assessorato provinciale alla Caccia rendono infine noto che il
tesserino è disponibile presso tutte le associazioni venatorie e gli uffici
caccia di Palazzo Bazzani.
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Nel mirino le altre associazioni
Cacciatori veneti contro tutti: «Sui corridoi polemiche inutili»
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3484514&Pagina=TREVISO
Non è piaciuta all'associazione provinciale di Treviso dell'Associazione
cacciatori veneti l'alzata di scudi da parte dei presidenti provinciali di
Federcaccia, Libera caccia e Arci caccia, nei confronti dell'assessore
regionale alla caccia Elena Donazzan.
«Siamo stupiti nell'apprendere la presa di posizione da parte delle tre
associazioni venatorie citate nei confronti dell'assessore regionale alla
caccia»: reagisce così Gianni Garbujo, consigliere provinciale e
responsabile della destra Piave dell'Associazione Cacciatori Veneti della
provincia. Che poi aggiunge: «Nel ribadire che la nostra associazione ha
pienamente condiviso l'introduzione della normativa sull'istituzione dei
corridoi nel nuovo piano faunistico venatorio è anche vero che abbiamo
immediatamente preso posizione nei confronti della delibera di Giunta che ne
cancellava inopportunamente l'introduzione».
L'Associazione cacciatori veneti provinciale di Treviso stigmatizza le
dichiarazioni congiunte dei presidenti di Federcaccia, Libera Caccia a Arci
Caccia, frutto evidentemente, di cattiva informazione, sul reale svolgimento
dei fatti: «Noi ribadiamo piena fiducia nell'operato dell'assessore
Donazzan - aggiunge il consigliere Maurizio Pasini - da sempre rivolto alla
salvaguardia della passione venatoria e nel contempo rivolgiamo un plauso
all'operato dell'amministrazione provinciale di Treviso nella persona di
dell'assessore alla caccia Mirko Lorenzon che ha manetenuto ferma la propria
proposta di condivisione nei confronti di quanto stabilito in proposito, dal
Piano Faunistico Venatorio». L'Associazione cacciatori veneti di Treviso
auspica uguale attenzione e solerzia da parte di Federcaccia, Libera caccia
e Arci caccia su provvedimenti ben più lesivi nei confronti dei cacciatori,
come ad esempio, la cancellazione delle cacce in deroga, avvenuta nella
passata stagione venatoria, decisione a cui il presidente di Arci Caccia ha
rivolto un plauso. «Non accettiamo attacchi gratuiti - chiude Garbujo - ;
noi siamo sempre stati a fianco dei cacciatori, contrari agli istituti
privati, favorevoli ai corridoi da 500 metri tra zone di caccia e questi
ultimi».
Per chiudere, quindi, in Acv ricordano la mancata partecipazione di
Federcaccia e Arci caccia alla grande manifestazione di Roma del 9 settembre
2006 in difesa di tutti i cacciatori. Giorgio Volpato
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GODEGA SANT’URBANO
Cacciatori contro: «Marchesin deve dimettersi»
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3484438&Pagina=15
Godega di Sant'Urbano
Una vera e propria bufera si è abbattuta sull'Ambito Territoriale di Caccia
5 e sulla Provincia di Treviso. La polemica scoppiata in questi giorni e che
minaccia un inasprimento dei rapporti con Provincia e Regione, ha portato ad
una spaccatura tra i soci dell'A.T.C. 5, che riunisce cacciatori ed
agricoltori dei comuni di Codognè, Cordignano, Gaiarine, Godega, Mansuè,
Orsago e Portobuffolè tanto da ricorrere alle vie legali.All'origine
dell'incrinatura sta a lettera di inizio agosto con cui la Provincia di
Treviso comunica al presidente Giuliano Marchesin l'inefficacia del
provvedimento che prevede l'esclusione dei soci che non abbiano partecipato
in un anno ad almeno 5 battute di cattura delle lepri.La misura fissata lo
scorso anno dal presidente e avente effetto sul 2° ambito di caccia, è
definita: "non prevista dalla normativa stessa, nè può essere resa
obbligatoria ai soci la partecipazione alle catture" e quindi fuorilegge.
Alla doccia fredda dalla Provincia, non è tardata ad arrivare la risposta
del presidente: "è con grande rammarico che il comitato direttivo prende
atto di un cambiamento di rotta da parte della provincia.
È grande l'amarezza, sappiamo d'ora in poi che siamo soli, che ci dobbiamo
tutelare da noi stessi, perché le istituzioni ci hanno girato le spalle". A
prendere le distanze dall'accaduto è il portavoce C.I.A. all'interno del
direttivo dell'A.T.C. 5, Silvio Premuda: "Chiediamo legalità e per questo ci
dissociamo da qualsiasi azione del presidente. Non si è mai riunito nessun
comitato che abbia ratificato la misura prescritta da Marchesin, l'opinione
che esprime nella lettera è personale e arrivati a questo punto, ci
aspettiamo le sue dimissioni". Premuda rincara la dose sottolineando che:
"La lettera indirizzata alla provincia attesta il falso e di questo ho
provveduto ad informare anche il mio studio legale. Sappiamo che Marchesin è
andato mendicar giustizia perfino in Regione; noi chiediamo dei responsabili
puliti, che non facciano i propri interessi d'immagine con il loro
monopolio." Erica Bet
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Una lettera di Garbuglia dell’Anlc a Corvatta
"Caccia, grazie al sindaco è stata evitata la mattanza
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=D3F01AB8254EC72711AB1A1
7CB2A971C
RECANATI - Il presidente dell'Anlc (Associazione Nazionale Libera Caccia) di
Recanati, Massimo Garbuglia, ha scritto al sindaco di Recanati, Fabio
Corvatta, per ringraziarlo dell'interesse dimostrato nel recepire le
problematiche presentate dalle associazioni venatorie del Comune per la zona
preclusa alla caccia denominata Bagnolo Riciolo.
Nell'area in questione - spiega Garbuglia - si era tentato di effettuare una
zona di ripopolamento e cattura ma, per le rimostranze presentate da vari
proprietari terrieri, l'istituzione della stessa non è andata a buon fine,
restando comunque preclusa alla caccia per tre anni. Nel primo anno in
questa zona è stata immessa selvaggina al fine di ripopolamento ottenendo un
risultato strepitoso - aggiunge il presidente dell'Anlc di Recanati -.
"Sono state tentate varie soluzioni per salvaguardare un patrimonio
faunistico notevole ma a nulla sono servite. Quello che più sconcerta è il
mancato interesse da parte degli organi preposti per la gestione del
territorio. Grazie a un'ordinanza del sindaco - conclude Garbuglia - si è
evitata una mattanza e soprattutto si sono evitati i possibili incidenti di
caccia che sicuramente si sarebbero creati per la massiccia presenza di
cacciatori provenienti anche dagli Ambiti territoriali di caccia limitrofi."
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NOCIVOSARAITU
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Coldiretti: "La caccia e i rischi per l'agricoltura" »
http://www.lungoparma.it/web/newsestesa.php?extend.8978
Appena rientrati dalle vacanze, il primo settembre si aprirà la caccia per
circa 50 mila doppiette dell’Emilia Romagna. Sarà la prima stagione con la
nuova legge venatoria regionale, che è oggetto di molte preoccupazione tra
gli agricoltori sui cui terreni la selvaggina scorazza e si nutre, troppo
spesso a danno delle colture agricole. Lo ricorda Coldiretti Emilia Romagna,
sottolineando che la nuova legge, mentre da un lato tutela e incrementa il
business dei cacciatori, che possono commercializzare, in pratica senza
nessun controllo la selvaggina, dall’altro, con la nuova carta delle
vocazioni faunistiche estende la possibilità di presenza di cinghiali,
caprioli, cervi, su tutto il territorio regionale. "Questo significa –
commenta Coldiretti – che aumenta in modo esponenziale il rischio che questi
animali danneggino coltivazioni agricole anche di pregio".
"Di fronte a questa ipotesi passa in secondo piano l’aumento da 1,1 a 1,9
milioni di euro delle risorse che la Regione mette a disposizione per
risarcire i danni che gli agricoltori subiranno nell’arco del 2007. Per il
2006 sono stati risarciti solo il 52% dei danni riconosciuti, per il 2007 i
fondi messi a disposizione dalla Regione potrebbero risarcire il 90%, ma se
si estende, come sta avvenendo, la diffusione di cinghiali e altri grandi
animali su tutto il territorio regionale i fondi potrebbero non essere
adeguati al risarcire le imprese agricole".
"Non solo: la crescita esponenziale dei grandi animali – prosegue
Coldiretti – è negativa anche per l’ambiente e il territorio perché mette in
crisi la biodiversità, creando una situazione di sofferenza per i piccoli
animali e la flora. Già adesso, in aree più isolate, dove è scomparsa l’
attività agricola anche a causa dei danni da fauna selvatica, il continuo
passaggio di vere e proprie mandrie di cinghiali sta creando fratture nei
terreni con conseguente situazione di dissesto idrogeologico. Il tutto senza
contare l’aumento degli incidenti con automobilisti e dei relativi rimborsi
assicurativi. Secondo le Assicurazioni nel 2006 gli incidenti stradali
dovuti ad animali sono stati il 1,7% dei 22.000 incidenti avvenuti in
regione con un trend in continuo aumento a partire dal 2003.
Coldiretti è anche preoccupata del nuovo sistema di rappresentanza negli
ambiti territoriali di caccia (Atc) dove il rapporto tra cacciatori e
rappresentanti di altri settori (agricoltura e associazioni ambientaliste) è
sbilanciato ad eccessivo favore dei primi. Il rischio è che un organo di
autogoverno e di composizione delle esigenze della varie categorie diventi
così appannaggio esclusivo di una sola parte. Senza un equilibrio di governo
potrebbe perciò diventare impossibile realizzare quegli investimenti per
misure agroambientali o per il ripristino di coltivazioni “a perdere”
(destinate cioè all’alimentazione della selvaggina) che in alcuni ambiti di
caccia hanno consentito di garantire un corretto rapporto tra ambiente e
animali, mantenendo questi ultimi nelle zone più alte e più isolate dell’
Appennino".
"Sicuramente gli ungulati sono una risorsa e un bene per la collettività, ma
la loro presenza – sostiene Coldiretti – non deve diventare un motivo di
dissesto territoriale. Coldiretti propone perciò di controllare
costantemente la presenza e l’incremento di tali specie per prevenire danni
all’ambiente e alle colture agricole e nello stesso tempo chiede un piano
economico perché i proventi derivanti dalla carne degli animali abbattuti
dai sele-controllori (i cacciatori autorizzati per contenere l’eccessiva
presenza di ungulati), e dai cinghialai vengano interamente versati nelle
casse degli Atc e della Provincia, per costituire un fondo per la
prevenzione, l’indennizzo dei danni e per interventi agroambientali. Non
bisogna dimenticare che la selvaggina, fonte di divertimento e di business
per i cacciatori, si alimenta troppo spesso con le colture che sono frutto
dell’attività d’impresa dell’agricoltore".
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RANDAGISMO
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ANIMALI: SCOPERTO UN CANILE PRIVATO ABUSIVO NEL NOVARESE
La buona condizione dei circa cinquanta cani trovati, tra i quali parecchi
esemplari di pit-bull e loro incroci, ha escluso l’ipotesi di reato di
maltrattamento animali.
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5512
24 agosto 2007 – Un canile privato abusivo è stato individuato a Galliate
(Novara) durante i controlli per la tutela ed il benessere degli animali,
effettuati dal Comando Stazione di Borgolavezzaro (Novara) con la
collaborazione del Comando Stazione di Carpignano Sesia del Corpo forestale
dello Stato. La buona condizione dei circa cinquanta cani trovati, tra i
quali parecchi esemplari di pit-bull e loro incroci, ha escluso l’ipotesi di
reato di maltrattamento animali. In mancanza dell’autorizzazione comunale e
dell’assicurazione obbligatoria per i detentori dei cani pericolosi, è stato
effettuato il sequestro amministrativo del canile. Anche gli animali, privi
dell’obbligatorio microchip di identificazione, sono stati sottoposti a
sequestro e affidati in custodia temporanea al proprietario del canile, in
attesa di accertare se la struttura possa essere regolarizzata. Nei giorni
precedenti è stato controllato anche un altro canile, sempre nel comune di
Galliate (Novara). Gli animali detenuti erano di piccola taglia, non
pericolosi e in buone condizioni, ma erano privi di tatuaggio e, dunque,
anche il loro detentore sarà sanzionato.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it