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NEWS: Giornali Internet 10/11/07



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CACCIA
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Il Tar di Brescia sospende la caccia
E la Provincia ricorre al Consiglio di Stato
http://www.eco.bg.it/EcoOnLine/CRONACA/2007/11/10_caccia.shtml
Il Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) di Brescia ha sospeso l’
efficacia del Piano Faunistico Venatorio approvato dal Consiglio Provinciale
il 9 maggio 2006 e la sua variante approvata con delibera del 28 marzo 2007.
La richiesta di sospensiva era stata presentata dal Wwf Italia. La
motivazione addotta dal Tar è che «fra i motivi di ricorso appare non
infondato quello attinente alla mancata previsione nel Piano impugnato del
divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco» e vi è urgenza di
provvedere in quanto è ancora in corso la stagione di caccia.
La Provincia di Bergamo ha convocato con urgenza, nella tarda serata di
ieri, una riunione con i tecnici dei Settori Faunistico e Giuridico, insieme
all’avvocato Innocenzo Gorlani, per definire gli interventi da porre in
essere per dare attuazione alla sentenza del Giudice amministrativo. Nel
corso dell’incontro è stato decisa la convocazione di una Giunta
straordinaria per oggi. È seguito un incontro spontaneo con tutte le
associazioni venatorie e gli organi di gestione degli Ambiti Territoriali di
caccia e dei Comprensori Alpini.
La Giunta Provinciale ha approvato con un’apposita delibera il ricorso in
appello davanti al Consiglio di Stato per l’annullamento dell’ordinanza
pronunciata dal Tar per la Lombardia e, prendendo atto della predetta
ordinanza, ha dovuto disporre la sospensione dell’esercizio venatorio,
compreso l’addestramento e allenamento cani, sull’intero territorio
provinciale sino a nuova diversa pronuncia degli organi della Giustizia
amministrativa. A seguito dell’ordinanza del Tar, può proseguire
esclusivamente l’attività di prelievo e di cattura di uccelli vivi e fini di
richiamo, in quanto attività non considerata dalla vigente normativa
esercizio venatorio.
La Provincia ritiene «la motivazione dell’ordinanza, illogica e infondata
perché si fonda sull’accoglimento della sospensione esclusivamente sulla
mancata previsione, nel Piano faunistico venatorio, del divieto di caccia
nelle aree percorse dal fuoco; la Provincia infatti non disconosce l’
esistenza del divieto in caccia in queste zone in quanto lo stesso discende
direttamente dalla legge nazionale (L 353/2000). Del resto sarebbe
fisicamente impossibile anticipare il possibile verificarsi di eventuali
incendi che per loro natura sono episodici, localizzati e scaturiscono da
fenomeni non controllabili e prevedibili dalla Provincia». Inoltre, l’
individuazione delle zone boscate percorse dal fuoco, compete in via
esclusiva ai Comuni, i quali devono censire tramite apposito catasto le
aree. Non spetta quindi al Piano Faunistico prevedere la presenza di tali
zone.
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Muore in una battuta di caccia nell' Aretino
http://www.ansa.it
(ANSA) - PIEVE SANTO STEFANO (AREZZO), 10 NOV - Un uomo e' morto dopo essere
stato raggiunto da un colpo di fucile durante una battuta di caccia
nell'Aretino.E' accaduto stamani in un bosco nei pressi di Fungaia. La
vittima, 36 anni, e' Rossano Ardenti, sposato con una figlia piccola, di
professione guardia forestale a Pieve Santo Stefano. A quanto si apprende,
durante la caccia al cinghiale, il colpo di fucile, a causa di una
sfortunata deviazione, ha raggiunto in pieno volto l'uomo, uccidendolo sul
colpo.
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Cacciatore ferito al volto
Mario Giorgi
ROCCASECCA DEI VOLSCI Poteva essere una tragedia. Ma, per fortuna, le cose
sono andate ben diversamente. E, alla fine il bilancio parla soltanto di un
cacciatore ferito lievemente al volto e di un altro su cui indagano i
carabinieri di Priverno.
http://www.iltempo.it/latina/2007/11/10/677237-cacciatore_ferito_volto.shtml
Il primo incidente di caccia sulla collina lepino-ausona si è, dunque,
registrato a Roccasecca dei Volsci. E, precisamente, in località Le Serre,
in quell'ampio tratto di collina che va dal punto di lancio dei
deltaplanisti al ristorante "La Magnatora".
Un cacciatore rocchiagiano, A. G. di 47 anni, mentre era a caccia nella
zona, è stato raggiunto al volto da alcuni pallini di piombo vaganti,
sparati da un altro cacciatore, che i militari del luogotenente Fabio
Malandruccolo stanno cercando di identificare. L'uomo colpito, scattato
l'allarme, è stato condotto al Pronto soccorso dell'ospedale civile "Regina
Elena" di Priverno, dove i sanitari di turno hanno provveduto ad estrargli
dal volto i pallini che lo avevano colpito al sopracciglio destro, alla
fronte ed allo zigomo destro. L'uomo, che presentava anche delle
escoriazioni sulla guancia sinistra, è stato poi medicato e dimesso con una
prognosi di otto giorni.
Secondo le nuove norme che regolano la caccia nella nostra regione, sono
cinque i giorni della settimana in cui può essere esercitata l'attività
venatoria, ma ogni cacciatore ha la possibilità di praticarla in tre giorni
a sua scelta.
In questo periodo nelle zone collinari e montuose dei monti Lepini e Ausoni
è possibile cacciare soprattutto selvaggina volatile e, precisamente, tordi
e beccacce che, in questa fase autunnale, vivono la loro stagione migratoria
e sono, quindi, di passo nel nostro Paese. Per cacciare questi uccelli si
usano pallini di piombo piuttosto piccoli. E, proprio alla luce di questa
considerazione e della probabile distanza da cui sarebbe partito il colpo,
si spiegano i lievi danni riportati dal cacciatore colpito al volto.
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Menù a base di animali protetti, due denunce
Blitz in diversi ristoranti ciociari. Sequestrati circa cento chili di carne
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20071110&ediz=04_FROSINONE&npag=47&;
file=C_1833.xml&type=STANDARD
di EMILIANO PAPILLO
Controlli a raffica della Forestale nelle aree protette della Provincia di
Frosinone e del Lazio, in particolare nell’area del Parco regionale dei
Monti Simbruini, per verificare se ristoranti, alberghi ed altri esercizi
commerciali vendono carne di selvaggina selvatica protetta, in particolare
istrice o cinghiale. In queste zone, la vendita di questo tipo di carne è
vietata. Due persone, entrambe ciociare, sono state denunciate. «Stiamo
facendo numerosi controlli alimentari nei ristoranti ed alberghi situati
nelle aree protette. C'è il sospetto che, contrariamente a quanto previsto,
vengano vendute carni di fauna selvatica protetta quali il cinghiale e
l'istrice. I controlli saranno a tappeto» spiega l'ispettore capo della
Forestale, Biagio Celani.
Dopo lunghe indagini e pedinamenti gli investigatori del Nirda (Nucleo
Investigativo per i Reati in danno agli Animali), hanno effettuato controlli
presso alcuni ristoranti e strutture ricettive nei comuni di Trevi nel Lazio
e Jenne, all'interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Per i
controlli specifici il Nirda è stato affiancato dal Naf della Forestale, il
nucleo altamente specializzato nella repressione delle frodi alimentari, da
personale del Noa (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale
dello Stato e dalla Asl Frosinone-Servizio Igiene degli Alimenti.
All'interno dei congelatori di uno di questi ristoranti, del tipo utilizzato
per la conservazione dei gelati, i forestali hanno rinvenuto una grande
quantità di carne, oltre cento chili, congelata o comunque conservata senza
osservare le più elementari norme igieniche, e poi utilizzata per la
preparazione dei pasti dei turisti del Parco. Sono stati trovati anche due
cinghiali interi, macellati di recente e sprovvisti anch'essi, come la
totalità delle carni rinvenute, delle certificazioni di provenienza. Le
analisi, effettuate sui campioni inviati all'Istituto Zooprofilattico
Sperimentale per l'Abruzzo e il Molise di Teramo, hanno confermato le
ipotesi investigative: tra la carne sequestrata, oltre a suino e tordo, è
stata verificata anche la presenza di cinghiale selvatico che, non essendo
sottoposta a controllo sanitario non è utilizzabile per la consumazione
umana, ma soprattutto è stata rilevata la presenza di carne di tasso, un
animale della famiglia dei mustelidi, di cui è vietata la caccia. Il
titolare del ristorante e la sua socia sono stati denunciati all'Autorità
Giudiziaria per il reato di frode nell'esercizio del commercio, per
ricettazione, per il reato di detenzione ai fini del commercio di fauna
selvatica non cacciabile e per somministrazione di alimenti in violazione
alle vigenti normative sanitarie. Sulla vicenda l’assessore regionale all’
Ambiente Filiberto Zaratti ha dichiarato: «L’uccisione e l’utilizzo a scopi
alimentari di carne provenienti da specie protette è un vero atto criminale,
che deve essere perseguito dalle autorità competenti». Zaratti ha annunciato
«indagini approfondite presso tutte le attività dove vengono somministrati
generi alimentari. A partire proprio dalle zone interne alle aree regionali
protette».
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FORESTALE. Dopo le segnalazioni della Lipu
Verziano, noto commerciante di uccelli nei guai
Sequestrati 182 volatili Erano detenuti illegalmente
http://www.bresciaoggi.it/storico/20071110/cronaca/Bad.htm
Un noto commerciante di uccelli da gabbia e da richiamo di Verziano è finito
nei guai dopo l’intervento del Nucleo investigativo della Forestale di
Brescia. Gli agenti hanno perquisito i locali della sua azienda alle porte
della città sequestrando 182 esemplari di uccelli da richiamo che,
momentaneamente, sono rimasti in custodia giudiziale al proprietario.
Le indagini erano scattate tempo fa ed erano state avvalorate da alcune
segnalazioni della Lipu (Lega italiana protezione uccelli). L’altra mattina,
dopo alcuni appostamenti per definire i dettagli dell’operazione, gli agenti
della Forestale del comando di via Donatello sono intervenuti e hanno
sequestrato cesene, tordi sasselli, frosoni e allodole.
Si tratta di esemplari «non legalmente detenuti» e, in alcuni casi, anche
«sottoposti a maltrattamento per l’intervento chirurgico per accertare il
sesso, eseguito da personale non autorizzato».
LA LEGGE 157/92 prescrive che l’attività di cattura per l’inanellamento e
per la cessione a fini di richiamo può essere svolta esclusivamente da
impianti della cui autorizzazione siano titolari le Province e che siano
gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto nazionale
per la fauna selvatica. L’autorizzazione alla gestione degli impianti è
concessa dalle Regioni su parere dell'Istituto nazionale per la fauna
selvatica, che svolge compiti di controllo e di certificazione dell'attività
svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività. Al
momento sono queste le imputazioni, anche se la Forestale ha precisato che
le indagini sono tutt’ora in corso e potrebbero portare ad ulteriori
sviluppi.
SIGNIFICATIVO il valore degli uccelli sequestrati. Un maschio da richiamo in
ottime condizioni è venduto al mercato legale a prezzi che vanno dai 300 ai
700 euro. Decisamente più contenute le quotazioni delle femmine, proposte a
40 - 50 euro. Alcuni degli uccelli sequestrati potranno essere liberati nei
prossimi giorni, perché si tratta di esemplari catturati recentemente in
modo illegale e che possono essere reintrodotti nell’ambiente senza
problemi. C.M.
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AMBIENTALISTI
«Cacciatori molesti
sui terreni privati:
abolire la legge
che li autorizza»
http://www.linformazione.com/archivio/20071110/12_MO1011.pdf
Le associazioni ambientaliste e protezioniste di Modena - Lac,Lav,Enpa, Wwf
e Legambiente - stanno raccogliendo le firme in calce ad una petizione per
abolire l’articolo 842 del Codice civile.Questo prevde che i cacciatori,
muniti di regolare licenza, possano esercitare l’attività venatoria anche
nei fondi privati.
Le associazioni ne chiedono l’abrogazione, anche a seguito di spiacevoli
avvenimenti dei quali sono state vittime i residenti ignari di avere
cacciatori nelle vicinanze.«Molti proprietari - racconta Emilio Salemme
della Lac di Modena - si sono ritrovati estranei nei campi e,in alcuni casi
sono stati sparati colpi che hanno spaventato persone e animali. In questo
caso non si può fare nulla: qualora un residente denunciasse un
cacciatore,questa non avrebbe effetto per il decreto 842»
«Questo è inammissibile: oltre alle prede ci sono persone che abitano vicino
ai campi di caccia.Inoltre vorrei ricordare agli amministratori
provinciali - prosegue il delegato della Lac - che il Piano faunistico
provinciale di Modena è scaduto nel 2005 e la legge regionale dell’Emilia
Romagna prevede che esso abbia durata quinquennale.Ne consegue, dunque,che
anche il calendario venatorio sia illegittimo in quanto non previsto dalla
pianificazione del territorio,mancando anche il parere dell’Istituto
nazionale fauna selvatica».
Tutti coloro che desiderassero siglare la petizione potranno recarsi presso
l’ufficio Protocolli del Comune di Modena in piazza Grande e presso le sedi
delle Circoscrizioni cittadine. (sa. f.)
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Venti cacciatori di Niscemi si rivolgono al giudice
«Dissequestrate quei fucili da caccia»
http://www.lasicilia.it/giornale/1011/CL1011/CLPRO/CL06/01.html
Niscemi.  I seguaci di Diana potranno ritornare ad usare le loro doppiette,
dopo che sono state «mute» per di più di due mesi.
«Avanzerò all'autorità giudiziaria istanza per il dissequestro dei fucili da
caccia e relative munizioni sequestrate a venti cacciatoti niscemesi da
agenti del Corpo Forestale Regionale di Caltagirone». A fare questa
dichiarazione è l'avv. Francesco Rizzo, difensore di molti cacciatori
«appiedati» dai forestali perché trovati in atteggiamento di caccia, pochi
giorni dopo l'apetertura dell'attività venatoria nella riserva naturale di
Santo Pietro e nella relativa preriserva, zone molto frequentata dai
cacciatori in quei giorni off- limits.
«L'assessore regionale all'agricoltura - aggiunge l'avv. Francesco Rizzo -
ha emesso il tanto atteso decreto, dal popolo dei cacciatori, con cui
autorizza l'attività venatoria nelle zone Zic (Zone interesse comunitario),
quindi è caduta l'accusa di cacciatori abusivi in zone protette in cui è
vietato cacciare».
«Noi cacciatori - dicono alcuni fuorilegge - siamo il bersaglio di legge
inique che piano piano, anno dopo anno hanno ridotto del piu del 60 per
cento il numero dei cacciatori. Inoltre, siamo facile bersaglio degli
ambietalisti, perchè ritenuti a torto i devastatori dell'ambiente».
Niscemi ha un territorio striminzito, circa 9 mila ettari, di cui circa 3
mila ettari sono inglobati nella Riserva Naturale Orientata "Sughetareta di
Niscemi" e nella preriserva. Questo comporta una fuga verso altre zone
limitrofe, soprattutto verso la zona di Santo Pietro nell'agro calatino,
molto ricca di selvaggina.
I cacciatori niscemesi, infatti, furono sorpresi con i fucili in mano nelle
zone del territorio di Caltagirone. Il numero dei cacciatori, a Niscemi,
nell'arco di appena 5-6 anni si è dimezzato, da circa 1200 è arrivato a poco
più di 500.
Giuseppe Vaccaro

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it