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NEWS: Giornali Internet 29/01/08



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CACCIA
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CACCIA. La polizia provinciale ha denunciato un uomo di Nanto
«Abbattè il capriolo»
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/G.htm
Gli agenti lo hanno atteso fino a quando non è andato a prendersi la preda.
E a quel punto l’hanno bloccato. Luciano Maruzzo, 53 anni, residente a Nanto
in via Chiesa, è stato denunciato dalla polizia provinciale per aver
abbattuto un capriolo femmina in una zona dove non era possibile cacciarla e
per aver utilizzato una cartuccia a pallini, contraria alle norme. La
procura ha avviato le indagini.
I fatti risalgono ai primi di novembre dell’anno scorso a Nanto. In base a
quanto ricostruito, un cacciatore aveva segnalato alla polizia che aveva
appena trovato un capriolo abbattuto da poco in un bosco di località
Torretta. Una pattuglia si è recata a Nanto, ed ha raggiunto la zona
scoprendo che l’animale era stato nascosto dietro ad un cespuglio; era
evidente, secondo gli agenti, che chi l’aveva ucciso aveva cercato di non
farlo vedere per andarlo a recuperare appena possibile; per questo si sono
appostati poco lontani.
Qualche ora dopo hanno visto arrivare Maruzzo, che non aveva con sè il
fucile. È andato a vedere dietro il cespuglio e, dopo aver aspettato un po’,
ha afferrato il capriolo iniziando a trascinarlo verso la sua macchina,
posteggiata poco lontano. Gli agenti lo hanno fermato, e nel frattempo la
ricetrasmittente che Maruzzo aveva in tasca ha iniziato a gracchiare; a
parlare era più di una persona. Poco dopo il cacciatore è stato raggiunto da
Evelino Pavan, 51 anni, di Castegnero, e quindi è stato identificato Ernesto
Pavan, pure di Castegnero, che si chiamavano fra di loro e cercavano
Maruzzo.
Successivamente gli agenti hanno trovato il fucile di Maruzzo e il fodero
nell’auto, dove c’era un secondo fodero per il fucile di chi aveva cacciato
con lui.
La polizia provinciale, che ha sequestrato il capriolo denunciando il
cacciatore, ha accertato che la bestiola fosse stata uccisa con munizione
spezzata, cioè una scarica di pallettoni, circostanza vietata dalla legge. È
possibile che i due Pavan fossero i compagni di caccia di Maruzzo, e si
fossero accordati con lui. Entrambi lo negano. Sono in corso indagini.
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Airone bianco ucciso dai bracconieri
Lorenzetti: «Vergognoso accanimento contro animale protetto»
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080129&ediz=03_RIETI&npag=35&file
=D_1699.xml&type=STANDARD
Vergogna è l’unica parola che sale da chi ha un minimo di coscienza
ambientalista di fronte all’uccisione di un airone bianco nella Riserva dei
laghi Lungo e Ripasottile. Era un bell’esemplare di femmina adulta ed è
stato ritrovato dai guardiaparco nei pressi del Canale della Vergara che
unisce i due laghi. A sparare sicuramente bracconieri senza scrupoli che si
sono inutilmente accaniti contro un esemplare di razza non solo protetta
dalle normative europee ma anche del tutto inutile per ogni carniere.
Attualmente sono una quarantina gli aironi bianchi ospiti della Riserva che
si spostano a seconda delle ore in punti diversi dell’area protetta,
offrendo uno spettacolo impareggiabile. E allora perché sparare su una
femmina adulta, arrivata nella Riserva soltanto per svernare?
La notizia della morte dell’airone bianco coglie di sorpresa anche Antonio
De Marco, titolare del Giardino faunistico di Piano dell’Abbatino a Poggio
San Lorenzo, e ricercatore capo del Cnr. «Esistono regole che vanno
rispettate da tutti - spiega De Marco - E i cacciatori più accorti sanno
bene che c’è una mancanza di controlli sul territorio. I controlli sono
essenziali e purtroppo questi episodi si verificano spesso in vicinanza
della chiusura della caccia. Purtroppo non si registra nessun miglioramento
da un anno all’altro ma che l’uccisione di un airone avvenga dentro una
Riserva è particolarmente grave e denota l’urgenza di salvaguardare la
biodiversità. Un patrimonio che è di tutti e dispiace che per colpa di pochi
accadano questi fatti. Il punto su cui insisto è che bisogna riattivare una
catena di controlli».
Intanto cosa rischia penalmente chi spara e uccide un uccello migratore,
dunque protetto in base alla legge 157 sulla caccia? La questione è
complessa ma una cosa è certa, la pena viene aggravata se l’uccisione
avviene all’interno di una zona protetta. Così chi viene sorpreso ad
esercitare la caccia all’interno della Riserva rischia l’arresto fino a 6
mesi mentre l’ammenda per l’airone ucciso sale a 1.549. Insomma meglio
meditare prima di infilarsi in un tunnel così buio.
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CASTELLAMMARE
Fermati bracconieri sorpresi sul monte Inici

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L’uomo fu identificato durante una battuta di caccia a Pievebovigliana.
Selvaggina proibita
Cacciatore condannato per calunnia
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=1503619BAB3FFFE907AB780
6C3676C62
CAMERINO – Un cacciatore tolentinate, G.R. di 52 anni, è stato condannato
dal tribunale penale di Camerino per calunnia nei confronti degli agenti
della Guardia Forestale di Fiastra.
L’uomo, nel 2003, fu identificato durante una battuta di caccia. A pochi
metri dal luogo in cui era stato fermato, qualche minuto prima, gli stessi
agenti avevano rinvenuto un raro esemplare di piviere agonizzante a terra e
con una vistosa ferita di arma da fuoco. L’uomo negò di aver sparato, ma
qualche tempo dopo, il cacciatore tolentinate si vide notificare una
contravvenzione. . L’episodio si verificò in territorio di Pievebovigliana,
in località Costa delle Cerrete. Il piviere dorato è una specie protetta
molto rara anche sui Sibillini, che vive nel nord Europa e viene a svernare
nei paesi dell'area del Mediterraneo. Un animale da tutelare, dunque, verso
cui è assolutamente vietata la caccia. Da qui il provvedimento da parte
della Guardia Forestale e la stesura di un verbale che il cacciatore, subito
dopo i fatti, ha impugnato. Poi la scelta di pagare la sanzione.
Tutto finito? Neanche per sogno. Qualche settimana dopo, infatti, fu
presentata una denuncia nei confronti degli agenti della Guardia Forestale.
L’accusa era quella di aver dichiarato il falso. Il magistrato, inoltre,
riconobbe la correttezza del comportamento posto in essere dalla Guardia
Forestale nel caso specifico.
Immediatamente è quindi partita la controdenuncia. Ieri, le parti sono
convenute davanti al gup del tribunale di Camerino, Giuliana Basilli. L’
imputato si è sottoposto a giudizio con il rito abbreviato. Per lui, il
giudice ha emesso sentenza di condanna ad un anno, oltre al pagamento delle
spese processuali. Inoltre dovrà risarcire nella misura di 4.000 euro
ciascuno i tre agenti della Guardia Forestale che si sono costituiti parte
civile.
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IL CASO. A Chiuppano
Uccelli senza "pannolino" Il cacciatore è assolto
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Caa.htm
Il cacciatore Nereo Fina, 47 anni, di Chiuppano è stato assolto dal giudice
Michele Bianchi con la formula più ampia del fatto non sussiste dall’accusa
di maltrattamenti di animali. Egli era accusato di avere tenuto in una
voliera tordi bottacci, una starna e una quaglia in condizioni critiche
perché quando venne eseguito il sopralluogo il cibo sarebbe stato avariato,
l’acqua sporca e un uccello era senza una zampa perché sarebbe stata
mangiata da un topo penetrato nella gabbia. In realtà, l’avv. Ezzelino
Marangoni ha dimostrato che era impossibile che un topo fosse entrato nella
voliera perché le maglie della rete erano di un centimetro. Più
semplicemente la perdita della zampa era dipesa da malattia o vecchia.
«Tutti i riferimenti delle guardie volontarie che elevarono la denuncia
contro Fina - ha detto - sono frutto di pura fantasia e totalmente falsi».
Di più, il legale ha osservato che è inevitabile che ci fosse qualche
escremento nella mangiatoia, perché «agli uccelli non è possibile applicare
il “pannolino”». L’eventuale presenza di escrementi, ha insistito il legale,
non può costituire maltrattamento «se è vero, come lo è, perché a tutti è
noto, che gli uccelli amano abbeverarsi e fare il bagno in pozzanghere e
cibarsi sugli escrementi in putrefazione, lasciati all’aperto dagli animali
e nei letamai adiacenti alle stalle, ove rinvengono insetti, vermi, larve,
lombrichi, uova di formiche, cavallette, grilli e crisalidi di cui sono
ghiotti».
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LAC LOMBARDIA VINCE RICORSO SU DIVIETO DI CACCIA NELLE RISAIE PAVESI
http://primapress.it/index.php?pagina=inc/obj_news_dettaglio.php&id_news=131
54&id_pagina=&id_pagina_madre=&prof=&id_stringa=
(PRIMA) MILANO - Il TAR della Lombardia accoglie il ricorso della LAC e
sancisce che le Zone di Protezione Speciale sono vietate alla caccia. Con
una importantissima e innovativa sentenza, gravida di conseguenze su tutto
il territorio nazionale, il Tribunale Amministrativo Regionale della
Lombardia ha accolto il ricorso presentato dalla Lega per l'Abolizione della
Caccia (avvocato Claudio Linzola) contro il piano faunistico venatorio della
provincia di Pavia, nella parte in cui consentiva l'attivita' venatoria
nella Zona di Protezione Speciale delle risaie della Lomellina Dichiara
Guido deFilippo, segretario LAC: "Parrebbe ovvio che le zone espressamente
votate alla conservazione dei migratori secondo il dettato della Direttiva
Uccelli dell'Unione Europea siano interdette a un'attivita' che consiste
proprio nella distruzione degli stormi in transito o in sosta, ma cosi' non
e' per gli amministratori di Pavia e di altre province italiane". La zona in
questione e' tra l'altro vastissima e di importanza strategica per una
enorme varieta' di specie legate agli ambienti umidi. Troppo spesso gli
intenti del legislatore europeo in difesa della Natura sono stati elusi in
ambito locale: si tratta invece di obblighi stabiliti per un percorso di
tutela concreta della vita selvatica. (PRIMA)
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La Gdf sequestra 110 armi in negozio di caccia e pesca. Denunciato
proprietario
http://www.newsrimini.it/news/2008/gennaio/28/misano/la_gdf_sequestra_110_ar
mi_in_negozio_di_caccia_e_pesca._denunciato_proprietario_.html
MISANO: Nei guai un negozio di caccia e pesca di Misano. La guardia di
Finanza di Rimini ha sequestrato 110 armi da taglio detenute e vendute
illegalmente.
Le fiamme gialle di Cattolica hanno trovato pugnali, spade Katane manganelli
e balestre. Le armi sono state sequestrate mentre il titolare del negozio,
un 48 enne di Misano è stato denunciato per detenzione e vendita illecita di
armi.
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AMBIENTE
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Gli incendiari responsabili di decine di roghi devastanti nella zona di
Cumiana
Creavano un focolaio a testa e poi osservavano dall'alto chi vinceva la gara
Sfida a chi bruciava più bosco denunciati quattro studenti piemontesi
C'era anche un minorenne. Uno ha ammesso: "Lo facevamo per noia"
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/incendi-studenti/incendi-st
udenti/incendi-studenti.html
TORINO - Come per i sassi lanciati dai cavalcavia, il gusto della sfida per
sfuggire alla noia di un gruppo di giovani piemontesi stava mettendo a grave
rischio la sicurezza di tutti. Fortunatamente i carabinieri sono riusciti a
fermarli prima, denunciando quattro studenti di Cumiana (uno dei quali
minorenni) che facevano a gara a chi riusciva a provocare l'incendio più
esteso, guardando le fiamme divorare campi e boschi o addirittura
mischiandosi alle squadre di soccorso.
Gli incendiari, una ragazza di 19 anni e tre giovani, di 17, 19 e 21, hanno
cominciato a colpire alla fine dell'estate e nel loro gioco criminale sono
riusciti a fare ingenti danni, devastando ettari di bosco, nel novembre
scorso, sulle pendici del Freidour e dei Tre Denti, a Cumiana. In tutto
potrebbero avere mandato in fumo, con il loro gioco criminale, ottanta
ettari, costringendo le squadre di soccorso alla mobilitazione decine di
volontari Aib (antincendi boschivi) e all'utilizzo di elicotteri per fermare
le fiamme.
L'ultimo rogo scatenato nei pressi di Pinerolo è stato però fatale. I
quattro, tutti incensurati, sono stati denunciati a piede libero per
incendio doloso e danneggiamento, mentre sarà ora l'inchiesta a stabilire le
singole responsabilità. "Lo facevamo per noia", avrebbe ammesso uno dei
quattro. Vivevano le fiamme come una sorta di gara e quando l'incendio si
propagava, l'autore dell'incendio più grave si vantava con gli altri,
osservando lo spettacolo di distruzione da un angolo panoramico o alla fine
dell'intervento dei soccorritori.
La tecnica era sempre la stessa: i giovani piromani non usavano inneschi o
liquidi infiammabili, ma appiccavano il fuoco con un accendino alle foglie
secche appena ammucchiate. "E' incredibile - ha commentato sindaco di
Cumiana, Roberto Costelli - motivare atti come questo solo per noia. Ci deve
essere ben altro nella mente di un giovane che decide per puro divertimento
di bruciare i boschi, mettendo a repentaglio anche abitazioni e la vita dei
soccorritori.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it