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NEWS: Giornali Internet 19/03/08



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CACCIA
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BRACCONAGGIO: SCOPERTE SEI PERSONE A CACCIA DI UCCELLI ACQUATICI NEL
CASERTANO
I bracconieri fermati attiravano i volatili con richiami elettroacustici
http://www.corpoforestale.it/newsletter/view.asp?id=6519
19 marzo 2008 - Sei persone sono state sorprese e denunciate dagli uomini
del Comando Provinciale di Caserta del Corpo forestale dello Stato all’
Autorità giudiziaria per esercizio dell’attività venatoria in periodo di
divieto generale, in varie località del Comune di CastelVolturno (Caserta);
sono stati sequestrati tre fucili, centinaia di cartucce e richiami
elettroacustici che riproducono il canto nuziale degli uccelli acquatici e
li attirano a portata di fucile. In questo periodo infatti avviene il
cosiddetto “ripasso nuziale primaverile” dell’avifauna acquatica migratoria
che ritorna nei siti di nidificazione; transitando per il litorale Domitio,
posto sulla maggiore linea direttrice migratoria tirrenica, gli uccelli
vengono presi di mira dai bracconieri che si appostano per abbatterla, anche
con il supporto di mezzi illeciti.
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ANFIBI
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IL CASO. Un cantiere edile aperto a Gaino di Toscolano Maderno potrebbe
distruggere uno dei pochissimi siti riproduttivi del rarissimo ululone
Le ruspe minacciano il rospo in estinzione
Si lavora su una delle sole tre aree provinciali nelle quali questa specie è
stata segnalata e serve un intervento di protezione urgente
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Aaa.htm
IL MICRO habitat di cui stiamo parlando è rappresentato dal corso di alcune
piccole risorgive (e da qualche pozza alimentata dalle stesse) che si
trovano in località Scarpera di Gaino, nell’entroterra collinare di
Toscolano Maderno, e proprio in questi giorni le ruspe e le scavatrici lo
stanno stravolgendo per permettere la costruzione di una abitazione.
La segnalazione del problema è stata trasmessa a Vincenzo Ferri, un
erpetologo del Centro studi Arcadia che è anche referente scientifico della
lodigiana «Stazione sperimentale regionale per lo studio e la conservazione
degli anfibi in Lombardia "Monticchie"», un ricercatore che negli anni
scorsi ha più volte visitato questa stazione riproduttiva. E proprio Ferri
ha inviato immediatamente una lettera per chiedere di fermare i lavori: l’
hanno ricevuta nei giorni scorsi il Comune, la commissione Ambiente dell’
Unione europea, il ministero dell’Ambiente, il corpo forestale dello Stato
regionale e provinciale, la Regione, il servizio di vigilanza ecologica
della Provincia e il Parco dell’Alto Garda. Risultati? Per adesso si direbbe
nessuno.
EPPURE esitono norme precise sulla base delle quali intervenire. Sono
contenute nella direttiva «Habitat» dell’Unione europea, che è stata
recepita dal Dpr 357 del ’97, il quale sancisce il divieto di uccidere e
catturare o «creare problemi» in qualsiasi fase del ciclo vitale a tutte le
specie incluse nell’allegato «D» (l’ululone è compreso), e quello di
danneggiare o distruggere i siti di riproduzione delle stesse specie.
In sintesi, la forestale avrebbe dovuto bloccare il cantiere; che
naturalmente è dotato di tutti i pareri e le autorizzazioni di legge
«tradizionali», ma che purtroppo non tengono conto dello spazio vitale di un
piccolo rospo minacciato dall’estinzione. Invece, ci spiega Cristina Milani,
consigliere comunale di minoranza a Toscolano per «Progetto Comune», gli
agenti del Cfs hanno fatto sì un sopralluogo, ma non avendo nelle mani una
segnalazione ufficiale relativa all’esistenza di questo sito riproduttivo, e
avendo verificato appunto la regolarità della concessione edilizia, se ne
sono andati.
IN REALTÀ la segnalazione del sito esiste, ed è stata pubblicata da tempo
dalla «Rivista italiana di scienze naturali». Inoltre, già nel 2003 l’allora
affittuario del terreno interessato aveva presentato, con la consulenza del
Centro studi Arcadia, una richiesta di finanziamento alla Provincia: si
volevano utilizzare fondi appositi messi a disposizione per il recupero
delle pozze d’abbeverata e delle piccole zone umide, e proprio per salvare l
’ululone; ma quella richiesta non ha mai ricevuto risposta. E per finire
anche il servizio di vigilanza ecologica volontaria dell’alto Garda, pure
competente in casi del genere, è a conoscenza del problema.
PER EVITARE conseguenze irreparabili oggi basterebbe raggiungere una
mediazione, e attraverso Vincenzo Ferri il «Centro anfibi Monticchie» ha
offerto la piena disponibilità a concordare coi tecnici del Comune e dell’
impresa al lavoro eventuali interventi di mitigazione e di compensazione
dell’impatto del cantiere. Ma occorre fare presto.
Come dicevamo, questo allarme erpetologico ha fatto muovere immediatamente
anche Cristina Milani: oltre ad aver chiesto ragguagli alla forestale, il
consigliere di opposizione ha mobilitato anche la polizia locale; ma anche
in questo caso tutto si è fermato davanti alla concessione edilizia. E
adesso, richiamandosi alla imponente cementificazione conosciuta dal
territorio di Toscolano Maderno, afferma con amarezza: «Qui si costruisce
dovunque, anche sui terreni a rischio frana e sulle risorgive. E tutto
avviene anche grazie alla prassi dello scaricabarile in voga tra gli enti
superiori che devono vigilare sulla tutela del territorio».
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ALIMENTAZIONE
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terraterra
Meat out day, verso le proteine etiche
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Marzo-2008/art68.html
Marinella Correggia
In 50 stati americani e in decine di altre nazioni il 20 marzo ricorre, da
oltre venti anni, il meatout day (giorno di fuoriuscita dalla carne) ,
grande campagna di educazione alimentare dal basso e interattiva. Una
giornata di eventi, tavolini nelle strade, cene dimostrative, volantinaggi,
pressioni sui media, colloqui con familiari, amici e vicini. Si chiede a
tutti di non mangiare carne e pesce per quel giorno almeno e si divulgano le
buone ragioni - etiche, ambientali, climatiche, salutari, economiche e
perfino gustative - che inducono a passare al cibo del futuro, che dovrà
essere il più possibile vegetale e biolocalmente prodotto. Ma la transizione
auspicata verso un modello proteico non è affatto iniziata. Si prevede che
entro il 2050 il consumo mondiale di carne raddoppierà e l'aumento sarà
quasi tutto nel Sud del mondo. Già oggi siamo a oltre 280 milioni di
tonnellate all'anno. Fra i cambiamenti necessari per un futuro vivibile, la
rivoluzione delle abitudini alimentari è uno dei pochi immediatamente
realizzabili a livello individuale: non richiede svolte politiche né la
diffusione di tecnologie. E la sua portata sarebbe enorme: Albert Einstein
dichiarò che «niente andrà a beneficio della salute umana e accrescerà le
chance di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l'evoluzione verso una
dieta vegetariana». Certo, da allora le minacce ambientali si sono
moltiplicate ed ecco perché l'indiano Rajendra Pachauri, coordinatore
dell'Ipcc, il pool di scienziati Onu che si occupa di cambiamenti climatici,
non suggerisce solo il cambiamento alimentare ma anche...di andare in bici,
e in generale riorientare gli stili di vita verso la sobrietà. Sul lato dei
consumi, l'impatto sanitario della dieta con forte componente animale sarà
al centro del meatout day negli Stati uniti. Sul lato dell'offerta,
l'impatto della zootecnia intensiva (e per soddisfare simili consumi non può
che essere intensiva) è ormai sottolineato in più sedi, anche se c'è chi
sostiene che si potrà riorganizzare la produzione senza ridurla, dunque
senza una rivoluzione dei consumi. Terra: buona parte delle superfici
agricole disponibili è destinata a coltivare i futuri mangimi per le stalle;
intanto a fronte degli oltre 840 milioni di persone sottonutrite, la
produzione di alimenti animali è inefficiente: nel passaggio dalle calorie e
proteine vegetali molto si perde, fino al 90 per cento del totale (per
ottenere 1.000 chilocalorie di carne occorrono 8 metri quadrati di terreno
rispetto agli 0,26-0,80 per 1.000 calorie di cereali). Acqua: in tutto il
ciclo produttivo zootecnico, dai campi per la mangimistica ai frigoriferi
per la refrigerazione, ne occorre moltissima e molta se ne inquina; negli
Stati uniti, secondo la governativa Epa (Agenzia per la protezione
ambientale), circa i tre quarti delle acque sono inquinati da questo settore
produttivo; in tempi di crisi idrica presente e futura, converrebbe
orientarsi verso colture vegetali come quelle che secondi i centri di
ricerca agricola internazionali (e il rapporto Slow Trade Sound Farming del
Wupperthal Institute) sono le più adatte a fornire un minimo di sicurezza
alimentare in condizioni climatiche difficili e con poca acqua: miglio,
sorgo e orzo, arachidi, legumi nelle tante declinazioni locali. Fuoco e
aria: il ciclo produttivo zootecnico richiede grandi quantità di energia di
origine fossile, il che si traduce in emissioni di anidride carbonica, gas
climalterante, a cui si aggiungono le emissioni di metano delle deiezioni, e
quelle del metabolismo nel caso dei bovini. A ciò va sommata la distruzione
delle foreste (e relativa «liberazione» di carbonio) per l'espansione delle
colture mangimistiche. Insomma per produrre un chilo di carne bovina le
emissioni di gas serra possono essere equivalenti a 36 kg di anidride
carbonica. Il meatout day, infine, sottolinea che il tempo è venuto per una
svolta etica che non accetti più il trattamento inflitto alle «macchine da
carne», stipate in lager, trasportate in tir piombati qua e là per il mondo,
verso i macelli.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it