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NEWS: Giornali Internet 19/11/07



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CACCIA
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Mobilitazione dopo il rinvenimento - Sposato, padre di due bambine, abitava
a Centovera. Colpito da un malore in un campo dalle parti di Celleri di
Carpaneto
Muore durante una battuta di caccia
Gian Piero Pugni, 39 anni, trovato di notte anche grazie al setter Elsa
http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=711195035&H=
CARPANETO - È stato trovato sabato notte riverso a terra in un appezzamento
agricolo nei pressi di Bariana, in località Celleri di Carpaneto, con il
fucile ancora imbracciato e la cartucciera legata in vita. Gian Piero Pugni,
39enne di Centovera, operaio metalmeccanico molto noto a Pontedellolio dove
gestiva un agriturismo con la moglie, è deceduto con tutta probabilità a
seguito di un improvviso attacco cardiaco.
Il cuore di Pugni - secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri della
stazione di Carpaneto titolari delle indagini - si è fermato sabato nel
tardo pomeriggio, durante la seconda battuta di caccia della sua giornata
venatoria. Un'uscita intrapresa purtroppo in solitaria.
Pugni è stato rinvenuto intorno alle 23 e 30 con l'aiuto di Elsa, il setter
da caccia che era con lui al momento del malore e che ha accompagnato sul
luogo del decesso i familiari mobilitati per le ricerche. Oggi la
magistratura deciderà se effettuare o meno l'autopsia sul cacciatore
piacentino, dipendente della ditta Anca di Pontedellolio.
Il sabato era "giorno di caccia" per Gian Piero Pugni. E l'altro ieri, come
di consueto, era uscito di buon'ora con i cugini alla ricerca di quaglie e
fagiani. Una mattinata conclusa con il pranzo a casa di Gian Piero a
Centovera, insieme ai parenti, intorno alle 13.
Poco dopo il cacciatore ha di nuovo imbracciato il fucile. Questa volta per
i campi sono andati solo lui e un cugino, che intorno alle 15 e 30 ha
chiesto di essere riaccompagnato a casa. «Sono un po' stanco anch'io, ma
faccio un altro giro», avrebbe detto Gian Piero al compagno prima di
avviarsi con Elsa per una nuova battuta di caccia.
A dare l'allarme, intorno alle 17, è stata la moglie Paola Civetta, titolare
dell'agriturismo La Pattona di Pontedellolio, che non aveva più notizie del
marito da quando aveva riaccompagnato a casa il cugino. «Di solito tornava a
casa quando iniziava a fare buio, verso le 17, massimo 17 e 30 - spiega la
moglie - e subito mi telefonava. Poi si faceva una doccia e mi raggiungeva
qui in agriturismo per darci una mano. Ma sabato non l'ho più sentito». Il
telefono cellulare di Pugni suonava a vuoto. Dopo aver avvertito i
carabinieri, parenti e amici si sono prodigati con torce e pile nelle
ricerche, già dalla prima serata. Anche Giorgio Villa, amico di famiglia di
Pugni, presidente della pubblica Valnure e responsabile per l'Anpas
provinciale dei gruppi di protezione civile, è stato contattato dalla
famiglia del cacciatore verso le 22,45. Prima ancora che attraverso la
prefettura la protezione civile venisse mobilitata in forma ufficiale, Villa
ha mosso i primi passi per organizzare le ricerca. Un gruppo di sette
volontari della pubblica assistenza Valnure era pronto a scendere in campo
insieme alle unità cinofile. Nel frattempo, però, il padre del cacciatore,
Stefano Pugni, ha trovato il fuoristrada con all'interno il telefono
cellulare, parcheggiato sul ciglio di strada Bariana. Le ricerche si sono
così concentrate nell'appezzamento di terreno, usuale teatro venatorio. I
richiami hanno attirato l'attenzione di Elsa, il setter da caccia, che è
corso incontro ai familiari del 39enne e li ha poi portati dal padrone.
Pugni era riverso a terra in tenuta da caccia vicino ad un fossato, a circa
250 metri dal suo fuoristrada. I sanitari del 118 e i volontari della
Pubblica assistenza di Carpaneto non hanno potuto far altro che constatarne
il decesso. Sul posto anche i carabinieri della stazione di Carpaneto, agli
ordini del luogotenente Pietro Pantaleo. Il 39enne piacentino, la cui
scomparsa ha provocato grande cordoglio, lascia la moglie Paola e due figlie
piccole, Caterina e Arianna.
Mattia Motta
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L’uomo è stato colto da malore. Cadendo, ha fatto partire un colpo che lo ha
centrato alla coscia e al volto. L’allarme dato dal nipote
Un pensionato di 84 anni, Sisto Pierella, ha perso la vita ieri mattina a
Barcaglione
Sviene mentre caccia, si spara e muore
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=269A927C278EA19D61270D2
EC73EBA65
ANCONA - La battuta di caccia diventa una tragica passione per un pensionato
di 84 anni, Sisto Pierella che ieri ha perso la vita nelle campagne al
confine tra Ancona e Falconara. L’incidente è scaturito da un malore che l’
uomo ha avuto proprio mentre si trovava in giro a caccia di selvaggina nella
zona di Barcaglione. Secondo una prima ricostruzione, ancora da confermare,
Pierella si sarebbe sparato accidentalmente un colpo di fucile che lo
avrebbe colto ad una coscia e, di striscio, sul volto. Il problema più serio
però è che il colpo attraversando la coscia ha prodotto una grave
lacerazione all’arteria femorale. La conseguente emorragia e la mancanza di
soccorso tempestivo hanno fatto sì che l’anziano cacciatore abbia perso i
sensi fino alla morte visto che quando è stato ritrovato, intorno all’ora di
pranzo, purtroppo non c’è stato più nulla da fare.
Originario di Camerata e residente a Falconara in via Matteotti 52,
Pierella, come spesso accadeva, era uscito di buon mattino per andare a
caccia. Una passione di lunga data che l’uomo coltivava non appena c’era la
possibilità di fare un giro in periferia. Così ha fatto anche ieri mattina
recandosi nelle campagne del Barcaglione, sopra il Parco Zoo, laddove ci
sono le apposite casette per fare la posta alla selvaggina. Pierella deve
essersi trattenuto un po’ di tempo poi forse per il freddo rigido che ha
caratterizzato la giornata di ieri ha accusato un leggero malore intorno
alle 11. Pierella si è accasciato e un movimento maldestro deve aver fatto
partire un colpo. La traiettoria del proiettile ha centrato la gamba e
alcuni pallini devono essere finiti sul viso sul quale sono state trovate
delle escoriazioni. Resosi conto della situazione, il cacciatore deve aver
cercato aiuto ma nessuno è passato da quelle parti nè, verosimilmente, le
sue richieste di aiuto sono state sentite.
L’allarme è scattato un paio d’ore più tardi, alle 13, quando la moglie non
vedendolo rientrare ha allertato il nipote. Il primo pensiero è andato alla
battuta di caccia. Conoscendo le zone frequantate, il giovane ha impiegato
poco più di qualche minuto per salire verso Barcaglione dove una rapida
ricerca ha fatto maturare la macabra scoperta. Immediatamente il ragazzo ha
cercato di attivare i soccorsi ma è stato tutto inutile. Sul posto sono
tempestivamente giunti l’automedica del 118, un’ambulanza della Croce Gialla
di Falconara. Gli operatori dell’emergenza hanno attivato automaticamente
anche i carabinieri della Tenenza di Falconara e quelli della Stazione di
Collemarino. Il luogo della tragedia infatti si trova nella zona di
Collemarino, dunque ricade nel Comune di Ancona. Il nipote di Pierella è
stato raggiunto poco dopo anche dal figlio e dalla nuora dell’anziano i
quali hanno successivamente provveduto ad avvisare la moglie. La salma è
stata rimossa nel pomeriggio e ora si trova all’obitorio di Torrette in
attesa di accertamenti medico legali da svolgersi probabilmente domani. Non
è stata ancora fissata la data dei funerali. L’ultimo saluto dovrebbe essere
fissato per domani o al più tardi martedì.
GIORGIO FABRI.
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Spara accidentalmente al compagno e lo ferisce durante una battuta di caccia
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20071119&ediz=08_ABRUZZO&npag=33&fi
le=O_3161.xml&type=STANDARD
di MANLIO BIANCONE
CARSOLI - Un cacciatore romano è stato ricoverato all’ospedale di Avezzano
in seguito a un incidente di caccia verificatosi in una riserva al confine
tra Lazio e Abruzzo, nel comune di Vallinfreda, a ridosso di Carsoli. Il
cacciatore è rimasto ferito ieri mattina durante una battuta di caccia al
fagiano. È stato raggiunto al volto e alla gola da alcuni pallini di una
cartuccia sparata da un compagno di battuta. Il cacciatore si è accasciato
al suolo ed è stato immediatamente soccorso dai suoi compagni che hanno
avvertito il 118: l’eliambualnza più vicina era quella dell’Aquila che ha
raggiunto immediatamente il luogo. Il ferito è stato trasportasto all’
ospedale di Avezzano dove è stato ricoverato e sottoposto a un intervento
chirurgico per l’asportazione dei pallini che lo hanno raggiunto anche alla
gola. Da qui le complicazioni dal momento che il paziente ha avuto qualche
diifficoltà respiratoria e ora è ricoverato in Rianimazione, ma i medici
sono ottimisti.
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CACCIA:FERITO DA PALLINI COMPAGNO,SOCCORSO DA ELICOTTERO 118
http://www.ansa.it
(ANSA) - L'AQUILA, 18 NOV - Un uomo e' rimasto ferito questa mattina durante
una battuta di caccia al fagiano in una riserva, raggiunto al volto da
alcuni pallini sparati da un compagno.
L'incidente e' avvenuto in localita' Valle Fredda, in territorio del Lazio
al confine con l'Abruzzo, poco distante da Carsoli (L'Aquila).
Il cacciatore e' stato prelevato dall'elicottero del 118 de L'Aquila e
trasportato nell'ospedale di Avezzano (L'Aquila).
(ANSA).
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CACCIATORE BRESCIANO SI FERISCE A GAMBA CON PROPRIO FUCILE
http://www.ansa.it
(ANSA) - BIENNO (BRESCIA), 18 NOV - Un cacciatore di 43 anni di Bienno, nel
bresciano, questa mattina attorno alle 8 e mezzo si e' ferito con un colpo
di fucile partito dall'arma che aveva tra le mani. L'uomo si e' ferito alla
gamba destra e gli ci vorranno due mesi per guarire.
I Carabinieri di Esine stanno cercando di capire quale sia la dinamica dei
fatti. Presumibilmente il cacciatore ha perso l'equilibrio con l'arma in
mano e il colpo e' partito. L' uomo e' stato soccorso con l'eliabulanza del
118 di Brescia.(ANSA).
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CACCIA/1. Incidente ieri mattina in località Arcilia a Bienno. Prognosi di
guarigione di due mesi per il camuno
Parte il colpo dal suo fucile Ferito un cacciatore di 43 anni
http://www.bresciaoggi.it/storico/20071119/cronaca/C.htm
Incidente di caccia ieri mattina a Bienno, in località Arcilia. Erano da
poco passate le otto del mattino quando un cacciatore di 43 anni di Bienno
si è ferito con un colpo di fucile partito dall’arma che aveva tra le mani.
Il cacciatore è stato soccorso dall’eliambulanza inviata dal 118 nella
località di Bienno. L’uomo si è ferito alla gamba destra e gli ci vorranno
due mesi per guarire. È stato controllato dai medici del pronto soccorso di
Esine. dopo gli accertamenti, come detto, i medici hanno fissato la prognosi
in due mesi. L’incidente di caccia è stato segnalato anche ai carabinieri di
Esine, della compagnia di Breno.
I carabinieri stanno cercando di capire quale sia la dinamica dei fatti.
Presumibilmente il cacciatore ha perso l’equilibrio con l’arma in mano e il
colpo è partito. Quando dal fucile del 43enne è partito il colpo non c’erano
testimoni, Nessun altro cacciatore era nelle vicinanze. I carabinieri hanno
dovuto raccogliere la testimonianza del ferito.
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Battuta di caccia con terrore: aggredito e ferito da un cinghiale
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=3671
L'animale selvatico, dopo aver ucciso due cani, ha caricato il cacciatore
scaraventandolo a terra e azzannandogli le gambe. E' successo domenica 18
novembre nei boschi vicino Termoli. L'uomo, un 38enne di San Giacomo degli
S., è stato salvato dai colleghi che hanno messo in fuga il cinghiale.
Ricoverato in ospedale, la vittima è stata operata al polpaccio.
Termoli. Una tranquilla domenica di terrore per un uomo di 38 anni,
impegnato, insieme ad una quindicina di persone, in un’estenuante (e forse
esaltante) battuta di caccia al cinghiale, in una grigia e fredda mattina di
novembre.  Nella folta vegetazione di un canneto lungo il greto del fiume
Biferno, a pochi chilometri da Termoli, GDL, operaio di San Giacomo degli
Schiavoni,  si inoltra con circospezione, attratto dal latrato insistente
dei due cani che lo precedono. Il cinghiale potrebbe essere molto vicino e
probabilmente è spaventato, così braccato, e forse ferito. Pochi passi più
in là ed ecco sul terreno i corpi dei suoi cani (ormai cadaveri), martoriati
selvaggiamente dalla furia del grosso animale, probabilmente un maschio. A
vederlo pesa forse più di un quintale e mezzo, ma non c’è tempo per
ammirarne la corazza nera lucente e neanche per elaborare mentalmente l’
orrore, né tantomeno cercare una via di fuga. Il cinghiale carica: è
spaventato, ferito e attacca per difendersi.
Tutto si svolge in pochi lunghi interminabili attimi. L’animale infila la
testa tra le gambe divaricate dell’uomo e lo fa volare, scaraventandolo a
terra con violenza. L’uomo ha il fucile e spara, ma il colpo non raggiunge
il bersaglio. E allora il cinghiale, furioso, continua la sua opera e gli
azzanna la coscia destra, e l’uomo si divincola, riesce a liberarsi, ma
ormai i canini affilati e sporgenti, hanno già penetrato le carni, che
sanguinano copiosamente. Tragedia sfiorata, perché il sopraggiungere di
altri cacciatori, per miracolo, mette in fuga l’animale e pone fine allo
scempio.
Del cinghiale non sappiamo nulla, ma del cacciatore sì: il duello finisce
con una “lacerazione profonda del muscolo tricipite della sura e del
bicipite femorale destro”, come recita il referto degli ortopedici che l’
hanno ricucito in sala operatoria, (cioè polpaccio e regione posteriore
della coscia, per capirci), con il ricovero in ospedale, l’immobilità per
almeno una ventina di giorni e tanta, tanta paura. (G.C.)
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BRACCONAGGIO: SCOPERTI DALLA FORESTALE RISTORANTI CON MENU’ A BASE DI
ANIMALI PROTETTI E NON CACCIABILI NEL PARCO DEI SIMBRUINI
Due le persone denunciate, oltre 100 i chili di carne sequestrata tra cui
tordo, cinghiale selvatico e soprattutto tasso di cui è vietata la caccia.
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5937
19 novembre 2007- Dopo lunghe indagini e pedinamenti gli investigatori del
NIRDA (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali), hanno
effettuato dieci giorni fa controlli presso alcuni ristoranti e strutture
ricettive nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Per i controlli
specifici il NIRDA è stato affiancato dal NAF della Forestale, il nucleo
altamente specializzato nella repressione delle frodi alimentari, da
personale del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale
dello Stato e dalla AUSL Frosinone – Servizio Igiene degli Alimenti. All’
interno dei congelatori di un ristorante di Trevi nel Lazio, del tipo
utilizzato per la conservazione dei gelati, i forestali hanno rinvenuto una
grande quantità di carne, oltre cento chili, congelata o comunque conservata
senza osservare le più elementari norme igieniche, e poi utilizzata per la
preparazione dei pasti dei turisti e visitatori del Parco. Sono stati
trovati anche due cinghiali interi, macellati di recente e sprovvisti anch’
essi, come la totalità delle carni rinvenute, delle certificazioni di
provenienza. Le analisi, effettuate sui campioni inviati all’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale per l’Abruzzo e il Molise di Teramo, hanno
confermato le ipotesi investigative: tra la carne sequestrata, oltre a suino
e tordo, è stata verificata anche la presenza di cinghiale selvatico che,
non essendo sottoposta a controllo sanitario non è utilizzabile per la
consumazione umana, ma soprattutto è stata rilevata la presenza di carne di
tasso, un animale della famiglia dei mustelidi, di cui è vietata la caccia.
Il titolare del ristorante e la sua socia sono stati denunciati all’Autorità
Giudiziaria per il reato di frode nell’esercizio del commercio, per
ricettazione, per il reato di detenzione ai fini del commercio di fauna
selvatica non cacciabile e per somMinistrazione di alimenti in violazione
alle vigenti normative sanitarie. Inoltre sono in corso di accertamento le
verifiche sulla legittimità delle opere edilizie esistenti sulla proprietà,
che si trova all’interno del perimetro del Parco dei Monti Simbruini e
quindi soggette alla specifica normativa del Parco.
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ANIMALI: TROVARTI MORTI FENICOTTERI ROSA IN PROVINCIA DI ROVIGO
Dai primi accertamenti effettuati risulta che i fenicotteri sono deceduti
per intossicazione acuta da piombo
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=5933
19 novembre 2007 – Una ventina di fenicotteri rosa sono stati trovati morti
nella Valle Pozzadini di Rosolina, in provincia di Rovigo. La scoperta è
avvenuta grazie ad una segnalazione telefonica che ha immediatamente
attivato i Comandi Stazione di Adria (Rovigo), di Fonzaso (Belluno) e del
Distretto di Asiago (Vicenza) coordinati dal Comando Regionale del Veneto,
insieme agli uomini della Provincia di Rovigo settore avifauna e i volontari
del Centro Recupero Fauna Selvatica il “Pettirosso” di Modena. Dai primi
esami eseguiti dal Centro Recupero di Modena su 2 fenicotteri morti, risulta
che il decesso è verosimilmente riconducibile ad intossicazione acuta da
piombo. All’interno dello stomaco dei due animali sono stati ritrovati
rispettivamente 17 e 55 pallini da caccia che hanno intossicato i
fenicotteri. L’avvelenamento è stato probabilmente provocato dall’
assorbimento, attraverso l’apparato digerente, di piombo metallico che ha
causato occlusione intestinale e picacismo. Assieme ai dieci esemplari
morti, sono stati recuperati anche cinque fenicotteri rosa vivi. Due sono
stati trasportati presso la Clinica di Sasso Marconi (Modena) e tre presso
il Cras (Centro Recupero Animali Selvatici) di Polesella (Rovigo). Durante
il trasporto a Polesella, però, due dei tre fenicotteri sono morti, l’unico
sopravvissuto è ora in terapia intensiva, mentre sembrano stazionarie le
condizioni dei due esemplari trasportati presso la Clinica di Sasso Marconi
per le cure del caso.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
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