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NEWS: Giornali Internet 16/04/08



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CACCIA
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IN AULA. L’episodio avvenne a Dueville
Vendette uccellini in modo illegale? Armaiolo nei guai
Paga l’oblazione ed esce di scena l’acquirente dei tordi
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/Caa.htm
Valter Marcon, quando fu fermato dai guardacaccia provinciali e gli
sequestrarono alcuni tordi bottacci appena nati, ammise i fatti.
«Me li ha venduti Valter Guido», riferì agli uomini del comandante Bonavigo
che lo stavano tenendo d’occhio. Marcon è uscito di scena a livello
processuale pagando la sanzione amministrativa (la cosiddetta oblazione) ed
è stato prosciolto.
Invece l’armaiolo Valter Guido, 50 anni, di Dueville (avv. Paolo Mele
junior), dove gestisce un avviato negozio, è a processo per violazione della
legge sulla caccia. A giudicarlo è il giudice Roberta Resenterra. L’accusa
parla di detenzione illegale di fauna selvatica (nidiacei di tordi
bottaccio) di provenienza illegittima.
Guido sostiene di non avere ricevuto soldi da Marcon e di non avere
contravvenuto la legge. Di parere opposto sono i guardacaccia che hanno
cominciato a sfilare in aula ieri mattina nel corso del processo pubblico.
Il primo ad essere stato ascoltato è stato Giovanni Sofia, 35 anni, che ha
ricostruito le fasi conclusive dell’indagine risalente al 9 giugno 2004.
«Mi trovavo in servizio con Rigon - ha detto - quando fui chiamato dal
collega Corrà. Ci disse che dovevamo fermare un fuoristrada a un chilometro
dall’armeria di Valter Guido». Alla guida del suv c’era Marcon, il quale
subito dopo venne controllato.
«Aveva quattro gabbie e uno scatolone - ha aggiunto - e contenevano 26
piccoli di tordi. Accompagnammo a casa Marcon per la perquisizione». Nel
frattempo, Corrà era tornato all’armeria, ma nel negozio il titolare non c’
era più perché era andato a casa in via da Porto.
Quindi scattò il controllo anche a casa di Guido e gli fu contestato di
avere ceduto poco prima a Marcon i piccoli di tordi bottacci.
«L’armaiolo si dichiarò estraneo ai fatti - ha spiegato Sofia, rispondendo
alle domande del pm d’udienza Filon e all’avv. Mele jr. -, mentre il collega
Corrà mi disse di averlo visto mentre li consegnava al cliente».
Il sopralluogo nell’abitazione dell’imputato diede esito negativo. Nessun’
altro nidiaceo venne trovato.
«Marcon - ha concluso Sofia - mi disse più volte di avere preso gli
uccellini da Guido, ma non mi ha detto se li ha pagati». Il processo
proseguirà il 3 giugno con l’audizione dei poliziotti provinciali Corrà e
Rigon.
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IL CASO. Sala annuncia il provvedimento dopo le contestazioni
Le lepri liberate: l’assessore gira la pratica all’avvocatura
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/D.htm
Sulla querelle delle lepri liberate per il ripopolamento deciderà l’
avvocatura provinciale. L’assessore provinciale Alessandro Sala comunica di
aver trasmesso tutta la documentazione agli uffici legali perchè esprimano
un parere e possano essere quindi adottati i provvedimenti del caso. L’
amministratore del Broletto risponde così alle contestazioni espresse nei
giorni scorsi da Legambiente e da alcuni delegati dell’Ambito territoriale
di caccia sull’acquisto e la liberazione di 1912 lepri di provenienza estera
per il ripopolamento della pianura.
«In febbraio - ricorda Sala - è arrivata all’assessorato caccia una
documentata segnalazione da parte di un componente del Comitato di Gestione,
rappresentante di Legambiente, nella quale venivano denunciate anomalie
nelle procedure adottate dal Comitato di Gestione dell’Atc Unico nell’
acquisto di lepri. A questa segnalazione se ne sono aggiunte altre, meno
circostanziate, ma comunque legate allo stesso problema. Nei giorni scorsi è
infine pervenuta una denuncia formale, ampiamente documentata, da parte di
Legambiente, indirizzata al presidente della Provincia ed all’assessore alla
Caccia, con la quale per i fatti accaduti viene richiesto alla Provincia il
commissariamento dell’Ambito territoriale di caccia. Successivamente sono
pervenuti, altrettanto documentati, i chiarimenti richiesti dalla Provincia
all’Atc. Allo scopo di fare chiarezza sulla questione, anche ai fini di
verificare eventuali violazioni di legge e le conseguenti responsabilità
delle operazioni contestate - conclude Sala - tutta la documentazione
acquisita è stata trasmessa all’avvocatura provinciale perché esprima il
proprio motivato parere».
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NOCIVOSARAITU
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 SAN VITO AL TAGLIAMENTO Monestier: «In pochi giorni sono arrivate numerose
segnalazioni di protesta»
Corvi all'assalto e doppiette mute
Appello della Riserva per ottenere la caccia in deroga delle volpi e dei
volatili che minacciano i campi
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3754966&Pagina=SANVITESE
San Vito al Tagliamento
Il popolo delle doppiette in attesa del nulla osta della regione Friuli per
limitare la proliferazione di volpi e corvi. Nell'ultima settimana, sono
state infatti una decina le segnalazioni degli agricoltori sanvitesi che
lamentano danni ai campi appena seminati. Il presidente della riserva di
caccia sanvitese, Renato Monestier, lancia pertanto un appello alla Regione
affinché decida in fretta sulla caccia con la concessione in deroga. «In
questo periodo, nel territorio sanvitese, si sta riproponendo il proliferare
di volpi, gazze e soprattutto corvi che stanno minacciando allevamenti di
animali da cortile e campi appena seminati, in particolare quelli a mais. La
Provincia e le riserve di caccia del territorio interessate hanno già
provveduto a inoltrare domanda in Regione per ottenere il permesso di
abbattere o catturare con speciali gabbie (nel caso dei corvi) alcune specie
che provocano danni agli imprenditori agricoli». Un permesso per la
concessione in deroga, lamentano i cacciatori, che non è ancora arrivata. La
questione non è più solo un fenomeno sporadico. Negli ultimi anni, a partire
dal 2000, la presenza sempre più massiccia di volpi e corvi è ormai una
realtà consolidata. Nella nostra provincia, in particolare, c'è stato un
numero crescente di segnalazioni di danni ai campi seminati e di allevamenti
di animali da cortile. A dare il nulla osta ai cacciatori per limitare il
numero di alcune specie particolarmente prolifiche, è la Regione che per
competenza deve dare il benestare su richiesta di enti provinciali e
comunali supportati dalle Riserve di caccia. «La richiesta è stata inviata
ma ancora non è arrivata alcuna risposta - ribadisce il direttore della
riserva di San Vito . È invece importante che si intervenga quanto prima
perché tra un paio di mesi sarà troppo tardi. Solo negli ultimi sette
giorni, mi hanno contattato una decina di agricoltori di San Vito per
lamentarsi che i corvi hanno provocato seri danni alle colture di mais
appena seminati. Ci sono inoltre problemi con la presenza di volpi che
stanno prendendo di mira da diverse settimane numerosi pollai e allevamenti
all'aperto». Si tratta di animali che non sono localizzabili in un'area
definita. Negli ultimi anni, secondo quanto rilevato dai cacciatori, la
proliferazione di volpi, corvi e gazze interessa tutto il sanvitese, e non
come un tempo solo l'area del fiume Tagliamento. Nel ribadire che la caccia
con la concessione in deroga interesserà solo alcune specie di animali,
quelli opportunisti, Monestier ribadisce la necessità di un intervento
tempestivo che deve avvenire quanto prima». «Entro questo mese, la Regione
deve esprimersi per evitare che si verifichino danni ingenti alla fauna e al
mondo dell'agricoltura locale. Se si ritarda un'azione di contenimento per
limitare la presenza di alcune specie, sarà troppo tardi per i campi
seminati».Emanuele Minca
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L'orso JJ3 giustiziato dagli svizzeri
Le autorità: «Era pericoloso, come il fratello e la madre»
http://www.ladige.it/giornale_online/giornale_articolo.php?id_pagina=44530&p
agina=&versione=&zoom=&id_articolo=225850
luisa pizzini l.pizzini at ladige.it «L'orso pericoloso JJ3 è stato abbattuto».
Comincia così il comunicato stampa preparato dal servizio media dell'Ufficio
federale dell'ambiente di Berna, in Svizzera. Porta la data di ieri e spiega
come e perché le autorità elvetiche sono arrivate a questa decisione,
contestata non più tardi di domenica dal ministro uscente dell'ambiente
Alfonso Pecoraro Scanio. La stessa decisione che nel giugno del 2006, in
Baviera, portò all'abbattimento dell'orso Bruno, fratello maggiore di JJ3.
Entrambi sono figli di Jurka, l'orsa «ribelle» che da un paio di giorni è
rinchiusa nel grande recinto in località Casteller alle porte della città,
dopo aver trascorso quasi un anno in quello di San Romedio. «Ho dato precise
disposizioni alla Direzione generale competente per attivare tutte le
iniziative, anche in sede internazionale, affinché quello che è
scandalosamente accaduto in Baviera non accada più» aveva affermato l'ex
ministro Pecorario Scanio. Non è bastato. JJ3 è stato abbattuto la sera del
14 aprile nella regione del Grigioni centrale. «L'orso selvatico era ormai
diventato un pericolo per le persone - si legge nel comunicato elvetico - si
spingeva infatti sistematicamente fino ai centri abitati alla ricerca di
cibo tra bidoni e cassonetti della spazzatura e non si lasciava più
intimorire dalle ripetute azioni di dissuasione volte ad allontanarlo dai
paesi. Nell'autunno del 2007 e nelle ultime settimane, dopo il suo risveglio
dal letargo, aveva attirato l'attenzione per le sue incursioni nei centri
abitati della vasta area compresa tra Lenzerheide, la Valle dell'Albula e
Savognin, rendendosi protagonista anche di incontri ravvicinati con le
persone». Sono gli stessi svizzeri a precisare poi che l'animale non ha mai
manifestato comportamenti aggressivi: «Tuttavia, il rischio che potesse
prima o poi verificarsi un incidente con ferimento o addirittura uccisione
di persone era ormai troppo alto per essere tollerato». Da qui la decisione
della confederazione e del Cantone che, in base alla Strategia Orso
Svizzera, hanno stabilito che il plantigrado era diventato un orso
pericoloso che doveva essere abbattuto. Eppure di avvertimenti gliene erano
stati lanciati, come viene descritto anche del rapporto sugli orsi nel
cantone dei Grigioni. «Nell'autunno del 2007 e nella primavera del 2008 le
autorità competenti avevano tentato per settimane di spaventare l'orso e di
allontanarlo in tutti i modi possibili dai paesi colpendolo a più riprese
con proiettili di gomma e petardi nell'ambito di cosiddette azioni di
dissuasione. L'obiettivo di tali azioni era quello di far sì che JJ3
cambiasse il suo comportamento diventando di nuovo più discreto e imparando
a stare lontano dai centri abitati. Tutte le misure adottate sono state
tuttavia inutili». Colpa della madre: «Le autorità competenti ritengono che
l'orso abbia ereditato questo comportamento problematico dalla madre Jurka,
che è stata catturata qualche tempo fa in Italia per il suo carattere
disinvolto e che ora vive in un recinto. Anche gli altri due figli
dell'orsa, JJ2 Lumpaz (primo orso arrivato in Svizzera dopo oltre 100 anni,
scomparso dal 2005) e JJ1 Bruno (abbattuto nel 2006 in Baviera) hanno
infatti creato gli stessi problemi». E ora i due fratelli seguiranno lo
stesso destino:dopo l'uccisione, infatti, anche JJ3 come Bruno verrà
imbalsamato. Il servizio foreste della Provincia conferma d'essere stato in
contatto costante con i colleghi elvetici. «Prima della decisione di
abbattimento si sono tenuti dei colloqui con rappresentanti delle autorità
italiane - scrivono Oltralpe - i quali hanno mostrato comprensione nei
confronti della situazione creatasi in Svizzera. Le autorità competenti di
entrambi i Paesi hanno infine escluso la possibilità di catturare JJ3 e di
chiuderlo in un recinto. Dal punto di vista dell'etica animale, infatti,
quella di relegare un orso selvatico in uno spazio così ristretto sarebbe
una decisione discutibile, in quanto comporterebbe una detenzione non
conforme alle esigenze della specie».

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it