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NEWS: Giornali Internet 17/01/07



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CACCIA
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E' ancora vivo il doloreper l'incidente mortalea un cacciatore di frodoI
sindaci potrebberovietare le carabine
La caccia ai cinghiali è un pericolo
Pallottola vagante in una casa. I timori per gli agriturismi di un
commerciante
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=D94AD9DABE40E8047CC7240
CE1BD7B28
FOSSOMBRONE – Attenzione, sono a rischio di... pallottole vaganti anche gli
agriturismi. Contro la presenza abnorme dei cinghiali e il pericolo
rappresentato da quei cacciatori che si direbbe abbiano il grilletto facile
stanno arrivando tante proteste.
Luciano Vedovi, noto commerciante e padre del titolare di un agriturismo,
pone l’accento sui rischi che incombono proprio sugli agriturismi.
Il timore di proiettili vaganti era stato manifestato solo qualche giorno
prima del colpo finito attraverso la finestra, andata distrutta, dentro il
cucinotto a San Lazzaro. Con tanto di anziana signora miracolata. Da Isola
del Piano diverse telefonate: abbiamo rivissuto le paure della tragica sera
del 3 gennaio scorso quando morì Giordano Marchionni, 45 anni, colpito per
errore dal compagno di un battuta di caccia di frodo al cinghiale.
Si rileggano le denunce esplicite sottoscritte dal vicesindaco Giuseppe
Paolini che senza mezzi termini e senza esagerazione alcuna dice di temere
che prima o poi qualche pallottola volante attraversi anche la piazza del
paese. Il sindaco di Isola del Piano, Paolo Adriano Battistoni, aveva emesso
un’ordinanza pochi anni fa, per vietare l’uso della carabina sul territorio
comunale. Cacciatore lui stesso, ma non di ungulati, aveva ritrovato, per
straordinaria combinazione, pressoché distrutta la sua postazione preferita.
Non per questo si mosse dalla sua decisione. Che poi finì con il revocare
dopo un anno. Quella stessa ordinanza potrebbe essere presa congiuntamente
da tutti i sindaci dell’entroterra. Sarebbe quello un colpo bene assestato a
favore della pubblica incolumità. Se poi ci si decidesse sul serio di
controllare se corrisponde o meno a verità l’immissione abusiva sul
territorio di cinghiali non autoctoni, sarebbe possibile arrivare a
riportare tutto quanto l’ambiente ad un equilibrio ragionevole. Operazioni
la cui sola idea è stata da sempre boicottata. Tant’è vero che quando iniziò
la campagna di informazione su certe proposte, per riscontro qualche
cronista ricevette lettere anonime di chiara matrice. Dopo le dichiarazioni
del vicesindaco di Fossombrone Orlando Lustrissimini, e alla luce delle
iniziative in sede provinciale che Lustrissimini porterà avanti con Pdci e
Verdi, ci si trova di fronte ad una realtà tanto simile al... ferro. Da
battere finchè è caldo. Se tutto dovesse finire coperto dietro il consueto
muro di gomma sarebbe una iattura. I dati di cronaca parlano in maniera
troppo drastica e netta. Ne va della salute fisica e mentale dei cittadini.
Perché gli incubi che serpeggiano a ridosso di case di campagna e di
abitazioni molto vicine al centro storico, non lasciano sperare niente di
positivo. E’ indispensabile che gli amministratori locali scendano in campo
con tutta la loro autonomia ed obiettività. Che insieme ai colleghi della
Provincia optino per una scelta chiara e irremovibile. Perché di mezzo,
purtroppo, ci sono anche i morti. GI.R.,
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due fratelli assolti dal tribunale di menaggio. il giudice: «non ci sono
sufficienti indizi per il reato di caccia abusiva» non basta il capriolo in
frigor per fare un bracconiere
http://www.laprovinciadicomo.it/online/online.asp?SiglaEdizione=CO&Sezione=L
AGO&Bassa=si&Pagina=23&IDNotizia=2785355
lanzo d'intelvi non basta il possesso di una doppietta calibro 12, di 33
proiettili non denunciati, di un secchio con oltre nove chili di carne di
capriolo ricoperta di neve e quello di altri sei chili e mezzo di fresca
macellazione conservati in frigorifero. per rimediare una condanna per
bracconaggio serve evidentemente ben altro, come hanno potuto felicemente
sperimentare i fratelli martino e renato maglia, rispettivamente 61 e 64
anni, intelvesi doc (entrambi di lanzo)assolti dal tribunale di menaggio
dall'accusa di avere impallinato un capriolo nei boschi di pellio in periodo
di divieto, cioè il mese di febbraio 2003. i due furono sorpresi il giorno
19 da un paio di agenti del nucleo venatorio della polizia provinciale nei
pressi della casa di proprietà di martino dalle parti di scaria. dissero, le
guardie, che quella mattina avevano deciso di andarci per approfondire una
segnalazione del giorno precedente. qualcuno li aveva chiamati sostenendo di
avere udito spari fuori stagione. verso le 18, gli agenti si accorsero dei
due maglia fermi di fronte al cancello di quella casa: videro uno dei due
aprire il baule della sua auto per estrarne un fucile che subito consegnava
all'altro. fu in quel momento che gli agenti decisero di intervenire
intimando ai maglia di fermarsi. come non detto. perchése renato ubbidì,
l'altro prese a correre verso casa impugnando l'arma e barricandosi dentro a
doppia mandata. gli agenti della forestale, uno dei quali aveva addirittura
esploso un colpo in aria per indurlo a fermarsi, gli imposero di uscire e di
consegnare la doppietta ma lui si limitò a calarla dall'alto di una finestra
con l'ausilio di una corda, salvo poi fuggire a piedi da un ingresso sul
retro. addio. risultato: le guardie sfondarono una porta a vetri e
procedettero, in presenza di renato, alla perquisizione che avrebbe poi
portato al sequestro della carne di capriolo, dell'arma e delle munizioni.
il kit dei materiali rinvenuti, combinato alla circostanza della fuga di uno
dei due, lasciava in linea teorica poche speranze: sulla carta, l'uno e
l'altro rischiavano davvero una condanna, a maggior ragione poi alla luce
del fatto che gli agenti avessero ravvisato, nel corso del loro appostamento
(e verbalizzato) «un atteggiamento di caccia». il giudice di menaggio, un
po' sorpresa, ha ribaltato tutte le prospettive. tanto per cominciare ha
subito assolto martino dall'accusa di resistenza a pubblico ufficiale (sì,
gli contestavano anche quella) perché per vedersela contestare non basta
fuggire, come dice da anni la cassazione. poi ha rilevato, in sentenza, che
«il solo possesso dell'animale ucciso da arma da fuoco da parte di maglia
martino e della presenza nell'auto di maglia renato di un fucile beretta
(...) non appaiono indizi sufficienti a far ritenere provato il reato di
caccia abusiva da parte degli imputati, trattandosi di elementi indiziari
non univoci e concordanti». risultato finale, una sola condanna, quella di
martino, chiamato a pagare trecento euro di multa per la detenzione abusiva
dei proiettili. su tutto il resto assolti entrambi. st. f.
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il presidente del comprensorio di caccia di morbegno, oliviero barbetta,
annuncia azioni decise per difendere il diritto venatorio sulla zona
cacciatori sul piede di guerra per la riserva in val di mello
http://www.laprovinciadisondrio.it/online/online.asp?SiglaEdizione=SO&Sezion
e=SO_MORBEGN&Bassa=si&Pagina=15&IDNotizia=2784490
valmasinola futura area protetta della val di mello è «un progetto che non
sta in piedi e non tiene conto degli interessi locali», per questo i
cacciatori chiedono al comune di valmasino (titolare della domanda in
regione per l'attuazione della riserva) di rivederne i confini «riservando
alla caccia le aree attualmente aperte all'attività venatoria». e' una
richiesta decisa quella che arriva dal presidente del comprensorio alpino di
caccia morbegnese, oliviero barbetta, che estende l'appello alle istituzioni
locali e non, minacciando ricorsi legali in caso di silenzio sulla
problematica. così dopo primi segnali sulla costituenda zona di tutela
lanciati dalla minoranza consiliare (che chiedeva più informazione ed
«equilibrio fra protezione dell'ambiente e attività economico-turistiche)
ora sono le doppiette della bassa valle a puntare l'attenzione sulla riserva
(che sarà la più grande della lombardia). «e' un'iniziativa lodevole, perché
con una gestione diretta comunale dovrebbe tenere conto delle peculiarità
del territorio e di chi lo abita - dice barbetta che ieri sera si è
incontrato con i suoi nell'assemblea del comprensorio alpino - ma purtroppo
non tiene sufficientemente in considerazione le esigenze dei cacciatori che
si vedranno sottrarre una porzione importante di territorio utile
all'attività venatoria. quando la caccia, come abbiamo già detto in una
lettera al sindaco, è fra le attività storicamente praticate in valle: ad
esempio il punto di controllo dei capi abbattuti che si tiene vicino al
cimitero di cataeggio è diventato elemento di attrazione e curiosità dei
valligiani e turisti che si integra perfettamente con il territorio. e chi
caccia in valmasino è ritenuto un privilegiato perché capace di superare le
difficoltà della montagna che esaltano le capacità alpinistiche e di lettura
del territorio stesso». per questo i cacciatori domandano al comune di tener
conto di questa «tradizione che si tramanda di padre in figlio». barbetta
comunque non esclude il confronto con l'amministrazione comunale che, come
ha dichiarato nei giorni scorsi il sindaco ezio palleni, incontrerà i
cacciatori a breve per parlare della riserva che ingloberà tutte le aree
della vallata partendo da arcanzuolo fino all'alpe ferro. il presidente del
comprensorio alpino specifica ancora come la percentuale massima del 20% di
territorio da precludere all'attività venatoria e da destinare a protezione
«sia abbondantemente superata sia a livello provinciale sia comprensoriale.
se poi dovessimo calcolare le percentuali in valmasino - afferma - comprese
le aree della futura riserva, andremmo ben oltre i limiti imposti dalle
normative vigenti. inoltre ormai tutta la parte alta della valmasino è zps
(zona di protezione speciale) e per effetto del decreto ministeriale dello
scorso ottobre verrà preclusa la caccia, per ora solo della pernice bianca.
per questo chiediamo al comune di rivedere i confini della riserva. si
tratterebbe di trovare un'altra forma di tutela per l'alpe ferro, il qalido,
arcanzuolo, temola e mezzola». sabrina ghelfi
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doppiette in piazza contro la riserva la linea dura decisa martedì sera in
assemblea a morbegno «il comune riveda in val di mello i confini dell'area
protetta»
http://www.laprovinciadisondrio.it/online/online.asp?SiglaEdizione=SO&Sezion
e=SO_MORBEGN&Bassa=si&Pagina=18&IDNotizia=2785841
valmasinole doppiette della bassa valle sono pronte a scendere in piazza per
dire no ai limiti imposti dalla futura area protetta della val di mello. e'
una presa di posizione chiara e decisa quella emersa martedì sera
nell'assemblea del comprensorio alpino morbegnese durante la quale i
cacciatori hanno puntato il mirino contro la riserva richiesta in regione
dal comune di valmasino. come aveva preannunciato il numero uno dei
cacciatori del morbegnese, oliviero barbetta, la richiesta al comune di
rivedere i confini della costituenda zona protetta «riservando alla caccia
le aree attualmente aperte all'attività venatoria», è sostenuta da tutti i
cacciatori della zona che hanno minacciando ricorsi legali in caso di
silenzio sulla problematica, «ma anche manifestazioni di piazza più
eclatanti, come si è detto martedì sera, con l'obiettivo di fare recepire le
nostre istanze - spiega barbetta -. partiamo con un documento di contrarietà
alla riserva che giriamo al comune, che avevamo già contattato, e agli enti
superiori per sollecitare una revisione dei rigidissimi vincoli, ben
superiori a quelli previsti per l'istituzione di un parco, che vengono
imposti con la creazione di una riserva, chiedendo di trovare, invece,
un'altra forma di tutela per l'alpe ferro, il qalido, arcanzuolo, temola e
mezzola. altrimenti sparirebbe un'attività storica della valle come quella
venatoria». nel frattempo i cacciatori hanno stilato un calendario di
incontri per discutere della tematica, che si concluderanno con l'assemblea
generale dei cacciatori del 23 febbraio. mentre a breve ci sarà un confronto
diretto con l'amministrazione di valmasino che, per bocca del sindaco ezio
palleni, si è detta disposta al dialogo con il comprensorio alpino. «la
percentuale massima del 20% di territorio da precludere all'attività
venatoria e da destinare a protezione è abbondantemente superata sia a
livello provinciale sia comprensoriale - conclude barbetta -. se poi
dovessimo calcolare le percentuali in valmasino comprese le aree della
futura riserva, andremmo ben oltre i limiti imposti dalle normative vigenti.
inoltre ormai tutta la parte alta della valmasino è zps (zona di protezione
speciale) e verrà preclusa la caccia, per ora solo della pernice bianca. per
questo chiediamo al comune di rivedere i confini della riserva». sulla
questione si esprime anche severino de stefani, assessore all'ambiente e
caccia della provincia, ente chiamato a dare un parere sull'intervento in
val di mello. «nella conferenza dei servizi che si è tenuta sulla riserva
abbiamo fatto presenti i problemi e i limiti che si creerebbero per la
caccia - afferma l'assessore -. non abbiamo competenza specifica in materia
e la scelta dovrà essere del comune, ma è importante che su una decisione
del genere si trovi un equilibrio. bisogna anche considerare che in
provincia esistono già vincoli forti per i parchi, le zps, i sic (siti di
interesse comunitario), e quelli forti delle riserve e prevederne una nuova
implica la mediazione con il territorio». oggi la richiesta sulla riserva,
che ingloberà tutte le aree della vallata partendo da arcanzuolo fino
all'alpe ferro, voluta dal comune e sostenuta da ersaf (ex azienda foreste)
alla quale appartiene l'80% del territorio della zona, si trova in regione
in attesa del dibattito in consiglio. sabrina ghelfi
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Oggi si conclude l’esame del testo
Caccia, sulla legge maggioranze variabili
Tema caldo resta l’associazione
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Udine&Codice=3
647606&Pagina=FRIULI%20VENEZIA%20GIULIA
Trieste
Procede a maggioranza variabile l'esame della legge sull'attività venatoria
in Consiglio regionale. Nella seconda giornata di lavori, sono stati
approvati gran parte degli articoli, facendo leva anche sul sostegno di
parte dell'opposizione.
Ma in serata, ancora non si sapeva chi, concluso l'articolato, esprimerà il
voto favorevole finale per la sua approvazione. Divisioni esistono anche
all'interno di Intesa democratica, come dimostra la scelta di rinviare ad
oggi l'esame degli articoli più delicati. Quelli sulla nuova e tanto
discussa associazione regionale alla quale i cacciatori dovranno iscriversi.
Nel corso della discussione, si è anche registrata qualche stonatura nel
condurre le votazioni tra il relatore di maggioranza Igor Dolenc e
l'assessore Enzo Marsilio, a dimostrazione di come gli interessi delle parti
in causa siano molteplici.
Prova ne sia, anche il disappunto con cui Rifondazione comunista e Verdi
hanno accolto l'operazione del Partito democratico - assieme ad una parte
dell'opposizione - per modificare i parametri di compensazione (in termini
naturalistici) previsti per le aziende turistico-venatorie. Un emendamento
Galasso (Fi) ha ridotto da 25 a 22\%del comprensorio dell'azienda la
superficie da destinare a spazi naturali permanenti in pianura; Venier
Romano ha visto accolto anche l'emendamento che elimina la specificazione
della coltivazione con metodo biologico per i vigneti e i frutteti intesi
come spazi naturali permanenti, mentre Di Natale (An) è riuscito a portare
dal 4 all'8\% la misura massima per cui medicai, pioppeti inerbiti e
sfalciati possono contribuire alla formazione dello spazio naturale
permanente. Accolto anche un emendamento a firma Follegot-Violino (Lega) che
introduce un comma in base al quale le aziende venatorie già costituite per
regolare concessione decadono alla scadenza dei cinque anni dalla loro
costituzione in mancanza di requisiti soggettivi e oggettivi, e permangono
le deroghe di estensione territoriale e di distanza, per le Riserve di
caccia private o consorziali già convertite in aziende faunistico-venatorie
o aziende agro-turistico-venatorie.
«È grave questo atteggiamento - ha commentato per Rifondazione Kristian
Franzil - che non può essere compensato solo dall'impegno a votare un
percorso che, seppur complesso, condurrà al corpo unico forestale
regionale». Infatti, oggi di dovrebbe votare anche il via libera immediato
ad un coordinamento tra il corpo forestale e le strutture di controllo e
vigilanza ittica e venatoria in capo alle Province, incardinato sul servizio
regionale competente. Entro il 2009, si dovrebbe procedere al riordino
complessivo della materia, mentre entro il 2008 si dovrebbero unificare i
corpi forestale regionale e di vigilanza provinciale.
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ALLEVAMENTO
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L'inchiesta avviata dopo le ispezioni dei Nas. L’abuso d’ufficio è
contestato anche ai titolari dei laboratori
Mattatoi irregolari, veterinari indagati
La Procura ha chiesto al Gip la sospensione dei medici, che è stata respinta
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080117&ediz=08_ABRUZZO&npag=40&fi
le=XX_3288.xml&type=STANDARD
di ALESSANDRO ORSINI
Un’indagine delicata, portata avanti per mesi, nel sempre attuale settore
della tutela dei consumatori in relazione alla bontà dei prodotti
alimentari. Ci sono alcuni veterinari del servizio della Asl e titolari di
mattatoi del circondario cittadino, una decina di persone in tutto, nel
mirino della procuratore della Repubblica Alfredo Rossini, che ipotizza il
reato di abuso d’ufficio in relazione alla macellazione di bestie in
mattatoi che non risulterebbero in regola con le prescrizioni dettate dalle
leggi sanitarie.
L’inchiesta dura da circa un anno ed è stata originata dai rapporti dei
Carabinieri del Nucleo antisofisticazioni, i Nas, dopo i sopralluoghi in
alcuni mattatoi del circondario aquilano. Rapporti che hanno portato all’
attenzione del procuratore Rossini una situazione di presunta irregolarità
degli laboratori di macellazione in relazione ai requisiti richiesti dalla
legislazione. Secondo la pubblica accusa, insomma, le bestie verrebbero
macellate in laboratori non conformi alle disposizioni in materia sanitaria
e ciò sarebbe accaduto con l’avallo dei veterinari coinvolti nell’inchiesta,
che non avrebbero rilevato le irregolarità e quindi non avrebbero fatto
chiudere i mattatoi. Situazione che si sarebbe protratta per lungo tempo
senza che nessuno avanzasse dubbi. Le ispezioni dei Nas avrebbero
riscontrato le presunte irregolarità che hanno spinto la Procura a indagare
sia i veterinari che i gestori dei mattatoi per abuso d’ufficio. Tra l’altro
le indagini sono state portate avanti anche attraverso intercettazioni
telefoniche e ambientali, alla ricerca di una connivenza ben più grave tra
medici veterinari e titolari dei laboratori di macellazione.
Tanto la Procura ha ritenuto grave la posizione dei veterinari che lo stesso
capo dell’ufficio ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari l’
emissione nei loro confronti di provvedimenti cautelari, nello specifico la
sospensione dall’esercizio dell’attività professionale. Il Gip però ha
rigettato la richiesta del procuratore Rossini e questo ridà fiato alla
difesa degli imputati. Imputati che, ora che hanno saputo di essere
indagati, attendono con ansia la prosecuzione e la conclusione dell’attività
della Procura. Secondo i difensori i mattatoi sarebbero in regola e quindi l
’accusa di abuso d’ufficio dovrebbe cadere e l’inchiesta arrivare all’
archiviazione.
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S. ANTONIO ABATE
Gli allevatori celebrano la loro festa in Vaticano
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Dac.htm
L'Associazione italiana allevatori, ha indetto per oggi, la giornata
dell'Allevatore con celebrazione a Roma della santa messa officiata in San
Pietro dal cardinale Angelo Comastri, a cui seguirà la benedizione degli
operatori del settore e degli animali in piazza San Pietro. Nel giorno della
festa di S. Antonio Abate si benedicono le stalle e si portano a benedire
gli animali domestici; in alcuni paesi di origine celtica, S. Antonio
assunse le funzioni della divinità della rinascita e della luce, il garante
di nuova vita, a cui erano consacrati cinghiali e maiali, così S. Antonio
venne rappresentato in varie opere d'arte con ai piedi un cinghiale.
Patrono di tutti gli addetti alla lavorazione del maiale, vivo o macellato;
è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri.
All'iniziativa organizzata a S. Pietro partecipano anche le diverse
Associazioni allevatori del Veneto con circa 300 allevatori, di cui una
cinquantina provengono dall'associazione di Vicenza che risulta la più
importante della Regione, sia per soci che per numero di capi sottoposti ai
controlli della produttività.
Il presidente dell'Associazione allevatori di Vicenza, Diego Rigoni, ha
commentato questa importante iniziativa come «la dimostrazione che il mondo
dei campi, pur in un contesto di modernizzazione e globalizzazione
crescente, è fortemente ancorato ai valori della tradizione popolare e della
cultura cattolica».
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Bosco: «Il parco deve restare regionale»
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3647874&Pagina=ROVIGO
«Come maggiore organizzazione agricola polesana intendiamo prendere
posizione in maniera forte a favore di un parco regionale del Delta del Po,
contro la proposta di parco nazionale». Così il presidente di Coldiretti
Rovigo, Valentino Bosco, interviene nella disputa che sta accendendo
l'interesse di Provincia, Regione Veneto e Ministero dell'Ambiente, attorno
al tipo di gestione delle aree umide deltizie.
Per Coldiretti il Parco del Delta deve essere un territorio vivo, in cui le
imprese agricole ed i pescatori che tuttora sono insediati, possano
continuare a svolgere le proprie attività economiche in modo
eco-compatibile. Per questo motivo il presidente Bosco afferma: «E'
importante che la cabina di regia del parco rimanga sul territorio, sotto
una presidenza cha abbia origini polesane e che conosca le problematiche
locali, e con la volontà di gestire l'area del Delta in modo concertato e
condiviso tra tutte le forze coinvolte».«Il parco deve essere un'occasione
di sviluppo e di crescita per l'economia polesana - dichiara Bosco - ma per
valorizzarlo bisogna tener conto dei suoi delicati equilibri e delle sue
esigenze reali».
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MALTRATTAMENTI
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Animali maltrattati, la Forestale interviene e salva 12 mucche ed un cane
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080117&ediz=06_UMBRIA&npag=45&fil
e=A_2554.xml&type=STANDARD
Maltrattate, denutrite tanto che a stento si reggevano sulle zampe. E’così
che le hanno trovate, in una stalla di Otricoli, le guardie della Forestale
che sono intervenute e, vista la situazione, hanno sequestrato tutte e
dodici le mucche.
Per i proprietari è scattata la denuncia per maltrattamenti ad animali. La
stessa che è partita per la proprietaria di un cane che ora si trova in
custodia a casa di una delle volontarie del canile di Colleluna. Anche per
il cane lo stato di denutrizione è evidente. «E’magrissimo, troppo per
essere normale - racconta la volontaria che lo sta curando - la situazione
poi è aggravata anche da questa frattura alla zampa, è stato operato ma la
padrona non lo ha portato a togliere il ferro che era stato messo
temporaneamente per rinsaldare l’osso. Gli ululati di dolore del povero
animale si sentivano dal piazzale sotto al palazzo in cui si trovava. I
vicini lo sanno bene perché questa è una situazione che va avanti da tempo.
Tanto che in molti pensano che quella frattura alla zampa non sia casuale ma
il frutto dell’ennesima razione di botte»
Se entrare nella stalla dove erano tenute le mucche non è stato difficile la
stessa cosa non è accaduta per la volontaria del Wwf e la guardia forestale
che hanno salvato il cane. La padrona barricata in casa non apriva ne
rispondeva al telefono. «Sono stata due giorni sotto la pioggia per portare
via questa povera bestia. Ho suonato il campanello per ore, ma nessuno mi
apriva. Sapevo che la proprietaria era in casa. Ma non voleva assolutamente
aprire», racconta la volontaria. Poi grazie all’intervento di un conoscente
della proprietaria del cane quella porta si è aperta, e lo spettacolo è
stato davvero duro. Il cane, un meticcio biondo di piccola taglia era in un
angolo con il ferro che sporgeva dalla ferita alla zampa, denutrito,
scioccato dal dolore. Ora sta già meglio ed aspetta un nuovo padrone che sia
disposto a volergli bene.
La sorte comunque non ha riservato solo sofferenze agli animali coinvolti in
questi due casi di maltrattamento. Anche per le mucche c’è stato qualcuno
disponibile a prendersene cura. E’ il gruppo degli allevatori ternani che le
ha prese in custodia. Gli animali, proprio perché posti sotto sequestro, non
possono essere venduti ma solo affidati. I proprietari, un’anziana di più i
novanta anni e suoi figlio di settanta, a loro difesa hanno detto che le
mucche non erano denutrite ma stavano solo temporaneamente a dieta perché
dovevano diventare mucche da carne mentre prima erano da latte. La trovata
non ha convinto e per loro è scattata la denuncia. L.Pi.
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SAN GIORGIO DELLE PERTICHE Ieri la sentenza in tribunale a Cittadella. Alla
donna multa di 3000 euro più risarcimento all’Enpa di 2000
Maltratta il cane per dieci anni, condannata
L’animale, un meticcio di nome Spillo, viveva dentro una ex stalla che negli
ultimi 12 mesi non era mai stata ripulita
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Padova&Codice=
3647634&Pagina=CITTADELLA%20CAMPOSAMPIERO
San Giorgio delle Pertiche
L'unica luce che vedeva era quella che filtrava dalle finestre della stanza
durante il giorno. Nessun prato, giardino o cortile sul quale correre
liberamente. Per una decina d'anni sono state queste le condizioni di vita
del meticcio Spillo chiuso nella ex stalla di un edificio pericolante a San
Giorgio delle Pertiche in via Lardona. Condizioni che si erano aggravate dal
2005 quando il locale non era stato più pulito. Nel giugno del 2006 una
guardia zoofila ha trovato una situazione igienica spaventosa e l'animale in
condizioni precarie e lo ha prelevato. Spillo è sopravvissuto ed è stato
accolto nel centro zoofilo di Presina di Piazzola sul Brenta.
Ieri il giudice del Tribunale di Cittadella, Linda Arata, ha ritenuto
colpevole del reato di maltrattamento ad animali, Giuliana Morosinotto, 52
anni, residente a Campodarsego, difesa dall'avvocato Antonio Castellani.
Dovrà pagare 3 mila euro di multa, le spese processuali, 2 mila euro di
risarcimento danni non patrimoniali all'Enpa, Ente nazionale protezione
animali che si è costituito parte civile e 1.477,10 euro di spese di
costituzione. Spillo è stato affidato all'Enpa di Padova. Il pubblico
ministero Federica Riente aveva chiesto la condanna al pagamento di 3 mila
euro di multa mentre l'avvocato di parte civile Maria Caburazzi aveva
avanzato richiesta di risarcimento danni morali per 4 mila euro.«Spillo era
di tutti - ha detto in aula la Morosinotto - non ne sono mai stata la
proprietaria. Sono animalista a casa mia ho due cani e vari gatti, per
questo gli portavo da mangiare e da bere anche perchè andavo a trovare mia
madre che abitava a fianco dell'ex stalla. Pulivo la stanza la cui porta era
bloccata da alcuni sassi, ma poteva entrare chiunque. Il cane non era
aggressivo e non l'ho liberato perchè non essendo mio non potevo farlo».
Nell'ultimo anno i rapporti familiari si fanno tesi e la signora non si reca
più nell'abitazione. Versione questa confermata anche dalla figlia Marianna
Saccon, ribaltata invece su molti punti dalla cognata Rosetta Biasibetti che
abita a fianco dell'ex stalla ed ha attivato l'Enpa, nei confronti della
quale il giudice si è riservato di inviare gli atti al pm di Padova per
valutare se esistano nei suoi confronti eventuali responsabilità
penali.Michelangelo Cecchetto

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it