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NEWS: Giornali Internet 18/11/07



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CACCIA
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Giallo sulla morte del cacciatore ucciso da un colpo di fucile
M. C., 58 anni, di Pian di Follo, ha salutato sabato la moglie prima di
partire per una battuta di caccia da cui non è più tornato.
http://www.ilsecoloxix.it/la_spezia/view.php?DIR=/la_spezia/documenti/2007/1
1/18/&CODE=a706794c-95f0-11dc-a670-0003badbebe4
Il suo corpo è stato trovato oggi nei boschi di Pallerone, vicino ad Aulla,
nella Lunigiana. M.C. è stato ucciso da un colpo di fucile sparato da non si
sa chi, ne quando, e ora la polizia lancia un appello: «Si faccia vivo chi
quel giorno stava cacciando nei boschi sopra ad Aulla, vogliamo sapere cosa
è successo».
Nessuno, infatti, ha sinora denunciato l’accaduto. Dopo che la moglie ha
lanciato l’allarme per la scomparsa del marito, sono partite le ricerche.
Squadre miste di cacciatori e forze dell’ordine hanno setacciato i boschi
sino alla tragica scoperta del cadavere di M.C. Sul corpo, i segni di una
ferita di arma da fuoco.
Chi può aver sparato? Due le ipotesi degli inquirenti: l’uomo potrebbe
essere stato ucciso dal colpo di un altro cacciatore che poi si è
allontanato senza accorgersi della tragedia. Ma resta in campo anche l’
ipotesi che il presunto assasino, dopo aver sparato il colpo, si sia
spaventato e sia quindi scappato.
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FORNO DI ZOLDO Tragedia ieri attorno alle 12 lungo il percorso che scende
dal rifugio Angelini "Sora 'i Sass" nel gruppo del Mezzodì Cacciatore
precipita dalla ferrata e muore Tiziano Zanolli, zoldano di 38 anni, è
scivolato su un tratto ghiacciato volando poi da un salto di roccia. Inutile
l'intervento del 118
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Belluno&Codice=358148
6&Data=2007-11-18&Pagina=6&Hilights=caccia
Forno di Zoldo
Muore precipitando da una ferrata un uomo di 38 anni di Forno di Zoldo.
Tiziano Zanolli, residente in via Venezia nella frazione di Campo, ha perso
la vita mentre scendeva dal rifugio Angelini "Sora 'l Sass", nel gruppo del
Mezzodì.
Era in compagnia di un amico e stava facendo rientro a casa dopo una battuta
di caccia quando, per cause ancora da accertare, è scivolato nella parte
terminale dell'itinerario.
Il tracciato in quel punto è reso insidioso dal terreno ghiacciato e
sdrucciolevole.
Il caccia tore, che non era assicurato alla parete, ha probabilmente perso
il controllo della tenuta, è rotolato in basso per una decina di metri nella
scarpata ed è poi volato da un salto di roccia di qualche metro di altezza.
Attorno a mezzogiorno e mezzo il compagno ha prontamente lanciato l'allarme
ai soccorritori del 118.
Sul posto è giunta così l'eliambulanza del Suem di Pieve di Cadore che ha
subito sbarcato personale sanitario e tecnico di elisoccorso. Il medico
però, purtroppo, non ha potuto fare altro che constatare il decesso
dell'uomo precipitato.
L'elicottero ha poi trasportato sul luogo dell'incidente tre tecnici del
Soccorso Alpino della Valle di Zoldo, mentre un altro soccorritore si
avvicinava dall'area boschiva sottostante.
Non appena avuto il nulla osta per la rimozione da parte della magistratura,
la salma è stata ricomposta, imbarellata e recuperata dall'eliambulanza con
un verricello. Il corpo è stato così trasportato nella cella mortuaria di
Campo.
Incolume, invece, l'amico dei Zanolli che viveva in via Venezia, nella
frazione di Campo, e che era un addetto alle pulizie. Era sposato e padre di
un bimbo di sei mesi. La sua scomparsa getta nel dolore la numerosa
famiglia.
Un dramma che si è consumato proprio su quelle montagne che tanto amava e
che ben conosceva data la frequentazione motivata dalla passione per
l'escursionismo e, soprattutto, per quella della caccia che condivideva con
gli amici.
Lascia la moglie, originaria del centro America, l'adorato figlio, i
genitori e otto fratelli.
La data dei funerali di Zanolli verrà decisa, con ogni probabilità, nella
giornata di oggi.
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Mattanza in valle, 780 anatre abbattute
La Polizia provinciale ha sequestrato ben 580 capi in una azienda faunistico
venatoria di Porto Tolle

Rovigo
Operazione in grande stile della polizia provinciale che ieri intorno alle
14.30 in una valle privata del Delta in Comune di Porto Tolle è riuscita a
mettere le mani su un ingente quantitativo di anatre abbattute oltre il
limite giornaliero consentito.
Ben 580 i capi di anatidi di varie specie sono stati sequestrati dagli
uomini del comando provinciale su un totale di 780 uccelli abbattuti. Una
giornata di carnieri straordinaria che potrebbe costare cara alla valle, al
di là dei 150 euro di sanzione amministrativa elevata a tre degli otto
cacciatori perché non avevano segnato i capi sul tesserino. La regola dice
che non si possono abbattere più di 25 capi per cacciatore. In tutto quindi
non dovevano essere abbattute più 200 anatre. Tra l'altro, a caccia ieri,
nella valle teatro dell'episodio, c'era anche lo stesso concessionario e
sembra che a giustificazione dell'eccessivo numero di capi abbattuti, sia
stata portata l'ipotesi che si trattasse di uccelli colpiti dai cacciatori
delle lagune libere e poi finiti dentro al perimetro della valle cadendo. In
realtà, i conoscitori delle dinamiche venatorie legate alla meteorologia,
come ben sanno anche i vigili provinciali, nelle giornate di bora come ieri,
portano gli uccelli a rifugiarsi dentro alle valli circondate da alti
argini. Gli appostamenti nelle lagune libere difatti erano pressoché deserti
mentre dentro alla valle è stata mattanza. Così i vigili hanno fatto
scattare il blitz. Rimane tuttavia quasi impossibile sapere a chi imputare
l'eccesso di capi abbattuti e il verbale è a carico di ignoti. Oltretutto
gli ospiti presenti in valle erano a posto avendo opportunamente segnato sui
tesserini i 25 capi di loro spettanza.
L'episodio comunque non fa altro che confermare le riserve sul liberismo
venatorio delle valli private, proprio nel momento in cui si è aperto un
duro contenzioso sui vincoli che la Provincia vorrebbe imporre ai
concessionari. Franco Pavan
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ALEGGIO. Operazione contro il bracconaggio e sequestri degli agenti di
polizia provinciale
Cacciatori denunciati per armi e trappole
Uno sorpreso in un capanno con richiami fuorilegge
http://www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Bad.htm
Barbara Bertasi
Una rete ben tesa in una siepe con centinaia di uccellini impigliati. Altre
quattro nei bauli, cinque tagliole armate pronte per lo scatto e trappole
sparse nel cortile, armi cariche dappertutto, cioè tre doppiette a scatto,
un semiautomatico carico, la carabina a casa di un amico, una pistola non
regolarmente denunciata. E poi 2132 cartucce di vario tipo, due proiettili
della prima guerra mondiale, 43 fascette irregolari e 80 uccelli da richiamo
custoditi abusivamente. È questo il bilancio del maxisequestro che ha
portato a quattro denunce per reati legati alla caccia e alla detenzione
illecita d’armi. È stato eseguito ieri dalla polizia provinciale di Verona
in una perquisizione tra Salò e Gavardo (Brescia) eseguita dopo un controllo
fatto il 28 ottobre scorso a Valeggio.
Gli agenti avevano notato un cacciatore che, appostato in un capanno, usava
una cinquantina di uccelli da richiamo, tra tordi, cesene, merli e
fringuelli, con fascette e anelli falsi alle zampette. La polizia, su
iniziativa del comandante Davide Zeli, ha avuto il via libera dal sostituto
procuratore Valeria Ardito e la perquisizione è stata quindi estesa al
domicilio di Salò e alla residenza di Gavardo dove il cacciatore, un
contadino di 65 anni che vive solo, teneva la sua base operativa.
Gli agenti hanno lavorato dalle 7,05 fino alle 19,20. «Quest’operazione fa
parte di una serie di indagini che stiamo svolgendo e che ci sta portando a
scoprire una attività di frodo di larghe dimensioni anche nel Veronese»,
spiega Zeli. «I bracconieri, stendendo reti proibite, catturano uccelli da
richiamo in quantità industriale e li vendono a cifre esorbitanti inanellati
con fascette false e anelli allargati o manomessi che non certificano la
legittima origine dei volatili».
Per i due ufficiali e i tre agenti arrivati a casa del presunto bracconiere
non è stato difficile trovare i "corpi del reato". I reati contestati sono:
detenzione di fauna protetta, uccellagione, uso di mezzi non consentiti alla
caccia, uso di richiami vietati e violazione di caccia. L’accertamento a
carico del sessantacinquenne ha coinvolto altre tre persone alle quali sono
stati attribuiti vari reati. «L’operazione è la prova che la squadra
antibracconaggio, istituita a tutela dei cacciatori, lavora benissimo»,
commenta soddisfatto Luca Coletto, assessore provinciale alle politiche
faunistiche.
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MAXISEQUESTRO. La Polizia provinciale veronese tra Salò e Gavardo
Caccia illegale: quattro denunce
Oltre alle armi da caccia detenute fuorilegge anche uccelli da richiamo,
reti e trappole
http://www.bresciaoggi.it/storico/20071118/Provincia/Baf.htm
Gli agenti della polizia provinciale di Verona hanno operato ieri un
maxisequestro di armi da caccia, uccelli di richiamo e varie trappole
illegali, che hanno portato alla denuncia di quattro persone tra Salò e
Gavardo.
L’operazione era partita da un controllo effettuato su un cacciatore a
Valeggio sul Mincio il 28 ottobre scorso. Gli agenti avevano notato un uomo,
appostato in un capanno, che usava una cinquantina di uccelli da richiamo
(tordi, cesene, merli e fringuelli) con fascette e anelli falsi alle
zampette. La polizia, su iniziativa del comandante Davide Zeli, ha avuto il
via libera dal sostituto procuratore Valeria Ardito e la perquisizione è
stata estesa ad una casa di Salò e ad un’altra di Gavardo dove il
cacciatore, un contadino di 65 anni che vive solo, teneva la sua base
operativa.
Sono state trovate una rete, tesa in una siepe, con centinaia di uccellini
impigliati. Altre quattro reti nei bauli, cinque tagliole (armate e pronte
per lo scatto) e trappole sparse nel cortile, armi cariche (tre doppiette a
scatto, un semiautomatico carico, una carabina in casa di un amico, una
pistola non regolarmente denunciata). E poi 2132 cartucce di vario tipo, due
proiettili della prima guerra mondiale, 43 fascette irregolari e 80 uccelli
da richiamo custoditi abusivamente.
«I bracconieri catturano uccelli da richiamo in quantità industriale -
accusano gli agenti - e li vendono a cifre esorbitanti, inanellati con
fascette false e anelli allargati o manomessi che non certificano la
legittima origine dei volatili».
I reati contestati sono: detenzione di fauna protetta, uccellagione, uso di
mezzi non consentiti alla caccia, uso di richiami vietati e violazione di
caccia. L’accertamento a carico del sessantacinquenne ha coinvolto altre tre
persone, alle quali sono stati attribuiti vari reati.

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ALLEVAMENTO
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Controlli Sequestrati capi di provenienza ignota. E l'attività chiusa per
irregolarità amministrative
Bovini sospetti al centro ippico, blitz del Nas
http://www.iltempo.it/latina/2007/11/18/803142-bovini_sospetti_centro_ippico
_blitz.shtml
Clemente Pistilli
Bestiame dopato. Da qualche tempo i Nas di Latina stanno indagando su
possibili capi in circolazione gonfiati con gli anabolizzanti. Nell'ambito
di tali controlli, ricevuta una soffiata, gli uomini del capitano Massimo
Minicelli hanno effettuato un'ispezione presso il Centro Ippico Latina,
nelle campagne all'immediata periferia del capoluogo pontino.
Nessuna traccia di bovini imbottiti di sostanze proibite, ma la presenza di
diciotto animali sospetti, perché privi di quella «carta d'identità» che
rende possibile stabilire con esattezza la provenienza dell'animale e tutta
la sua storia. Il blitz, a cui ha partecipato anche personale della Asl, è
finito così con sette abbattimenti e undici bovini sequestrati. I
carabinieri per la sanità, avendo riscontrato anche un'irregolarità
amministrativa nel centro ippico, hanno sanzionato lo stesso centro e ne
hanno fatto disporre la chiusura temporanea.
L'anomala presenza di bovini in un'attività destinata all'ippica sarebbe
stata giustificata ai militari parlando di un regolare acquisto di bestiame,
poi messo in un recinto per impedire che potesse sfuggire al controllo.
Sette capi sono risultati gravati dal divieto di movimentazione, perché già
trovati privi della documentazione che ne consente la tracciabilità, tutela
per il consumatore. Per tali animali i Nas hanno quindi chiesto e ottenuto
dal sindaco un ordine di abbattimento. Altri dieci animali «anonimi» e un
altro con documentazione sanitaria incompleta, del valore di circa 18mila
euro, sono stati invece sequestrati, e A.C., 74enne di Latina segnalato al
sindaco, per aver detenuto bestiame privo delle marche auricolari di
identificazione e della documentazione sanitaria attestante la provenienza.
Il proprietario dei bovini dovrà ora fornire agli investigatori i documenti
richiesti. In caso contrario anche il bestiame sequestrato potrebbe essere
abbattuto.