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NEWS: Giornali Internet 30/10/07



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CACCIA
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Anziano cacciatore morto per malore
http://www.toscanatv.it
29/10/2007 - Il cadavere di un cacciatore e' stato scoperto oggi in bosco
nel comune di Marradi.
In base ai primi accertamenti, l'uomo, 71 anni, residente a Scarperia,
sarebbe morto per un malore. A scoprire il cadavere e a dare l'allarme ai
carabinieri e' stato un altro cacciatore. Per recuperare il corpo e' stato
necessario l'intervento dell'elicottero dei vigili del fuoco. L'uomo sarebbe
stato colto da un arresto cardiaco nel corso di una battuta di caccia
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Cacciatore ferito per errore durante la battuta
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071030&ediz=SALERNO&npag=38&;
file=NUNU.xml
Sassano. Sfiorata la tragedia a Sassano durante una battuta di caccia sui
monti che sovrastano il centro abitato. Un cacciatore, G. P., di 40 anni,
colpito al petto, ma, per puro miracolo, soltanto di striscio dai colpi
partiti accidentalmente dal fucile di un collega. E’ stato subito dopo
trasportato, con l'auto di uno degli amici, al vicino ospedale di Polla,
dove i sanitari gli hanno prestato le cure del caso. Una trentina i punti di
sutura praticati. La prognosi è, salvo complicazioni, di dieci giorni.
L'incidente poteva avere conseguenze molto più gravi. Il fucile, a quanto si
è saputo, era caricato a pallettoni, con conseguente raggio di azione
abbastanza ampio, sicché, se, invece che di striscio, il cacciatore fosse
stato colpito frontalmente, per lui, molto probabilmente, non ci sarebbe
stato scampo. (giu.lap.) Sapri, altro caso. E’ stato ritrovato morto in un
bosco ai confini dei comuni di Sapri e Vibonati il cacciatore Clemente
Faraco di Rivello. Con una decina di amici era partito domenica mattina per
una battuta di caccia al cinghiale. I colleghi lo hanno perso di vista. È
scattato l’allarme. Dopo circa 24 ore il suo corpo è stato ritrovato da un
pastore del posto in contrada Mucchie. Presumibile è stato stroncato da un
infarto.
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Con l’entrata nel vivo della stagione venatoria iniziano nuovamente ad
emergere casi di reati penali per uso di richiami vietati
Bracconaggio, prime denunce in procura
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3559216&Pagina=ROVIGO
La rete dei controlli della Polizia provinciale si è stretta intorno ai
primi reati venatori accertati della stagione. Sabato nella laguna di
Barbamarco alle prime luci dell'alba tre cacciatori sono stati sorpresi in
due diversi appostamenti fissi mentre facevano risuonare i famigerati
richiami elettroacustici vietati. I due locali e un bresciano sono stati
denunciati in Procura ed è stata sequestrata loro l'arma. Nei giorni
precedenti due polesani del Ro3 sono stati fermati in un appostamento
temporaneo in zona Ca' Cappello. Avevano abbattuto tre storni e una pispola,
oltre ad aver fatto suonare un richiamo non trovato.
Intanto, le guardie zoofile del Wwf hanno inviato tra gli altri anche al
ministero dell'Ambiente e al prefetto, la notizia della 46esima segnalazione
in tre anni di atti di bracconaggio nel Delta. Anche gli ambientalisti hanno
accertato che domenica dalle 6.15 alle 7.30, un vasto impiego di richiami
elettroacustici nelle lagune Vallona, Boccasette e Barbamarco. «In
quest'ultima si sono anche udite raffiche di 5 o 6 colpi contro i 3
consentiti ad ogni fucile regolamentare - spiega il Wwf - Si segnala inoltre
la presenza di "vedette" in Vallona e a Boccasette».
Gli ambientalisti si sono detti pronti a fornire anche la registrazione su
supporto digitale di quanto denunciato.
«Dal 18 ottobre 2004, questa è la 46. segnalazione di bracconaggio su
altrettanti sopralluoghi, che il Wwf di Rovigo inoltra agli organi
competenti perchè prenda adeguati provvedimenti. Si è di fronte a una
situazione di larghissima illegalità nella caccia da appostamento fisso in
laguna. Esiste un'ampia rassegna storica di interventi, denunce, articoli di
giornale che testimoniano in modo inoppugnabile come questa situazione non è
riconducibile agli ultimi anni ma costituisce un tratto endemico
dell'attività venatoria deltizia».
Tutte le lagune del Delta fanno parte della "Rete Natura 2000" comprendente
le zone a protezione speciale (Zps) e i siti di interesse comunitario (Sic)
in seguito dell'adesione dell'Italia alla Convenzione sulla biodiversità. Il
Wwf invita quindi ancora la Provincia e le autorità provinciali e regionali
a porre rimedio a questo anche ricorrendo alla sospensione della caccia
nelle zone interessate. Franco Pavan
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LEGA ABOLIZIONE CACCIA: «STRUMENTI VIETATI E PENALMENTE PERSEGUITI, MA
VENDUTI»
http://primapress.it/index.php?pagina=inc/obj_news_dettaglio.php&id_news=883
0&id_pagina=&id_pagina_madre=&prof=&id_stringa=
(PRIMA) MILANO – “Dilaga in tutta Italia, dalla Lombardia a Lampedusa, la
caccia di frodo agli uccelli migratori, abbattuti da appostamenti nei quali
i bracconieri attirano le prede con l'ausilio di micro-registratori che
riproducono il canto di specie cacciabili e protette, collegati a casse di
amplificazione del suono; i micidiali strumenti sono particolarmente
utilizzati in Provincia di Brescia, nel Delta del Po, in Campania, Puglia,
Sicilia, veneto, nelle piccole isole tirreniche, in Toscana e in Calabria,
ma diffusi anche nel resto d'Italia” hanno sostenuto gli esponenti della
Lac. Le Lega Abolizione Caccia ricorda che “questa forma di bracconaggio è
esplicitamente vietata dalla normativa statale sulla caccia, e che gli
articoli 21 e 30 della legge 157/92 prevedono un ammenda di competenza del
giudice penale sino ad un massimo di 1500 euro per l'utilizzo di richiami
acustici a funzionamento elettromagnetico durante l'attività venatoria.
Recentemente la Corte di cassazione ha qualificato come reato anche il
possesso di questi dispositivi sui luoghi di caccia, anche se
momentaneamente non in funzione. Ma mai come nel 2007 – ha proseguito la
Lega - vi sono stati da parte degli organi di vigilanza venatoria (Corpo
Forestale, Polizie Provinciali, guardie venatorie volontarie delle
associazioni ambientaliste) così tanti sequestri giudiziari di questi
dispositivi (commercializzati con modelli sempre più sofisticati, ad es.
muniti di radiocomando di accensione a distanza, o camuffati da cellulari,
per sviare i possibili controlli negli appostamenti di caccia). Centinaia da
due mesi a questa parte i sequestri di richiami elettoacustici assieme a
migliaia di esemplari di piccoli uccelli protetti abbattuti”. "Colpa
dell'incongruenza dei divieti - affermano alla LAC - l'impiego di questi
dispositivi è micidiale nell'attirare illegalmente le prede verso i capanni
di caccia da dove vengono presi a fucilate in gran quantità ; il loro
impiego è vietatissimo e comporta anche il sequestro delle armi e delle
munizioni del cacciatore di frodo; ma nessuno si è mai premurato di vietarne
anche il commercio". “Cosicchè non è difficile vedere richiami
elettroacustici muniti di micro-cassette coi richiami delle specie di
interesse venatorio in libera vendita nelle vetrine di molte armerie, o
addirittura acquistabili per posta. Colpa di un paio di ditte che operano in
Italia, vere e proprie srl del bracconaggio, che da anni producono e mettono
in vendita questi dispositivi (premurandosi di precisare nei propri
cataloghi il divieto d'uso a scopo venatorio, ma al telefono prodighe di
consigli su come eludere i controlli dei guardiacaccia) – hanno concluso -
La LAC propone ai Ministeri competenti (Ambiente e Politiche Agricole in
primis) di prodigarsi per introdurre il divieto di commercio dei richiami
elettroacustici radiocomandati, a cominciare dalle armerie e dai cataloghi
specializzati di accessori per l'attività venatoria”. (PRIMA)
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Caccia al cinghiale da record
Abbattuti 27 capi
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20071030&ediz=14_PESARO&npag=38&fil
e=F_4839.xml&type=STANDARD
BORGO PACE Ben 27 capi abbattuti da una squadra di cinghialai aBorgo Pace.
Un record di sicuro quello messo a segno dalla squadra di cacciatori guidata
da Francesco Muscinelli, domenica scosa, primo giorno di apertura della
caccia la cinghiale.
La fortunata battuta di caccia, tenutasi in località Compiano di Borgo Pace,
ha visto impegnati 40 cacciatori tra cui i collaboratori Florindo Simoncini,
Roberto Gabellino, Gino Magi e Marco Pensalfili, presidente dell’
associazione cinghialai squadra di Borgo Pace.
Tra gli esemplari abbattuti anche due di circa 140 chilogrammi. A seguire e
garantire il controllo delle norme venatorie ci ha pensato il guardiacaccia
Lamberto Feduzi.
I rallegramenti della battuta da Guinness dei Primati sono arrivati ai 40
cacciatori di Borgo Pace dal presidente della Provincia pescarese, Palmiro
Ucchielli, e dal responsabile provinciale ufficio caccia, Goffredo
Pazzaglia.
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COMMERCIO
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ANIMALI MALTRATTATI ALLEVATORI ALLA SBARRA
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3559181&Pagina=SANVITESE
San Vito al Tagliamento
L'inchiesta, con decine e decine di perquisizioni e altrettanti sequestri,
scattò clamorosa il 12 dicembre 2006, quando centinaia di investigatori
della Forestale - aiutati da carabinieri e poliziotti - fece irruzione nelle
abitazioni di allevatori residenti nelle province di Pordenone, Udine,
Venezia e Treviso. A dieci mesi dal blitz il pm Giorgio Cozzarini, che
coordinò il lavoro degli agenti della forestale del colonnello Marvi
Poletto, ha chiuso gli accertamenti preliminari, informando gli indagati
(ora avranno venti giorni per presentare controdeduzioni). Il pm Cozzarini,
esaminate le prove raccolte dalla Forestale, ha escluso che gli indagati
lavorassero seguendo un disegno comune ed ha così escluso l'associazione a
delinquere finalizzata alla detenzione o al traffico di animali di specie
protette. A quel punto ha diviso l'inchiesta in varie parti, basandosi sulla
competenza territoriale. Gli iniziali diciotto indagati hanno così seguito
percorsi giudiziari diversi. Per sei ha chiesto l'archiviazione; due li ha
invece mandati alla Procura di venezia; cinque a quella di Udine (le
posizioni più corpose); tre a quella di Treviso e due a quella di Pordenone.
La competenza del Tribunale di Pordenone - secondo il pm Cozzarini -
riguarda Luigi Gregoris, 49 anni, di San Vito al Tagliamento (un personaggio
centrale - per la Forestale - nel traffico di animali protetti) e Giovanni
Brieda, 87 anni, di Sacile. I due, seppure a vario titolo e con
responsabilità diverse, sono chiamati a rispondere di detenzione illegale di
uccelli di specie protette (due distinte contestazioni a seconda delle
specie), di traffico e commercializzazione di animali protetti e, infine, di
maltrattamenti di animali perché - sempre secondo il pm Cozzarini sulla base
delle prove raccolte dalla Forestale - avrebbero tenuto uccelli in gabbie in
scatole di cartone, senza osservare le più elementari misure igieniche e
comunque in modo inadeguato rispetto a quanto previsto dalla legge. Roberto
Ortolan
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MALTRATTAMENTI
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Bufale e brucellosi, analisi false: 18 arresti
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071030&ediz=CASERTA&npag=31&;
file=KIK.xml
ROSARIA CAPACCHIONE Un paio di bufale donatrici per ogni allevamento,
selezionate sulla scorta dei risultati delle analisi eseguite privatamente,
prima dei periodici controlli sanitari. Il veterinario inviato dall’Asl
usava quegli animali, e solo quelli, tutti sani, per i prelievi ematici.
Stesso sangue, provette differenti con il numero di matricola del capo di
bestiame. Alla fine l’allevamento risultava indenne da brucellosi, idoneo
dunque a conferire la sua produzione ai caseifici dell’area Dop. Ma non era
vero, o era solo parzialmente vero. Perché nel ciclo produttivo finiva, in
realtà, latte infetto. Il giochetto del prelievo unico per buona parte dei
capi di bestiame dell’allevamento controllato era stato già scoperto un anno
fa, quando gli esami del Dna avevano evidenziato l’identità del genoma di
decine e decine di bufale. A ottobre dello scorso anno apparve chiaro il
ruolo ambiguo dei medici veterinari, consulenti dell’Asl Ce2, che avevano
assecondato gli allevatori dell’area dei Mazzoni, «salvando» il bestiame
dalla quarantena (isolamento necessario per evitare il contagio dell’intero
parco bestiame) e dal successivo abbattimento. Ieri mattina sono stati
arrestati dai carabinieri del Nas, con l’accusa di falso ideologico e di
concorso, assieme ai proprietari delle bufale, nella sofisticazione e
adulterazione del latte destinato all’alimentazione. Sono ventitré i
provvedimenti cautelari firmati dal gip di Santa Maria Capua Vetere, Antonio
Pepe, che ha parzialmente accolto le richieste dei pm Alessandro D’Alessio e
Maurizio Giordano. Tre le persone finite in carcere, allevatori già
destinatari dei sequestri preventivi di un anno fa. Quindici quelle agli
arresti domiciliari, tra cui otto veterinari (sette consulenti esterni
convenzionati con l’Asl Ce2, uno dipendente dell’Asl Ce1). Altri due
veterinari, entrambi convenzionati, sono stati sospesi dalla professione;
tre allevatori hanno avuto invece l’obbligo di dimora nel comune di
residenza. Ai sequestri delle aziende (sette) notificati tra ottobre del
2006 e febbraio del 2007 ai produttori di latte dell’area Dop se ne sono
aggiunti altri sei. Già noto il sistema utilizzato da allevatori e
veterinari per alterare i risultati delle analisi della profilassi
obbligatoria: il sangue prelevato da un animale sano veniva suddiviso in
numerose provette, ciascuna con l’indicativo dei singoli capi di bestiame.
Alla fine l’allevamento risultava «indenne»; in qualche caso veniva sì
dichiarata la malattia di alcuni capi, ma con un grado di infezione molto
basso. L’introduzione degli esami del Dna anche nella profilassi veterinaria
aveva portato alla scoperta delle bufale «gemelle» e quindi della frode;
quindi, gli ulteriori controlli su una campionatura significativa di
allevamenti dell’area Dop. Tenendo sempre presente un particolare,
sottolineato dal gip nella sua ordinanza: il disciplinare di produzione
della mozzarella Dop non impone il processo di pastorizzazione, che
neutralizza la brucella; anzi, l’impiego di latte crudo o riscaldato non è
affatto idoneo alla distruzione del germe. Con il rischio che sulla tavola
possa arrivare un prodotto, la pregiata mozzarella di bufala, non sano. La
Procura di Napoli prima, quella di Santa Maria Capua Vetere dopo, si sono
avvalse della consulenza dell’Istituto di zooprofilassi di Portici, parte
integrante dell’indagine nata proprio da una segnalazione dell’Istituto. Il
28 settembre 2006 Antonio Limone, Giuseppe Iovane e Paolo Sarnelli, nelle
rispettive funzioni di commissario straordinario dell’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, di direttore dell’Istituto e
di responsabile del settore veterinario della Regione Campania, avevano,
infatti, presentato una denuncia alla Procura di Napoli con la quale
portavano all’attenzione della magistratura il contenuto di una relazione a
firma di Giovanna Fusco, biologo responsabile del «Progetto Pilota: piano di
campionamento genotipizzazione del bufalo». Era stata Giovanna Fusco a
evidenziare che animali affetti da brucellosi, destinati ad essere
obbligatoriamente abbattuti, erano stati invece sosituiti con altri meno
produttivi e di scarso valore sul mercato. Quindi il ricorso alle indagini
sul Dna affidate al laboratorio di genetica di Potenza e la scoperta delle
analisi truccate.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it