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NEWS: Giornali Internet 09/03/08



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CACCIA
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E a Moglianoè scattato l’allarme per uno sversamentodi liquami
Scoperti in località Taliani e Castelvecchio 14 lacci realizzati con corde d
’acciaio
La Forestale a caccia dei bracconieri
A Sarnano sequestrate trappole per cinghiali. Inchiesta della procura
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=66F60B7BBB0AB7A89F3AC85
7B85740B2
MACERATA - Giorni di duro lavoro per il personale del Corpo Forestale dello
Stato. Nei giorni scorsi a seguito di diversi servizi di sorveglianza nei
boschi del Comune di Sarnano, in località Taliani e Castelvecchio, gli
uomini della locale stazione hanno scoperto 14 lacci, realizzati con corde
in acciaio, innescati per la cattura di animali. I lacci erano sistemati
lungo le piste abitualmente utilizzate dai cinghiali, in modo tale che, una
volta che l’animale avesse infilato il capo all’interno del laccio, questo
si sarebbe chiuso uccidendolo per strangolamento. I mezzi di caccia
rinvenuti, il cui uso, vietato dalla normativa vigente in materia di
attività venatoria sono stati sequestrati. Sul caso indaga la procura.
E giovedì scorso, sotto una pioggia incessante, il comando stazione
forestale dell’Abbadia di Fiastra è intervenuto in località Prati, a
Mogliano, per uno sversamento di liquami che aveva interessato il fosso di
acqua pubblica Madonna dei Prati, affluente del torrente Cremone. Durante il
servizio di vigilanza i Forestali si sono accorti che nel fosso scorreva
acqua completamente torbida mista a schiuma, con una colorazione marrone
scuro, tipico dei liquami di allevamento.
Risalendo il fosso hanno scoperto che la causa dell’inquinamento era dovuto
ad un allevamento di circa 200 bufale da latte posto poco più a monte. Da
accurati accertamenti sull’intera area adibita al ricovero del bestiame ed
estesi anche ai terreni limitrofi, unitamente al personale Arpam di
Macerata, sono stati rilevati diversi punti di immissione di liquame nel
fosso.
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COLLI EUGANEI Il ministero per le Politiche agricole e forestali ha risposto
a un’interrogazione scritta presentata dall’onorevole Martinello
«I proprietari dei fondi possono sparare ai cinghiali»
«Se i piani di abbattimento non danno risultati apprezzabili, la Regione può
autorizzare l’intervento delle doppiette private»
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Padova&Codice=
3710966&Pagina=MONSELICE%20CONSELVE%20PIOVE%20DI%20SA
Colli Euganei
Si torna a parlare di cinghiali e doppiette sugli Euganei. Stavolta però, a
far la voce grossa non sono i cacciatori, ma il Ministero per le politiche
agricole, alimentari e forestali, che in uno degli ultimi atti prima della
caduta del Governo si è espresso in modo molto chiaro sull'eventuale
utilizzo dei residenti del Parco come risorsa per debellare la piaga dei
selvatici.
A dare notizia dell'intervento ministeriale è l'onorevole Leonardo
Martinello, il quale aveva richiesto al ministro uscente Paolo De Castro
quali provvedimenti avesse intenzione di adottare lo Stato, in difesa degli
agricoltori e delle colture dei Colli. "Considerata la gravità della
situazione - aveva scritto l'onorevole nell'interrogazione inoltrata al
ministero - chiedo se non sia il caso di attuare squadre di pronto
intervento che permettano di monitorare e di intervenire con abbattimenti
mirati e selettivi.
Le Regioni è la risposta del Governo che si può applicare anche ad un ente
autonomo come il Parco Colli potranno autorizzare piani di abbattimento, che
può avvenire da parte delle guardie venatorie, le quali potranno avvalersi a
loro volta dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i
piani, o di guardie forestali e comunali, purché i soggetti siano muniti di
licenza di caccia.
In soldoni, se i piani di abbattimento dei cinghiali non portano a risultati
apprezzabili come secondo alcuni sta accadendo sugli Euganei gli enti
possono ricorrere alla collaborazione delle doppiette dei padroni dei
terreni interessati dal problema.
"Questa è l'occasione buona spiega Martinello per far intervenire i
proprietari colpiti dalla piaga dei cinghiali, naturalmente sotto il
controllo della polizia provinciale e dell'ente Parco. In molti altri parchi
si fa già". Ferdinando Garavello
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IN CALO. All’assemblea annuale la sezione cittadina è arrivata con soli
1.044 soci a registro
Federcaccia, è crisi Persi 5 iscritti su cento
E Pagani ne ha per tutti dal Tar alle associazioni
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/cronaca/Bae.htm
La sezione cittadina di Federcaccia si è presentata alla consueta assemblea
annuale dei soci con 1.044 iscritti, pari a un 5 per cento in meno rispetto
ai 1.100 dell’anno prima. La tendenza ad appendere la doppietta al chiodo
non si ferma, e il presidente Guglielmo Pagani ne esplora le cause, a
partire dai malumori provocati dai soliti conflitti normativi a vari
livelli.
Se il calendario provinciale prevedeva la preapertura dal primo settembre
(di giovedì e domenica da capanno fisso e temporaneo per la caccia a merlo,
tortora e cornacchia), Pagani addita «l’immediato pronunciamento del Tar di
Brescia (il 3 settembre) a seguito di ricorso Lac, che sospendeva la
delibera adottata dalla Provincia».
Vero è che poi, (il 27 settembre) la sospensiva della delibera veniva
respinta, ma intanto il periodo di preapertura era passato, e «per il chiaro
pronunciamento anticaccia del presidente del Tar, l’obiettivo di farla
saltare era stato raggiunto». I cacciatori, dunque, hanno ancora una volta
pagato le spese delle incertezze normative.
È solo uno degli argomenti sollevati da Pagani l’altra sera, davanti a una
sala piena dell’oratorio della Volta di via Duca degli Abruzzi. L’assemblea
ha approvato pure il consuntivo 2007 e il preventivo 2008, ma l’attenzione
maggiore è andata all’analisi delle attuali problematiche venatorie.
E Pagani ha aggiunto che la situazione provinciale si è replicata a livello
più alto, nello scontro sulle deroghe tra Regione Lombardia e Governo. La
Giunta Formigoni ha permesso il prelievo «quanto mai contenuto nel numero
dei capi e rigoroso nei tempi» dello storno (solo a Brescia e Sondrio), di
peppole e fringuelli. Ma anche questo «non ha evitato - sottolinea il
presidente - l’impugnativa delle leggi lombarde davanti alla Corte
costituzionale».
Una vera e propria «incursione sulle competenze regionali», denuncia Pagani,
che «ha colpito le leggi della Lombardia molto rispettose della direttiva
comunitaria e quella ben più permissiva del Veneto». E a fare il resto è
arrivato il decreto del ministro dell’Ambiente del 17 ottobre 2007, che ha
imposto tutta una serie di altri divieti.
Oltre a ciò, il mondo venatorio soffre di altri problemi. Il ministero della
Salute - elenca - ha prorogato a tutto il 2008 il divieto di richiami vivi
per la caccia agli acquatici «nonostante le vigenti disposizioni europee ne
permettano l’uso». Sono stati presentati disegni di legge restrittivi sull’
acquisto e detenzione di armi, non ultimo quello del ministro Amato, e via
dicendo.
Sono problemi da «affrontare a livello nazionale», dice Pagani, che ne ha
pure per le associazioni venatorie stesse, troppo prese da «forme di sterili
differenziazioni per acquisire nuovi tesserati» invece di «trovare coesione
attorno a Federcaccia per presentarsi autorevoli e rappresentative alle
istituzioni». Tanti problemi, che si aggiungono ai rapporti non sempre
idilliaci con agricoltori e ambientalisti. C’è molto da cambiare, per
invertire la tendenza all’abbandono.MI.VA.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it