[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

NEWS: Giornali Internet 21/10/07



======
CACCIA
======
A Castelvittorio
Stroncato da un infarto durante una battuta di caccia al cinghiale, muore il
69enne Emilio Colli
http://www.riviera24.it/articoli/2007/10/21/31313/incidente-di-caccia-a-carm
o-langan-allertato-lelisoccorso-dei-vigili-del-fuoco
Castelvittorio - A nulla sono serviti i tempestivi soccorsi. L'uomo,
cardiopatico, non ce l'ha fatta e l'elisoccorso e' servito soltanto per
trasportare il suo corpo dal bosco alla base operativa della sua squadra di
cacciatori. La salma è stata consegnata alla famiglia
Un cacciatore cardiopatico di 69 anni, Emilio Colli, abitante a Bordighera,
e' stato stroncato da un malore (probabilmente un infarto) che lo ha colto
in tarda mattinata, mentre stava partecipando a una battuta di caccia al
cinghiale assieme alla propria squadra, in localita' Galli, in alta Val
Nervia, nel territorio comunale di Castelvittorio (Imperia). L'uomo si e'
sentito male nel bosco e per soccorrerlo sono intervenuti, oltre
all'automedica, anche un elicottero dei Vigili del Fuoco e i carabinieri.
Inutili, tuttavia, i tempestivi soccorsi. L'uomo e' stato ricondotto alla
base operativa dei cacciatori, dove i medici non hanno potuto far altro che
constatare il decesso. Trattandosi di morte per cause naturali il magistrato
ha autorizzato la consegna della salma ai familiari.
-----
PARTINICO. L’uomo soccorso da un elicottero della polizia ricoverato in
prognosi riservata
Cade in un burrone, ferito cacciatore
http://www.lasicilia.it
PARTINICO. Un cacciatore di 59 anni è rimasto gravemente ferito dopo essere
caduto in un burrone. E’ accaduto ieri nelle campagne di contrada
«Cannizzaro» a Partinico. Il cacciatore, che è originario di Caltavuturo, è
precipitato da un costone di roccia e si è fermato fortunatamente a metà
altezza, su una boscaglia fatta di rovi e arbusti. L’uomo è stato soccorso
da un elicottero della polizia di Palermo, che in meno di dieci minuti ha
raggiunto la zona. Il cacciatore è stato imbracato e quindi trasportato all’
ospedale «Vincenzo Cervello» di via Trabucco dove è stato ricoverato in
prognosi riservata.
Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, il cacciatore era in
compagnia di amici, quando si è allontanato dal gruppo. Molto probabilmente,
per raggiungere, un punto abbastanza impervio, ha perduto l’equilibrio ed è
caduto nel crepaccio.
Sono stati i suoi compagni a udire i lamenti e a dare l’allarme al 113.
Oltre alla polizia, sono intervenuti i vigili del fuoco. L’uomo è stato
imbracato su una barella da un poliziotto e da un pompiere, che sono
riusciti a raggiungere, via terra, la zona, e sollevato dall’elicottero, che
ha operato in uno spazio ridottissimo. LEONE ZINGALES
-----
Ambiente. I cacciatori abusivi bloccati su un’ Ape in viale Marconi davanti
allo stagno
Bracconieri sorpresi a Molentargius
Denunciati dai ranger: con i lacci catturavano gli storni
http://www.unionesarda.it
Ambiente. I cacciatori abusivi bloccati su un’ Ape in viale Marconi davanti
allo stagno
Bracconieri sorpresi a Molentargius Denunciati dai ranger: con i lacci
catturavano gli storni I bracconieri tornano a far paura nell’oasi
naturalistica di Molentargius. Negli ultimi due mesi i ranger che vigilano
sul parco hanno scoperto una decina di trappole sistemate lungo il perimetro
dello stagno, mentre ieri gli agenti della Questura hanno denunciato due
quartesi che, a pochi metri dallo stagno, nascondevano nell’ape una borsa
con decine di storni morti. Alzato il livello di sorveglianza, l’
amministrazione centrale dell’oasi ha fatto ricontrollare da cima a fondo la
recinzione della laguna, scovando i punti dove la rete era stata bucata dai
bracconieri. CONTROLLI. «Negli ultimi due mesi» spiega il presidente del
consorzio Gigi Ruggeri, «abbiamo trovate varie trappole e siamo riusciti a
chiudere tutti gli accessi abusivi utilizzati dai cacciatori. Stiamo
lavorando con impegno per garantire la massima protezione del parco, anche
con telecamere e vigilantes privati». Ieri mattina, però, l’incubo è
diventato realtà: una pattuglia della Squadra volanti della Questura ha
bloccato in viale Marconi, proprio davanti allo stagno, un’ape su cui
viaggiavano due persone. Insospettiti dal loro comportamento, gli agenti
hanno deciso di perquisire il veicolo e, dentro una grossa borsa, hanno
trovato 65 storni morti.
LACCI. Una specie protetta che, in questo periodo, non può essere cacciata.
Per M. P (33 anni) e C. L. (34 anni), entrambi di Quartu, è scattata la
denuncia a piede libero, mentre gli agenti della Questura e i ranger hanno
iniziato la ricerca delle trappole utilizzate per la cattura dei migratori.
I volatili rinvenuti, infatti, non presentavano ferite d’arma da fuoco. L’
ipotesi più accreditata dagli investigatori è quella che siano stati
utilizzati i lacci, archetti sistemati nel terreno o a mazza altezza che
afferrano e strozzano i volatili, oppure le reti che catturano decine di
uccelli quando volano in stormi.
«Abbiamo completato la sistemazione dei locali per il corpo di vigilanza
ambientale», prosegue Ruggeri: «i controlli sono incessanti e abbiamo anche
posizionato le telecamere che servono sia per la prevenzione degli incendi
che per il rischio di bracconaggio».
PENA MITE. Lo scorso anno, la forestale scopri in una rete 418 storni
impigliati e denunciò i tre cacciatori di frodo. Al processo, però, il
giudice decise per una sanzione di 800 euro pagabile con rate da 40 euro.
Una decisione che fece infuriare gli ambientalisti che volevano pene
esemplari per i bracconieri sorpresi nell’oasi naturalistica. Ora le due
nuove denunce. FRANCESCO PINNA
-----
Caccia vietata nei boschi colpiti da incendi
Il sindaco emana una ordinanza per salvaguardare l’ambiente, diverse le aree
interessate
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20071021&ediz=03_RIETI&npag=50&file
=SEI_1693.xml&type=STANDARD
Il sindaco di Terni, Paolo Raffaelli, ha emesso un'ordinanza con la quale
viene disposto il divieto di esercizio dell'attività venatoria in alcune
aree boschive del territorio comunale colpite da incendi a partire dal 24
giugno scorso.
Il provvedimento, che si aggiunge all'atto analogo che sarà approvato dal
Consiglio comunale che per le stesse aree - è detto in un comunicato di
Palazzo Spada - impedisce l'attività edificatoria, recepisce l'ordinanza del
presidente del Consiglio del 27 settembre scorso che dispone misure urgenti
di protezione civile per fronteggiare, anche attraverso misure di
prevenzione e dissuasione degli incendi dolosi come quelle adottate dal
Comune di Terni, lo stato di emergenza nelle regioni del centrosud. Nella
nota si sottolinea che malgrado a livello nazionale la scorsa estate si è
assistito a una recrudescenza degli incendi boschivi di natura dolosa, Terni
è rimasta comunque «una realtà marginale» rispetto a questo fenomeno.
L'ordinanza del Sindaco stabilisce che è immediatamente operativo il divieto
di caccia nelle seguenti zone boscate interessate da incendi nella scorsa
estate: un'area di 582 metri quadri in località Marmore e una superficie di
1000 metri quadri in località Le Fosse Polenaco percorse dal fuoco il 25
luglio, un'area di 27.342 colpita da un incendio il 31 luglio a San Martino
di Cesi, un bosco di 198.218 mq. in località Poggio Pedraiola "Monte
Argento" e una superficie di 2076 metri quadri a Penne S. Andrea di Cesi
andate a fuoco il 21 agosto e un'area boschiva di 12.010 mq. in località
Poggio Azzuano incendiata il 26 agosto scorso.
«L'aggiornamento del catasto delle aree boscate percorse dal fuoco - ha
commentato Raffaelli, che è anche presidente dell'Anci - continua ad
avvenire con sistematicità e anche con un incremento delle misure
dissuasive: al divieto di edificare si aggiunge ora quello all'esercizio
venatorio, anche se come municipalità siamo ben consapevoli che le ragioni
patologiche che hanno visto in estate una recrudescenza allarmante degli
incendi boschivi dolosi, in tutto il Paese, sono di diversa natura e
richiedono probabilmente un ulteriore impegno del legislatore in termini di
prevenzione e dissuasione, perchè il semplice divieto dell'attività edilizia
nelle aree incendiate, pur necessario, si è rivelato da solo insufficiente.
Il Comune di Terni continua comunque ad aggiornare puntualmente il catasto
per le aree distrutte dal fuoco e, come Anci Regionale, abbiamo assunto
un'ulteriore iniziativa affinchè questa essenziale misura di monitoraggio,
controllo e prevenzione venga adottata sistematicamente da tutti i 92 Comuni
umbri».
-----
Caccia allo storno, secondo no
http://www.lastampa.it
MIRIANA REBAUDO
GENOVA
Prosegue l'iter in commissione per la proposta di legge presentata da
Francesco Bruzzone (Lega Nord) e Franco Orsi (Forza Italia) che vorrebbe
liberare alle doppiette liguri la caccia anche per storno e fringuello ma le
probabilità che questa normativa approdi poi in Consiglio non sembrano
molte.
Domani pomeriggio verranno ascoltati dalla IV Commissione Attività
Produttive della Regione. Verranno i rappresentanti delle associazioni
ambientaliste, di quelle dei cacciatori e degli agricoltori, oltre che il
Corpo Forestale e il direttore dell'Istituto nazionale fauna selvatica
(Infs). Tutti, in pratica, devono esprimersi sulla possibilità, o meno, di
concedere la deroga, chiesta a gran voce dai cacciatori ma sulla quale la
Regione Liguria è già sotto rischio di una maxi sanzione da parte dell'Ue:
per le deroghe non sufficientemente motivate dello scorso anno, infatti,
rischiamo già un'euro-multa di ben 10 milioni. Senza contare che il tema
della caccia ha già rischiato di aprire crepe all'interno della maggioranza
di centrosinistra.
«Solo la provincia di Spezia ha inviato la certificazione dei danni
provocati alle culture; quelle di Imperia, Savona e Genova invece non hanno
prodotto documentazioni, e senza questi atti la richiesta di deroga non può
neanche essere avviata», spiega l'assessore regionale Giancarlo Cassini.
«Gli storni sono nocivi per le produzioni agricole, viti e ulivi per
esempio, - commenta Cassini - tanto che in molti Paesi del Mediterraneo, si
possono cacciare». Non in Italia, però, perché da Roma nessun governo ha mai
chiesto, a livello comunitario, l'avvio della procedura per inserirli nelle
specie cacciabili, seppur per periodi limitati.
La mancanza delle necessarie «pezze d'appoggio» rischia quindi di fermare
già in Commissione la proposta di legge dei due consiglieri d'opposizione,
tanto più alla luce di due pareri, entrambi negativi, espressi sia dal Cal
(il comitato enti locali della Regione), sia dall'Infs (cui spetta il
compito di verificare i danni segnalati). Stando ad alcune indiscrezioni,
infatti, l'Istituto nazionale non avrebbe accolto la documentazione
spezzina.
L'intenzione, infatti, è non ripetere il pasticcio dello scorso anno quando
il Consiglio regionale dopo aver approvato la legge regionale 35 (presentata
dalla giunta), ha votato un provvedimento che di fatto autorizzava il
prelievo anche di storni e fringuelli fino al 31 gennaio 2007. Prima il
governo italiano, poi Bruxelles, però avevano stoppato il provvedimento,
proprio per la mancanza dei documenti necessari. Lo stesso Consiglio dei
Ministri aveva infatti presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro
il via libera ligure, per evitare che l'Ue sanzionasse tutta l'Italia (sono
previsti infatti anche tagli ai finanziamenti per l'agricoltura).
===========
ALLEVAMENTO
===========
BASSA PADOVANA Il servizio coordinato da Nicola de Paoli ha fornito i dati
sui controlli, in media dieci a settimana, su ormoni e antibiotici
Dieci bovini "dopati" bloccati dai veterinari Usl
È successo nell’ultimo anno, tutti venivano da fuori zona e sono stati
inviati alla "distruzione". La carne è sicura
Bassa Padovana
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Padova&Codice=
3548432&Pagina=11
La repressione delle attività illecite per l'allevamento dei bovini è svolta
dalle forze dell'ordine. In questo ambito un ruolo fondamentale è esercitato
dai servizi veterinari, in particolare quello dell'Usl 17. Dieci i bovini
risultati positivi ai controlli sulle sostanze non consentite dalla legge
negli ultimi dodici mesi. Tutti inviati alla distruzione. Le bestie fanno
parte dei 40mila bovini abbattuti nei macelli dell'Usl 17 e provenienti da
allevamenti non operanti nel territorio gestito dall'ente sanitario.
Gli animali allevati nella zona di competenza dell'Usl 17, invece, sono
sicuri. Nessun capo allevato nell'Usl 17 è stato trovato positivo ai test
delle sostanze anabolizzanti. A confermarlo sono i dati dell'attività di
ispezione e prevenzione svolta dal servizio veterinario. Nell'ultimo
quinquennio sono stati effettuati ogni anno 236 controlli per gli ormoni e
272 per sostanze come gli antibiotici (in media quasi dieci controlli ogni
settimana) e nessun bovino allevato nel territorio di riferimento è
risultato positivo. Un risultato significativo, se si considera che nel
periodo considerato sono stati allevati quasi mezzo milione di vitelloni
(maschi e femmine) che in gran parte (circa l'80\%) sono stati macellati in
strutture del territorio regionale e nazionale.
«I dati devono rassicurare i cittadini e gli amministratori locali -
sottolinea Nicola de Paoli, responsabile della sicurezza alimentare del
servizio veterinario dell'Usl 17 - i quali, comprensibilmente, dopo il
clamore suscitato dalla recente indagine dei carabinieri del Nas (Nucleo
anti sofisticazione), ci hanno chiesto informazioni sul livello di sicurezza
delle nostre carni».
Per quanto riguarda in particolare l'inchiesta in corso da parte della
Procura di Rovigo sui bovini "gonfiati", l'unica positività riscontrata
all'interno dell'ente sanitario, riguarda un animale allevato in un'altra
Usl. Immediatamente è stata fatta la denuncia alle forze dell'ordine che
hanno agito di conseguenza.
«Il nostro servizio - prosegue De Paoli - collabora da sempre in maniera
molto stretta con il Nas. Questa sinergia rappresenta un elemento cardine
del successo della lotta contro l'uso di anabolizzanti»
A tal riguardo proprio il servizio veterinario dell'azienda sanitaria della
Bassa padovana ha individuato un semplice esame di routine, già utilizzato
per la valutazione del "benessere animale". Si tratta di un esame del sangue
del bovino che permette di ottenere informazioni rapide e attendibili
sull'utilizzo dei cortisonici, che sono considerati le sostanze più
utilizzate nei trattamenti a scopo anabolizzante. Questo test dal costo
irrisorio, qualche decina di euro, può essere utilizzato sia in allevamento
che in macello.

-----
Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it