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NEWS: Giornali Internet 28/02/08



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CACCIA
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PROVVEDIMENTO
Stop della caccia nella Valle Ca' Zuliani
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3698880&Pagina=ROVIGO
Stop da un minimo di 20 a un massimo di 60 giorni di caccia nella prossima
stagione venatoria a Valle Ca' Zuliani, l'azienda faunistico venatoria
privata del Delta teatro a gennaio del sequestro di un'arma modificata a un
cacciatore da parte della Vigilanza provinciale.
La sanzione, particolarmente pesante, è un effetto diretto dell'entrata in
vigore del nuovo disciplinare stilato dalla Provincia e che le aziende hanno
dovuto sottoscrivere per ottenere il rilascio dell'autorizzazione
all'esercizio dell'attività faunistico venatoria che comprede anche la
salvaguardia e il mantenimento dell'area e della selvaggina in essa
ospitata. Ed è peraltro un'altra tegola per le aree di proprietà nelle quali
si effettua la caccia alla migratoria. Dopo il divieto di attività delle
doppiette per un'intera stagione comminato a Valle Ripiego dove quattro
cacciatori si sono resi protagonisti di una strage di anatre, di cui per la
prima volta se ne è scoperta la natura e l'entità, con quasi 800 capi
abbattuti - episodio tra l'altro non perseguibile penalmente perché
classificato solo come un eccesso della facoltà di sparo concessa al
cacciatore - stavolta pur trattandosi di un reato denunciato in Procura
insieme al nominativo del suo responsabile, quanto successo a Ca' Zuliani
pur se da considerarsi per certi versi meno grave, getta una luce opaca sul
livello di rispetto della normativa all'interno di realtà venatorie fiore
all'occhiello della caccia nel Delta.
L'episodio è presto detto: durante un normale controllo della Vigilanza
provinciale in una "botte" dove erano appostati più cacciatori, la verifica
dell'idoneità delle armi adoperate faceva emergere la presenza di un fucile
Benelli al quale era stato sostituito il dispositivo di sparo in modo che
l'arma potesse sparare colpi in serie ravvicinata. Per legge il fucile può
sparare al massimo tre colpi. Alla polizia provinciale non restò altro che
requisire immediatamente l'arma e segnalare il nominativo del cacciatore
colto sul fatto alla Procura, oltre all'elevazione della sanzione
amministrativo e dell'apposito verbale. Franco Pavan
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QUINTO
Caccia ai colombi, animalisti contro
L’amministrazione dà il via libera alle doppiette per eliminare i volatili
Dura reazione della Lega anticaccia «Specie protetta faremo ricorso al Tar»
http://tribunatreviso.repubblica.it/
QUINTO. Animalisti contro l’ordinanza anti-colombi del Comune di Quinto. L’
amministrazione guidata da Dino Brunello ha emanato nei giorni scorsi un
provvedimento destinato a «sterminare» i volatili portatori di malattie che
con il loro guano rovinano anche gli edifici. Ma Andrea Zanoni, presidente
regionale della Lac, la Lega abolizione caccia, promette di impugnare l’
ordinanza di Quinto dinnanzi al tribunale amministrativo regionale.
«Esistono già dei pronunciamenti del Tar contro alcuni sindaci vicentini che
avevano emanato provvedimenti simili, definiti illegittimi - spiega Zanoni -
I colombi sono una specie non cacciabile dal momento che non sono inseriti
nello specifico elenco regionale». Ma cosa prevede esattamente l’ordinanza
anti-colombi di Brunello? Il provvedimento dispone la limitazione del numero
dei volatili mediante il loro abbattimento nelle zone agricole da parte dei
cacciatori sotto il diretto controllo delle guardie venatorie provinciali.
Nei centri abitati, invece, i colombi dovranno essere catturati con l’uso di
reti o trappole. Le carcasse degli animali saranno poi sepolte solo in
terreni agricoli. L’amministrazione ha ritenuto di dover emanare un
provvedimento così drastico, che sarà valido fino al 30 giugno del 2009,
dopo che in municipio sono arrivate numerose lamentele per disagi e danni
causati dai volatili su edifici pubblici e privati. L’aumento incontrollato
di questa specie animale comporta conseguenze negative anzitutto per motivi
di carattere igienico-sanitario. I colombi, infatti, sono portatori di
diverse malattie e di zecche, oltre ad essere possibili vettori del virus
dell’influenza aviaria. Il guano dei volatili, poi, risulta essere
particolarmente dannoso per gli edifici che, se non vengono puliti
velocemente, possono rimanere danneggiati dalle reazioni chimiche si
generano dal contatto tra la pietra e il materiale organico. Già da tempo il
Comune aveva messo in campo alcuni provvedimenti, quali dissuasori
elettrici, reti metalliche e campagne di sterilizzazione, per limitare il
numero dei volatili. Ma gli interventi non sono riusciti ad arginare il
problema. E così si è resa necessaria l’ordinanza anti-colombo, che chiama
in causa i cacciatori, invitando tuttavia anche la cittadinanza ad un
comportamento adeguato - ossia chiudendo i fori negli edifici dove i colombi
potrebbero nidificare e non abbandonando cibo in grado di attrarre ulteriori
esemplari - per contenere le fastidiose presenze degli uccelli. (Rubina Bon)
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Accolto il ricorso di Lipu e di altri gruppi ambientalisti, esclusi dai
direttivi delle riserve alpine. Dai giudici dure accuse alle giunta: violate
le regole. «Caccia, illegittime le nomine di Muraro»
Il Consiglio di stato ribalta il verdetto del Tar: favorite associazioni
amiche. Nuova bufera sull’ente per la gestione dell’arte venatoria
http://tribunatreviso.repubblica.it/
Nuova bufera sulla gestione della caccia da parte della Provincia di
Treviso. Il Consiglio di Stato, in merito alle nomine nell’ambito delle
Riserve Alpine, boccia l’attività dell’ente di via Battisti contestandogli
«l’inosservanza dei generalissimi e fondamentali principi ai quali deve
attenersi l’attività amministrativa». In sostanza la Provincia avrebbe
favorito alcune associazioni ambientaliste.
Dopo il caso delle presunte corsie preferenziali per licenze di caccia ai
leghisti Gian Polo Gobbo e Leonardo Muraro e dopo l’iscrizione nel registro
degli indagati di due dipendenti di via Battisti nell’ambito di un’inchiesta
su un traffico di uccelli da richiamo, scoppia ora un nuovo «caso caccia».
Un caso che prende forma con l’ordinanza con cui venerdì scorso la Quinta
sezione del Consiglio di Stato di Roma ha pesantemente censurato l’attività
della Provincia contestando la violazione dei «generalissimi e fondamentali
principi ai quali deve attenersi l’attività amministrativa». Il Consiglio ha
accolto il ricorso presentato da Lipu, Wwf e Italia Nostra, unitamente ad
alcuni cacciatori, tramite lo studio legale Steccanella, con il quale veniva
chiesto l’annullamento delle nomine dei rappresentanti delle associazioni
ambientaliste disposte, nel mese di maggio 2007, dalla Provincia di Treviso
all’interno dei comitati direttivi delle Riserve Alpine di Caccia (istituite
dalla Provincia e deputate a programmare l’attività venatoria e a gestire la
fanua selvatica all’interno del proprio ambito) di Crespano, Valdobbiadene,
Pederobba e Colle Umberto.
  Secondo i ricorrenti la Provincia, nell’effettuare tali nomine, aveva
«favorito» direttamente alcune associazioni ambientaliste (e in particolare
l’Ekoclub) e indirettamente alcune associazioni venatorie (Federcaccia),
escludendo le altre dalla possibilità di fare le proprie designazioni. Il
Tar aveva però ritenuto inammissimbili i ricorsi di Lipu, Wwf, Italia Nostra
e dei cacciatori, senza pronunciarsi nel merito della vicenda. Lo studio
legale Steccanella aveva a questo punto fatto appello al Consiglio di Stato.
Che lo scorso 22 febbraio ha emesso l’ordinanza con cui sospende l’
esecutività della sentenza del Tar, censurando duramente il comportamento
dell’amministrazione provinciale.
Il ricorso riguardava quattro riserve del territorio, ma il pronunciamento
dei giudici di Palazzo Spada è destinato ad avere ripercussioni anche sulle
nomine effettuate dalla Provincia nei comitati direttivi delle altre Riserve
Alpine, oltre che degli Ambiti territoriali di caccia delle zone di pianura:
le associazioni ricorrenti, infatti, sono state escluse anche dalle nomine
di tali organisimi direttivi.
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MALTRATTAMENTI
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Palermo, guai per Lidia Togni
Animali maltrattati condannato il circo
http://giornale.lasicilia.it/giornale/2802/CT2802/FATSIC/MO10/06.html
Palermo. Il tribunale di Palermo ha condannato, per maltrattamento di
animali, il circo di Lidia Togni a un'ammenda di 2.300 euro oltre ad una
provvisionale di duemila euro destinata alla Lega anti vivisezione che si
era costituita parte civile. I fatti fanno riferimento al dicembre 2004,
quando il circo si trovava a Palermo e venne denunciato dalla Lav per le
condizioni in cui venivano tenuti gli animali dello zoo. Per l'avvocato
Francesco Paolo Maurigi, rappresentante di parte civile, «il rappresentante
legale ed il procuratore speciale del circo sono stati condannati anche per
i reati relativi all'inidoneo smaltimento dei rifiuti e dei reflui. Lidia
Togni, rappresentante legale, è stata inoltre ritenuta colpevole di
violazione del nuovo art. 727 del Codice penale sul maltrattamento degli
animali».

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it