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NEWS: Giornali Internet 13/04/08



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ALLEVAMENTO
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AGRICOLTURA. Si fanno sentire pesantemente gli effetti della "Blue tongue",
dopo la scoperta di tre bovini infetti in altrettanti allevamenti. Il
vaccino? Solo a maggio
"Lingua blu": meno latte e vitelli deprezzati
Gli allevatori chiedono un fondo per l'indennizzo dei danni e rimane a
rischio la possibilità dell'alpeggio
http://www.larena.it
Olga Bussinello
Costituzione di un fondo per l'indennizzo dei danni indiretti, alpeggio a
rischio e timori di un possibile deprezzamento degli animali. Sono queste le
richieste e le preoccupazioni degli allevatori veronesi che devono fare i
conti con l'applicazione delle misure sanitarie per la "Blue tongue",
malattia virale trasmessa da un insetto vettore che colpisce ovini e bovini.
La vicenda è iniziata a fine marzo, quando il ministero della Salute ha
riscontrato la presenza di un caso di "lingua blu" in un grosso allevamento
di vacche da latte a Isola della Scala. Ciò ha determinato l'adozione delle
prime misure di sicurezza, vale a dire l'istituzione di due zone. Una prima
fascia di massima restrizione (zona infetta) che interessa i primi 20
chilometri di raggio dall'epicentro e che coinvolge oltre 100mila bovini
veronesi. Una seconda area di restrizione di 150 chilometri di raggio a
partire da Isola (zona di sorveglianza) che ha determinato il blocco della
movimentazione degli animali di tre delle regioni italiane più importanti
per il comparto zootecnico bovino: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.
A distanza di 15 giorni, a seguito dei controlli dei servizi veterinari, i
casi conclamati sono saliti a tre, riscontrati in allevamenti diversi.
"I nostri servizi sanitari stanno facendo davvero un ottimo lavoro", afferma
Flavio Furlani, titolare di un allevamento a San Michele e vicepresidente
dell'Apa. "Il nostro sistema veterinario di sorveglianza e di controllo è
serio ed efficiente. Peccato che nei Paesi da cui dipendiamo per
l'approvvigionamento di vitelli da ingrasso, vale a dire Francia e Est
europeo, non sia così. Quel che è successo ne è prova. Spesso a una
documentazione perfetta, non corrisponde una reale tracciabilità
dell'animale".
"La mia preoccupazione, però, è sulla vaccinazione", prosegue Furlani. "Se
la Regione e il ministero decidono che si deve farla, io mi adeguo, tuttavia
non nascondo un po' di perplessità. So che sarà un vaccino spento, senza
effetti collaterali, ma sarei più tranquillo se le autorità valutassero già
l'ipotesi di un'indennità ad hoc per i danni economici delle aziende, un
fondo indiretto".
Un aspetto questo che trova d'accordo anche un altro allevatore, Michele
Pedrini, titolare di una stalla di 140 vacche da latte a Oppeano, a pochi
chilometri dall'azienda che ha dato il via alla vicenda. "Se dovremo
vaccinare, lo faremo, ma sarebbe giusto avere la possibilità di un ristoro
nel caso si verificassero inconvenienti. Il danno per un'attività come la
mia è rappresentato dalla diminuzione della produzione di latte. Se le
vacche a seguito della vaccinazione non riuscissero a restare gravide o,
peggio, abortissero, non produrrebbero più latte e per questa evenienza non
è prevista alcuna indennità".
Effettivamente, la normativa comunitaria prevede un indennizzo solo diretto,
vale a dire nel caso di morte dell'animale, circostanza questa frequente
negli ovini, ma piuttosto rara nei bovini.
Ma le preoccupazioni sono anche altre. "La mia azienda, che si trova nella
zona infetta, risente delle maggiori restrizioni", prosegue Pedrini. "Mi
riferisco al divieto di movimentare i vitellini da latte verso gli
allevamenti da ingrasso fuori dalla zona. Il commerciante a cui solitamente
mi appoggio mi ha dato la disponibilità di acquistarli, ma mi ha già fatto
presente che il prezzo sarà diverso. Per altre aziende, inoltre, visti i
tempi di attesa per l'efficacia del vaccino, si aggiunge anche il rischio di
non poter trasferire le mandrie in alpeggio".

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it