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NEWS: Giornali Internet 27/08/07



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CACCIA
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In manette il serial-killer dei boschi
Bracconiere-piromane di Santadi accusato di quindici incendi
http://www.unionesarda.it
La sua firma l’aveva lasciata eccome, nelle campagne di Morimenta, estrema
periferia di Santadi.
Cerini e zampironi che preparava con cura e trasformava in micce, esperto
com’era di fuochie disastri. Una sorta di serial-killer di boschi e leccetti
che i Forestali tenevano d’occhio e sospettavano fosse il responsabile dei
più gravi e imponenti incendi divampati nelle scorse settimane nel
Sulcis-Iglesiente.
Sono andati a colpo sicuro, gli 007 dell’Ispettorato forestale di Iglesias e
gli uomini della stazione di Santadi quando l’altra mattina sono piombati
nella sua abitazione. Giuseppe Vacca, 56 anni, disoccupato ma anche
artigiano per passione di coltelli, in casa aveva un vero armamentario del
provetto "piromane".
Spirali antizanzare, scatole di fiammiferi, pinze, tenaglie, mozziconi di
sigarette e sigarette integre. Ma anche trappole, cavetti d’acciaio, reti
per l’uccellagione. Una scacciacani, cartucce calibro 12. Materiale che gli
consentiva di mettere in pratica la sua seconda e forse primaria passione:
il bracconaggio. Sono stati proprio tutti questi manufatti a inchiodarlo.
Secondo il gip Alessandro Castello, che ha firmato l’arresto e accolto in
pieno le ipotesi dei ranger ma anche dei pubblici ministeri Gilberto Ganassi
e Gaetano Porcu, l’esito della perquisizione è da ritenersi «di assoluta e
inconfutabile rilevanza accusatoria ». Stessa firma, stessa tecnica.
Utilizzata in ognuno dei tanti roghi, una quindicina, divampati tra Santadi
e Pantaleo tra il 28 giugno e il 3 agosto.
Compreso l’immenso incendio del 16 luglio che mandò in fumo 400 ettari di
territorio. Di fatto Giuseppe Vacca, conosciutissimo per i suoi precedenti
penali (era stato bloccato più volte come bracconiere e arrestato per
omicidio preterintenzionale), utilizzava la sua casa-laboratorio come
baricentro e punto di partenza per le sue scorribande. «Si muoveva a piedi o
con il motocarro e comunque in un territorio mai molto distante da casa»,
racconta il direttore dell’Ispettorato forestale di Iglesias, Silvio Cocco
che ha coordinato l’attività di intelligence.
Una tecnica del mordi e fuggi ripetuta spesso durante l’arco della stessa
giornata o della notte.A volte sfruttando tempi ridottissimi che non
superavano neppure l’ora. E giocando sull’arte di costruzione delle micce
capaci di far scoccare le micidiali scintille dai tre minuti ai quindici.
Minuti che gli consentivano di allontanarsi dalla zona.
Ne sono certi, i Forestali: ognuno di quindici roghi non era stato acceso
semplicemente per distruggere macchia e bosco, ma come vendetta. In primo
luogo contro i proprietari di diversi appezzamenti di terreno e abitazioni
rurali (ripetutamente svaligiate) che - è una delle certezze dei ranger -
avrebbero anche disturbato a più riprese la sua azione di cacciatore di
frodo, e in secondo luogo (anche di questo, sono certi gli inquirenti)
contro la forestale. Vacca è accusato di incendio doloso continuato. Rischia
una condanna dai 4 ai dieci anni di carcere. ANDREA PIRAS
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ANIMALI: DENUNCIATI TRE BRACCONIERI SORPRESI A CACCIARE NEL PERIODO DI
CHIUSURA DELLA STAGIONE VENATORIA
I cacciatori sono stati trovati in possesso di un fucile privo della
regolare denuncia
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5527
27 agosto 2007 - Notte in bianco per gli agenti della Forestale dei Comandi
Stazione di Ala di Stura e di Lanzo, in provincia di Torino. La scorsa
notte, durante un servizio di pattuglia congiunto, i forestali che si
trovavano a controllare il territorio delle Valli di Lanzo (Torino) hanno
notato fasci luminosi provenienti dalla località Alpe le Moie (Torino). Gli
agenti, insospettiti, si sono recati sul luogo dove hanno sorpreso in
flagranza di reato tre bracconieri intenti a cacciare fauna selvatica con l’
ausilio di fonti luminose. Fermati a bordo di un grosso fuoristrada, i
cacciatori sono stati trovati in possesso di due fucili da caccia con il
colpo in canna ed il serbatoio carico. Uno dei due fucili era munito di un
puntatore laser per facilitare la caccia in notturna. Inoltre, durante la
perquisizione di un alpeggio, da cui era stato visto uscire uno dei tre
cacciatori, è stato ritrovato un fucile calibro 12, sprovvisto di regolare
denuncia. In Piemonte la stagione venatoria ha un preciso calendario con l’
apertura prevista il prossimo 16 settembre fino al 31 gennaio 2008. La
caccia è vietata nelle giornate di martedì e venerdì ed è consentita sino al
tramonto, con l’eccezione per la caccia agli ungulati consentita
esclusivamente fino a un’ora dopo al tramonto. Ai tre cacciatori sono state
contestate sanzioni amministrative per oltre 3.500 euro per l’esercizio
della caccia in ore notturne con l’utilizzo di fonti luminose e per il
transito con fuoristrada su pista interdetta. I tre uomini, residenti a
Groscavallo, sono stati denunciati per esercizio di caccia in periodo di
divieto, porto abusivo di armi comuni da sparo e detenzione abusiva di arma
comune da sparo. Si è, inoltre, provveduto ad effettuare il sequestro delle
armi e delle munizioni.
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Distrugge le «saline», denunciato
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=30662&p
agina=17&versione=testuale&zoom=&id_articolo=158384
La troppa competitività a volte fa brutti scherzi ed anche fra cacciatori
invidie ed incomprensioni possono portare a dispetti ed esasperazione. Come
è accaduto a Sopramonte con un sessantenne denunciato per aver distrutto le
«saline» del collega, suo compaesano e fra l'altro pure suo coetaneo. Sono
stati i carabinieri della stazione di Vaneze-Monte Bondone a procedere con
le indagini, non appena avuta la segnalazione dalla «vittima», il 22 agosto:
la «salina» - una sorta di tubo in plastica con un pezzo di legno da cui
cade del sale, costruita per ingolosire ed avvicinare gli ungulati al
capanno di caccia - era stata sporcata da una sostanza oleosa. Nessun
capriolo, dunque, si sarebbe più avvicinato a quella postazione e la
«trappola» del cacciatore, nei boschi di Sopramonte, era stata ormai
rovinata. Per questo la vittima si era rivolta ai carabinieri. Conoscendo
bene la zona ed anche i personaggi che sono soliti aggirarsi nei boschi per
avvistare gli ungulati, i militari hanno scovato il responsabile del
danneggiamento, un cacciatore sessantenne del posto. Nei suoi confronti è
scattata la denuncia per danneggiamento e per getto pericoloso di cose (in
questo caso, per aver versato il liquido oleoso). Rischia un'ammenda di 200
euro.
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Caccia, la deroga per lo storno divide Wwf, Legambiente e Verdi
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=9152
FIRENZE. La giunta regionale della Toscana ha approvato la preapertura della
caccia ai primi di settembre, e per il Wwf questo provocherà un gravissimo
impatto «sulle specie oggetto di prelievo e su tutte le altre presenti sul
nostro territorio, a causa dei danni diretti e del disturbo che viene
arrecato in un periodo delicatissimo della biologia di molte specie, come
sancito più volte dal mondo scientifico».
Il Panda è preoccupato soprattutto per le giovani anatre delle specie
nidificanti in Toscana che in questo periodo non hanno ancora finito la muta
e hanno difficoltà di volo, «inoltre – spiega Guido Scoccianti, presidente
del Wwf Toscana - non sono ancora giunti i contingenti migratori dal Nord e
gli spari si concentrano sui pochi soggetti che nidificano sul nostro
territorio e che sono quindi per noi di particolare importanza. E i danni
non saranno solo per le anatre ma per tutte le specie (protette e non), in
particolare per le specie migratrici che si stanno preparando in questi
giorni al grande volo di ritorno al Sud. Ma evidentemente di questo ai
nostri politici non importa niente. L’interesse è quello di soddisfare
appetiti e richieste del mondo venatorio a fini elettorali».
Ma a far arrabbiare il Wwf, e a dividerlo da altri ambientalisti, è anche l’
approvazione da parte della Regione anche della caccia in deroga allo
Storno. «Si tratta di una evidente violazione delle leggi comunitarie –
denuncia Scoccianti - che tutelano questa specie e prevedono possibilità di
deroga al divieto di caccia solo per specifici motivi e con particolari
criteri. Il criterio però seguito in questi anni dalla regione Toscana è
stato sempre quello di una sostanziale apertura generalizzata a questa
specie camuffata da deroga, ma senza gli stringenti criteri che una deroga
deve avere. Se vi sono danni all’agricoltura, va dimostrato e definito dove
e quando si verificano e vanno individuati modalità (e lo sparo non è certo
l’unica), luoghi e tempi di eventuali interventi. Mandare tutti i cacciatori
a sparare sulla maggior parte del territorio regionale non è un
provvedimento studiato per il bene degli agricoltori ma per il piacere (e i
voti) dei cacciatori».
Per il Wwf questa è l’ennesima violazione delle norme comunitarie sulla
caccia da parte della Toscana, che «per sostenere gli appetiti dei
cacciatori mette a rischio tutti i cittadini di gravissime sanzioni
pecuniarie da parte della Comunità Europea e perfino del blocco dei
finanziamenti comunitari all’agricoltura». Ma se il Wwf annuncia battaglia i
Verdi si dicono contrari al provvedimento approvato dalla Giunta ma
sottolineano che «qualche passo avanti è stato fatto», anche se il loro
assessore Marco Betti non ha partecipato al voto della giunta perché «pur
apprezzando i risultati positivi ottenuti, i Verdi rimangono eticamente
contrari all’uccisione degli altri animali ed alle deroghe contenute nel
provvedimento odierno che ci pongono in posizione arretrata rispetto all’
Europa».
Una posizione politica “delicata” che spiegano i portavoce dei Verdi Toscani
Mauro Romanelli, Daniela Morra ed i consiglieri regionali Mario Lupi e Fabio
Roggiolani e che «rivendicano come successi della propria azione politica e
del grande lavoro di lotta e sensibilizzazione degli attivisti animalisti ed
ambientalisti gli innegabili passi avanti contenuti nelle decisioni odierne
sulla caccia della giunta regionale. Le deroghe infatti, pur da noi non
condivisibili, per la caccia allo storno sono limitate alle aree dedicate a
viticoltura ed olivicoltura ed è inoltre importante l’unificazione delle
date per le specie cacciate. Ovviamente - continuano i Verdi - questi
risultati sono anche frutto del corretto lavoro d’indirizzo del ministro
dell’ambiente Pecoraro Scanio. E’ chiaro però che molta strada rimane da
fare e che il nostro impegno deve purtroppo fare i conti con una classe
politica che da destra e sinistra è favorevole alla caccia e non ha fatto
propri, se non superficialmente, i valori della difesa dei diritti di tutti
gli esseri viventi e degli ecosistemi naturali. Nella seduta del Consiglio
Regionale – annunciano i portavoce e i consiglieri - voteremo contro ed
annunciamo la nostra partecipazione ad ogni iniziativa e manifestazione che
sarà organizzata dal mondo ambientalista ed animalista contro le deroghe e
contro la caccia in senso assoluto».
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MALTRATTAMENTI
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Tratalias. Pensava che i cuccioli potessero trasmettere malattie infettive
ai nipoti
Strangola i cani, la figlia la denuncia
Casalinga dovrà rispondere di maltrattamento di animale
http://www.unionesarda.it
Li ha strangolati con lo spago senza un attimo di esitazione. Senza il
minimo ripensamento. Ma con l’innata convinzione, basata poi su chissà quali
teorie scientifiche, che quei due poveri cuccioletti potessero trasmettere
delle malattie non meglio precisate ai suoi nipotini.
DENUNCIATA. La figlia della donna è andata su tutte le furie. Inorridita e
accantonando le remore per il legame di sangue con la madre, non ci ha
pensato due volte a denunciarla: P.R., 68 anni, vedova e casalinga
originaria di San Giovanni Suergiu ma residente a Tratalias, deve infatti
rispondere ora dell’accusa di maltrattamenti di animali.
E in base alle normative entrate in vigore un anno fa, la donna rischia
veramente grosso. La casalinga potrebbe essere condannata dal Tribunale
monocratico sino a diciotto mesi di arresto e al pagamento di un’ammenda che
può arrivare sino a 15 mila euro. E tutto ciò, probabilmente, per una
malsana concezione del rapporto fra l’uomo e l’animale. In questo caso,
addirittura, l’animale domestico per eccellenza, assieme al gatto. Dei due
cagnetti (meticci di circa due mesi) uno è purtroppo morto quasi subito per
soffocamento. L’altro è in fin di vita, con gravi difficoltà respiratorie e
un ematoma all’occhio sinistro.
Il veterinario del paese sta facendo di tutto per salvarlo. L’assurda
vicenda è avvenuta giovedì sera a Tratalias, nel cortiletto della casa della
figlia della pensionata denunciata.
Convinta che i cucciolicon i quali i nipotini stavano giocando potessero
trasmettere delle malattie infettive, la donna avrebbe dapprima percosso le
povere bestiole, poi avrebbe afferrato lo spago usato per imballare il fieno
e l’avrebbe stretto intorno al collo dei due piccoli meticci. Quindi li
avrebbe sistemati in una busta della spazzatura e posati in un braciere.
Quando la figlia si è accorta di quello che era appena accaduto (difficile
ipotizzare che se fosse stata presente non avrebbe magari tentato di
dissuadere la madre), ha con grande senso civico chiamato i carabinieri. La
ragazza era perfettamente consapevole di mettere nei guai la madre.
L’INTERVENTO. Sono stati i militari, subito dopo il loro arrivo, a prendere
in consegna i cuccioli e a portarli nell’ambulatorio del veterinario del
paese.
Ma per uno dei cagnolini non c’era più nulla da fare: era già morto. Per l’
altro cucciolo, esiste la speranza che possa cavarsela, anche se le sue
condizioni sono tuttavia critiche.
Ai carabinieri non è rimasto che tornare a casa della pensionata di San
Giovanni Suergiu e notificarle un provvedimento che forse non si aspettava,
vista la naturalezza con cui ha ucciso i due cagnetti. Si tratta di una
denuncia per maltrattamenti di animali. Ma adesso, con certi inveterati e
assurdi comportamenti, grazie alla legge non si scherza più: quel cucciolo
ammazzato senza un motivo degno di un briciolo di logica, può costarle una
condanna a un anno e mezzo di reclusione. ANDREA SCANO

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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