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NEWS: Giornali Internet 13/10/07



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CACCIA
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Se il Ris smaschera il topo nel piatto
Foto d'archivio. La scienza rivoluziona la lotta all'agropirateria
Test del Dna contro le truffe alimentari. Calabria, uno spezzatino a base di
ghiro
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200710articoli/26438gir
ata.asp#
MARCO ACCOSSATO
TORINO
Contro frodi, sofisticazioni alimentari e agropirateria, gli istituti
zooprofilattici schierano «i Ris della fettina». Con le armi della genetica
molecolare squadre speciali al servizio dei veterinari sono in grado di
risalire - attraverso l’analisi del Dna - all’origine di una bistecca, all’
indirizzo di un allevamento, «persino individuare di quale suino sia la
carne servita al ristorante analizzando i geni del colore del mantello».
Indagini come quelle che vengono eseguite dai carabinieri del Reparto
Investigazioni Scientifiche alla ricerca di un’arma e di un assassino
possono stanare, da un solo prelievo, chi minaccia la nostra tavola e la
nostra salute. Non solo: l’analisi del Dna si è appena rivelata alleato
fondamentale del Corpo Forestale dello Stato: in Calabria, durante una festa
patronale, il nucleo operativo antibracconaggio ha stanato - grazie all’
analisi in laboratorio dei bocconi sequestrati dai piatti - 15 ristoratori
che servivano spezzatino di ghiro, mammifero protetto, cacciato
illegalmente, non commestibile. Il processo è in corso, la difesa ha
imboccato una linea originale: «Ha sostenuto - racconta il vicequestore
aggiunto Alessandro Bettosi, comandante del nucleo operativo della Forestale
che ha eseguito il blitz - che si trattava di carne di topo. Particolare
forse più ripugnante, ma strategico ai fini del processo, perché il topo,
contrariamente al ghiro, non è animale protetto. Il che significa evitare la
condanna penale e limitarsi eventualmente al pagamento di una sanzione».
Solo l’analisi del Dna ha dato un nome certo a quell’animale servito con
contorno di peperonata.
Di queste nuove prospettive in medicina veterinaria si è parlato a Torino a
un convegno internazionale organizzato dal laboratorio di genetica del
Centro per le encefalopatie animali dell’Istituto zooprofilattico del
Piemonte, diretto dalla dottoressa Maria Caramelli. Sotto le stesse cappe e
sui medesimi tavoli, che hanno consentito per mesi di studiare e
fronteggiare il pericolo «mucca pazza», si combatte una nuova sfida
quotidiana: quella contro il bracconaggio e il commercio illegale di carne.
«Un aiuto prezioso - è stato sottolineato - anche nella lotta ai falsi
marchi “Dop” e “Doc”».
Spiega la dottoressa Caramelli: «L’indagine genetica è utilizzata da tempo
per sfruttare le diversità bio-naturali degli animali. Trovare i capi più
resistenti alle malattie e selezionarli per la continuità della specie
significa evitare che a quegli animali siano poi somministrati farmaci. Una
difesa anche per il consumatore, che attraverso latte e carne “contaminato”
può sviluppare ad esempio resistenze agli antibiotici». Al convegno sulla
genetica forense era presente anche Riccardo Orusa, del Centro di referenza
nazionale di Aosta per le malattie degli animali selvatici che raccoglie le
principali informazioni sull’epidemio-sorveglianza. «Nelle operazioni
antibracconaggio o contro l’importazione illegale di animali protetti tracce
anche minime consentono di risalire ai colpevoli, con tecniche simili, e a
volte più complesse, a quelle della scientifica». Un caso: «Tre piccolissime
tracce di sangue su un coltello in apparenza pulito, trovato in casa di un
uomo sospettato di essere un bracconiere - ha citato Rita Lorenzini, dell’
Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise - hanno permesso di
accertare che il proprietario aveva ucciso per dissanguamento una femmina di
cinghiale, accoltellandola dopo averla catturata illegalmente con un
laccio».
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ACCIA
Vigilanza venatoria, in un mese 61 verbali quasi la metà a carico di
"foranei"
Summit in Provincia sulla vigilanza venatoria, mercoledì 17 ottobre alle 16,
con la convocazione del Comitato che sovrintende al coordinamento delle
guardie giurate volontarie nominate da palazzo Celio.
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3539176&Pagina=ROVIGO
L'appuntamento farà il punto sulla normativa e sulla situazione dei
controlli a un mese dall'avvio della stagione di caccia, in modo da
pianificare interventi mirati alla prevenzione dei reati e delle infrazioni.
Al tavolo sono chiamati anche i presidenti degli atc e di tutte le
associazioni venatorie.
Intanto l'ufficio Caccia provinciale ha emesso il primo bollettino
sull'attività di vigilanza effettuata a settebre comprese le giornate di
agosto destinate all'addestramento cani. In totale la polizia provinciale ha
stilato 61 verbali, 21 nell'atc Ro1, 32 nel Ro2 e 8 nel Ro3. I capi di
selvaggina abbattuti sono stati 18, nove fagiani, otto lepri e una quaglia.
La particolarità, sottolineata anche dalla Vigilanza provinciale, è che 28
dei verbalizzati sono soci degli atc polesani ma provengono da fuori
provincia, a conferma che le regole vengono violate con più frequenza dai
cosiddetti "foranei".
«Le violazioni più comuni - ha spiegato la responsabile della Vigilanza
Monica Attolini - riguardano, come ogni anno all'apertura della stagione, le
irregolarità commesse nel corso dell'addestramento dei cani nelle settimane
antecedenti il via libera alle doppiette. Fa testo poi la mancata segnatura
dei capi abbattuti o della giornata di caccia sul tesserino regionale oltre
al mancato rispetto delle distanze da fabbricati e strade».
L'ufficio Caccia di viale della Pace precisa a tale proposito che i verbali
redatti per il mancato rispetto delle distanze riguardano nella maggior
parte dei casi, cacciatori sorpresi con il fucile carico e distanza non
consentita. «L'articolo 21 lettera G della 157 del 1992 - spiega Attolini -
prevede che il cacciatore, se ha con sé il fucile all'interno dei centri
abitati e nelle vicinanze di strade o case, debba tenere l'arma scarica e in
custodia. Il fatto che alcune sentenze dalla Cassazione considerino in
atteggiamento di caccia chi non ha il fucile riposto nel fodero, serve, a
nostro avviso, come rafforzativo in quelle situazioni di incertezza nella
quali l'agente della vigilanza ritenga che il cacciatore sia alla ricerca o
in attesa di selvaggina per abbatterla». Franco Pavan
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ANIMALI
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NAVE. «Porcikomodi» accoglie animali maltrattati o destinati alla
macellazione
Pecore e galline rubate dall’oasi dei volontari
Si sono salvati solo i maiali. Sul terreno le tracce di un furgone
http://www.bresciaoggi.it/storico/20071013/Provincia/Caa.htm
Dopo le galline rubate martedì notte nello Zooprofilattico di Brescia, ora è
la volta del furto a Nave di undici pecore, tra le venti e le trenta
galline, una decina di oche. È il bilancio della singolare razzia messa a
segno ieri notte alla Prada di Nave, nei recinti gestiti dall’associazione
«Porcikomodi» nella cascina Castagnotta, che da un paio di anni si occupa di
accogliere e salvare animali maltrattati o destinati alla macellazione.
UN COLPO che non ha avuto testimoni, portato a termine grazie all’impiego di
un grosso furgone sul quale sono stati caricati gli animali. Del veicolo
sono rimaste ben evidenti le tracce delle ruote sul terreno a ridosso delle
recinzioni. Scampati all’incursione una decina di maiali, tra questi un
piccolo porcellino di 30-35 chili.
E proprio il fatto che siano stati trascurati i suini, soprattutto quello
più piccolo fin troppo facile da prendere, ha fatto correre il pensiero dei
volontari dell’associazione alla fine del Ramadan, il periodo durante il
quale i musulmani non mangiano dalle prime luci dell’alba al tramonto.
«Sarà anche brutto dirlo - commentano i volontari - siamo andati in giro a
rivolgere qualche domanda, e dei musulmani ci hanno fatto capire che il
furto potrebbero averlo compiuto proprio alcuni di loro».
Ramadam o meno, a «Porcikomodi» («Questo nome l’abbiamo preso proprio per
far sapere che gli animali non vanno considerati solo del cibo, ma sono
anche capaci di avere delle relazioni») il dispiacere per il furto degli
animali è intenso. La denuncia l’hanno fatta, senza grandi speranze
tuttavia.
AL PROGETTO animalista aderiscono sette volontari bresciani che sono
collegati ad un’associaione milanese, «Vitadacani». Da un anno l’impegno si
è fatto intenso e organizzato. Nello spazio che i volontari gestiscono
accanto ad un maneggio alla Prada sono stati costruiti i recinti per gli
animali. Tre: uno per i maiali, il secondo per oche e galline e il terzo
ricovero per le pecore. L’idea accarezzata all’inizio era di dar vita ad una
fattoria didattica con un centro di recupero di aninmali maltrattati o
salvati dalla macellazione. Progetto per il momento limitato ai secondi. Tra
gli «ospiti», ricordano, hanno avuto un cavallo usato da Terence Hill in uno
dei suoi spaghetti-western. Il quadrupede, spente le luci della ribalta,
rischiava una brutta fine. «Porcikomodi» l’ha salvato, ospitandolo fino alla
morte naturale.W.G.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it