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NEWS: Giornali Internet 19/01/07



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CACCIA
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PREVALLE. I carabinieri di Salò effettuano una perquisizione nell’abitazione
di un uccellatore di 54 anni
Roccolo nascosto in casa
Il denunciato aveva 24 reti gabbie trappola e archetti oltre a richiami
protetti e ad alcuni rapaci impagliati
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Aad.htm
Anche l’Arma dà periodicamente il proprio importante contributo alla lotta a
un fenomeno, quello del bracconaggio, che nel Bresciano continua ad avere
dimensioni impressionanti. Dimensioni confermate anche dalla perquisizione
effettuata ieri mattina nella casa di un uccellatore residente a Prevalle.
Quando i carabinieri della stazione di Salò (affiancati dalla polizia
provinciale per la consulenza ornitologica) gli hanno fatto visita, Z. S.,
54 anni, aveva steso nella sua proprietà due reti da uccellagione: erano
solo la punta dell’iceberg, perchè la perquisizione ha portato al
rinvenimento complessivo di ben 24 tramagli di diverse dimensioni; quanto
bastava per allestire un paio di roccoli fuorilegge.
Ma non era finita. Oltre alle reti, infatti, l’uccellatore, che
evidentemente praticava un’attività di livello «industriale», rifornendo
sicuramente il lucroso mercato clandestino dei richiami vivi legalizzati
sistematicamente con anellini falsificati, è stato trovato in possesso di
quaranta archetti immagazzinati, di due gabbie trappola (per la cattura di
volatili vivi) e di cinquanta esemplari di avifauna: in 21 casi si trattava
di uccelli appartenenti a specie protette, come lucherini, cardellini,
passere scopaiole e altro ancora.
Poteva indubbiamente bastare, ma il prevallese ha riservato anche un’altra
sorpresa agli uomini dell’Arma che hanno controllato la sua proprietà: una
ricca collezione di uccelli rapaci diurni e notturni (ovviamente super
protetti) impagliati, «arricchita» da uno scoiattolo europeo (altra specie
tutelata) trasformato in un orribile trofeo imbalsamato. L’elenco degli
esemplari «tassidermizzati» comprende un raro falco di palude, alcuni gufi
comuni, una civetta e per concludere un paio di sparvieri.
Non male per un solo bracconiere; che ora dovrà rispondere di reati penali
come l’uccellagione e la detenzione di specie protette. P.BAL.
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Lo sparatore costernato per l’accadutosi è dichiarato pronto a rifondere i
danni. Il colpo aveva forato la finestra rimbalzando sulla parete della
stanza occupata fino a pochi minuti prima dalla proprietaria
Pallottola vagante, cacciatore denunciato
Partecipava a una battuta al cinghiale, il proiettile finì nella cucina di
un’abitazione
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=D253C29A0BD21C08C31CBC0
004108F2C
LORENZO FURLANI
FOSSOMBRONE - Aveva seguito il cane, arrivando fino al fiume, e quando gli
era sembrato di vedere un movimento dietro a un cespuglio aveva sparato,
pensando di sparare a un cinghiale. Invece, il proiettile era entrato in un’
abitazione di San Lazzaro, trecento metri oltre quel cespuglio, finendo sul
pavimento della cucina.
Per quella pallottola, che avrebbe potuto provocare l’ennesima tragedia
legata alla presenza di cinghiali nel territorio - in quella cucina fino a
pochi minuti prima c’era la padrona di casa, una tranquilla signora di 88
anni che nella sua lunga vita mai aveva temuto di potere essere accoppata da
un cacciatore nella sua casa - è stato denunciato un operaio di Fossombrone:
G.N., 47 anni, sposato. I carabinieri sono arrivati a lui dopo aver
rintracciato e interrogato i partecipanti alla battuta al cinghiale che si
svolgeva nei pressi di San Lazzaro domenica scorsa, intorno alle 14, quando
appunto avvenne l’incidente del proiettile vagante.
G.N. deve rispondere davanti alla magistratura dei reati di esplosione
pericolosa e danneggiamento aggravato (per la rottura della tapparella e del
vetro della finestra e la scalfittura della parte sulla quale era rimbalzato
il proiettile della carabina). Il primo reato, quello tipico dell’episodio,
è una contravvenzione (articolo 703 del codice penale) che prevede come pena
massima un mese di arresto.
Il quarantasettenne, quando si è trovato davanti i carabinieri, non ha
negato le circostanze ammettendo le proprie responsabilità: “Ho sparato
contro quel cespuglio perché credevo che ci fosse il cinghiale, senza notare
che c’era una casa lì vicino”. Il cacciatore si è mostrato costernato per l’
accaduto e si è dichiarato pronto a rifondere i danni all’anziana. Nella
caccia al cinghiale domenica pomeriggio era impegnata (con modalità e in
orari compatibili con il calendario venatorio) una squadra di cinghialai
composta da una ventina di persone. Secondo la ricostruzione dei
carabinieri, quattro cacciatori si erano staccati dal gruppo seguendo il
cane che aveva fiutato una traccia, finendo a poca distanza dall’abitato di
San Lazzaro. Un’azione venatoria pericolosa come ha dimostrato la
traiettoria del colpo, che finendo all’interno della casa avrebbe potuto
rivelarsi fatale.
L’episodio ha acuito le tensioni nella popolazione per la notevole presenza
di cinghiali nella zona e le modalità di caccia non sempre condotte in
sicurezza. La prova più tragica l’ha fornita due settimane fa la morte di
Giordano Marchionni, 45 anni di Isola del Piano, colpito all’addome dal
proiettile esploso, nel buio della sera, da un compagno di battuta, durante
una caccia di frodo.
Il problema dell’insicurezza pare non sia più tollerato nella zona, tanto
che i rappresentanti di Pdci, Prc e Verdi hanno chiesto un consiglio
provinciale monografico (competente in materia di caccia) perché assuma
misure adeguate. Senza dimenticare che a causa dei cinghiali si può morire
anche negli incidenti stradali, come accadde alcuni anni fa a un ragazzino
di Fossombrone che, in sella al suo scooter, finì contro un ungulato che gli
tagliava la strada.
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Gli ambientalisti chiedono controlli più severi
“Provincia, poca vigilanza contro il bracconaggio”
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=FFC625FD6EDFF16DF7E7EFE
F218538E2
ISOLA DEL PIANO - “Della vicenda di Isola del Piano, in cui ha perso la vita
un uomo, ucciso per errore (a quanto si legge dalla stampa) dall’amico
mentre andavano a caccia di cinghiali, in orari e con modalità non
consentite dalla legge, restano ancora molti aspetti da chiarire”. E’ quanto
affermano i circoli di Legambiente di Urbino e Pesaro e Lupus in Fabula.
“Sarà la magistratura (speriamo) a fare luce fino in fondo su questo triste
episodio - continua la nota -, ma resta il fatto che il bracconaggio e la
caccia esercitata al di fuori delle regole, non sono certo un’eccezione.
Parlare di “tragica fatalità” non è molto corretto: chi va a caccia di
notte, deve essere consapevole dei rischi a cui espone se stesso e gli
altri. Sono anni che le associazioni ambientaliste denunciano questo
fenomeno in continua crescita. Il motivo è dato dalla sempre più scarsa
vigilanza sul territorio, in particolare da parte delle guardie dipendenti
della Provincia. Questo è stato un argomento dibattuto, in un recente
incontro, anche con il Prefetto di Pesaro, che ha assicurato piena
collaborazione da parte delle forze dell’ordine. Ma il vero buco nero è
rappresentato dalla Provincia, che non ha nessuna intenzione di rendere
efficaci le attività di vigilanza e di repressione in campo venatorio. Sono
noti a tutti gli interventi a difesa dei “seguaci di diana” da parte del
presidente, lo stesso dicasi per il vicepresidente e di altri amministratori
e funzionari della Provincia. Inoltre la caccia agli ungulati è diventato un
affare economico. Non sono i cinghiali ad essere un problema, ma le migliaia
di carabine e di fucili che scorazzano per il territorio quasi senza
controlli. Nessuna delle proposte avanzate dalle associazioni ambientaliste
in tema di caccia di ungulati in braccata e di selezione è stata mai
accolta, perché il serbatoio di voti dato dagli 115.00 cacciatori pesaresi
fa molto comodo e guai a disturbarli”.
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MALEDUCAZIONE
«L’arroganza del cacciatore»
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/LET25.htm
Faccio riferimento ad un fatto accadutomi personalmente all’inizio di
ottobre. Stavo rincasando da un funerale verso le 17.30 del pomeriggio e
arrivando davanti al cancello della mia abitazione sita in campagna noto
nelle immediate vicinanze un cacciatore con il fucile chiuso in spalla ed il
suo cane che stanno schiacciando la recinzione di rete alta 140 centimetri
che delimita la mia proprietà mentre cercano di uscire alla svelta...
Il signore in questione anziché uscire da dove era arrivato ha pensato bene
di trovare una scorciatoia... Pertanto visto questa scena mi avvicino
chiedendo cosa stia facendo e come giustifica questo comportamento poco
civile e lui con sprezzante arroganza mi risponde di "andare a quel paese"
minacciandomi poi di rivolgersi all’ufficio del demanio per "sistemarmi"
poiché mi ero permesso di fare una simile osservazione.
Caro direttore, il sottoscritto si considera ancora un "signore di una
volta" e non rispondendo a simili provocazioni me ne sono ritornato a casa,
ma le dirò, con tanta delusione.
Non è la prima volta che succedendo fatti simili e non sarà certamente l’
ultima, conosco alcuni proprietari che sono stati minacciati "verbalmente":
si sono sentiti dire che le loro coltivazioni avrebber potuto essere
rovinate o addirittura bruciate... come ci sono tanti altri cacciatori
corretti ed educati che rispettano sia gli altri che le proprietà su cui
spesso si trovano.
Personalmente non ho nulla contro questa categoria, ma ritengo e ribadisco
che in tutto ci vuole maggior rispetto sia per le persone che per le cose
degli altri.
Il fatto di avere il patentino per andare a caccia non implica
necessariamente il diritto di abusare o avere il permesso per sentirsi
intoccabili.
L’umiltà è sempre l’arma migliore... a volte basta anche solo saper dire "mi
scusi ho sbagliato...".
Ma io vorrei tanto conoscere questo "imbecille".
Pietro Benetti
Caldogno
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NOCIVOSARAITU
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PIAZZA SAN MARCO
Anche gli animalisti ricorrono al Tar in difesa dei banchetti del grano
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3650617&Pagina=7
Una nuova denuncia contro il Comune per le catture e le uccisioni dei
piccioni in città. La annuncia Cristina Romieri, dell'Associazione
vegetariana, affiancata questa volta dalla coreografa Luciana De Fanti e
dalla rappresentante dell'associazione Animali in città, Antonella Pasquino.
«Nel periodo di Natale c'è stato un incremento di queste catture e
uccisioni - riferisce Romieri - a nostro avviso illegali, in contrasto tra
l'altro con il recente pronunciamento dell'Unione europea sugli animali che,
come esseri senzienti, vanno trattati con rispetto». Ed ecco la decisione di
rivolgersi alla Procura. Intanto si è aperta la battaglia al Tar contro
l'ordinanza del sindaco per allontanare i banchetti del grano da Piazza San
Marco. Gli animalisti si costituiranno anche in questa procedura, avviata
dai venditori di grano. Per questo hanno incaricato un veterinario
dell'Associazione veterinari per i diritti animali, Enrico Moriconi, di
analizzare la relazione dell'Ulss 12 da cui ha preso spunto il Comune per la
sua ordinanza. Una controanalisi che si aggiunge a quella fatta, per conto
dei venditori di grano, dal dottor Giovanni Vecchi, già dirigente
all'Istituto zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna. Entrambi i
veterinari criticano la relazione dell'Ulss 12 che attribuirebbe ai colombi
troppe malattie, potenzialmente trasmissibili all'uomo, senza i necessari
approfondimenti. In realtà, a sentire i due veterinari, lo stato di salute
dei colombi veneziani sarebbe in linea con quello delle altre città
italiane.
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VIVISEZIONE
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E’ la prima voltache una tecnologiadel genere viene condotta su animali
vicini all’uomo come i primati
Dall’esperimento è stato avviato lo sviluppo di un embrione
Cellule di scimpanzè nell’ovulo di mucca
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=6BEFA3ABA98939EB44DA1E8
FD8C8558F
PAVIA - Cellule adulte di scimpanzè sono state trasferite in ovociti di
mucca, dando il via alle prime fasi dello sviluppo di un embrione. L’
esperimento, il primo del genere condotto su animali vicini all’uomo come i
primati, si deve a uno dei due “papà” del primo clone di un embrione umano,
Jose Cibelli, del Dipartimento di riprogrammazione cellulare dell’università
del Michigan. I risultati, in via di pubblicazione, sono stati presentati a
Pavia dallo stesso Cibelli, nel convegno sulle cellule staminali embrionali
organizzato da policlinico San Matteo, Iuss, collegi Ghislieri e Borromeo. I
test seguono una via analoga a quella proposta in Gran Bretagna da Stephen
Minger, che nell’estate scorsa aveva sollevato una forte polemica sui
cosiddetti “embrioni-chimera” che, secondo il progetto del ricercatore,
dovrebbero essere ottenuti trasferendo un’intera cellula umana in un ovulo
di mucca. Le cellule, sempre secondo il progetto di Minger, dovrebbero
essere prelevate da pazienti con malattie neurodegenerative in modo da avere
a disposizione linee cellulari per studiare con maggiore dettaglio quelle
stesse malattie.
Negli esperimenti sono stati utilizzate cellule adulte di scimpanzè e macaco
rhesus, trasferite intere all’interno di un ovulo di mucca privato del
nucleo. Il nostro obiettivo - ha detto Cibelli - è individuare le molecole
importanti per riuscire a trasformare le cellule adulte in cellule staminali
embrionali e per aumentare l'efficienza degli interventi di trasferimento
nucleare alla base degli esperimenti di clonazione”.
Per raggiungere questo obiettivo, ha aggiunto, “stiamo lavorando con modelli
animali per trovare in futuro risultati e applicazioni utili allo studio di
malattie umane”. Come molti dei suoi colleghi riuniti a Pavia, che sono tra
i maggiori esperti di cellule staminali a livello internazionale, Cibelli
non ama chiamare “chimere” gli embrioni che ha ottenuto e preferisce il
termine “cibridi”, che significa “ibridi per citoplasma” in quanto gli
embrioni di primati condividono con l’ovocita di mucca soltanto il
citoplasma e non il Dna, visto che quello bovino è stato eliminato con il
nucleo.
Gli embrioni ottenuti finora sono riusciti a completare soltanto le
primissime fasi dello sviluppo e poi si sono fermati spontaneamente. “Perchè
sia successo non lo sappiamo ancora, ma è quello che vogliamo scoprire
proseguendo lungo questa linea di esperimenti”. Come il gruppo di Minger in
Gran Bretagna, altri gruppi negli Stati Uniti si preparano a fare
esperimenti analoghi con cellule umane. “Ma questo - ha detto Cibelli - non
è possibile ovunque negli Usa”. Lo è nel Massachusetts e probabilmente in
California, ma non nel Michigan, dove si trova il suo laboratorio. Dopo
avere contribuito alla clonazione del primo embrione umano, annunciata nel
novembre 2001 insieme a Robert Lanza della Advanced Cell Technology (Act) di
Worcester (Massachusetts), nel 2004 Cibelli è riuscito a far sviluppare in
laboratorio un embrione umano fino allo stadio di blastocisti, il massimo
stadio raggiungibile prima dell’impianto in utero. Da tempo il suo
principale obiettivo scientifico è riuscire a ottenere cellule staminali
embrionali senza produrre embrioni.
GIORGIO FABRI

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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