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NEWS: Giornali Internet 20/02/08



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CACCIA
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BRACCONAGGIO: 16 DENUNCIATI IN PROVINCIA DI TREVISO
Sono stati sequestrati migliaia di uccelli morti pronti per essere
rivenduti, oltre a numerosi fucili e trappole
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=6347
20 febbraio 2008 – 16 persone sono state denunciate all’Autorità
giudiziaria, nel corso di controlli e sequestri nella zona di Vittorio
Veneto (Treviso), dal Comando provinciale di Treviso del Corpo forestale
dello Stato. Le accuse sono di violazione delle norme sulla caccia,
maltrattamento di animali e furto aggravato. Gli indagati avrebbero preso
parte ad attività di caccia di uccelli protetti ed alla cattura abusiva di
avifauna destinata ad essere venduta illegalmente. Nel corso delle indagini
sono state effettuate perquisizioni che hanno portato al sequestro di
migliaia di uccelli morti pronti ad essere ceduti a ristoratori e privati
oltre a scoiattoli, poiane, picchi, pettirossi, cince e lucherini, oltre a
10 fucili, cinquemila cartucce, una cinquantina di reti da uccelli e 120
trappole. Sessanta uccelli vivi sono stati consegnati al centro di recupero
di Treviso, trecento a quello di Trieste, undici sono stati posti sotto
sequestro perché presentavano segni di maltrattamenti. Circa duecento sono
stati invece liberati. I dipendenti della provincia avrebbero inoltre
certificato nei “roccoli”, impianti autorizzati alla cattura di uccelli da
richiamo, un numero inferiore rispetto a quello reale di catture. Questo, al
fine di consentire la vendita di esemplari sul mercato illegale, da parte
del responsabile dell’attività, a prezzi superiori a quelli fissati dalla
stessa Provincia. Controlli e perquisizioni sono stati compiuti anche nelle
province di Venezia e Pordenone.
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Il Corpo Forestale ha stroncato un traffico illegale di uccelli da richiamo:
duemila erano già destinati a riempire i piatti tipici
Blitz sui bracconieri: 16 denunce
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3689544&Pagina=16
Torture sugli animali: un vittoriese a capo del mercato clandestino,
coinvolti due dipendenti della Provincia
Stroncato un vasto traffico di uccelli da richiamo "clandestini".
L'operazione della polizia giudiziaria del Corpo forestale, comando
provinciale, si è conclusa nei giorni scorsi con sedici persone denunciate.
Il blitz finale ha interessato un ventina di abitazioni, oltre a un
ristorante di Caneva nel Pordenonese: dalle perquisizioni sono emersi
duemila uccellini morti destinati a piatti tipici, altri 600 esemplari
salvati e ulteriori animali morti posti sotto sequestro appartenenti alle
specie non cacciabili. Un'attività fraudolenta, organizzata nei minimi
particolari quella scoperta dalla Forestale. Ingranaggi "oliati" alla
perfezione, grazie anche alla presunta copertura di due dipendenti
dell'amministrazione provinciale di Treviso: le loro posizioni sono tuttora
al vaglio degli inquirenti. Per i 16 denunciati invece le ipotesi reato
vanno dal maltrattamento di animali, per la barbara pratica di "sessaggio"
per stabilire il sesso dell'animale al furto aggravato, trattandosi di
patrimonio faunistico indisponibile dello Stato, oltre alla violazione delle
norme sulla caccia.
L'operazione è stata illustrata ieri mattina a Treviso nel corso di una
conferenza stampa dal Procuratore Antonio Fojadelli, che ha coordinato le
indagini, dal comandante provinciale Guido Spada e dal responsabile del
Nucleo investigativo di Polizia ambientale e forestale di Treviso,
Gianfranco Munari. «Un'attività che vuole servire anche da monito - ha
esordito il procuratore Fojadelli -: le leggi vanno rispettate e la natura
va rispettata». «Il bracconiere - ha proseguito il comandante provinciale
della Forestale, Guido Spada - è una persona che deve essere emarginata
dalla società civile».Il meccanismo portato alla luce dopo mesi di indagine
della Forestale è piuttosto complesso e si basava su una rete di intricati
rapporti. Al centro di tutto un cinquantenne del vittoriese M.P. Era lui, il
gestore di uno degli otto impianti di cattura di uccelli da richiamo, i
cosiddetti "roccoli", ad aver messo in piedi un'attività parallela
tutt'altro che regolare. Infatti oltre alle poche decine di esemplari che il
commerciante catturava e che regolarmente portava al centro raccolta della
Provincia, come prevede la regolamentazione in deroga alla normativa,
catturava un altro 90 per cento "in nero". Quegli esemplari li faceva
passare come "di allevamento" con tanto di anelli identificativi
"contraffatti". Quegli uccelli erano i pezzi più pregiati e garantiti, che
M.P. cedeva anche a 150-200 euro, rispetto ai 10 euro richiesti per quelli
regolari (che non possono esser più di 1500 l'anno). E proprio quegli
esemplari venivano sottoposti alla barbarica tecnica del "sessaggio": ovvero
l'incisione con un bisturi tra la coscia e l'ala dell'animale per stabilirne
il sesso.Nell'ambito dell'operazione è stato denunciato anche un ristoratore
del Pordenonese E.G., titolare della Trattoria "Al Fogher" di Caneva dove
sono strati ritrovati nei frighi 2000 uccellini morti, pronti da servire nel
tipico piatto "Polenta e osei". Fra il materiale sequestrato dagli agenti
della Forestale nell'ambito delle perquisizioni anche dieci fucili, 5000
cartucce, una cinquantina di reti da uccellaggione e 120 trappole di vario
tipo. Liberati 200 esemplari, 60 consegnati al centro di Recupero di Treviso
e 300 a quello di Trieste. Olivia Bonetti
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CANEVA L’indagine è partita dalla Forestale di Treviso che ha stroncato un
traffico di volatili catturati in maniera illegale
In frigo 2000 uccelli, denunciato il titolare del Fogher
Caneva
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3689439&Pagina=8
Stroncato un vasto traffico di uccelli da richiamo "clandestini".
L'operazione della polizia giudiziaria del Corpo forestale, comando
provinciale, si è conclusa nei giorni scorsi con sedici persone denunciate.
Il blitz finale ha interessato un ventina di abitazioni, oltre a un
ristorante di Caneva: dalle perquisizioni sono emersi duemila uccellini
morti destinati a piatti tipici, altri 600 esemplari salvati e ulteriori
animali morti posti sotto sequestro appartenenti alle specie non cacciabili.
Un'attività illegale organizzata nei minimi particolari quella scoperta
dalla Forestale. Ingranaggi "oliati" alla perfezione, grazie anche alla
presunta copertura di due dipendenti dell'amministrazione provinciale di
Treviso: le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti. Per i 16
denunciati invece le ipotesi di reato vanno dal maltrattamento di animali,
per la barbara pratica di "sessaggio" per stabilire il sesso dell'animale al
furto aggravato, trattandosi di patrimonio faunistico indisponibile dello
Stato, oltre alla violazione delle norme sulla caccia.
L'operazione è stata illustrata ieri mattina a Treviso nel corso di una
conferenza stampa dal Procuratore Antonio Fojadelli, che ha coordinato le
indagini, dal comandante provinciale Guido Spada e dal responsabile del
Nucleo investigativo di Polizia ambientale e forestale di Treviso,
Gianfranco Munari. Il meccanismo portato alla luce dopo mesi di indagine
della Forestale è piuttosto complesso e si basava su una rete di intricati
rapporti. Al centro di tutto un cinquantenne del vittoriese M.P. Era lui, il
gestore di uno degli otto impianti di cattura di uccelli da richiamo, i
cosiddetti "roccoli", ad aver messo in piedi un'attività parallela
tutt'altro che regolare. Infatti oltre alle poche decine di esemplari che il
commerciante catturava e che regolarmente portava al centro raccolta della
Provincia, come prevede la regolamentazione in deroga alla normativa,
catturava un altro 90 per cento "in nero". Quegli esemplari li faceva
passare come "di allevamento" con tanto di anelli identificativi
"contraffatti". Quegli uccelli erano i pezzi più pregiati e garantiti, che
M.P. cedeva anche a 150-200 euro, rispetto ai 10 euro richiesti per quelli
regolari (che non possono esser più di 1500 l'anno). E proprio quegli
esemplari venivano sottoposti alla barbarica tecnica del "sessaggio": ovvero
l'incisione con un bisturi tra la coscia e l'ala dell'animale per stabilirne
il sesso. Nell'ambito dell'operazione è stato denunciato anche un
ristoratore del Pordenonese E.G., titolare della Trattoria "Al Fogher" di
Caneva dove sono strati ritrovati nei frighi 2000 uccellini morti, pronti da
servire nel tipico piatto "Polenta e osei".Olivia Bonetti
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ALTOPIANO
Blitz antibracconaggio, due denunce
Asiago
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Vicenza&Codice
=3689859&Pagina=BASSANO
(L.P.) Due altopianesi sono stati denunciati al termine di una brillante
operazione antibracconaggio, compiuta dal Corpo Forestale dello Stato di
Asiago. Le due persone, che dovranno inoltre pagare una contravvenzione,
sono state "pizzicate" mentre stavano svolgendo attività di cattura e
scambio di aviofauna. Sulla vicenda esiste il massimo riserbo da parte degli
inquirenti che oggi e nei prossimi giorni proseguiranno le indagini per
capire se in realtà queste due persone fanno parte di una "rete" che agisce
nel comprensorio montano. Proprio per questo motivo non sono state fornite
nè le generalità dei due individui, nè il comune (si tratta comunque di uno
degli otto dell'Altopiano) dove è avvenuto il fatto.
L'operazione ha preso il via in seguito ad una segnalazione giunta, nel
tardo pomeriggio di lunedì, alla Forestale di Asiago. Giunti davanti
all'abitazione segnalata, con un'auto civetta e in abiti borghesi, gli
agenti hanno notato una gabbia sistemata su un terrazzo: a quel punto sono
intervenuti e durante il controllo hanno trovato, all'interno di un locale
adibito a garage, una persona intenta in piccoli lavori ad altre gabbie.
Nello stessa stanza sono stati rinvenuti gli uccelli da richiamo utilizzati
per l'attività venatoria.
Dei circa 70 uccelli controllati, ne sono stati sequestrati una decina,
illegalmente detenuti, così come previsto dalla legge sulla caccia. I
volatili in buone condizioni sono stati liberati sul posto alla presenza dei
due trasgressori.
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BRACCONAGGIO: FERMATI DUE CACCIATORI IN PROVINCIA DI VICENZA
Avevano, nelle loro abitazioni, circa 70 uccelli catturati illegalmente
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=6348
20 febbraio 2008 - In seguito ad una segnalazione giunta agli uffici di
Asiago del Corpo forestale dello Stato, nel pomeriggio di lunedì 18 febbraio
gli uomini del Coordinamento Distrettuale hanno svolto un’importante azione
antibracconaggio. In una località dell’Altopiano dei 7 Comuni (Vicenza), gli
agenti hanno fermato due persone dedite al bracconaggio di avifauna.
Recatisi sul posto in abiti borghesi e con auto civetta hanno effettuato un
primo passaggio davanti alle case oggetto di segnalazione, dove è stata
notata una gabbia esposta su un terrazzo. Nel garage dell’abitazione era
presente una delle due persone poi denunciate, intenta in piccoli lavori
proprio nelle due stanze dove erano ricoverati gli uccelli da richiamo
utilizzati per l’attività venatoria. È stato effettuato un controllo di rito
sulla regolare detenzione dell’avifauna ed una ispezione ai locali. Sono
stati controllati circa 70 uccelli e ne sono stati sequestrati una decina,
illegalmente detenuti, così come previsto dalla Legge quadro sulla caccia.
Sono state elevate una sanzione amministrativa e una denuncia penale a
carico delle due persone. L’avifauna, in buone condizioni, è stata liberata
alla presenza dei due trasgressori.
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CACCIA E IRREGOLARITA’. I carabinieri con la Lipu nelle abitazioni di due
presunti allevatori
Traffico di richiami vivi a Concesio e Passirano
Sequestrate decine di uccelli catturati clandestinamente e spacciati come
allevati con anelli falsi o modificati
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/A.htm
Nelle ultime ore, portando a termine con successo una nuova operazione
contro il colossale traffico illegale di richiami vivi per la caccia da
capanno che ha come fulcro la nostra provincia, la Lipu (Lega italiana
protezione uccelli) ha avuto una nuova «spiegazione», la terza in pochi
mesi, del «ruolo» delle centinaia di reti da uccellagione che la stessa
associazione sequestra ogni anno nel Bresciano.
In sintesi, le fruttuose perquisizioni a carico di due conosciutissimi
commercianti di uccelli avvenute alla fine del 2007, col sequestro di
centinaia di esemplari, sono state seguite dalla visita, nello scorso week
end, ad altri due trafficanti: zio e nipote, il primo residente a Concesio e
il secondo a Passirano, che utilizzando il patentino da allevatore concesso
dalla Provincia piazzavano in realtà sul mercato grandi quantitativi di
uccelli catturati illegalmente. E non solo.
Le due perquisizioni sono state chieste dagli agenti volontari della Lipu
veronese alla Procura scaligera, e la magistratura le ha concesse
affidandole ai carabinieri di Concesio e Passirano, che ovviamente erano
accompagnati dagli esperti dell’associazione.
Prima di passare a presentare i dati dei due interventi, la Lipu sottolinea
lo «sconcerto per l’evidente assenza di controlli, da parte della Provincia,
su persone alle quali l’ente pubblico concede l’autorizzazione a una
attività di allevamento che in realtà copre solo traffici illeciti».
Una affermazione che trova un immediato riscontro nelle realtà scoperte a
Concesio e a Passirano. Per chiarire la situazione, basta anticipare che
nelle mani dei due «allevatori» gli agenti hanno trovato uccelli da richiamo
giovanissimi registrati con anellini risalenti al 1995, ma anche volatili
più che adulti con anelli del 2007. Un falso clamoroso, ingigantito dal
ritrovamento di anelli falsi ma del tutto identici da quelli distribuiti
dalla Provincia (avevano numeri identificativi di fantasia), e da fascette
tagliate, limate e modificate per renderle adatte a cammuffare animali
catturati con le reti e spacciati come allevati.
Prima di proseguire, va sottolineato che la Lipu si è fatta assistere da
esperti: inanellatori scientifici autorizzati dall’Istituto nazionale per la
fauna selvatica che sanno riconoscere perfettamente specie ed età.
Entrando nel dettaglio, il presunto allevatore di Concesio (un capannista
che caccia abitualmente nel Veronese, così come il nipote) custodiva 290
esemplari tra tordi sasselli e bottacci, fringuelli, peppole, cesene e
storni; e 146 sono stati sequestrati: quelli con anelli falsi o modificati
non sfilabili sono stati lasciati in custodia al possessore; gli altri (54
esemplari) sono stati liberati. Nell’elenco c’erano anche 10 peppole di
fresca cattura e senza alcuna fascetta di riconoscimento, e in più due
esemplari protetti imbalsamati; una poiana e un piviere dorato.
Passando al nipote (altro capannista) di Passirano, e aggiungendo che le due
perquisizioni hanno portato anche al rinvenimento di vischio e trappole per
l’uccellagione, la Lipu spiega che gli sono stati sequestrati 3 sasselli, 12
bottacci, 13 peppole, 10 fringuelli, 2 merli e due storni. Ma in questo caso
c’era anche una sorpresa nel congelatore. Che nascondeva un picchio rosso
maggiore, una avèrla maggiore, una capinera, un fanello, quattro migliarini
di palude e 4 pispole: tutte specie rigorosamente protette. P.BAL.
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Strage di anatre, stop alla caccia
Il divieto deciso dalla giunta provinciale durerà un anno e riguarda Valle
Ripiego
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3689498&Pagina=ROVIGO
Non si sparerà per un'intera stagione venatoria a Valle Ripiego. La
durissima sanzione è stata deliberata dalla Giunta provinciale che non ha
fatto sconti alla valle da caccia del Delta teatro della strage di anatre
del novembre 2007. Per tutta la prossima stagione venatoria 2008-2009 nella
valle incriminata sarà vietato prendere di mira la selvaggina migratoria.
L'episodio è noto: quattro cacciatori in una sola mattinata di bora con gli
uccelli che si rifugiavano dentro agli argini della valle per proteggersi
dal freddo, sono stati protagonisti di una carneficina con 680 anatre
abbattute in poche ore.
L'intervento della Vigilanza provinciale intercettò i quattro mentre
scaricavano l'incredibile carniere sulla terraferma. Ben 580 furono gli
uccelli sequestrati perché abbattuti oltre il numero consentito. Le carcasse
formarono una piccola collinetta e i Vigili provinciali per asportarle
riempirono i cassoni dei loro due pick-up. Gli uccelli appartenevano a
diverse specie di pregiati migratori: per l'esattezza si trattava di 260
germani reali, 312 fischioni, due codoni, 21 mestoloni e 50 folaghe.
Non particolarmente gravi furono tuttavia le sanzioni comminate ai quattro
cacciatori. La legge prevede solo una multa di 50 euro per i capi abbattuti
oltre il numero consentito non distinguendo se si tratta di uno o più capi.
Nonostante ogni cacciatore avesse abbattuto 145 uccelli fuori regola, la
multa poteva essere progressiva. Escluso il reato penale che non è previsto,
anche se la strage è avvenuta, fatto non secondario, in una Zps, le zone di
protezione speciale che in pratica coprono l'intero Delta.
Sembrava che potessero scattare invece gli estremi per un reato extra
venatorio. Per alcuni si configurava una sorta di furto ai danni del
patrimonio indisponibile dello Stato, come andrebbe a ben guardare
classificata la selvaggina. La Provincia ha invece optato per la strada
della diniego di caccia nella stagione prossima avvalendosi della facoltà
che gli viene conferita dalla Regione di autorizzare di anno in anno
l'attività di gestione faunistica nelle aziende private compreso il prelievo
venatorio.
Immancabile dovrebbe essere ora l'impugnazione del provvedimento da parte
dei proprietari della valle che potrebbero rivolgersi al Tar per farsi
annullare o ridurre la sanzione ricevuta. C'è già chi è critico nei
confronti di palazzo Celio rilevando un'asprezza esagerata delle decisione
per la lunghezza dello stop all'attività venatoria. La conseguenza diretta
sarà il pesante danno economico che la valle subirà e ciò potrebbe indurre
il giudice ad annullare la sanzione. Forse un provvedimento sospensivo più
breve ma ugualmente esemplare avrebbe meglio raggiunto lo scopo cercato.
Franco Pavan
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COMMERCIO
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CITES: SEQUESTRATI NOVE ESEMPLARI VIVI DI TESTUGGINE
Le testuggini erano in vendita illegalmente al mercatino di Napoli
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=6349
20 febbraio 2008 – Un pregiudicato napoletano è stato sorpreso dagli agenti
del Nucleo Operativo CITES e del servizio certificazione CITES di Napoli
mentre cercava di vendere esemplari vivi di testuggine greca nei pressi del
mercato delle pulci che si tiene ogni domenica a Napoli. Tre esemplari erano
esposti su un cartone, mentre gli altri sei erano nascosti all’interno della
scatola che fungeva da piedistallo per la bancarella improvvisata. Il
controllo nasce da un filone d’indagine che cerca di contrastare il traffico
illecito di questi animali dalla Tunisia.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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