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NEWS: Giornali Internet 19/02/08



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CACCIA
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Maxi-sequestro di uccelli da richiamo
Cacciatori truffati da un allevatore pisano: requisiti 500 volatili
http://www.iltirreno.it
Prato. Cinquecento tra merli e tordi di specie Sassello e Bottaccio sono
stati sequestrati a Vecchiano dalla Polizia provinciale di Prato, in
collaborazione coi colleghi di Pisa, nel deposito di un allevatore che è
stato denunciato per truffa.E' l'esito di un'indagine che andava avanti da
tempo e che ha portato a uno dei più importanti sequestri in questo campo
nell'Italia centrale
A essere truffati sono stati numerosi cacciatori che hanno acquistato dal
rivenditore pisano gli uccelli da richiamo, convinti che avessero le carte
in regola, mentre secondo l'accusa la documentazione di provenienza era
stata falsificata, così come gli anelli identificativi. L'inchiesta
coordinata dal sostituto procuratore Sergio Afronte, e alla quale hanno
preso parte anche un ornitologo della Polizia provinciale di Firenze ed
esperti del centro ornitologico toscano e della Lipu, ha messo il dito nella
piacga della cattura e del commercio illegale di uccelli da richiamo.
Secondo la legge regionale in materia, serve un'autorizzazioe provinciale
per la cattura di queste specie, un'autorizzazione che è molto difficile da
ottenere e che prevede frequeza a corsi che si tengono a Bologna. Questo
forse spiega perchè qualcuno sia tentato di prendere una scorciatoia.
Secondo gli inquirenti, l'allevatore e commerciante di Vecchiano era una
specie di "ricettatore" degli animali catturati in maniera illecita e si
preoccupava di rivenderli ai tanti cacciatori che praticano la caccia con
gli uccelli da richiamo. Il rivenditore ha anche una licenza da ambulante,
ma in genere grazie al passaparola erano i cacciatori, non solo da Prato ad
andare a rifornirsi da lui a Vecchiano. I cacciatori, oltre a vedersi
requisire gli uccelli, dovranno pagare anche una multa.
In ballo ci sono un bel po' di soldini, tenuto conto che questi uccelli da
richiamo vengono venduti di norma a 50 euro per esemplare. Questo significa
che i cinquecento uccelli sequestrati a Vecchiano hanno un valore dicirca
25000 euro. Attualmente gli uccelli sono stati affidati al centro di
recupero della Lipu di Livorno e al Centro di scienze naturali di Galceti.
Una volta conclusa l'inchiesta saranno liberati, ma bisogna far presto
perchè entro febbraio i tordi migrano per il Nord Europa.
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ALIMENTAZIONE
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SETTE ANNI DOPO MUCCA PAZZA
LA "VERA" FIORENTINA TORNA A TAVOLA
http://www.agi.it/cronaca/notizie/200802191619-cro-rt11136-art.html
Dopo sette anni di divieto si potra' gustare la fiorentina ottenuta da
animali adulti fino a 30 mesi, proibita a seguito dell'emergenza mucca pazza
(BSE) dal 31 marzo 2001. Il Consiglio Europeo dell'agricoltura ha infatti
dato il via libera alla proposta di regolamento che innalza da 24 a 30 mesi
l'eta' dei bovini per i quali e' consentita la commercializzazione di carne
con la colonna vertebrale e che sara' pubblicata sulla gazzetta ufficiale
europea, per entrare in vigore entro il mese di marzo. Il ritorno della
bistecca con l'osso fino ai trenta mesi - sostiene la Coldiretti - e' un
riconoscimento per gli allevatori che hanno investito sul fronte della
qualita', della tracciabilita' e della genuinita' e della sicurezza dei
prodotti con una drastica riduzione del fenomeno Bse: dai cinquanta casi
individuati nel 2001 ai due casi dei primi nove mesi del 2007 su circa
450.000 test effettuati sugli animali. La notizia sul rassicurante livello
di sicurezza raggiunto dalla produzione nostrana arriva proprio nel momento
in cui l'Europa ha deciso - sottolinea la Coldiretti - di bloccare le
importazioni di carne dal Brasile per l'incapacita' del paese sudamericano
di assicurare fino ad ora una corretta rintracciabilita' della carne e di
garantire che nei piatti dei cittadini europei finiscano soltanto carni
provenienti da zone esenti dalla malattie come l'afta epizootica. E
allarmi - continua la Coldiretti - giungono anche dagli Stati Uniti dove e'
stato effettuato il piu' grande ritiro dal mercato di carne per una
quantita' di 65 milioni di chili che potrebbe risultare infetta. Con la
drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa vengono dunque
meno tutti i limiti al ritorno in tavola del pregiato taglio e - sottolinea
la Coldiretti - finisce dunque un'epoca di "proibizionismo alimentare"
iniziata nel Consiglio dei ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001,
quando per fronteggiare l'emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la
decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di eta' superiore a
dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina. I risultati
dimostrano l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza
Bse come il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del
bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio BSE dalla catena
alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal 1° gennaio
2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere
l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di
ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonche' un codice di
identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identita' del
bestiame. A seguito dell'emergenza mucca pazza - afferma la Coldiretti - gli
allevatori nazionali hanno aumentato nelle stalle gli esemplari di razze
autoctone e oggi l'Italia puo' contare su circa 120.000 animali
riconducibili alle cinque storiche razze italiane con un aumento di oltre il
20 per cento rispetto a prima della crisi mucca pazza scoppiata nel 2001. Ad
essere "salvato dall'estinzione" - continua la Coldiretti - e' stato
l'intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina
(30.000 animali), la romagnola (15.000 animali), la marchigiana (48.000), la
podolica (20.000) e la maremmana (5.000). La decisione comunitaria potrebbe
favorire una inversione nel trend negativo nei consumi fatto registrare
dalla carne bovina nei primi dieci mesi del 2007 con un calo del 4,2 per
cento rispetto al 2006, quando - conclude la Coldiretti - gli acquisti
domestici di carne bovina delle famiglie italiane secondo i dati ismea Ac
Nielsen erano risultati oltre le 405.000 tonnellate (23 chili per famiglia
acquirente) per un importo di 3,5 miliardi di Euro. (AGI)
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AMBIENTE
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terraterra
L'arsenico uccide i fiumi del Messico
Antonio Graziano
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Febbraio-2008/art85.html
Miguel Angel López Rocha è morto lo scorso 13 febbraio dopo 19 giorni di
agonia per aver ingerito incidentalmente una notevole quantità di arsenico.
Aveva 8 anni e il 26 gennaio era caduto nelle acque del rio Santiago, fiume
messicano dell'immenso bacino Lerma-Chapala-Santiago-Pacifico. La vita di
Miguel Angel è passata in un attimo dal gioco alla tragedia. Dopo poche ore
è stato portato all'ospedale di Guadalajara, dove è rimasto in coma fino
alla fine della sua breve vita.
Il Rio Santiago è uno dei fiumi più contaminati del Messico. Nel 2004 uno
studio dell'Università di Guadalajara confermava la presenza di metalli
pesanti (piombo, cromo, cobalto, mercurio, arsenico) nei suoi sedimenti. Il
fiume riceve 815 litri al secondo di acque reflue prive di trattamento da
Guadalajara, la seconda città più grande del paese, e gli scarichi di 250
industrie della zona, alcune delle quali appartengono a imprese
multinazionali come Ibm, Roche e Nestlè.
Pochi giorni prima della morte Miguel Angel presentava tracce di arsenico
dell'organismo 400 volte superiori ai valori normali. Secondo la dottoressa
Luz Maria Cueto, del Collegio di Tossicologia dello stato di Jalisco, che ha
analizzato i residui di arsenico nelle orine del bambino, le principali
fonti di questo metallo sono l'industria conciaria, le fabbriche di vetro e
le industrie di lavorazione dei metalli che rilasciano gli scarichi della
lavorazione direttamente nel rio Santiago, senza trattamento.
E' dunque una tragedia annunciata quella di Miguel Angel, che vivena nella
colonia di Azucena, frazione di El Salto, cittadina fluviale i cui abitanti,
insieme al quelli di Juanacatlán, da oltre 5 anni denunziano alle autorità
lo stato di inquinamento del fiume e i danni per la salute. La
contaminazione del rio Santiago mette a rischio una popolazione di 150.000
persone che vivono ai margini di quello che era conosciuto come il «Niagara
Messicano», un salto di 20 metri tra i due villaggi: ma la cascata ha ormai
perso la sua spettacolare bellezza per diventare una fonte di gas tossici
derivanti dalla decomposizione delle acque. Malattie respiratori e
dell'epidermide, dolori di testa, affaticamento e insonnia sono i mali più
frequenti per chi vive nei pressi del fiume.
Nonostante l'accaduto Emilio González Márquez, governatore dello Jalisco ha
confermato la costruzione della diga di Arcediano a valle del rio Santiago,
una mega opera che darà acqua «potabile» ai 3 milioni di persone della città
di Guadalajara. E dire che un rapporto dell'Organizzazione Panamericana
della Salute nel marzo del 2007 aveva denunciato la presenza di rischi per
la popolazione infantile della zona proprio a causa delle concentrazione di
arsenico e cadmio nelle acque. Intanto il sistema di trattamento delle acque
reflue, che doveva essere pronto da anni, non ha ancora visto la luce,
nonostante le promesse delle autorità.
Sempre nel 2007 il tribunale latinoamericano per l'acqua (un organismo
internazionale autonomo che rappresenta i movimenti sociali) aveva
dichiarato colpevoli il ministero della sanità, il ministero dell'ambiente e
l'autorità di bacino Lerma-Santiago-Pacifico (da cui si approvvigiona anche
parte di Città del Messico) in quanto responsabili degli elevati livelli di
tossicità delle acque.
Il Messico dunque affronta una nuova guerra, quella per il diritto
all'acqua, che si somma a quelle degli indigeni contro la repressione, e
quelle di lavoratori e campesinos alle prese con gli effetti avversi del
Nafta (il trattato di libero scambio nordamericano) dal Chiapas allo stato
di Guerrero. Nel 2006 Città del Messico aveva ospitato il 3° Foro Mondiale
dell'Acqua, una mega fiera a cui hanno partecipato governi, agenzie delle
Nazioni Unite e imprese, con la benedizione di aziende multinazionali che
con l'acqua stanno già facendo grandi affari anche in America Latina, come
la francese Suez e la nordamericana Bechtel.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it