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NEWS: Giornali Internet 23/01/08



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CACCIA
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Condannato per lesioni
Aveva un cinghiale nello zaino: reato prescritto
http://www.unionesarda.it
Stava cercando di scappare con un cinghiale nello zaino catturato con i
cavetti d’acciaio. E nel tentativo di filarsela aveva travolto con il
vespino il comandante della stazione della Forestale di Santadi.
Nella medesima operazione, anche l’amico era finito nei guai, accusato di
aver nascosto nel suo ovile quasi 50 grammi di marijuana e di aver detenuto
illegalmente una cartuccia. Tutto ciò accadeva il 28 settembre del 2002.
Ieri il Gup del Tribunale di Cagliari, Roberto Cao, ha emesso le sentenze
nei confronti di Massimo Cani, 31 anni, e Luigi Angioni, 44, entrambi di
Santadi, difesi dall’avvocato Alderico Lampis.
L’accusa di bracconaggio rivolta è Massimo Cani è risultata estinta per
intervenuta prescrizione del reato. A carico dell’operaio era rimasta in
piedi solo la duplice imputazione di resistenza a pubblico ufficiale e
lesioni: gli sono costate una condanna a sei mesi di reclusione con la
sospensione condizionale della pena. Anche Luigi Angioni è uscito indenne
ieri dal Tribunale. Per l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio
il Gup ha decretato il non luogo a procedere: dato che l’ovile era
frequentato da decine di pastori era impossibile provare che fosse stato
proprio lui a nascondere lo stupefacente.
Reato prescritto, invece, per il possesso della cartuccia.
Si è chiusa così, con tre proscioglimenti ed una condanna, un’operazione
antibracconaggio condotta dagli uomini della Forestale nei monti di Santadi
sei anni fa. Secondo la ricostruzione dei fatti fornita dagli agenti,
Massimo Cani venne intercettato mentre percorreva una stradina sterrata a
bordo del suo vespino. Aveva a tracolla uno zaino. L’operaio avrebbe
accelerato e forzato il posto di blocco trascinandosi appresso per diversi
metri il comandante Carlo Leori, il quale nel frattempo di era aggrappato
allo scooter nel tentativo di fermare il conducente. L’operaio perse
comunque lo zaino, al cui interno venne ritrovato un cinghiale appena
catturato al laccio. Per lui scattarono le accuse di bracconaggio (poi
prescritta), lesioni e resistenza pubblico ufficiale (sanzionati con sei
mesi di reclusione).
Qualche istante dopo venne fermato anche Angioni. Una perquisizione nel suo
ovile fece saltare fuori 46 grammi di marijuana e una cartuccia da caccia
non denunciata. Reati non perseguibili perché impossibili da provare (nel
caso dello spaccio) oppure prescritti. ANDREA SCANO
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Sono tornati i cacciatori di frodo
Due giudecchini sorpresi a sparare alla selvaggina nei pressi della Cassa di
Colmata B
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3655308&Pagina=7
Sparavano di notte in Cassa di Colmata B: ma c'erano gli agenti della
Polizia Provinciale a controllare la zona e sono stati sanzionati di 360
euro a testa. Protagonisti negativi dell'avventura due residenti dell'isola
della Giudecca, per entrambi le iniziali sono G. B., che nella notte tra
lunedì e martedì si erano appostati in Cassa di Colmata sparando
ripetutamente alle anatre di passo tra le 22 e la mezzanotte.
«È purtroppo una radicata abitudine ricorda l'assessore provinciale alla
Caccia, Luigi Solimini per alcuni dei cacciatori e dei pescatori provenienti
dall'isola della Giudecca considerare questa parte della laguna, dalla Cassa
di Colmata e fino al Ponte della Libertà, come un proprio territorio nel
quale poter praticare l'attività di pesca o quella venatoria come se non vi
fossero regole precise da rispettare. Quasi non viene percepita da taluni la
gravità di commettere qui delle infrazioni. La caccia notturna però
rappresenta un danno non solo per i capi abbattuti, ma soprattutto perchè fa
fuggire la fauna. Per questo sono gli stessi cacciatori, quelli che
rispettano le regole e che per giorni non trovano poi selvaggina là dove si
è cacciato di notte, che ci segnalano i casi più gravi».
Per questo la Polizia Provinciale, anche grazie alla rinnovata
organizzazione dei propri nuclei operativi, ha intensificato nelle ultime
settimane i controlli in questa parte della laguna, Pochi giorni prima di
Natale era stata la volta di due fratelli residenti in Comune di
Campagnalupia che erano stati colti in Laguna Sud mentre cacciavano
utilizzando un richiamo acustico vietato. Anche per loro era scattata una
pesante sanzione amministrativa.
Nel caso della Cassa di Colmata B un controllo straordinario era stato
disposto sulla base di una serie di segnalazioni raccolte dalla Polizia: la
pattuglia, composta da Renato Anoè e Daniele De Poli, è riuscita nel buio
della notte ad individuare il punto esatto nel quale i due cacciatori (che
sul posto erano giunti a piedi, seguendo gli stretti percorsi della Cassa di
Colmata) si erano appostati e dal quale sparavano. Appena scoperti i due
hanno fatto sparire i capi abbattuti, ma non le tracce dell'indiscutibile
uccisione delle anatre.
«Ringrazio la Polizia Provinciale sottolinea l'assessore Solimini per la
disponibilità dimostrata ad organizzare un servizio anche notturno pur di
garantire la repressione di comportamenti che hanno un sapore "antico" ma
che non per questo sono meno delittuosi. Stiamo lavorando perché queste
iniziative, anche notturne, della Polizia Provinciale abbiano a ripetersi
per ottenere una funzione di dissuasione per i malintenzionati: sappiano che
il controllo del territorio viene esercitato dalla Polizia Provinciale con
alti livelli di efficienza».
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RISERVA DI CACCIA
Le doppiette votano il direttore
Spilimbergo
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3654949&Pagina=SPILIMBERGHESE%20MANIAGHESE
I soci della riserva di caccia di Spilimbergo sono andati alle urne per
eleggere direttore e Direttivo. Capillare la partecipazione: su 153 aventi
diritto hanno votato 142 soci. L'esito elettorale ha premiato la lista del
direttore uscente Graziano Ponzi, che era affiancato dai candidati
consiglieri Altino Carli, Antonio Giordani, Claudio Aviani, Bruno Domenico
De Carli, Gianni Sandri, Marco Dreosto, Luciano Colonnello, Armando Paolino,
Stefano Businaro e Renato Zuliani. Hanno vinto con un vantaggio di 35 voti.
«La riconferma della lista del direttore Ponzi - sono stati i commenti - è
un premio al lavoro svolto con scelte difficili sul piano della gestione
faunistico - venatoria e del ripristino ambientale (terreni presi in
concessione dal demanio regionale e poi bonificati con soldi del conto
sociale e di imprese private: Banca di Credito Cooperativo San Giorgio e
Meduno e della Ditta Grigolin). Convincenti anche i programmi e in
particolare al progetto che prevede di migliorare quelle già avviato.
A smorzare l'entusiasmo dei cacciatori potrebbe essere la pubblicazione sul
Bur della nuova legge regionale che potrebbe far emergere ulteriori
difficoltà amministrative e gestionali.«L'obiettivo - dice in una nota il
direttore Ponzi - e di migliorare i risultati, coinvolgendo maggiormente i
soci, in quanto titolari di ruoli che comportano grandi responsabilità.
Tutto ciò approfondendo le conoscenze giuridiche nelle quali l'attività
venatoria si muove e agisce. In tale modo si potranno ottenere - conclude
Ponzi - ulteriori ottimi risultati».
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NOCIVOSARAITU
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Alcune associazioni agricole hanno protestato per i presunti danni del
l'animale alla salute umana e alle coltivazioni
Alessandria, Enpa: illegali piani di abbattimento e caccia a piccioni
La Corte di Cassazione, in una sentenza, considera il volatile fauna
selvatica, e non è incluso tra le specie cacciabili previste dalla legge
157/92 che regolamenta l'attività venatoria in Italia
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Piemonte.php?id=1.0.1801604249
Alessandria, 23 gen. - (Adnkronos) - "I cacciatori non possono uccidere
piccioni e gli enti locali non possono autorizzare piani di abbattimento che
non possono essere autorizzati perche' sarebbero illegali. Perche' il
piccione, che pure la Corte di Cassazione in una sentenza considera fauna
selvatica, non e' incluso tra le specie cacciabili previste dalla legge
157/92 che regolamenta l'attivita' venatoria in Italia. Non puo', quindi,
finire nel mirino dei cacciatori ne' durante ne' prima o dopo la stagione
venatoria". E' quanto afferma l'Enpa, Ente nazionale protezione animali, in
risposta alle lamentele apparse su alcuni quotidiani locali delle
associazioni agricole, che protestano per i presunti danni del piccione alla
salute umana e alle coltivazioni.
"Le associazioni agricole forse mascherano dietro queste motivazioni
esigenze e richieste di altra natura o, peggio, pregiudizio. Le Regioni e le
Province non possono - ribadisce l'Enpa - rendere cacciabile una specie che
non lo e'. Per quanto riguarda i piani di abbattimento fuori della stagione
venatoria, questi non solo sono inutili anche perche' il piccione staziona
soprattutto nei centri abitati, ma non possono essere attuati durante il
periodo riproduttivo della specie secondo quanto riportato dalle direttive
comunitarie".
"Non esiste nessun caso scientificamente provato di trasmissione di una
malattia trasmessa dal piccione all'uomo -commenta Andrea Brutti,
responsabile dell'ufficio Fauna selvatica dell'Enpa- Tutto questo inutile e
ingiustificato allarmismo non e' utile a nessuno, se non a chi tenta di
ottenere ulteriori risarcimenti economici per i 'presunti' danni
all'agricoltura che sarebbero causati dai piccioni".
"In provincia di Alessandria, l'Enpa ha gia' numerose volte bloccato
provvedimenti che permettevano la caccia al colombo di citta'. Altro che
piccioni, e' l'uomo, con i sui comportamenti, l'animale piu'
pericoloso! -dichiara Giovanni Pallotti, coordinatore della Protezione
animali piemontese- Aprire la caccia ai piccioni non serve a nulla, se non a
favorire un ulteriore interesse di parte.
"Da tempo dialoghiamo -conclude l'Enpa- con le amministrazioni locali,
mettendo a disposizione la nostra esperienza, la quale non prevede inutili,
cruenti e illegali interventi sugli animali, ma semplicemente metodologie
ecologiche con azioni a livello ambientale, ma anche educativo e
conoscitivo: dichiarazioni come quelle riportate dalle associazioni agricole
dimostrano come ancora sia lungo il cammino verso una vera informazione,
quella basata su dati scientifici e non su congetture o su pregiudizi".
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AMBIENTE
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Parco nazionale la legge va rispettata
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3655003&Pagina=TUTTO%20CITT%C3%80
La paura corre nel Parco (nazionale). Domanda: se un cittadino comune non
osservase la legge per 15 anni cosa direste di lui? Suppongo che è un
fuorilegge. E immagino che vorreste che lo stato lo obblighi a rispettarla,
la legge. Ora, quello che vale per un comune cittadino non credete debba
valere ancor più per le pubbliche istituzioni?
Beh, a qualche rappresentante di queste istituzioni sembra che non debba
essere così. La legge 394 del 1991 dava due anni di tampo a Veneto ed Emilia
Romagna per creare un Parco interregionale del Delta del Po, pena
l'istituzione di un Parco nazionale. Siamo nel 2007 e di questo Parco non si
vede l'ombra. Cosa dovrebbero fare i dirigenti del ministero del l'Ambiente?
Continuare a chiudere gli occhi sulle inadempienze dei due Enti regionali?
Come ben affermano Gianluigi Cerruti, vero padre dell'idea del Parco, ma
anche Elios Andreini o l'avvocato Migliorini, quello degli ottimi dirigenti
del ministero di Pecoraro Scanio è un atto assolutamente dovuto. L'angoscia
nelle parole di Marangon e Saccardin è forse dovuta al fatto che verrebbe
loro mancare la terra, o meglio, il territorio del Delta, da sotto i piedi
(mani)?
E' probabile che Saccardin non farebbe più il presidente del Parco. Di fatto
non lo fa nemmeno ora. E quando Marangon dice che si tratterebbe di una
mossa del ministro per bloccare riconversione a carbone o il rigassificatore
non afferma implicitamente che il Parco non si vuole per il motivo
esattamente opposto e cioè salvaguardare l'interesse economico di pochi
(Enel, Edison, ecc.)? Stiano sicuri quanti lavorano in attività compatibili
col territorio (pescatori, agricoltori, operatori turistici) che un Parco
Nazionale porterebbe loro solo vantaggi. Chi ne perderebbe sarebbero quanti
sono corpi estranei al Delta come la centrale o il rigassificatore (che,
ricordo, serve all'emergenza gas... tedesca). O i cacciatori che lastricano
di piombo le valli. O quelli, indefinibili, che vogliono colarci migliaia di
tonnellate di cemento per costruire quell'incubo da indigestione che
chiamano Euroworld. E il coro di lamenti che arriva soprattutto da Porto
Tolle è chiaramente quello dei dopolavoristi della centrale. Per questi
sarebbe dura anche col Parco interregionale visto che gli emiliani dicono un
no secco al carbone. Ben venga dunque un Parco Nazionale del Delta del Po
che spazzi via gli equivoci. E' osceno che il territorio umido più bello,
fragile, uno dei più ricchi per biodiversità d'Italia e d'Europa ospiti poli
energetici o nuove Marghera o venga cementificato. Per questo un sentito
grazie ad Aldo Cosentino, dirigente del ministero per L'Ambiente, e ai suoi
collaboratori per aver chiesto il rispetto della legge 394/91. Un'ultima
cosa. La Regione sta cercando di piazzare due termovalorizzatori. Uno
finirebbe nel trevigiano e un altro tra la bassa padovana e il rodigino.
Sono quasi certo di sapere cosa pensa Marangon in proposito. O con quale
piglio feroce Saccardin affermerebbe: "Purtroppo in Regione han deciso
così". Meno male che piazza V. Emanuele a Rovigo è troppo piccola. Vanni
Destro