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NEWS: Giornali Internet 29/09/07



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CACCIA
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BASSA "Vittima" un’azienda ortofrutticola di Piacenza d’Adige. La Coldiretti
le ha consegnate a Casarin
Mele impallinate dai cacciatori
Produttori in difficoltà: i commercianti potrebbero contestare la frutta
contaminata dal piombo
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Padova&Codice=
3522658&Pagina=ABANO%20ESTE%20MONTAGNANA
Piacenza d'Adige
La storia si ripete. A distanza di poco più di due anni un produttore di
frutta di Piacenza d'Adige ha dovuto fare i conti con le doppiette dei
cacciatori che gli hanno "imbottito" di piombo la frutta. La situazione
preoccupa la Coldiretti provinciale: ieri il presidente Marco Calaon ha
consegnato un campione di mele "impallinate" al presidente della Provincia
Vittorio Casarin.L'azione ha uno scopo ben preciso. Il rappresentante
dell'organizzazione agricola chiede una maggiore vigilanza sull'attività
venatoria e un'azione di sensibilizzazione dei cacciatori a tutela delle
realtà produttive.
«Dobbiamo nostro malgrado segnalare - afferma Calaon - le numerose proteste
dei produttori di frutta, in particolare della bassa padovana che hanno
ceduto e consegnato a propri clienti, in perfetta buona fede, dei prodotti
che risultavano contaminati dalla presenza di pallini di piombo. Al momento
della raccolta, infatti non è sempre possibile accorgersi dei fori provocati
dai pallini. La situazione si evidenzia nei giorni successivi, quando la
frutta si presenta con chiazze nere sulla buccia. Inoltre può anche capitare
che i pallini restino all'interno del frutto. Campioni con il pericoloso
contenuto sono stati consegnati al presidente Casarin».
I produttori si trovano in difficoltà non tanto per il valore intrinseco
della merce, ma soprattutto per la difficoltà di individuare il prodotto
contaminato dal piombo, che non può essere commercializzato. Quando viene
accertata la presenza dei pallini nella frutta, si procede al ritiro
dell'intera partita. Inoltre il produttore deve pure risarcire i danni
cagionati, e sono guai.«Abbiamo gradito l'azione decisa del presidente
Casarin per assicurare nel territorio provinciale il corretto svolgimento
dell'attività venatoria nel pieno rispetto dell'ambiente e delle attività
agricole. Tuttavia sono da attivare tutte le azioni necessarie a far
rispettare il divieto di esercizio venatorio nei frutteti e comunque in
tutti i terreni coltivati. Da parte nostra riteniamo sia necessario un
richiamo al mondo venatorio per un maggiore rispetto delle coltivazioni in
atto nonché una più intensa vigilanza laddove insistono colture di pregio
quali la frutta».
«Ribadiamo la nostra volontà di collaborare con i cacciatori - conclude
Calaon - però nel reciproco rispetto. Chiediamo solo un po' più di
attenzione, non solo verso i prodotti delle nostre aziende ma indirettamente
verso tutti i consumatori». Orfeo Meneghetti
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SANT’ANNA D’ALFAEDO. Preso di mira mentre era al pascolo all’interno di un
recinto a Fosse
Fucilata a un ginocchio: un cavallo rischia la vita
Omar, colpito da 16 pallini potrebbe essere abbattuto
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/B.htm
Vittorio Zambaldo
Omar, un cavallo grigio di 18 anni, di razza arabo-avelignese sta lottando
per vivere. Da una settimana ha nel ginocchio una rosa di 16 pallini di
piombo ed è in cura con antibiotici per combattere l’infezione. Stamattina
il veterinario che lo segue darà il suo responso: se ci siano margini per
continuare a sperare e curare Omar o se dovrà essere abbattuto per
risparmiargli altro dolore e una vita che un animale della sua stazza non
potrebbe sostenere senza un sufficiente ausilio degli arti.
«È da tempo che non lo cavalco più», ammette il proprietario Giuseppe
Caruso, «perché gli ho affiancato Zeus, un sauro arabo-polacco di 12 anni
che uso nelle escursioni in Lessinia. Però a Omar sono molto affezionato
perché è stato il mio primo cavallo, acquistato ancora quand’era puledro,
nato e vissuto sempre sui pascoli ai piedi del Corno d’Aquilio».
Caruso ha una grande proprietà con pascoli e bosco, tutta cintata, a
Campazzo di Fosse, dove lascia liberi i suoi cavalli tutto l’anno. Sale da
Verona, dove abita, tre o quattro volte alla settimana e cura gli animali
come figli. «Non ho mai avuto nessun tipo di problema neanche con i vicini,
per pensare a un dispetto o a una vendetta», cerca di ricordare, «e non so
spiegarmi le ragioni di un simile gesto contro un animale inoffensivo».
Salito a Fosse per controllare i suoi cavalli li aveva visti fuori del
recinto, uniti a un altro gruppo di cavalli di un maneggio vicino, ma il
proprietario lo aveva rassicurato: «Lasciali pure insieme. Li potrai
riprendere nei prossimi giorni con calma, quando riuscirai ad avvicinarli»,
gli aveva detto. Il giorno, dopo salito in paese per riportare Omar nel suo
recinto, non lo ha trovato assieme agli altri cavalli, ma isolato e quasi
nascosto, circondato dai rovi. «Quando l’ho riportato sul prato ho notato
che zoppicava vistosamente ma ho pensato a una botta o a qualche spina che
gli provocava dolore. Solo la radiografia del veterinario ha messo in
evidenza i 16 pallini conficcati nel ginocchio», racconta. Non è stata fatta
la radiografia all’intero animale e non è escluso che possano esserci altri
pallini.
«Aspetto il referto completo e poi andrò a far denuncia ai carabinieri. È un
gesto che non si spiega: un cavallo non si può confondere con una lepre o
con un fagiano, a meno che uno non spari a tutto quanto si muove, girandosi
di scatto come nei film western», commenta Caruso. La speranza è che si sia
trattato di un errore o di un incidente: credere che qualcuno prenda di mira
volutamente un cavallo, e per di più a poca distanza dal Parco naturale
della Lessinia, è quanto di più odioso si possa immaginare contro un
animale. Ora le speranze sono puntate sulla capacità di riprendersi di Omar,
con l’aiuto dei farmaci e l’affetto del suo proprietario.
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Respinto il ricorsodegli animalistiriprende la caccia
la sentenza del tar
I giudici hanno contestato solo l'apertura anticipataL'assessore Scrivano:
si è ristabilito il buon senso
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=593188&IDCate
goria=592
È STATO IMPALLINATO il ricorso al Tar presentato dalla Lega per l'abolizione
della caccia (Lac) contro il calendario venatorio provinciale. I giudici del
Tribunale amministrativo regionale hanno respinto ieri mattina l'istanza
avanzata dall'associazione ambientalista con il sostegno dei Verdi.
Inizialmente il ricorso aveva provocato un piccolo terremoto tra i
cacciatori, ma anche tra gli ambientalisti, soprattutto perché il presidente
della seconda sezione del Tar, Antonio Bianchi, aveva firmato un decreto di
sospensione della delibera della Provincia con la quale era stato approvato
il calendario venatorio.
«Il piano faunistico-venatorio provinciale di Savona - aveva scritto la Lac
nel ricorso - è stato approvato con deliberazione del Consiglio provinciale
del 30 maggio 2002, in base alla Convenzione tra la Provincia di Savona e
l'Università degli studi di Genova del 30 ottobre 2001. Il termine
quinquennale previsto dalla disciplina regionale risulta in tutta evidenza
spirato, pertanto l'impugnato calendario venatorio è stato approvato in
totale assenza del presupposto, che è appunto l'esistenza di un valido Piano
faunistico-venatorio di riferimento». Il Tar, però, ha poi riconosciuto
pienamente legittime le disposizioni contenute nel calendario venatorio
provinciale, con il solo spostamento della deroga anticipatoria della caccia
al cinghiale dal 16 settembre al 1 ottobre 2007, riconoscendolo rispettoso
della legge regionale vigente. «Sono contento - commenta l'assessore
provinciale a caccia e pesca, Carlo Scrivano -, perchéè stato ristabilito il
buon senso. La scelta di anticipare la caccia ai cinghiali e ai caprioli non
è stata assunta per fare un piacere ai cacciatori, ma per tutelare il mondo
agricolo. Il calendario provinciale tiene conto di tutte le esigenze
mantenendo un equilibrio tra mondo venatorio, agricolo e tutela ambientale».
La sospensiva, avendo bloccato solo gli effetti del calendario provinciale,
aveva lasciato come unico riferimento la normativa regionale, forzatamente
meno rigida di quella emanata da Palazzo Nervi. «La Lac ha fatto un bel
danno - aggiunge Scrivano -, i cinghialisti non si sono fermati, hanno
puntato su lepri e fagiani, gli altri animali che è consentito cacciare».
Giovanni Vaccaro
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«Coltivazioni danneggiate»
gli agricoltori
http://edicola.ilsecoloxix.it/Secolo_notizia01OK.asp?IDNotizia=593187&IDCate
goria=592
«SONO bastati pochi giorni di stop alla caccia al cinghiale per vedere già
un forte aumento dei danni alle coltivazioni. Solo per fare un esempio,
l'altra notte gli animali giravano tra le case di Ellera e Magrania,
devastando orti e campi intorno ad Albisola. Ma i danni si sono visti anche
alla popolazione di lepri e fagiani, che con fatica e impegno di risorse
economiche eravamo riusciti a ristabilire».
Luigi Cameirano, presidente dell'Ambito territoriale di caccia numero uno,
sta ricevendo decine di proteste da parte di contadini e residenti
nell'entroterra per i danni provocati dagli ungulati.
«Si è trattato di un ricorso settario e fortemente ideologico - commenta -.
La sospensiva, atto dovuto, ha chiuso solo la caccia a cinghiale e capriolo,
ma come conseguenza ha liberato quella a fagiani, lepri, pernici e altri
animali non dannosi perché i cacciatori hanno avuto a disposizione tre
giorni su cinque a scelta, anziché solo quelli fissati dalla Provincia. Il
calendario venatorio era stato studiato anche per dare maggior tutela alla
selvaggina stanziale. Il ricorso presentato dalla Lac ha creato gravi
disequilibri procurando, nei fatti, danni significativi alla fauna del
territorio».
Cinghiali e caprioli, tra l'altro, sono animali molto sensibili ai mutamenti
delle condizioni dell'habitat. Se non sono cacciati, rioccupano con molta
rapidità il territorio, provocando seri danni anche alle attività agricole.
«Gli ungulati - spiega Cameirano - sono in grado di figliare due volte
all'anno. Se trovano cibo si moltiplicano senza controllo. Le ipotesi di
utilizzare metodi contraccettivi sono campate in aria e non danno risultati,
finora l'unico sistema di controllo è proprio l'abbattimento selettivo.
Oppure la radicale modifica dell'habitat, ma disboscare una provincia per
allontanare i cinghiali non mi sembra una strada granché sensata».
G. V.
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GARDONE VALTROMPIA. Il taglio del nastro
Storia, armi e caccia Apre il nuovo museo
http://www.bresciaoggi.it/storico/20070929/Provincia/D.htm
Nella suggestiva cornice della ristrutturata villa Mutti Bernardelli,
stamattina verrà inaugurato a Gardone Valtrompia il «Museo delle armi e
della tradizione armiera» e dell’«Archivio storico della caccia».
Alle 10.30 il sindaco Michele Gussago, il presidente della Provincia Alberto
Cavalli e i rappresentanti della Comunità montana taglieranno il nastro del
nuovo contenitore di tradizioni locali. L’evento sarà nobilitato dalla
mostra «Armi antiche a Gardone», che rimarrà aperta fino al 29 febbraio
2008. Per il sindaco Gussago «Il museo non sarà una semplice raccolta di
oggetti, ma un luogo in cui percepire in maniera concreta la storia della
Valtrompia. Una storia fatta dalla capacità di sviluppare, da ben 500 anni,
una tecnologia ed una perizia artigiana che trova pochi paragoni nel mondo
intero. Anche per questo spero che i cittadini partecipino numerosi alla
cerimonia di taglio del nastro della struttura».
La giornata inaugurale è intensa: villa Mutti Bernardelli aprirà i cancelli
alle 10 e li chiuderà alle 22, in concomitanza con l’iniziativa «Una notte
al museo» promossa dalla Regione Lombardia. C.M.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it