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NEWS: Giornali Internet 23/10/07



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CACCIA
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La tragedia, alle 14, in località “Fontana Longa” a Torrice. Il corpo, in un
lago di sangue, rinvenuto dai genitori guidati dal cane
Scivola mentre va a caccia: un colpo lo uccide
La vittima è Enrico De Santis, pittore edile di 33 anni, stava inseguendo la
selvaggina
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20071023&ediz=04_FROSINONE&npag=37&;
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Un cacciatore di Ripi è morto, ieri pomeriggio, ucciso da un colpo partito
accidentalmente per una caduta.
La vittima è Enrico De Santis, 33 anni, celibe, pittore edile che abitava,
con i genitori, in via Trivio 29, al confine con Ripi. Ieri, in tarda
mattinata, ha preso il fucile e, insieme al suo fedele cane si è allontanato
a piedi. In zona c’è selvaggina, soprattutto beccacce, e lui, esperto
cacciatore, ne ha approfittato per una battuta. E’ uscito da solo, conosceva
quei terreni come le sue tasche. Nel primo pomeriggio sarebbe rientrato a
casa.
Ma forse propria l’eccessiva confidenza con il terreno lo ha tradito: nel
saltare un piccolo dislivello, caratteristico dei terreni di campagna, in
contrada “Fontana Longa” ha messo un piede male ed è scivolato. Per di più,
al posto degli scarponi, indossava un paio di scarpe da ginnastica che, sull
’erba umida, hanno reso ancor più precario l’equilibrio.
Enrico De Santis, che probabilmente stava inseguendo proprio una beccaccia,
per evitare di cadere si è allora appoggiato al fucile, ma il dito che era
sul grilletto lo ha tradito: è partito un colpo che lo ha colpito in pieno
volto.
Erano da poco passate le 14.Nonostante il colpo, nessuno in zona si è
accorto di nulla. Unico testimone, il suo cane.
Ed è stato proprio il suo setter a tornare a casa, in via Trivio, da solo. I
genitori di Enrico De Santis, vedendo il cane, ma non il figlio, si sono
subito allarmati ed hanno chiesto aiuto ai vicini. Quindi sono partite le
ricerche. La zona di ”Fontana Longa” , in linea d’aria, è a 200-300 metri
dalla sua abitazione. Ma tra viuzze e terreni sconnessi i genitori hanno
camminato un bel pò prima di trovare il corpo, a terra, in un lago di
sangue.
Subito è stato dato l’allarme al 118 e ai carabinieri, ma ormai non c’era
più nulla da fare. «Per noi il caso è chiuso - spiegano i carabinieri -. La
causa del decesso è da attribuirsi ad una accidentale esplosione di colpo d’
arma da fuoco della sua doppietta marca Bernardelli calibro 12, regolarmente
denunciata e sottoposta a sequestro, in conseguenza di una scivolata.
Abbiamo appurato che non ci sono responsabilità di altri».
A. Sim.
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La ricostruzione dei carabinieri: stavano inseguendo un fagiano quando il
pensionato armato è scivolato ed ha esploso il colpo che ha ferito il
collega
Incidente di caccia, migliora l'uomo impallinato dall'amico
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3550864&Pagina=PORDENONE
Restano stazionarie, ma con leggeri sintomi di miglioramento, le condizioni
del pensionato Armando Saccaro, 63 anni, di Pordenone, che si trova nel
reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Pordenone, con prognosi
riservata, per le ferite riportate in un incidente di caccia, accaduto in
una zona di campagna, in via Levade a Villanova di Pordenone. Saccaro,
insieme con l'amico cacciatore Lorenzo Sica, 66 anni, di Fiume Veneto, stava
battendo i campi con l'obiettivo di individuare qualche preda.
Improvvisamente da un fossato si è alzato un fagiano. Sica ha impugnato
velocemente la doppietta e ha fatto fuoco, colpendo l'animale. Il fagiano,
ferito ad un'ala, è caduto al suolo, ma ha comunque tentato di fuggire. Una
corsa disperata, con alcuni tentativi di spiccare il volo, sempre falliti. I
due amici si sono così lanciati all'inseguimento del fagiano. Armando
Saccaro, che era potuto partire in anticipo e che non aveva alcun
impedimento, correva più velocemente, mentre Sica lo seguiva a circa dieci
metri di distanza, con in mano il fucile e il colpo in canna.
Il fagiano, viste le ferite, procedeva sempre più lentamente, ma non
abbastanza piano da essere raggiunto. È così arrivato in un campo di
granoturco, che era stato appena tagliato con una trebbiatrice, e quindi era
particolarmente accidentato. È stato a quel punto - secondo la ricostruzione
degli investigatori dei carabinieri, coordinati dal maresciallo Enzo Dalla
Costa e dal collega Antonio Vescio - che si è improvvisamente consumato il
dramma. Lorenzo Sica, nella frenesia della corsa, è inciampato, cadendo a
terra e facendo accidentalmente esplodere un colpo di fucile. I pallini
hanno raggiunto alla schiena e al capo l'amico Armando Saccaro, che gli
stava 10 metri davanti in linea retta. Il pensionato, colpito dalla
fucilata, ha lanciato un urlo che ha gelato il sangue all'amico, che si è
prontamente rialzato per prestargli soccorso. Ha chiesto aiuto con il
cellulare, ma l'amico lo ha tranquillizzato. Lo ha così aiutato a
raggiungere l'auto e lo ha poi accompagnato in ospedale, dove il personale
del Pronto soccorso lo ha sottoposto alle prime cure. È stato a quel punto
che le condizioni di Saccaro, per le ferite alla testa, sono peggiorate,
consigliando i medici a ricoveralo in terapia intensiva.
Vista la dinamica dell'incidente di caccia gli inquirenti dovrebbero
ipotizzare le lesioni colpose, procedibili a querela di parte.
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LA POLEMICA. Il responsabile dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, prende
posizione contro la Provincia
Il ministro attacca: «Così si frena la vigilanza»
Il nuovo regolamento sulle guardie volontarie? «Ha lasciato campo libero all
’opera dei bracconieri»
http://www.bresciaoggi.it/storico/20071023/Provincia/Aaa.htm
C’è una nuova puntata della vicenda politica e giudiziaria (c’è un ricorso
al Tar pendente) creata dal regolamento con cui la Provincia ha voluto
regolamentare, di fatto «tagliandola» sensibilmente, l’attività di vigilanza
antibracconaggio attuata dalle guardie delle associazioni ambientaliste.
La polemica, infatti, si è arricchita con l’intervento del ministro dell’
Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il quale dopo un incontro avuto proprio
con queste associazioni ha scritto che «alcune province stanno approvando
regolamenti che mettono a rischio la vigilanza sul territorio e che
rischiano di lasciare campo libero ai bracconieri».
Nel mirino, delle associazioni e del ministro, c’è in particolare l’
amministrazione provinciale di Brescia, che con il «Regolamento per il
coordinamento dell’attività di vigilanza volontaria ittico-venatoria e
faunistica» ha, secondo il dicastero dell’Ambiente, «di fatto limitato l’
attività delle guardie venatorie volontarie, soprattutto quelle che fanno
capo al Wwf e alla Lipu, destinandole in via prioritaria alla sola vigilanza
nelle oasi di protezione e nelle riserve naturali, ovvero a una percentuale
minima del territorio provinciale».
Nella nota del ministero vengono poi fatti alcuni cenni all’imponente mole
di lavoro svolta nel corso del 2006 dagli agenti del Wwf e della Lipu nel
Bresciano: centinaia di persone denunciate all’autorità giudiziaria per
bracconaggio, il sequestro di migliaia di archetti e altre trappole per l’
uccellagione insieme alla rimozione di centinaia di reti, di trappole per
mammiferi e al rinvenimento di numerosissimi esemplari di fauna protetta
viva o morta.
«Bisogna contrastare con forza il bracconaggio e tutelare la fauna selvatica
da comportamenti contrari alle regole - ha dichiarato ancora Pecoraro
Scanio -. I recenti attacchi alle specie protette e la grande diffusione di
strumenti illegali di caccia, come gli archetti, dimostrano come sia
necessaria una forte azione di vigilanza su tutto il territorio per
salvaguardare la biodiversità animale e contrastare chi infrangendo le norme
la mette seriamente in pericolo».
«I risultati ottenuti in Provincia di Brescia dalle guardie volontarie delle
associazioni, Wwf e Lipu in primis, nelle azioni di contrasto al
bracconaggio sono rilevanti - ha concluso il ministro -. È auspicabile
quindi agevolare la loro azione ed evitare ogni atto che possa limitarne l’
efficacia».
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«Noi non ostacoliamo la lotta agli archetti»
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Caa.htm
«Il nostro regolamento un ostacolo all’opera antibracconaggio? Un’accusa che
rispedisco al mittente, la Provincia vuole solo coordinare le forze in
campo. Mi sembra invece che Lipu e Wwf non vogliano partecipare a questo
coordinamento».
GUIDO BONOMELLI, assessore leghista alla sicurezza a palazzo Broletto, non
arretra di un millimetro nella difesa del Regolamento per l’attività di
vigilanza volontaria ittico-venatoria e spiega di essere in attesa di un
pronunciamento interpretativo della Regione per richiamare all’ordine le
guardie di Wwf e Lipu che agiscono autonomamente vestendo i panni di guardie
zoofile autorizzate dal Prefetto. «A nostro avviso - spiega - anche in
questo ruolo dovrebbero essere soggetti al coordinamento. Abbiamo chiesto
alla Regione un contributo interpretativo, se collimerà con il nostro faremo
partire le diffide».
MA COME risponde l’assessore alle valutazioni basate sui primi sequestri
effettuati da Lipu e Guardia Forestale che darebbe l’uccellagione in aumento
rispetto al passato? «Una valutazione tutta da dimostrare - spiega
Bonomelli -. I conti si fanno a fine stagione e anche se fosse così non
credo che siano aumentati gli archetti perchè la Provincia ha regolamentato
il lavoro delle guardie volontarie. E un rapporto causa effetto tutto da
dimostrare. E poi non è vero che noi mettiamo i volontari solo a guardia
delle aree protette». Ma quali sono i primi dati dei controlli
antibracconaggio della Polizia provinciale? «Dati precisi non ne ho ancora,
ma posso garantire che stiamo lavorando sia sul fronte dell’antibracconaggio
classico sia su quello dell’uccellagione». M.TOR.
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IL CASO. Sorpreso nel Parmense dalla Lipu. Oltre alla confisca di prede e
fonofil dovrà pagare una maxi multa
Cacciava con richiami illegali Nei guai 48enne di Calvisano
http://www.bresciaoggi.it/storico/20071023/Provincia/Daa.htm
Pensava di agire indisturbato, invece è stato colto con le mani nel sacco.
Così un cacciatore di frodo di Calvisano in trasfera nel Parmense è finito
nei guai. Parliamo di un 48enne sorpreso nelle campagne attorno a Carignano
a caccia di allodole con mezzi vietati. A coglierlo sul fatto un agente
della Lipu impegnato nel solito giro di sorveglianza che, insospettito dalla
presenza di un’auto nelle vicinanze di un capanno, ha deciso di effettuare
un controllo. Dopo aver monitorato i movimenti del cacciatore per circa un’
ora, l’agente si è rivolto alla Polizia provinciale. Così il bracconiere è
stato sorpreso con tre fonofil: strumenti elettroacustici che riproducono il
richiamo dei volatili vietati dalla legge. Oltre alla confisca degli uccelli
cacciati (una decina di allodole) e dell’attrezzatura, il cacciatore di
Calvisano dovrà pagare una multa di mille euro.
Un episodio che come conferma Mario Pedrelli, delegato provinciale Lipu, non
è isolato. «Fatti simili accadono circa venti-trenta volte durante una
stagione di caccia. E quasi sempre i protagonisti sono bresciani a caccia di
piccoli uccelli». Un tipo di prelievo che la Lipu sta cercando di far
cessare.
«Stiamo organizzando a livello nazionale una raccolta firme per abolire la
caccia all’avifauna migratrice, che ogni anno fa sì che i passeriformi
diminuiscano di circa il 5%», conclude Pedrelli. Fa riflettere poi che a
violare la legge siano «veterani»: il 48enne sorpreso nel parmense ha la
licenza dal ’92.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it