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NEWS: Giornali Internet 24/01/08



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CACCIA
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Parte un colpo dal fucile, ex insegnante gravissimo
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=67CB636118142BC6A8222A8
46D906504
CARASSAI - Un sessantenne di Carassai è rimasto gravemente ferito per un
colpo di fucile che gli ha perforato la milza. L’uomo, Nazzareno Giardinà,
un noto insegnante di Carassai attualmente in pensione, è stato ricoverato d
’urgenza all’ospedale di San Benedetto del Tronto. Ieri pomeriggio i medici
del nosocomio rivierasco hanno deciso di operarlo per tamponare l’emorragia.
Le sue condizioni sono gravissime anche se non dovrebbe correre pericolo di
vita.
Il ferimento è avvenuto ieri intorno alle ore 14. Stando alla prima
ricostruzione fatta dai militari dell’Arma, intervenuti sul posto, l’uomo,
amante della caccia, stava pulendo uno dei suoi fucili quando, forse
inavvertitamente, è partito un colpo. Un solo colpo, sparato da un fucile
automatico calibro 12 che gli ha perforato un fianco e la milza. Il
pensionato è stato poco dopo soccorso dai sanitari del 118, chiamati per
prestare soccorso. Le sue condizioni sono apparse subito molto critiche. Da
Carassai, la corsa disperata all’ospedale più vicino, quello di San
Benedetto del Tronto dove Giardinà è stato preso in curo dai medici e poi
sottoposto all’operazione. I carabinieri nel frattempo hanno allertato i
familiari: la moglie è rientrata di corsa dal lavoro, si sono precipitati a
San Benedetto anche i due figli. I militari hanno effettuato un sopralluogo
nel luogo in cui si è consumata la tragedia al fine di raccogliere elementi
utili alle indagini. La ricostruzione più probabile resta quella di un
ferimento involontario: un maledetto colpo partito mentre il pensionato
stava pulendo il fucile.
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IN VIA XXIV MAGGIO
Spariti i fucili da caccia, per i proprietari una sanzione per inadeguata
custodia
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3656318&Pagina=CONEGLIANO
Conegliano Dopo il danno arriverà anchela punizione. Ovvero una multa, per
non aver custodito con le dovute cautele i due fucili finiti nel mirino dei
ladri.Brutta esperienza per una coppia di cacciatori, padre e figlio,
residenti in via XXIV Maggio: dopo essersi visti portar via i due fucili che
utilizzavano per andare ad abbattere lepri e fagiani, infatti, i due si
vedranno con ogni probabilità recapitare, nei prossimi giorni, anche la
sanzione per l'"inadeguata custodia" delle armi trafugate.A chiedere
l'intervento della polizia, l'altra sera dopo aver scoperto la sparizione
dei fucili, è stato F.D.Z., 77 anni, residente in via XXIV Maggio.
L'anziano, che utilizzava i fucili assieme al figlio, ha allertato gli
agenti perché non ha più trovato né la sua vecchia doppietta, ereditata dal
padre e ormai centenaria ma ancora funzionante, né un calibro 12. Entrambi i
fucili, stando a quanto dichiarato agli agenti, venivano tenuti in
lavanderia, al pianterreno dell'abitazione, nascosti dietro una tendina.
Dall'abitazione di F.D.Z. i malviventi, entrati facilmente perché la
lavanderia resta spesso aperta, avrebbero portato via soltanto i due fucili
da caccia.
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NOCIVOSARAITU
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Colombi e salute, è battaglia tra le perizie
Gli esperti dell’Ulss, a sostegno del Comune, parlano di pericolosità. Le
controanalisi degli animalisti dicono il contrario
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3656500&Pagina=5
I colombi di Venezia rappresentano un "reale rischio sanitario": così
scrivevano gli esperti dell'Ulss 12 in quel parere che nel settembre scorso
aveva dato il la al Comune per cominciare quel lungo iter ancora in corso
che dovrebbe portare allo sfratto dei banchetti del grano da Piazza San
Marco. Ora però altri esperti - ingaggiati dagli stessi venditori di grano,
nonché dagli animalisti - contestano quelle conclusioni: l'Ulss 12 non
avrebbe raccolto dati scientificamente significativi, i problemi sanitari
sarebbero stati ingigantiti, si sarebbe fatto allarmismo ingiustificato...
Insomma è guerra tra esperti. Le controperizie, chiamiamole così, sono state
depositate in questi giorni al Tar del Veneto: la prima, a firma del dottor
Giovanni Vecchi, già dirigente dell'Istituto di zooprofilassi di Emilia
Romagna e Lombardia, è allegata al ricorso presentato dai venditori di grano
contro l'ordinanza di "sfratto". La seconda, commissionata dagli animalisti,
è a cura di Enrico Moriconi, dell'associazione veterinaria per i diritti
animali.
NUMERI CONTRO - É proprio Moriconi che accusa l'Ulss per la «parzialità dei
dati che non consentono una formulazione corretta del rischio sanitario». In
particolare le tabelle sulle malattie trasmissibili all'uomo, allegate al
parere sanitario, si limitano a dire se quella malattia «è presente o meno,
ma senza precisare il numero degli animali colpiti all'intero del campione».
Vecchi, da parte sua, mette in dubbio la scientificità delle percentuali
fornite dall'Ulss: l'aumento dei malati infetti potrebbe essere «il
risultato di un campionamento più significativo». Ma il vero punto del
contendere sono le malattie trasmissibili all'uomo. Se l'Ulss ne indica
tutta una serie, gli esperti ribattono che non c'è letteratura scientifica
che proverebbe questi contagi colombi-animali, che comunque si dovrebbero
creare condizioni particolari, che si tratterebbe di malattie meno gravi di
quelle indicate dall'azienda sanitaria. Tanto rumore per nulla? Il direttore
del dipartimento di prevenzione dell'Ulss 12, Sergio Lafisca, non ci sta:
«La verità è che non ci sono studi approfonditi sulla trasmissione delle
malattie dai colombi dall'uomo. E in questa situazione di conoscenza non
completa, ognuno si può infilare a sostegno della propria tesi. Ma in un
campo come questo deve valere il principio di precauzione. Non possiamo
aspettare che la gente si ammali o che sorgano problemi più seri, prima di
intervenire».
PUNTI DI VISTA - Una tesi contro l'altra. E una scorsa alle controperizie
può mandare in confusione il profano. Vecchi e Moriconi passano in rassegna
le malattie trovate nei piccioni per contestare la loro pericolosità per
l'uomo. La salmonella più grave per l'uomo non viene trasmetta dai piccioni
e quella trovata in quelli veneziani va approfondita. Servirebbero
approfondimenti anche sulla clamydia, e comunque la forma trasmessa dal
colombo è meno grave per l'uomo. Per la toxoplasmosi, che comunque non si
trasmetterebbe all'uomo, i risultati potrebbero essere il frutto di
"reazioni sierologiche incrociate". Per ammalarsi di campylobacter, poi,
bisognerebbe "ingerire feci fresche e in quantità notevole". Quanto alle
zecche, se colpiscono il piccione, è meno facile che passino all'uomo. Fin
qui i due esperti. Lafisca ribadisce la sua posizione: «In questo settore
non ci sono certezze. E deve valere il principio di precauzione. Noi stiamo
facendo ulteriori approfondimenti, sia di laboratorio sulla clamydia, che
epidemiologici su tutte queste malattie, i primi risultati li avremo tra un
paio di mesi. Tra l'altro, è sempre possibile che un bambino si mangi delle
feci di piccione».
TUTTI D'ACCORDO - Almeno su un punto tutti gli esperti paiono d'accordo: il
problema colombi è complesso è va risolto con una serie di azioni combinate.
Moriconi insiste sul mangime sterilizzante, tanto caro agli animalisti.
Vecchi mette in guardia dai rischi di cambiamenti non governati, suggerendo
pure lui una limitazione delle nascite. Lafisca commenta: «Bisogna
intervenire su tutti i fronti: limitazione delle fonti di cibo, catture,
controllo delle nascite. E bisogna farlo presto. La situazione è
difficilmente sostenibile». Roberta Brunetti
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RANDAGISMO
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La squadra di volontarie ha redatto un lungo elenco di gravi disfunzioni di
un servizio ormai a rotoli
Canile, sopralluogo della Forestale
Dopo la denuncia presentata dalle volontarie. Box scoperchiati dal vento,
animali al gelo
di LUCILLA PICCIONI
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080124&ediz=06_UMBRIA&npag=47&fil
e=C_2773.xml&type=STANDARD
Mari in tempesta. Le volontarie del canile di Colleluna fanno luce su ogni
magagna, ogni problema è portato allo scoperto perchè ormai la situazione
precipita di giorno in giorno. Così come sono precipitate le lamiere che
stavano a copertura dei box ,della parte più vecchia, e che il forte vento
della scorsa notte ha portato a spasso per il canile. Ora quei box non hanno
copertura ed i cani stanno all’aperto perché non hanno cucce ma solo tavole
su cui rifugiarsi. Le volontarie raccontano a ruota libera e sono decise a
non mollare questa loro battaglia. «Se non avremo risposte concrete,
operative abbiamo deciso di legarci al cancello del canile e iniziare lo
sciopero della fame», preannunciano.
Le dolenti note arrivano al pettine una ad una e viene fuori che il canile è
invaso non solo dai cani ma anche dai topi. E devono essere pure di notevoli
dimensioni perché sono riusciti a far saltare la linea telefonica. «E’ una
settimana che i due numeri del canile sono fuori servizio - racconta Silvia
Festuccia dell’associazione Grandi Amici - quando abbiamo chiesto il motivo
c’è stato risposto che sono stati i topi che hanno rosicchiato i fili. Ma
perché nessuno si prende la briga di ripristinae la linea?»  Forse non si
trova un addetto disposto ad entrare nel canile. E stando all’olezzo che si
sente già da diversi metri di distanza dai cancelli del canile non c’è da
dargli torto. Causa di tutto quel fetore sono le fogne che sono a cielo
aperto e si sono intasate per la seconda volta in venti giorni. «E’ arrivato
due volte il camion dell’espurgo e questo costa al comune 1000 euro per ogni
intervento. Ma la situazione è troppo compromessa, la struttura è troppo
malconcia. Ora siamo di nuovo invasi dagli escrementi, è veramente
terrificante. Tanto che lunedì scorso il personale della Guardia Forestale
che è venuto a fare un’ispezione è rimasto sconvolto», raccontano ancora le
volontarie. «Si guardavano tra loro increduli per quello che gli si
prospettava davanti», aggiunge un’altra volontaria dell’associazione Grandi
Amici.
Escrementi a cielo aperto, topi che scorrazano più dei cani perché questi
ultimi sono in 530 e non è poi così facile farli uscire dai box tutti quanti
tutti i giorni. Ma non finisce qui. Chi lavora al canile ha di certo uno
spirito particolare, sa come arrangiarsi ma adesso deve pure fare a meno del
bagno. Non c’è più. Non rimane che andare per campi.
E che ribattere a quei cittadini che sottoscrivono petizioni perché non ce
la fanno più a vivere vicino ad una struttura per cani tenuta in queste
condizioni? I cani sono costretti a stare in recinti che andrebbero bene per
ospitarne meno della metà di quelli che ci sono. E poi se si amalano sono
guai. «Sono due mesi che non riceviamo più le medicine per i nostri animali.
Abbiamo cani malati di leishmaniosi che vanno curati altrimenti muiono ed
anche con grandi sofferenze. Fino a che possiamo acquistiamo noi i farmaci.
Ma fino a quando potremmo andare avanti?», dicono piene di rabbia le
volontarie del Canile. La denuncia alla Procura della Repubblica che è stata
presentata un mese fa sta facendo il suo corso. Ma la situazione per i 530
di Colleluna cani diventa sempre più pesante.
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AMBIENTE
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Pecoraro Scanio ha firmato: Ducoli è il nuovo direttore del Parco nazionale
d’Abruzzo
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080124&ediz=08_ABRUZZO&npag=41&fi
le=J_3441.xml&type=STANDARD
Vittorio Ducoli è il nuovo direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e
Molise. «Si apprende dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare - è scritto in una nota - che il ministro Alfonso
Pecoraro Scanio ha firmato il decreto di nomina. Ducoli era uno dei tre
candidati indicati dal Consiglio Direttivo». Il Decreto verrà notificato al
Parco nei prossimi giorni, affinché l’Ente possa definire il percorso
previsto dalla legge quadro sulle aree protette, stipulando «un apposito
contratto di diritto privato per un durata non superiore a cinque anni».
Ducoli è nato nel 1959 a Breno (Brescia), in Alta Val Canonica, ed è
laureato in scienze forestali e specializzato in ingegneria naturalistica.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it