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NEWS: Giornali Internet 08/11/07



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CACCIA
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Lo hanno trovato a tarda notte, dopo ore e ore di ricerca
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=34356&p
agina=29&versione=testuale&zoom=&id_articolo=177228
Lo hanno trovato a tarda notte, dopo ore e ore di ricerca. Il corpo di
Alberto Fedrizzi, cacciatore ottantunenne di Ponte Arche, era in fondo a un
canalone privo di vita. Le ricerche erano iniziate ancora nel pomeriggio.
Alberto Fedrizzi, sposato e padre di tre figli, era titolare della Fedrizzi
Ferramenta, il negozio di casalinghi in via Marconi. Conosciutissimo in
paese sia per la sua attività, ma anche per il suo interesse
nell'associazione cacciatori e negli Schützen, l'uomo già ieri mattina si
era recato in montagna per quella che era la sua grandissima passione. La
caccia. I particolari sull'incidente e sui momenti precedenti all'allarme
non sono ancora chiari. Fatto sta che verso le 17 è giunta una chiamata al
soccorso alpino della zona. Una chiamata di aiuto partita da un telefono
cellulare che poco dopo non risultava più raggiungibile. Così le squadre si
sono organizzate e sono partite sulla base dei pochi elementi che erano
stati forniti per l'individuazione del luogo dell'incidente. Le ricerche di
quest'uomo si sono concentrate in val d'Algone e hanno interessato anche i
carabinieri della zona e il 118 con medico e ambulanza. Decine e decine gli
uomini mobilitati fino a tarda sera. Quando ormai era notte è arrivato il
drammatico responso. Il corpo di Alberto Fedrizzi era nel canalone.
Constatato che per l'anziano cacciatore non c'era nulla da fare, che era
deceduto, gli uomini del soccorso alpino hanno rimandato il recupero di
qualche ora, alle prime luci dell'alba di questa mattina, in quanto il punto
dell'incidente era piuttosto impervio e il recupero di notte sarebbe stato
troppo problematico e avrebbe messo a rischio anche l'incolumità dei
soccorritori. L'incidente è avvenuto in val Algone, la valle situata nella
porzione sud orientale del Parco Adamello - Brenta, nel settore meridionale
del Gruppo di Brenta. La valle si distende tra la forra di Ponte Pià creata
dal torrente Sarca e il passo del Gotro, a quota 1847 metri, che la mette in
comunicazione con la Val d'Agola. La valle, percorsa in tutta la sua
lunghezza dal Rio d'Algone, si sviluppa lungo un asse sud-nord, chiusa tra
le cime della catena del Sabbion - Tov - Iron. Ieri sera a Ponte Arche la
notizia dell'incidente di caccia ad Alberto Fedrizzi era già sulla bocca di
tutti. Amici e conoscenti speravano però in un epilogo diverso. Invece dalla
montagna è giunto in nottata il triste responso. Oggi dunque sarà il giorno
del recupero e del dolore per la comunità di Ponte Arche che piange questo
suo compaesano fino all'ultimo attivo membro della comunità. P.T.
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Cacciatore spezzino ferito da un cinghiale in Val di Vara
http://www.cittadellaspezia.com/leggi_articolo.asp?id=24977&sp=10
È ancora ricoverato in ospedale un cacciatore spezzino caricato da un
cinghiale in fuga,nel corso di una battuta di caccia in località dei Casoni,
nella vallata del Vara. L'animale, spaventato, gli ha provocato lacerazioni
ad una mano e ad una coscia.
È avvenuto sulla strada per Monte Cornoviglio. L'uomo è stato soccorso dal
''118'' e trasportato con urgenza all'ospedale: preoccupa la notevole
perdita di sangue, ma il cacciatore non risulta in pericolo di vita.
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Tragica battuta di caccia in Romania, muore 49enne
http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=266920&storico=giorno&se
ction=news/Forli
FORLI’ – Tragica battuta di caccia in Romania. Un assicuratore forlivese di
49 anni, Sauro Baldassarri, residente a San Leonardo, ha perso la vita
lunedì pomeriggio dopo esser stato colpito accidentalmente da un colpo
partito dal capo caccia rumeno che stava accompagnando un gruppetto di
persone, tra italiani e rumeni.
L’incidente è avvenuto in una località boschiva non troppo distante da Arad.
I funerali si svolgeranno nella giornata odierna. Ancora non chiara la
dinamica.
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Il porto d'armi gli era stato revocato nel 2003
Sorpreso dalla Forestale con fucile e cartucce mentre cercava cinghiali
http://www.iltempo.it/abruzzo/2007/11/08/636187-sorpreso_dalla_forestale_fuc
ile_cartucce_mentre_cercava_cinghiali.shtml
GISSI La pattuglia del Comando Stazione Forestale di Gissi, nel corso di un
servizio antibracconaggio, ha sottoposto a sequestro giudiziario un fucile
retrocarica e 14 cartucce appartenenti a B. G., sessantatreenne pensionato
di Carpineto Sinello, sorpreso in atteggiamento di caccia lungo la S.P.
Carpineto Sinello - Roccaspinalveti in corrispondenza della località Colle
Scostamarzo. I forestali hanno osservato il cacciatore mentre era intento,
vicino alla propria autovettura in sosta, a ispezionare un passaggio di
cinghiali sulla banchina stradale. Dal successivo controllo B. G., già noto
alle forze dell'ordine, è risultato non munito di porto d'armi, giacché con
ordinanza della Questura di Chieti il documento gli era stato sospeso e
definitivamente revocato sin dal 2003. All'interno dell'auto del pensionato,
una Fiat Panda 4x4, i Forestali hanno trovato sul sedile posteriore un
fucile retrocarica pronto all'uso con in canna due cartucce calibro 20. In
una bisaccia di pelle sono state trovate altre 14 cartucce, tra cui un
"pallettone" per la caccia al cinghiale. Il bracconiere è stato segnalato
alla Procura della Repubblica sia per caccia abusiva sia per il porto
illegale dell'arma.
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La polemica. La Lac fa le pulci ai ripopolamenti all'Alpe Rosello e alla
caccia a galli forcelli, pernici bianche e lepri
Fauna alpina. Gli ambientalisti contro la gestione
Sotto accusa lanci di caprioli e abbattimenti
http://www.bresciaoggi.it
Decisamente non è un buon periodo per una consistente settore
dell'amministrazione provincial. Preso di mira dagli ambientalisti per un
regolamento di coordinamento della vigilanza venatoria volontaria (al centro
dell'attenzione l'asessorato alla Sicurezza) che metterebbe a rischio la
lotta al bracconaggio, il Broletto sta raccogliendo altre pesanti critiche
per i criteri seguiti nella gestione degli ungulati, ella preziosa
popolazione alpina dei tatraonidi e galliformi in genere (gallo forcello,
pernice bianca e coturnice) e, sempre nell'areale alpino, per gli
abbattimenti di lepri comuni e lepri variabili.
Le osservazioni ai relativi piani di abbatimenti arrivano dalla Lac, Lega
abolizione caccia, che oltre ad aver attuato anche quest'anno una campagna
di contrasto dell'uccellagione "lavora ai fianchi" l'assessorato alla Caccia
anche su altri fronti. A partire dall'operazione di ripopolamento attuata
nei giorni scorsi nel territorio di Esine. Qui, nell'area circostante il
Centro faunistico provinciale dell'Alpe Rosello, il 13 otobre scorso sono
stati "lanciati" 5 caprioli: due femmine e tre piccoli di meno di un anno di
età. Una liberazione che la Lac contesta per diversi motivi. Innanzitutto i
capi, provenienti dalla provincia di Bologna, sono stati trasferiti in
mattinata dall'Emilia e liberati poche ore dopo, appena arrivati, senza
alcuna acclimitazione e in un periodo che gli esperti faunistici considerano
inadatto: quello migliore va da febbraio a marzo. Inoltre i capi sono stati
liberati senza radiocollare e marche auricolari in una zona caratterizzata
dalla forte incidenza del bracconaggio. Tanto che l'anno scorso, l'Istituo
nazionale per la fauna selvatica aveva bocciato una analoga operazione
proprio per questo motivo. Quest'anno la Provincia non ha neppure chiesto il
parere dell'Infs, e una funzionaria dell'assessorato alla caccia ha spiegato
alla Lac che la liberazione è avvenuta in una zona caratterizzata dalla
continua presenza di guardie della polizia provinciale. Che nel recentissimo
passato non ha impedito l'uccisione illegale di ungulati; anche col
radiocollare.
E passiamo ala capitolo tetraonidi e lagomorfi (le lepri comuni e
variabili). In questo caso la Lac contesta sia la consistenza e la curata
dei piani di abbattimento varati dalla Provincia, sia la presunta "gestione
allegra" degli stessi da parte dei cacciatori e di chi li dovrebbe
sorvegliare. Cosa succede? Qualche dato riassume il problema. Per esempio,
nel Comprensorio alpino di caccia C2 di Edolo, i censimenti avrebbero
stabilito la possibilità di abbattere 41 galli forcelli, ben 15 rarissime
pernici bianche (secondo gli ornitologi in estinzione su tutto l'arco
alpino) e 33 coturnici. Ma a contendersi questo risicato bottino ci sono 99
cacciatori. Ancora più emblematica la situazione del C3 della media
Valcamonica: 44 forcelli, 5 pernici bianche, 30 coturnici e ... 298
doppiette sulle loro tracce. E le lepri? Per fare un altro esempio, nel C3
della media valle la Provincia ha dato il là all'abbattimento di 120 lepri
comuni e 20 variabili (una specie che in inverno diventa completamente
bianca), ma da parte di 181 aspiranti fucilieri. Come faranno a dividersi le
prede? Secondo la Lac in un modo semplicissimo: evitando di segnare le
uccisioni giornaliere sul tesserino, allungando così all'inverosimile la
durata dei piani di abbattimento e continuando a sparare superando
abbondantemente i numeri prefissati. A conforto della propria tesi, la Lega
abolizione caccia propone altri casi interessanti. Per esempio, citando
sempre il comprensorio della media valle, nelle giornate del 17 e del 21
ottobre ben 479 cacciatori all'opera (i 298 della caccia alla penna più i
181 della selvaggina di pelo) non avrebbero abbattuto alcunchè: risulta dai
tesserini rimasti "candidi". Sarà vero? Chissà. Comunque spiega la Lac, da
queste parti l'aggiornamento dei piani di abbattimento viene fatto in un
modo opinabile: i diretti interessati lo fanno per telefono, comunicando
cosa hanno catturato allo 0364-321181.
"Questa vergogna gestioneale si verifica ogni anno su tutto il territorio
bresciano - conclude la Lac -. Consapevoli del fatto che non esiste alcuna
sorveglianza sul territorio, i cacciatori non segnano i capi man mano che li
abbattono: ciò consente di tenere aperti i piani di abbattimento fino
all'ultima domenica di novembre, quando finisce la caccia in montagna".
P.Bal.
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Polizia Provinciale pioggia di sequestri
Irregolarità in tema di caccia: sanzioni per quasi 49mila euro
Le reti per l'uccellagione coprono oltre 600 metri quadrati
http://www.bresciaoggi.it
Un bilancio completo ci sarà a stagione venatoria chiusa, ma il lavoro degli
uomini della Polizia Provinciale, Nucleo ittico-venatorio, sul fronte della
lotta al bracconaggio ha dato anche in questa prima parte dell'autunno
risultati interessanti. In quella che può essere definita la stagione delle
polemiche sul nuovo regolamento provinciale, che tende a ricondurre il
lavoro delle Guardie volontarie sotto il ccordinamento di Palazzo Broletto
(scelta criticata nelle scorse settimane dal ministro dell'AmbienteAlfonso
Pecoraro Scanio), la Polizia Provinciale, che fa capo all'aasessore Guido
Bonomelli, respinge al mittente l'accusa di affossare o frenare la lotta al
bracconaggio snocciolando una serie di dati sulle prime operazioni di
controllo. Complessivamente quest'anno, a metà stagione, sono stati elevati
69 verbali pensali in materia di caccia (50 dei quali contro persne note) e
212 infrazioni amministrative. Sul frotne dei sequestri, poi, l'attività è
in linea con il trend dello scorso anno. Al 31 ottobre erano stati
sequestrati 1096 archetti (lo scorso anno in tutta la stagione ne erano
stati trovati 1132). A mettere insieme tutte le reti per l'uccellagione
recuperate dagli agenti, quest'anno si coprirebbero 684 metri quadrati,
un'estensione doppia rispetto al 2006 (dove le reti sequestrate erano state
44 contro le 58 del 2007). Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati
anche centinaia di aniamli: 6 ungulati, 294 uccelli finiti in reti, archetti
o detenuti illegalmente, magari per essere usati come richiami vivi, mentre
170 animali sono stati accuditi e indirizzati al centro di recupero. La
lotta al bracconaggio e alle irregolarità in materia di caccia hanno avuto
anche un ritorno in termini di sanzioni pecuniarie. Sul fornte penale sono
state contestate violazioni per 34mila euro, le sanzioni amministrative
ammontano a 14958 euro, sei mila dei qual pagati con apposito conto corrente
postale. M.Tor
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Il Bilancio dei volontari della Lac
Da Israeel e Bulgaria in cerca di trappole
http://www.bresciaoggi.it
dando una risposta "internazionalista" alle scelte della Provincia, che ha
tentato di ricondurre sotto il proprio controllo i numerosi volontari
antibracconaggio presenti ogni anno in autunno nel Bresciano,  la Lega
abolizione caccia ha dato vita quest'anno a un campo di vigilanza veramente
multilingue. Oltre ai volontari Lac provenienti da tutta Italia, infatti, il
territorio provinciale è stato battuto per tutto ottobre da camminatori in
arrivo dalla Germania, ma anche dalla Bulgaria, dalla Polonia e persino da
Israele. I Risultati? Come sempre gli attivisti non sono rimasti con le mani
in mano. In poche settimane, infatti, gli animalisti hanno rinvenuto e
ditrutto 828 archetti, 412 micro tagliole per la cattura degli uccelli
insettivori (sep) e ben 112 reti da uccellagione. Inoltre sono stati
liberati 115 uccelli utilizzati come richiami illegali per la caccia di
frodo.
I Commenti? "Il territorio bresciano rimane ineguagliato a livello nazionale
e olte per la diffusione e la gravità del fenomeno del bracconaggio a carico
degli uccelli migratori - affema la Lac -. L'operato dei bracconieiri va a
gravare su un patrimonio tutelato dall'Unione europea, aggiungendosi ai
guasti provocati da uan dissennata pollitica venatoria che anche quest'anno
ha permesso di sparare a specie altrimenti protette e in luoghi come i
valichi montani che dovrebbero essere interdetti alla caccia".

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AMBIENTE
Regione Caccia in deroga allo storno via libera in commissione
http://www.provincia.grosseto.it/rassegna/text.php?text=_499624&trova=caccia
Via libera all´unanimità in commissione agricoltura del consiglio regionale
della Toscana, alla proposta di legge per la caccia in deroga allo storno.
Per diventare effettivo il provvedimento dovrà ora passare all´esame
dell´aula. La caccia sarà consentita dalla prima giornata utile fino al 31
dicembre, con un limite massimo per ogni cacciatore di 20 capi giornalieri e
100 complessivi.
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Sardegna - Caccia, An: "Il piano per l'eradicazione della peste suina
scatena il caos in tutta la Sardegna"
Diana e Liori (An): "Ennesimi divieti assurdi e irrazionali"
http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?VisImg=S&Art=28386&Cat=1&I=null&IdTipo=0
&TitoloBlocco=Enti%20Locali
"Grazie agli assurdi divieti imposti dalla giunta Soru, la caccia in
Sardegna diventa sempre piú difficile", denunciano i consiglieri regionali
di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori. "Con l'apertura della
caccia al cinghiale sono entrate in vigore le limitazioni imposte dal Piano
di eradicazione delle pesti suine adottato dall'Assessora alla Sanità,
Nerina Dirindin, nel maggio scorso. Oggi è di fatto impossibile per i
cacciatori praticare la caccia al cinghiale al di fuori del territorio del
proprio Comune di residenza. La scorsa domenica a molti cacciatori sardi,
complice la totale e colpevole mancanza di informazioni sulle direttive
decise dall'Assessora piemontese, è stata impedita l'attività venatoria
perché rei di avere 'sconfinato' al di fuori del proprio centro di
residenza", proseguono i due consiglieri. "Ció perché, stando a quanto
riportato dall'assessora Dirindin in risposta a una nostra interrogazione
del giugno scorso, 'le misure restrittive, che di fatto nelle zone infette
limitano l'esercizio della caccia al cinghiale ai soli residenti, discendono
dalla necessità di scongiurare il rischio di trasporto di carni
potenzialmente infette nelle zone indenni da peste suina africana'. È lecito
domandarsi: perché devono essere necessariamente i cacciatori non residenti
a trasportare le carni potenzialmente infette nelle zone indenni? Il Piano,
infatti, non impedisce a un cacciatore residente in una zona infetta di
regalare ad amici e parenti residenti in zone indenni le carni di animali
abbattuti nella propria zona di residenza. In realtà, appare impossibile
capire perché non sia sufficiente applicare anche ai non residenti le stesse
precauzioni previste per i residenti, vale a dire l'obbligo di stoccaggio
delle carni in celle frigorifere a tenuta stagna intanto che vengono
eseguite le analisi sui campioni prelevati sugli animali abbattuti: se la
carne degli animali risultati negativi non puó causare danno ai residenti,
perché ne dovrebbe causare ai non residenti?", concludono Diana e Liori.
"Pertanto, quelli imposti dal Piano per l'eradicazione delle pesti suine
appaiono come gli ennesimi divieti assurdi e irrazionali imposti con il solo
scopo di limitare arbitrariamente la caccia, attività evidentemente non
gradita da un esecutivo che, forse per non scontentare una parte dei propri
elettori o perché i soldi delle tasse pagate dai cacciatori fanno sempre
comodo, non ha il coraggio di prendere una posizione chiara ed esplicita al
riguardo e di assumersi le relative responsabilità" (red).

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it