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NEWS: Giornali Internet 26/08/07



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CACCIA
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Incendi: arrestato responsabile dei roghi nel Sulcis
In passato era stato indagato per omicidio e bracconaggio
http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/sardegna/news/2007-08-26_126111185.h
tml
(ANSA)-CAGLIARI,26 AGO-Un operaio di Santadi, Giuseppe Vacca, e' stato
arrestato perche' ritenuto responsabile di 30 roghi nel Sulcis tra il 28
giugno e il 3 agosto. Durante una perquisizione nell'abitazione sono stati
trovati inneschi e attrezzature per alimentare i roghi. L'uomo in passato
era stato indagato per omicidio e denunciato per bracconaggio.Gli incendi
avevano messo a rischio persone ed abitazioni.Tra i piu distruttivi, quello
di Riu Cresia che ha mandato in fumo 400 ettari di bosco.
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L’uomo è stato denunciato dai carabinieri. Il fattoè accaduto la sera di
venerdì a Taccoli
Uccide un cane col fucile da caccia
Il colpo esploso da un anziano: “Era entrato nella mia proprietà”
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=26E33E241DFF34C635E7080
1F2447898
SAN SEVERINO - Era entrato nella mia proprietà e gli ho sparato, ma non
volevo ucciderlo: così ha risposto ai carabinieri che gli chiedevano
spiegazioni un pensionato di 80 anni, F.C., che venerdì sera col suo fucile
da caccia ha sparato e ucciso un pastore tedesco.
Un fatto cruento, anche per la modalità nella quale il cane è morto, dopo
aver sofferto tantissimo. Tutto è successo nella zona di Taccoli, dove il
pensionato vive insieme alla famiglia.
Intorno alla mezzanotte di venerdì, alcune persone hanno chiamato i
carabinieri perchè sentivano un atroce latrato provenire dai campi vicini.
Gli uomini del maresciallo Pierluigi Lupo si sono subito attivati e, dopo
una breve ricerca, si sono imbattuti nella carcassa della povera bestia.
Le indagini sono state brevi e hanno portato subito a idividuare nel
pensionato il colpevole di quanto successo. L'uomo, quando ha visto la
sagoma del cane avvicinarsi alla sua proprietà, ha imbracciato il suo fucile
da caccia calibro 12, regolarmente detenuto, e, con una mira degna di un
cecchino, ha premuto il grilletto centrando la sfortunata bestia.
Il cane, sebbene ferito mortalmente, ha avuto la forza di trascinarsi per
diversi metri prima di morire. Si tratta di un pastore tedesco nero dell'età
apparente di circa due anni.
Non sono stati ancora identificati i proprietari perchè il pastore tedesco
non aveva addosso microchip nè targhette di riconoscimento che potessero
consentire di rintracciare agevolmente i suoi detentori.
Per il pensionato, invece, è scattata la denuncia a piede libero per i reati
di uccisione di animale e esplosione pericolosa. Il fucile da caccia con il
quale il cane è stato ucciso, invece, è stato sottoposto a sequestro.
Per F.C. c'è stata anche la proposta per la revoca del titolo a detenere
armi, il famoso porto d'armi.
Quanto successo a San Severino riapre l'antica discussione, mai sopita,
sulla possibilità di detenere armi da fuoco all'interno della propria
abitazione.
E' possibile che l'anziano, esasperato, abbia sparato senza la volontà di
uccidere il povero animale, ma cosa sarebbe potuto succedere se in quel
momento da quelle parti fosse passato qualcun altro?
A rimetterci, stavolta, è stato il pastore tedesco che, comunque, ha
probabilmente sofferto le pene dell'inferno prima di morire. Ora, comunque,
la segnalazione dei carabinieri del capitano Eugenio Stangarone sarà
valutata dalle autorità competenti che, a breve, prenderanno una decisione
sulla possibilità di revocare il porto d'armi al pensionato, prima del
giudizio penale. ROBERTO SCORCELLA,
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Un sit-in per salvare i caprioli
ovada
Un centinaio di animalisti in strada. Il piano prevede l'abbattimento nella
zona di 350 capi
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=584832&IDCate
goria=595
Ovada. Ieri mattina la prima importante protesta contro il massiccio
abbattimento di caprioli (nei soli Ovadese e Val Lemme circa 350) secondo i
piani di prelievo stabiliti a livello regionale, che da lunedì 16 agosto
hanno dato la parola ai fucili dei cacciatori.
La protesta di un centinaio di animalisti, ambientalisti, gente che si batte
autonomante per il diritto dei caprioli di non essere uccisi, è stata
pacifica, soprattutto molto rumorosa ma, in qualche momento, è diventata
anche "calda". E' stato quando è arrivato un fuoristrada in via Piave,
l'unico passaggio per arrivare dai boschi al posto di controllo federativo.
I manifestanti hanno fatto barriera costringendolo a fermarsi. Tanto che a
un dato momento, sempre pressato dai manifestanti, l'autista, in divisa da
cacciatore, ha deciso di fare marcia indietro.
L'intervento dei carabinieri e dei vigili ha permesso poi al mezzo
fuoristrada di uscire indenne dalla caotica situazione. Se avesse a bordo un
capriolo ucciso oppure no è difficile dirlo. La parte retrostante del mezzo,
attrezzata di solito con gabbia per il trasporto di un cane, era invece
protetta da un panno verde dove lo sguardo non poteva penetrare. Secondo
guardie zoologiche volontarie della Provincia non ci sarebbe stato nessun
capriolo. Per esponenti della Lav e altri animalisti c'era invece
all'interno uno dei tanti "bamby" uccisi per ridimensionarne il numero.
Minacce di denunce, accuse di danni prodotti (uno specchietto laterale del
fuoristrata), mentre Gian Luca, che si è definito un "libero pensatore" nel
contesto di coloro che stanno con gli animali, denunciava un tentativo di
investimento. Se la "querelle" avrà un seguito non si sà. Comunque c'è stato
un momento di tensione prontamente controllato dalle forze dell'ordine. A
Ovada erano presenti Lav, Enpa, Legambiente e altre sigle di associazioni e
gruppi animalisti, ma anche volontari spontanei che amano gli animali e
vedono, nell'abbattimento massiccio dei caprioli una inutile "mattanza".
Numerosi cartelli e striscioni confermavano tale tesi: "Tutte le creature
hanno diritto di vivere"; "La caccia è morte, scegli la vita"; "No alla
caccia", "La caccia è vigliaccheria" e altro ancora per sostenere una tesi
che, sull'altro fronte, non è condivisa. C'è anche chi in un cartello ha
tratto delle conclusioni: "I cacciatori vanno a sparare ai caprioli le mogli
vanno a caccia di uccelli".
Sul fronte opposto giustificano. «Se non ci fosero questi abbattimenti per
un controllo della specie - ha sottolineato un esponente delle guardie
zoofile della Provincia - si arriverebbe presto a una situazione non più
sopportbile dal territorio. Anche per gli effetti degli accoppiamenti e
della consanguinità che porterebbe malattie genetiche».
Molti dei presenti, donne, uomini, giovani, bambini, sono giunti ad Ovada
provenienti da lontano. «Io sono di Torino ma attualmente sono in vcanza a
Borghetto Santo Spirtio - ha spiegato Donatella Gualtieri - e sono venuta
appositamente per battermi verbalmente contro una caccia ed una scelta che
non si può condividere. Ho portato anche il mio bambino perchè rappresenti
una immagine significativa di una anomalia come questa. Lui, è il più
piccolo animalista d'Italia».
Tante testimonianze di chi ha fatto una scelta in difesa degli animali:
Guido di Genova non condivide la caccia e si batte contro chi la pratica, in
particolare questa; Clara di Torino grida la sua rabbia con un coperchio da
pentola ed un mestolo. C'è anche Lucia che è arrivata dal Lago Maggiore.
«Sono una protettrice degli animali in senso lato. Ho organizzato varie
iniziative. Non potevo mancare di essere presente a Ovada».
Numerose le forze dell'ordine presenti: dai carabinieri di Ovada, Carpeneto,
Molare, alla polizia di stato, dalla Digos al corpo forestale, dalla polizia
municipale alle guardie zoofile della Provincia. Hanno sempre tenuto sotto
controllo la situazione. Anche quando c'è stata la piccola escalation del
fuoristrada. E poi quando è stato deciso, per evitare altri momenti caldi,
di dirottare su Acqui Terme gli automezzi che arrivavano dalle battute con i
caprioli uccisi. Anche la Rai era presente a Ovada con una troupe. Bruno
Mattana
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Cacciatori estromessi dal parco: «Un'ingiustizia»
scatta la protesta nell'alta valle arroscia
«Così si uccide la cultura della montagna. Possiamo coesistere, parliamo».
La proposta di Leuzzi per un Museo della caccia
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=584846&IDCate
goria=594
Montegrosso Pian Latte. Più che una protesta sembra un grido di dolore. E'
quello dei cacciatori dell'alta Valle Arroscia estromessi dalla zona tra la
Galleria del Garezzo e il Passo dell'Alpe di Rezzo, immesso nel Parco delle
Alpi Liguri e conseguentemente proibito all'attività venatoria. «Eliminare
la nostra presenza da più di un ettaro di territorio è il modo per uccidere
la cultura della montagna», affermano due esponenti delle squadre 115 e 119
di Mendatica e Montegrosso. «E' la zona migliore per la caccia al
cinghiale - spiega Giuliano Maglio - anche se noi non siamo i "barbari" che
vorrebbero farci apparire: nello scorso anno abbiamo catturato non più di
una ventina di bestie».
Una perdita pesante, quindi, per gli appassionati che si sono sentiti messi
da parte. «Non siamo stati neppure interpellati - contesta Alessio Porro -
Se il Parco deve essere un territorio condiviso da tutti, non capisco per
quale motivo non abbiamo il diritto di essere ascoltati. E non possiamo
essere discriminati rispetto ai nostri colleghi di Rezzo dove al Parco non è
stato concesso un solo metro quadrato di terra oltre quello della riserva».
Eppure, ribadiscono, la caccia è un elemento importante per l'entroterra.
«La nostra passione ha una grande valenza sociale - tiene a sottolineare
Porro - E' il modo perché i nostri paesi continuino a vivere, perchè i
cacciatori possano stare in compagnia anche dopo la loro attività durante
cene in allegria». E, anche per questo, sono possibilisti. «Siamo aperti al
dialogo - precisa Maglio - ma i confini del Parco devono essere modificati:
basta avere la volontà di far coesistere le esigenze naturalistiche con
l'attività venatoria». I due appassionati, oltre alla cinquantina dei
compagni di squadra, rappresentano il diffuso malcontento esistente nella
vallata. «Noi facciamo il presidio attivo del territorio - afferma Porro -
La pulizia della maggior parte dei sentieri è effettuata dai cacciatori, noi
non sfruttiamo la nostra terra anzi, il primo obbligo è quello del suo
rispetto».
Un coro che si allarga anche al di fuori della vallata e che si estende a
tanti cacciatori rivieraschi. «Il Parco deve coesistere pacificamente con la
caccia - avverte Paolo Leuzzi, consigliere comunale di Sanremo e
appassionato cacciatore, oltre che velista - Deve essere un bene di tutti
senza condizionare la nostra passione. E vorrei collaborare con il sindaco
di Mendatica per far nascere un "Museo della caccia" con tutti i cimeli
storici dell'attività venatoria di una volta che, da anni, sto
raccogliendo». Ino Gazo
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Polemiche dopo la pubblicazione del calendario venatorio
La protesta dei cacciatori “Per noi troppe limitazioni”
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=940B80B0BE3FC9DCDC650A1
A85A4BDE0
FANO - L’apertura della caccia è prevista al 1° settembre, ma i cacciatori
sono sul piede di guerra. “Con la pubblicazione del calendario venatorio per
la stagione 2007-2008 da parte della Regione Marche – afferma il presidente
della Federcaccia fanese Paolo Antognoni - si alza forte la protesta dei
cacciatori del litorale marchigiano ed in particolar modo di quelli della
Valle del Metauro e Cesano. La protesta è motivata da una serie di
limitazioni apportate ai periodi, alle specie, al numero dei capi abbattuti
e soprattutto alle modalità della caccia alle specie in deroga come lo
storno; il tutto senza nessun presupposto giuridico rispetto agli anni
precedenti. Presa visione della legge del 2 agosto scorso della Regione
Veneto, sulle specie in deroga, concordata con i competenti uffici della
Comunità Europea che consente la caccia al passero, passera mattugia,
fringuello, peppola, tortora dal collare, cormorano e storno, con la sola
limitazione di presentare ogni 15 giorni in Provincia in un apposito
tesserino i prelievi effettuati, non si capisce perché nella nostra Regione
tutto ciò non è possibile. Vergognose le limitazioni alla caccia allo storno
senza l'uso dei richiami e praticamente non più prelevabile dal 21 ottobre
dai numerosi appostamenti fissi allestiti. Si tenga tra l'altro presente che
queste forme di caccia fanno parte della nostra cultura e tradizione
venatoria che sono la guida dei principi ispiratori per la concessione delle
specie in deroga da parte della Comunità Europea”.
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Le associazioni criticano la proposta
Cacciatori contrari al taglio dei corridoi
«Andrebbe a vantaggio di pochi»
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3486966&Pagina=9
Doppiette sul piede di guerra. O quasi. Le associazioni veneziane del mondo
della caccia protestano contro l'iniziativa che la giunta regionale del
Veneto potrebbe far scattare a partire dal prossimo settembre. I cacciatori
veneziani sono infatti contro l'eliminazione dei corridoi, ossia quegli
spazi dall'estensione di circa 500 metri fra aree di riserva e destinati
alla caccia sociale. Per far sentire la propria voce sette associazioni
venatorie hanno scritto una lettera al presidente della giunta regionale e
all'assessore regionale competente, Elena Donazzan.
A spiegare il senso dell'iniziativa è Alessandro Gambirasi, presidente del
coordinamento associazioni venatorie (Cav) della provincia di Venezia: «I
corridoi sono previsti dal piano faunistico regionale - afferma - la loro
soppressione porterebbe ad una caccia per pochi, ossia solo per i riservisti
che beneficerebbero del provvedimento. Invece la caccia deve essere aperta a
tutti. Comporterebbe una inammissibile agevolazione a tutte le strutture di
iniziativa privata che già godono di evidenti privilegi, a discapito della
massa dei cacciatori da noi rappresentati». Il provvedimento dovrebbe
approdare sui tavoli della quarta commissione consiliare regionale ai primi
di settembre.
Ma il Cav ha anche altri motivi per lamentarsi, uno di questi è la nuova
ripartizione delle aree protette sul territorio regionale, passato da 2.500
ettari a 4.000 ettari. «La Regione - puntualizza Gambirasi - ha dato
disposizione alle varie province di aumentare l'ettaraggio protetto. Però
non tutti i territori avevano a disposizione la stessa quantità di terreno
da sottrarre alla caccia, in provincia di Venezia infatti il limite massimo
di territorio protetto (30\%) era già quasi stato raggiunto, mentre in altre
province, ad esempio Vicenza, la percentuale era più bassa (7,5\%). Meglio
quindi adottare una diversa distribuzione del nuovo ettaraggio protetto,
tenendo in considerazione le quote già esistenti all'interno dei vari
territori provinciali».
E ancora: «Siamo contrari alla reintroduzione della possibilità di lancio di
selvaggina "pronta-caccia" nei mesi di settembre e ottobre. Sarebbe uno
spreco dio risorse finanziarie che invece andrebbero destinate a interventi
di ripristino ambientale che migliorerebbero anche i rapporti con il mondo
agricolo». Secondo il Cav di Venezia «Corridoi e ripristini ambientali,
unitamente all'uniforme suddivisione territoriale degli istituti protetti e
un'omogenea distribuzione delle risorse consentirebbero la riqualificazione
dell'attività venatoria».
Il Cav quindi chiede il mantenimento dei corridoi di minimo 500 metri fra
gli istituti privati e tra istituti privati e aree protette. La
cancellazione della possibilità di introduzione di fauna di allevamento in
settembre e ottobre, la riduzione del nuovo territorio da inserire negli
istituti di protezione.
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FIERE VENATORIE
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canzo attesi migliaia di cacciatori anche per la gara di canto dei volatili
«fèra d'i üsèi», tiro al bersaglio
        Il tiro al bersaglio è solo elettronico alla fiera degli uccelli (foto
d'archivio) di Canzo, che si apre oggi tra bancarelle di dolci, animali e
salamelle
http://www.laprovinciadicomo.it/online/online.asp?SiglaEdizione=CO&Sezione=E
RBA&Bassa=si&Pagina=21&IDNotizia=2590943
canzo di dimostrazioni, quest'anno come in passato, ce ne saranno davvero
tante, compreso quel tiro al bersaglio elettronico che piace tanto anche a
chi le armi proprio non le ama. l'edizione numero 46 della consueta «fèra
d'i üsei» di canzo è ormai pronta a partire, forte di una tradizione che la
colloca tra le manifestazioni più longeve nel suo genere e di un gruppo di
organizzatori, i cacciatori del paese, che da decenni la portano avanti con
instancabile passione. ecco perché oggi è lecito attendersi migliaia e
migliaia di presenza, nella speranza che le bizze del tempo non ne mettano
in discussione l'organizzazione all'ombra dei corni. l'appuntamento,
d'altronde, è di quelli da non perdere, visto che accanto alle immancabili
gare di canto per gli appassionati delle ugole volatili non mancheranno
spazi dedicati ai cani da caccia, compagni inseparabili per le doppiette che
attraversano il lungo e in largo i crinali del triangolo lariano. prima di
tutto, la fiera di canzo è una vera e propria festa, con il profumo delle
frittelle che fa il paio con l'odore dolciastro del croccante o, perché no,
di fumanti salamelle alla piastra. la ricetta, a ragione lo si può ben dire,
è più che collaudata, con prodotti alimentari tra i più diversi
(dall'immancabile porchetta al salame di cinghiale, dai dolciumi che tanto
felici fanno i bimbi alle olive dalle qualità più varie) a fare da
corollario alle bancarelle più tradizionali con vestiti, proposte per la
casa, calzature e quant'altro si trovi tra i banchi di un fornito mercato.
animali, domestici e non, in esposizione e vendita all'interno del campo di
miro e, particolare non trascurabile, dai venditori di attrezzature per la
caccia e la montagna che mostrano al pubblico prodotti cari a chi tra i
boschi ci passa ore e ore. come dice il nome dell'evento, però, non ci
sarebbe fiera senza uccelli, che cantano festosi dalla primissima mattinata
in poi nel parco barni, catalizzando l'attenzione - e le orecchie ammirate -
degli esperti del settore. non mancano all'elenco dimostrazioni di ferma su
quaglia, specialità dal fascino inossidabile vista la maestria di chi la
pratica e, perché no, il lancio di quei piccioni viaggiatori che un tempo
rappresentavano l'anello di congiunzione tra territori lontani e
sconosciuti. agli aggressivi falchi, e ancor più ai loro falconieri, il
compito di attirare gli sguardi ammirati dei presenti con le loro evoluzioni
in aria, mentre i tiratori della zona metteranno in campo tutta la loro
abilità per sfoggiare la massima precisione con la carabina. di ingredienti,
insomma, ce ne sono tanti e tali da non annoiarsi, con la 46° fera pronta ad
accogliere quanti, al rientro dalle ferie, ancora vogliono passare qualche
ora all'aria aperta prima del ritorno sui banchi di lavoro. al. gaff.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it