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NEWS: Giornali Internet 19/04/08



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PESCA
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MIRA
Pescavano vongole abusivamente Tre italiani e un albanese nei guai
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3759179&Pagina=RIVIERA%20DEL%20BRENTA%20MIRANESE
Mira
Avevano pescato cinque quintali di vongolo senza autorizzazione. Così tre
italiani e un albanese sono finiti nei guai. L'operazione è stata effettuata
dai Carabinieri di Mestre in collaborazione con il personale del Nucleo
Natanti di Venezia. Nelle "rete" sono finiti tre italiani ed un albanese
sorpresi a Oriago mentre stavano caricando in auto 4 quintali di vongole. I
quattro erano stati notati dagli uomini del Nucleo Natanti di Venezia che
stavano effettuando un servizio di monitoraggio nella zona di Malcontenta.
Immediatamente è partita la richiesta di intervento per la Compagnia di
Mestre. I militari hanno individuato i quattro soggetti sistemati su due
automobili che stavano caricando sulle stesse alcuni sacchi retinati
contenenti una grossa quantità di Tapes philippinarum, nome scientifico di
una specie di vongola di allevamento coltivata in laguna. I quattro sono
stati quindi condotti in caserma a Mestre per gli accertamenti del caso. In
virtù dell'assenza di qualsiasi documentazione autorizzatoria, di trasporto
o di registrazione, è scattato l'immediato sequestro del materiale e la
contestazione, per i fermati, delle sanzioni amministrative previste in
materia, per un ammontare di circa 4mila euro. Le vongole sono state
immediatamente rigettate in laguna.
I successivi accertamenti, inoltre, hanno rivelato la mancanza, su uno dei
mezzi, della prevista documentazione di circolazione ed assicurativa, per la
quale è scattato anche il fermo del relativo veicolo. Altri servizi di
monitoraggio verranno effettuati nei prossimi giorni considerando il fatto
che il fenomeno della pesca abusiva in laguna, specie a ridosso dell'area
industriale, presenta delle dinamiche sicuramente delicate, se si considera
che l'intera zona non rappresenta sicuramente un sito ideale per tale
attività.
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NOCIVOSARAITU
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AMBIENTE. Il piano della Provincia
Lotta alle nutrie: ora l'allarme è anche sul lago
Comuni e consorzi in prima linea per gli abbattimenti
http://www.larena.it
Provincia di Verona - Novità nella guerra alle nutrie: il piano abbattimenti
si farà con il sostegno economico dei comuni e del consorzi di bonifica. E'
la risposta della Provincia al progressivo dilagare di questi animali, che
sono ormai arrivati a infestare anche canali e corsi d'acqua del lago di
Garda, nonchi località pedecollinari come Mizzole, Montorio, Cazzano e
Monteforte.
La compartecipazione di comuni e consorzi irrigui nella lotta alle nutrie è
stata comunicata ieri durante un incontro promosso dall'assessore
provinciale all'Ecologia Luca Coletto. Erano presenti i consorzi di bonifica
Zerpano e Valli Grandi, i presidenti degli ambiti di caccia, delle
associazioni venatorie, agricole e numerosi sindaci dei 67 comuni coinvolti
dall'emergenza, che devono fare i conti con una situazione sempre più
complessa. Il fenomeno dell'invasione delle nutrie, fino a poco tempo fa
limitato alla Bassa, registra ormai numeri importanti: lo dimostrano gli 11
mila esemplari abbattuti dall'inizio dell'anno, a fronte degli ottomila del
2007. Abbattimenti a cura di cacciatori e polizia provinciale che sono
avvenuti anche sul lungolago di Peschiera.
Questo roditore extra large provoca problemi per la sicurezza idraulica -
cedimenti e crolli arginali - oltrechi danni alle coltivazioni e
disequilibri all'ecosistema. Il +castorino;, come è anche chiamato, non è
autoctono: fu importato dal Sudamerica per utilizzarne la pelliccia. Il
drastico calo della domanda comportò la chiusura di molti allevamenti e una
parte di questi animali riuscì a riconquistare la libertà, adattandosi
perfettamente ai territorio della pianura. La prolificità della specie e
l'assenza di predatori naturali hanno fatto il resto.
Nel Veronese, con cinquemila chilometri di canali irrigui, i primi danni
sono stati segnalati nei primi anni Novanta. Solo l'intervento dell'uomo può
riportare il Myocastor corpus (nome scientifico della specie) all'equilibrio
oggi mancante.Dice Coletto: "La lotta alla nutria richiede interventi
coordinati. Non è solo un problema di salute pubblica, il roditore provoca
anche danni all'agricoltura e mina la sicurezza dei coltivatori, vittime
d'incidenti causa gli argini costellati di tane. Con l'aiuto di Comuni e
consorzi irrigui opereremo contenimenti ancora più efficaci. Il volontariato
dei cacciatori non basta a fronteggiare un problema in continua crescita,
come riconoscono gli stessi amministratori locali". Finora la lotta alle
nutrie si è attuata con 700 gabbie di cattura, rese disponibili dagli Ambiti
territoriali di caccia. Nel periodo venatorio gli stessi cacciatori
abbattono gli animali con il controllo della Provincia.La nutria non è
specie cacciabile, anche chi subisce danni non può ucciderla. E' però
soggetta ai piani di controllo di Provincia e Regione, previsti per i
selvatici che causano gravi problemi all'ambiente. La stessa legge individua
gli abbattitori e i sistemi da utilizzare: gabbie-trappola innescate con
mele e altre pomacee di cui le nutrie vanno ghiotte. A cattura avvenuta,
l'animale viene introdotto in una scatola d'alluminio contenente una piccola
dose di cloroformio. Senza soffrire, in pochi minuti, la nutria perde
conoscenza e muore. Nelle zone individuate da un'ordinanza del sindaco, la
carcassa dell'animale viene seppellita. Diversamente, è portata a centri
autorizzati all'incenerimento. P.T.
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COMMERCIO
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Sigilli ad un allevamento abusivo scovato in una villa a Sutri
Centinaia di uccelli in gabbie strette ed esposte alle intemperie
http://www.iltempo
Un allevamento abusivo di animali, in prevalenza esotici, è stato posto
sotto sequestro in seguito ad accertamenti effettuati su disposizione della
Procura di Viterbo, dal personale del Nirda (Nucleo Investigativo per i
Reati in Danno agli Animali) e del Comando di Ronciglione del Corpo
forestale dello Stato.
Ronciglione (VT) - Le operazioni, particolarmente complesse a causa delle
poche informazioni disponibili, hanno portato alla scoperta di strutture,
che, seppure iscritte alla Camera di Commercio dal proprietario come
'allevamento', sono risultate prive dei requisiti minimi di legge e
assolutamente carenti nella prevenzione dei rischi sanitari connessi alla
detenzione del tipo e del numero di animali custoditi. Il personale
forestale ha infatti rinvenuto circa 500 esemplari appartenenti perlopiù
all'avifauna selvatica autoctona ed esotica, da cortile e d'affezione, in
condizioni igienico-sanitarie pessime, al'interno di una villa a Sutri. Si
tratta in prevalenza di pappagalli di piccola, media e grande taglia, tra
cui decine di 'inseparabili', calopsitte, alcuni Ara, Cacatua, Lori ed altre
specie di psittacidi ai quali si aggiungono diamantini, verdoni, canarini e
altri piccoli volatili, fagiani dorati.
Angusti gli spazi a disposizione dei numerosi animali, costretti in gabbie
piccole ed esposte alle intemperie, tenuti in una promiscuità tale da non
garantire il rispetto delle caratteristiche etologiche di ciascuna specie.
Il detentore, presunto responsabile dei reati, è risultato privo di
qualsiasi autorizzazione sanitaria relativa all'attività esercitata ed è
stato denunciato per maltrattamento di animali, detenzione abusiva di armi,
rinvenute all'interno dell'abitazione, nonchi per la realizzazione di opere
edilizie abusive e per l'illecito smaltimento di rifiuti. L'intervento della
Forestale, successivamente convalidato dall'autorità giudiziaria, ha
comportato l'ispezione dei luoghi, la perquisizione domiciliare e il
sequestro di tutti gli animali sottoposti a maltrattamento e delle armi
detenute abusivamente. Gli animali sono stati trasferiti in strutture idonee
ad accoglierli.
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ALLEVAMENTO
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Abigeato, sgominata banda nazionale
I 42 arresti sono stati effettuati tra le province di Foggia, Bari,
Benevento, Perugia e Arezzo. L'indagine è iniziata nel 2006 nel Veronese
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it
VERONA - I carabinieri di Verona hanno sgominato una organizzazione
capeggiata da personaggi di spicco della malavita pugliese e campana
specializzati in furti di bestiame che veniva macellato e poi venduto nel
sud Italia. Dalle prime ore di stamane i militari dell'arma stanno eseguendo
42 provvedimenti restrittivi emessi dal gip scaligero Monica Sarti su
richiesta del pm Carlo Villani ed eseguiti tra le province di Foggia, Bari,
Benevento, Perugia e Arezzo. L'indagine, denominata "limousine", è iniziata
il 12 maggio 2006 dopo il furto di 40 ovini da un allevamento di Nogara
(Verona). I carabinieri scaligeri, con il supporto anche dei militari del
Nas e del gruppo Noe di Treviso, attraverso intercettazioni telefoniche,
riprese video, controlli e pedinamento degli indagati hanno accertato decine
di casi di furti per centinaia di capi di bestiame (bovini, cavalli e
maiali), per un valore di 2 milioni di euro. Furti che venivano commessi su
tutto il territorio nazionale. Dall'indagine è emerso che l'attività non era
occasionale, anzi si trattava di sistematiche azioni predeterminate e
compiute dal medesimo gruppo di persone che agiva soprattutto ai danni di
allevamenti privi di sistema di allarme, scegliendo i bovini, nella maggior
parte dei casi, già pronti per la macellazione, e prediligendo le razze
Limousine e Charolaise. L'organizzazione era attrezzata con camion, falsa
documentazione di accompagnamento, e contava sulla disponibilità di macelli
che non effettuavano alcun controllo, soprattutto di tipo sanitario. Non è
escluso infatti che il bestiame avesse qualche problema di carattere
sanitario.
La svolta delle indagini quando, raccolte tutte le denunce di furto di
bestiame del 2006 e fatte verifiche nell'archivio delle forze dell'ordine
sulla presenza di auto nei giorni dei colpi nelle vicinanze degli
allevamenti, è emerso il nome di due persone di San Severo (Foggia),
controllate appunto nei pressi di alcune aziende agricole poi derubate.
Tenendo sotto controllo i due, gli investigatori hanno potuto dare un nome
alle persone che facevano parte dell'organizzazione, che agiva con lo stesso
modus operandi a prescindere dalla 'squadrà che materialmente compiva il
furto. Così le squadre formate da varie persone, hanno operato in Veneto,
Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata.
Prima dei furti venivano svolti sopralluoghi nella zona, e poi si
preparavano i mezzi per il trasporto degli animali e la documentazione da
esibire in caso di eventuali controlli da parte delle forze dell'ordine. Al
momento di agire partiva dalla Puglia, il giorno stesso in cui il furto
veniva commesso, un'auto che serviva da staffetta e l'autocarro su cui si
caricavano gli animali, che poi venivano portati al sud in strutture di
proprietà degli indagati. In tempi reali bovini, equini, ovini e suini
venivano macellati clandestinamente. Nella fase preliminare dell'indagine, a
titolo probatorio, i carabinieri di Verona coadiuvati dai colleghi dei
comandi provinciali di Padova, Venezia, Rovigo, Ancona, Perugia, Macerata,
Siena, Salerno e Benevento hanno sequestrato 13 camion, restituito ai
legittimi proprietari centinaia di capi di bestiame e arrestato in flagranza
di reato 10 persone. Dalle indagini è anche emerso, grazie al lavoro dei
carabinieri del Nas di Padova, Bari, Benevento, Perugia e Arezzo, che alcuni
indagati non hanno esitato a macellare capi di bestiame che si sospetta
fossero malati o trattati farmacologicamente.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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