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NEWS: Giornali Internet 17/03/08



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CACCIA
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Cinghiali disorientati contro le automobili
Torna l'allarme per le immissioni illegali
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=42578&p
agina=&versione=&zoom=&id_articolo=216944
GIULIANO BELTRAMI VALLE DEL CHIESE - Nella notte fra sabato e domenica sono
accaduti due episodi destinati a rinfocolare la polemica, che di tutto ha
bisogno, tranne che di essere rinfocolata, sui cinghiali nella valle del
Chiese. In località Alle Porte, nei pressi di Cimego, si sono verificati due
incidenti, con tre morti. No, niente tragedie: i tre morti sono proprio i
cinghiali. Il primo a trovarsi davanti un animale è stato un automobilista
di Condino, alla guida di una Golf, intorno alle due e mezza del mattino.
Una mezz'oretta dopo, mentre i carabinieri stavano effettuando i rilievi, è
sopraggiunto un automobilista di Prezzo alla guida di una Mercedes, sulla
cui macchina sono piombati altri due cinghiali. Gli automobilisti sono
usciti dagli incidenti illesi. Il secondo, in particolare, assicura che
stava andando a velocità moderata, anche perché aveva visto i carabinieri
sul luogo del precedente incidente. I cinghiali sono scesi dalla scarpata,
piombando sulla sua auto. Un terzo automobilista di Storo, verso le 21 di
ieri, ha evitato di investire mamma cinghiale con cinque piccoli. La
circostanza fa sospettare che si tratti di cinghiali appena immessi: infatti
pare che siano animali spauriti, confusi e disorientati. E allora sorge un
interrogativo, che è senz'altro grave: è possibile che esistano ancora degli
incoscienti che nonostante la buriana sollevata negli ultimi vent'anni
dall'immissione abusiva avvenuta sul finire degli anni Ottanta stiano
provando nuovamente a gettare nella mischia questi animali? E a questo punto
c'è chi vorrebbe fare la voce grossa, anzi grossissima, con il Comitato
faunistico provinciale. Ci prova per esempio il sindaco di Prezzo, Celestino
Boldrini , il quale si fa portavoce dell'esasperazione della popolazione.
Dove sta il problema? Nel fatto che il Comitato faunistico ha scritto in
passato che i cinghiali sono da considerarsi animali autoctoni, ossia del
luogo. Dato che erano scomparsi e sono stati reimmessi abusivamente, gli
abitanti del Chiese sostengono che si dovrebbe dare una caccia spietata a
questi animali, nel tentativo di estirparli una volta per tutte: almeno fino
alla prossima volta in cui qualcuno avrà la malaugurata idea di «arricchire»
il patrimonio cacciabile con nuovi esemplari. La cronaca degli ultimi due
decenni è fin troppo generosa di episodi che hanno visto i cinghiali
protagonisti. Il più delle volte è cronaca di devastazioni di pascoli in
quota. Ma si sa, i cinghiali non hanno disdegnato spesso di scendere in
fondovalle, attaccando i campi di granoturco e gli orti. E vale per loro il
detto riferito ad Attila: dove passano non cresce più un filo d'erba. Non
vanno nemmeno dimenticati i molti incidenti causati dalla loro presenza
sulla strada. Finora hanno arrecato solo danni materiali o momenti di alta
tensione. Chi non ricorda la scorribanda di un grosso cinghiale nel piazzale
dell'autolavaggio con distributore a Staiade, fra Storo e Condino in un
tranquillo sabato pomeriggio? Ne aveva fatte le spese il gestore,
l'assessore comunale alle foreste di Condino ed ex bandiera della squadra
locale di calcio Giuseppe Leotti , il quale aveva rimediato qualche
contusione. Principalmente, tuttavia, sono danni materiali, come si diceva.
Ma potrà sempre andare avanti così? «Il guaio è - denuncia ancora Boldrini -
che le nostre proteste, le invocazioni d'aiuto, le delibere comunali, le
raccolte di firme, perfino la minaccia di sciopero del voto, tutto è caduto
nel totale disinteresse degli organi provinciali. Che facciamo? Aspettiamo
che prima o dopo a morire sia qualche rappresentante del genere umano,
anziché i cinghiali?».
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COMMERCIO
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Commercio illegale di cardellini
http://www.pinus1.it/web/Commercio-fringillidi-160308.htm
Il Comando Distaccamento di Villagrazia (PA ha effettuato un'azione di
repressione del commercio di fringillidi in Piazza Ballarò a Palermo.
Si tratta di commercio illegale - in violazione della legge 157/92 - che
interessa diversi tipi di fringillidi, nel nostro caso di cardellini, che è
perpetrato, in particolare, durante i mesi di marzo ed aprile di ogni hanno
effettuano la migrazione di ritorno, dopo aver svernato nel nord Africa. Fra
le rotte migratorie, quella che attraversa la Sicilia è la più
"frequentata".
A monte del commercio c'è tutta una sequenza di atti illegali per la cattura
dei fringillidi. Al sorgere del sole, i bracconieri posano le reti di
cattura sul terreno precedentemente preparato con piantine fiorite delle
specie predilette da questi uccelli, in queste aree - di circa 6 metri
quadrati - sistemano un cardellino - solitamente femmina perchè di poco
valore commerciale - che costringono a svolazzare con un legnetto, legato ad
uno spago azionato dal loro nascondiglio; intorno all'area appendono le
gabbiette con i cardellini - detti di richiamo - i quali, al sopraggiungere
dello stormo dei loro simili, iniziano a cinguettare attirandone
l'attenzione.
A monte del commercio c'è tutta una sequenza di atti illegali per la cattura
dei fringillidi. Al sorgere del sole, i bracconieri posano le reti di
cattura sul terreno precedentemente preparato con piantine fiorite delle
specie predilette da questi uccelli, in queste aree - di circa 6 metri
quadrati - sistemano un cardellino - solitamente femmina perchè di poco
valore commerciale - che costringono a svolazzare con un legnetto, legato ad
uno spago azionato dal loro nascondiglio; intorno all'area appendono le
gabbiette con i cardellini - detti di richiamo - i quali, al sopraggiungere
dello stormo dei loro simili, iniziano a cinguettare attirandone
l'attenzione. Il movimento della cardellina legata in mezzo alle piantine
diventa irresistibile per tutto lo stormo, costringendolo a posarsi intorno.
Proprio in questo  momento entra in azione il bracconiere, il quale tira le
cordicelle delle reti che si chiudono su tutta l'area preparata,
imprigionando tutti gli uccelli che si sono posati.
L'utilizzo dei cardellini - quindi la ragione del valore commerciale - è
dovuto alla pratica dell'accoppiamento con le canarine. Infatti l'ibrido che
nasce - detto bastardo - ha delle capacità canore superiori, quindi, a sua
volta, è utilizzato per il richiamo durante la cattura. Solitamente viene
posto vicino alle rati in una gabbietta sospesa su un ramo o su una pertica
piantata nel terreno. Il canto di un "bastardo", di buone capacità canore, è
udibile ad oltre un chilometro di distanza.
Anche se non si hanno molti riscontri, la cattura dei fringillidi può avere
scopi culinari.
Abbiamo voluto dare qualche notizia tecnica per porre nella giusta luce il
lavoro fatto dai Forestali del Distaccamento di Villagrazia (PA) in difesa
della Natura. In questo caso si è trattato di un intervento contro il
commercio illegale.
La mattina 16 marzo scorso, i Forestali sono intervenuti in Piazza Ballarò
di Palermo dove hanno sventato il tentativo di commercializzare i cardellini
catturati nei giorni scorsi. I bracconieri-commercianti, alla vista dei
Forestali, si sono dati alla fuga confondendosi nella folla della Piazza, ma
hanno dovuto lasciare sul marciapiedi - utilizzato a mo di bottega - più di
300 cardellini, rinchiusi in piccole gabbie.
I Forestali hanno posto sotto sequestrato le gabbie e gli uccelli. Questi
ultimi, come previsto dall'art. 28 della legge 157/92, sono stati liberati
nei pressi del demanio forestale di Valle Giorgia. Naturalmente, dopo la
prigionia, non tutti i cardellini hanno spiccato un volo perfetto, ma dopo
pochi tentativi, tutti hanno apprezzato la libertà. Vento sul becco piccoli
amici.
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NOCIVOSARAITU
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Assemini. È ormai allarme in Sardegna per il proliferare dei “castorini
inquinatori”
Nutria, l’intruso arrivato dall’America
L’Isola invasa dal roditore importato per la sua pelliccia
L’ASSESSORE
«Attendiamo il contributo regionale per completare il progetto di cattura
degli animali» Sono migliaia le nutrie che hanno invaso il territorio del
centro sud Sardegna. Liberate negli anni ’80 dopo il fallimento degli
allevamenti.
http://www.unionesarda.it
Avevano la pelliccia bella e morbida. E allora, perché non trasformarla in
un affare. Un “business mondiale”, pensarono allora gli americani della
Louisiana, i primi a pensare di sfruttare il castorino che viveva più o meno
tranquillo nelle zone umide dell’Argentina e del Brasile. Poi arrivarono gli
italiani. Era il 1921, e dalle parti di Alessandria spuntò il primo
allevamento. Poi arrivarono i sardi, il roditore che gli scienziati chiamano
Myocastor coypus e il volgo nutria, attraversò il mare per proliferare nell’
Isola. Generando, oltre a centinai, migliaia di cuccioli, anche l’illusione
di facili guadagni. Il business in limba durò poco.
Una ventina d’anni fa gli allevamenti made in Sardegna chiusero i battenti
aprendo le loro gabbie e consentendo la fuga degli animali. Sette, nove
chili di nutria, praticamente una “macchina da riproduzione” già
sessualmente matura ad appena sei mesi e capace di generare, per due volte
all’anno, dai due ai quattro piccoli. Diventati, dagli anni Ottanta ad oggi,
una mandria infestante, aliena ed estranea all’ambiente isolano ma in grado,
nell’ecosistema sardo, di accrescersi praticamente senza nemici. Ad
Assemini, dalle parti del Cixerri e del Rio Mannu, non è raro osservarle dal
ponte mentre brucano sulle sponde dei canali. «Come fossero pecore nere in
un prato», dicono da quelle parti. E qualche giorno fa un giovane di Sarroch
sposato a Siliqua ci ha rimesso il polso spingendo il braccio a portata di
morso. E finendo al pronto soccorso per le ferite, per un’antitetanica e una
lunga terapia antibiotica. Gli incontri ravvicinati con le nutrie, insomma,
sembrano ora anche pericolosi. E da più parti si fa sempre più insistente la
richiesta di un intervento deciso per debellare la crescita abnorme dei
castorini.
Quell’invasione che ha interessato non solo il bacino del Cixerri, il
territorio di Uta, l’area del Flunini Mannu e ancora del Flumendosa, di
Pabillonis e San Vito, il Mulargia e la foce del Tirso ma anche Ortacesus,
Nuraminis, Samatzai. Mentre un esemplare è stato avvistato nello stagno del
Molentargius, tra Cagliari e Quartu. È stata la Provincia di Cagliari e in
particolare l’assessorato all’Ambiente guidato da Rosaria Congiu a mettere
in atto tempo fa una prima parte del “Progetto eradicazione nutrie”. «Una
campagna che ha permesso di catturare una novantina di animali tra l’altro
in un tratto piuttosto modesto del Flumendosa di Ballao. Un numero dunque
alto rispetto alla zona interessata e che dimostra la consistente
proliferazione delle nutrie.
Purtroppo diverse gabbie sono state rubate e ora confidiamo in un nuovo
finanziamento della Regione per proseguire nel progetto coordinato dall’
ingegner Francesco Sanna», spiega Congiu.
Di soldi ne servono parecchi. Non soltanto per il personale che deve
comunque garantire una sua presenza nelle aree interessate, ma anche per l’
abbattimento degli animali catturati. Che - come indicato dall’Istituto
della fauna selvatica - sembra essere davvero l’unico metodo, seppur
cruento, per aver ragione di un problema diventato vera emergenza. Anche
perché in Sardegna, a differenza di quanto avviene in sud America, non
esistono nemici naturali come i felini e coccodrilli, e la selezione è
lasciata praticamente a qualche volpe. Troppo poco per fermare la crescita
sconsiderata di questo roditore “tradito” dalla bellezza della sua stessa
pelliccia che poi, in fin dei conti, ha smesso di affascinare negli anni
Ottanta.
ANDREA PIRAS
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ALIMENTAZIONE
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PASQUA
Pronti per le nostre tavole
200mila agnelli non certificati
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/ancona/2008/03/17/73026-pronti_nostr
e_tavole.shtml
Il presidente dell'Associazione allevatori del Piceno, Antonio Ricciotti, ha
spiegato che si tratta di capi provenienti da Romania, Bulgaria, Ungheria e
Polonia. Si tratta di un numero "ben al di sopra del fabbisogno reale".
Ascoli Piceno, 17 marzo 2008 - Sono circa 200 mila gli agnelli 'non
certificati' provenienti dai Paesi dell'est Europa che stanno per entrare
nelle Marche in occasione delle festività pasquali. Lo ha rivelato il
presidente dell'Associazione allevatori del piceno, Antonio Ricciotti, che
ha spiegato che si tratta di un numero 'ben al di sopra del fabbisogno
reale'. Gli agnelli senza garanzia di tracciabilità sono importati
soprattutto da Romania, Bulgaria, Ungheria e Polonia al costo di circa un
euro a chilogrammo; il prodotto, poi, costa 2,50 euro al grossista e tra gli
8 ed i 13 euro al consumatore finale, lo stesso prezzo - spiega Ricciotti -
al quale è possibile acquistare carne ovina proveniente da animali nati ed
allevati sui pascoli delle nostre montagne'.
Il presidente dell'associazione provinciale allevatori ha ricordato che 'il
prodotto locale viene controllato da tecnici e certificato, mentre 'la
rintracciabilità è assicurata da sigilli alimentari numerati ed attestati a
tutela del consumatore, che accompagnano la carne fino al punto vendità".

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it