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NEWS: Giornali Internet 20/03/08



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CACCIA
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Una pratica scoperta dalla Forestale
Uccelli da richiamo In 14 dal giudice
Traffico illegale, chiuse le indagini
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3724680&Pagina=TREVISO
(l.p.) La Procura di Treviso ha chiuso le indagini sul traffico illegale di
uccelli da richiamo, che ha fatto finire nei guai sedici persone, tra cui
due funzionari della Provincia. Per questi ultimi gli inquirenti disporranno
però nuove indagini, mentre per gli altri quattordici indagati, la Procura
si appresta a chiedere il rinvio a giudizio con l'accusa di violazione delle
leggi sulla caccia, maltrattamento di animali e furto aggravato. La
posizione dei due dipendenti dell'ente di viale Cesare Battisti, un
guardacaccia e un impiegato, sarà stralciata: seguirà quindi altri binari e
necessiterà di nuovi accertamenti. Per gli altri, sarà il giudice a questo
punto a decidere se dovranno andare a giudizio o meno.
La vicenda fu resa nota il 19 febbraio, quando gli uomini del corpo
forestale di Treviso annunciarono di aver scoperto e sgominato il traffico
di uccelli dopo mesi di indagini, accertando il coinvolgimento dei sedici
indagati. L'indagine era partita alcuni mesi prima in diversi comuni del
Vittoriese, dove da sempre si pratica la cattura di animali da richiamo
tramite l'utilizzo, per conto dell'ente Provincia, dei cosiddetti "roccoli",
meccanismi che servono a catturare uccelli da richiamo per poi rivenderli ai
cacciatori. Le indagini del corpo forestale avevano consentito di accertare
le responsabilità di P.M., un 50enne che si serviva di queste attrezzature,
il quale, facendo figurare quotidianamente un numero di catture inferiore a
quello effettivo, immetteva nel mercato clandestino le sue prede a prezzi
notevolmente superiori di quelli previsti dalla Provincia. Un uccello da
richiamo arrivava a costare anche 100 euro. Un giro d'affari sul quale i due
dipendenti della Provincia avrebbero chiuso un occhio, commettendo quelle
che il procuratore della Repubblica Antonio Fojadelli ha definito
"leggerezze".
Una ventina le perquisizioni condotte in altrettante abitazioni e locali
pubblici, che avevano portato al sequestro di 10 fucili, circa 5mila
cartucce, decine di reti da uccellagione e 120 trappole di vario genere, ma
soprattutto di animali imbalsamati: picchi, pettirossi, cince e lucherini,
oltre a 2mila uccellini conservati in congelatore e destinati a finire nei
piatti degli amanti della "poenta e osei", particolare che aveva messo nei
guai anche un ristoratore trevigiano. Altri duecento esemplari erano stati
invece liberati e affidati ai centri di recupero di Treviso e Trieste. Per A
questo quadro, già gravissimo, si era aggiunto anche il maltrattamento degli
animali, sottoposti regolarmente alla pratica del "sessaggio".
Ora di questi atti i presunti responsabili potrebbero dover rispondere al
giudice.
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Caccia illegale, sequestrati 80 uccelli
http://www.eco.bg.it/EcoOnLine/CRONACA/2008/03/20_madone.shtml
Gli agenti del Nucleo Ittico Venatorio del Corpo Polizia Provinciale sono
intervenuti a Madone per sventare l’attività di un esercizio illegale di
cattura di uccelli. Un sottufficiale ed un agente hanno visto una persona
uscire da un capanno di legno, collocato al margine di un prato, e dirigersi
verso una casa posta ad un centinaio di metri. L’accertamento ha permesso di
accertare la cattura di uccelli selvatici. Presso il capanno era posizionata
ad arte una rete orizzontale per uccellagione, funzionante a scatto, tramite
uno spago azionato dall’interno del capanno. Sul terreno era stato sparso
del mangime allo scopo di attirare gli uccelli.
Poco distante c’era una gabbia di costruzione artigianale contenente diverse
peppole e alcuni fringuelli, specie protette; inoltre, al piano terra della
casa, in distinte gabbie, erano tabulati diversi uccelli, la maggior parte
appartenenti a specie protette. È stata accertata la detenzione illegale di
n. 80 uccelli appartenenti a sette diverse specie di fringillidi, tutte
protette, dei quali n. 47 privi di anello e n. 33 con anelli non conformi in
quanto di diametro maggiore al previsto; in particolare gli uccelli privi di
anello erano: 25 peppole, 9 verdoni, 6 fringuelli, 6 lucherini, ed un
cardellino.
A Madone, con la rete orizzontale, sono stati sequestrati 80 uccelli, 37 dei
quali sono stati liberati sul posto, gli altri sono stati portati al Centro
recupero animali selvatici di Valpredina, gestito dal WWF, a Cenate Sopra.
All’autore delle catture sono stati contestati l’esercizio dell’uccellagiano
e la detenzione di avifauna protetta.
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Il testo è stato pubblicato sul Bur, immediatamente il Circolo friulano dei
cacciatori ha inviato proteste al Difensore civico regionale, al Governo e
ai ministeri
Caccia: legge in vigore, partono gli esposti
La contestazione riguarda l’obbligatorietà dell’adesione all’associazione
dei cacciatori e i mancati previsti pareri dell’Infs
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3724489&Pagina=9
Udine
La legge regionale numero sei del 6 marzo 2008, sulla caccia, è stata
pubblicata sul Bur e quindi è entrata in vigore. Ma nello stesso giorno
della pubblicazione è partita una raffica di esposti del Circolo Friulano
Cacciatori nei confronti di un testo di legge ritenuto, nelle sue parti
fondamentali, incostituzionale e contrastante con la Legge nazionale 157 del
1992. Destinatari degli esposti il Difensore civico, il Commissario di
Governo, la presidenza del Consiglio dei Ministri, i ministeri degli affari
regioanli, dell'ambiente e delle politiche agricole.
La legge è stata aspramente contestata fin dalla sua prima scrittura da un
ampio fronte che ha trovato d'acordo, per la prima volta nella nostra
regione, associazioni venatorie (tranne la Federcaccia), parte del
agricoltori e ambientalisti.
A prenere l'inziiativa dell'esposto è stato il Circolo Friulano Cacciatori
che aveva già chiamato in causa l'Avvocatura regionale e il Ministero
dell'Ambiente, ricevendo risposte positive. Nel mirino del nuovo esposto ci
sono soprattutto due elementi basilari della nuova legge: l'associazione dei
cacciatori ad appartenenza obbligatoria e l'assenza totale di disposizioni
che impongano il preventivo parere dell'Istituto Nazionale della Fauna
Selvatica nell'iter di formazione di norme o regolamenti in materia di
gestione della fauna.
«Obbligare i cacciatori ad essere soci di un'associazione privata
"inventata" dalla legge stessa, pena l'impossibilità di cacciare - osserva
l'associazione - contrasta con l'articolo 18 della Costituzione che prevede
la libertà associativa, mentre diverse sentenze della Corte Costituzionale,
anche recenti, hanno stabilito che il parere preventivo dell'INFS - Istituto
Nazionale della fauna Selvatica - è condizione assolutamente necessaria per
la legittimità di ogni disposizione normativa o regolamentare sulla gestione
faunistica».
Mentre la legge era ancora in corso di redazione, l'Avvocatura della Regione
aveva rilevato gli elementi di incostituzionalità dell'associazione
obbligatoria, secondo le sentenze della Corte Costituzionale, mentre il
Ministero dell'Ambiente, interessato dal Difensore Civico a cui il CFC si
era rivolto, aveva espresso identiche e ben più pesanti perplessità.
«Nonostante tutto ciò ed in spregio ai più volte espressi pareri negativi di
quasi tutte le associazioni venatorie ed ambientali, nonché dei sindacati
agricoli e degli Enti locali - conclude il Circolo friulano cacciatori - la
legge è stata approvata con un atto di estrema arroganza istituzionale, che
non ha neppure tenuto conto di una petizione firmata, in soli 20 giorni, da
quasi 7.000 cittadini, proposta dai sodalizi venatori ed ambientalisti
regionali, uniti in un'alleanza del tutto inedita sul fronte comune della
conservazione della fauna e della natura. La legge ha ricevuto il voto
favorevole di soli 22 consiglieri su 60 e dunque può essere definita "una
legge di minoranza"».
Il Cfc ha ricevuto assicurazione che esposti simili saranno immediatamente
presentati da Arcicaccia nazionale, da Italcaccia Nazionale, dall'Urca,
Unione Regionale Cacciatori dell'Appennino (unica associazione venatoria
riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente come associazione nazionale) nonché
da Lipu, Legambiente e WWF.
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Chiese La giunta provinciale interviene: «Gli abbattimenti vanno aumentati»
Cinghiali, via libera alle doppiette
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=42778&p
agina=&versione=&zoom=&id_articolo=217932
VALLE DEL CHIESE - Ha colpito nel segno l'appello lanciato dal sindaco di
Castel Condino, Maurizio Tarolli al presidente Dellai: i cinghiali presenti
a decine nella zona verranno eliminati. O meglio, la giunta provinciale dà
il via libera per alzare il numero degli abbattimenti. Il comitato
faunistico provinciale ha adottato uno specifico provvedimento che divide
l'area del Chiese in due zone: la prima sulla sponda destra del torrente,
all'interno della quale il controllo della specie è affidato alla diretta
responsabilità dei cacciatori che hanno l'obbligo di determinare una soglia
minima di abbattimento che deve essere raggiunta entro la fine della
stagione venatoria. Se le doppiette non riescono a far diventare salami il
numero previsto di cinghiali allora la palla, anzi la carabina, passa alla
Forestale che deve completare l'opera. Sull'altra sponda, dove la presenza
della specie è sporadica, è previsto invece l'intervento diretto dei
forestali per l'abbattimento di ogni capo che viene individuato, con
l'obiettivo di impedire la diffusione della specie in altre zone del
Trentino. Per quanto concerne la stagione venatoria 2007, il comitato
faunistico aveva fissato in 70 capi la soglia di abbattimento minimo, soglia
che è stata di poco superata (77 i cinghiali uccisi). Cinque i capi
eliminati dalla Forestale nel corso del 2007 e due capi all'inizio del 2008.
Alla luce della situazione accertata nei primi mesi dell'anno in corso la
Giunta provinciale, pur nella consapevolezza della difficoltà di poter
raggiungere l'obiettivo dell'eliminazione completa della specie, ha dato
l'indicazione affinché per il 2008 il comitato incrementi la soglia minima
di abbattimento e parallelamente vengano intensificati gli interventi del
Corpo forestale provinciale.
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PESCA
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Il direttore della stazione zoologica, Perretta, denuncia strane presenze
sulla costa
Pescatori di frodo dalla Puglia
http://www.iltempo.it/latina/2008/03/20/855859-pescatori_frodo_dalla_puglia.
shtml
Orazio Ruggieri
ITRI «C'è una pericolosa «zoomafia» che trova il suo centro proprio sul
litorale itrano e che ha le sue propaggini nella lontana Puglia!». E'
Giovanni Paolo Perretta, direttore della stazione zoologia ambientale "Diane
Fossey" che lancia l'allarme, collegandolo al fenomeno del «malandrinaggio,
come lo definisce la stessa Direzione distrettuale antimafia.
E' una vera e propria emergenza - denuncia il responsabile dell'equipe
ecologica che sta studiando il fenomeno a scopo inquirente - Quello dei
pescatori di frodo di ricci è solo la punta dell'iceberg che è venuta a
galla. Soprattutto lungo le coste rocciose di Itri e di Sperlonga operano
pescatori dei datteri di mare, specie più che che protetta e per la cui
raccolta è previsto l'arresto. Addirittura qualche pescatore parla di
persone che li prelevano facendo ricorso anche alle bombe. E' un vero e
proprio attacco all'ambiente e alle regole dello Stato! E aggiungo che, per
questo tipo di attività, tanto richiesta dal mercato pugliese, esistono
sicure coperture e collusioni», precisa il dott. Perretta, fatto segno,
domenica sera, di un terzo atto intimidatorio, dopo l'iniziale aggressione
fisica alla stzione di Monte San Biagio. «Venire dalla Puglia nel sud del
Lazio e dire alle forze dell'ordine, che li sorprendono a depredare le
coste, che la loro attività serve a sfamare bocche di figli poverissimi è un
alibi che copre precise connivenze. Per queste attività (specie per i
datteri) occorrono basi logistiche e non la sola auto con cui si spostano».
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COMMERCIO
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I CONTROLLO
Due cugini tornavano dalla Guinea sorpresi con oggetti in coccodrillo e
pitone. Sequestrate pietre preziose
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080320&ediz=NAZIONALE&npag=4
9&file=BOX5.xml
Avevano ritirato i borsoni dal rullo della sala bagagli e si accingevano, in
tutta fretta, a lasciare l’aeroporto pensando, forse, di averla fatta
franca. Ma l’occhio attento del finanziere della tenenza di Capodichino ha
letto, sul volto dei due un’evidente tensione e li ha bloccati. È finita
così, negli uffici delle fiamme gialle, l’avventura di due cugini
quarantenni di Afragola (entrambi dalla fedina penale immacolata) che, da un
viaggio in Nuova Guinea, avevano importato pelli di animali in via di
estinzione - coccodrilli, leopardi e pitoni - e tre diamanti del valore di
trentatremila euro. La merce è stata sequestrata e, i due sono stati
denunciati a piede libero per violazioni amministrative per le quali il
ministero delle Politiche agricole eleverà multe salate. Introdurre,
infatti, pelli di animali in estinzione sul nostro territorio (c’era anche
la pelle di un serpente lunga oltre sei metri) significa violare la
convenzione di Washington e rischiare così una multa ingente. La merce,
dunque, arrivava da Conakry, in Guinea. Oltre alle pelli di coccodrillo,
leopardo e pitone, nella valigia dei due cugini di Afragola c’erano anche
otto borse, dodici portafogli e cinque cinture. I finanzieri del tenente
Salvatore Iannicelli, dopo aver ispezionato il bagaglio hanno capito che i
due nascondevano dell’altro. E così, nel corso di una perquisizione
personale, i militari hanno scovato negli slip di uno dei due i tre
diamanti. La convenzione di Washington sul commercio internazionale delle
specie di fauna e flora minacciate di estinzione, più comunemente conosciuta
come Cites, ha lo scopo di proteggere piante e animali in via di estinzione
regolando e monitorando il loro commercio internazionale. La convenzione è
entrata in vigore nel 1975 e aderiscono 169 paesi tra cui l’Italia. m.l.p.
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ALLEVAMENTO
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Camion sbanda, strage di polli in A14
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=43EDEBB4A221EE61204B32E
8F3A337D2
Pesaro - Una sbandata improvvisa del mezzo pesante di cui era alla guida e l
’immancabile ribaltamento del camiom. L’autista ferito anche se non
gravemente e una vera e propria strage di polli, intrappolati nelle gabbie
all’interno delle quali erano stipati, per affrontare un lungo viaggio verso
il Sud Italia.
L’incidente è accaduto nella notte tra martedì e mercoledì lungo il tratto
pesarese dell’autostrada.
Quasi tremila polli trasportati a bordo di un autocarro per conto di un’
azienda del Nord Italia sono morti la notte scorsa lungo l’A14 a Pesaro,
dopo che l'automezzo, condotto da un camionista romeno, ha sbandato e si è
rovesciato al chilometro 155 della corsia sud, poco prima della Galleria
Case Bruciate.
L’autista è rimasto ferito, è stato trasportato al pronto soccorso del San
Salvatore ed è stato ricoverato nell’ospedale di Pesaro. Le sue condizioni
non destano preoccupazione.
Ma assicurato l’intervento in soccorso del camionista sull’asfalto dell’
autostrada sono rimasti i polli schiacciati dal camion stesso.
Per rimuovere gli animali morti e liberare la carreggiata ci sono volute
alcune ore di lavoro, e il traffico ha subito forti rallentamenti,
nonostante vista l’ora tarda il traffico lungo l’A14 non fosse
particolarmente intenso.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia stradale di Pesaro e
Rimini e i veterinari del servizio sanitario della Zona Asur di Pesaro e un’
ambulanza della Potes.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it