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NEWS: Giornali Internet 15/05/08



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CACCIA
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TRIBUNALE PROCESSATO ANCHE IL BENEFICIARIO
La vicenda riguardava l’istituzione di una zona per l’addestramento dei cani
a Mioglia
Pratica irregolare: a giudizio tre funzionari della Provincia
http://www.lastampa.it
SAVONA
Abuso d’ufficio. Con questa accusa sono stati rinviati ieri mattina a
giudizio dal giudice dell’udienza preliminare, Giuseppe Damonte, 56 anni, di
Varazze, Giuliano Pollero, 66, di Quiliano; Vincenzo Gareri, 52, di
Albissola Marina e Arnaldo Berruti, 75, di Savona. All’epoca dei fatti (nel
2002), i primi due erano funzionari della Provincia, il terzo era dirigente
del settore difesa e promozione ambientale della Provincia, il quarto
presidente del consorzio fra proprietari e possessori di terreni a Mioglia e
presidente dell’azienda faunistica venatoria.
La vicenda, sulla quale dovrà ora pronunciarsi il tribunale, riguardava il
rilascio a Berruti e la successiva proroga della concessione per l’
istituzione di una zona di addestramento per cani in località Costa del
Murinè. Una pratica che non sarebbe stata regolare (almeno così sostiene l’
accusa) perchè Berruti non avrebbe avuto i requisiti per ottenere la
concessione , in quanto non tutti i proprietari dei terreni avevano dato il
loro assenso.
A Pollero e Gareri il pubblico ministero contesta anche il reato di falso
ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Avrebbero,
secondo l’accusa, attestato falsamente che Berruti aveva la titolarità di un
’area pari a 501 ettari di cui 138,5 corrispondenti a nuove superfici, di
cui era stato acquisito consenso dei proprietari. «Fatti non veri - sostiene
invece l’accusa - perchè aveva disponibilità di un’area più ridotta e il
rapporto della polizia provinciale ha attestato l’assenso dei proprietari di
un’area diversa da quella descritta e di dimensionei di 35 ettari».
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I dubbi di costituzionalità sollevati dal Governo riaprono la polemica sull’
attività venatoria
Caccia, tornano le divisioni
Le associazioni che avevano criticato la nuova legge attaccano Viezzi
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Udine&Codice=3
788142&Pagina=6
Udine
Resistere, modificare, arrendersi. Tra le nuove emergenze della giunta
regionale appena insediata si inserisce di forza anche la questione dei
dubbi di legittimità che il Governo ha appena deciso di sollevare di fronte
alla Corte costituzionale, in merito alla legge sull'attività venatoria
approvata a Trieste lo scorso gennaio.
Intervenire sulla materia comporta rischi di riaprire polemiche sopite
all'interno del mondo venatorio e ambientalista, come dimostrano le prime
prese di posizione sull'argomento. A chiedere che la giunta Tondo si impegni
a difesa della legge regionale è il presidente di Federcaccia, Paolo Viezzi.
«Le osservazioni attuali puntano a sollevare dubbi su articoli contenenti
norme già passate al vaglio costituzionale in altri anni - sostiene Viezzi -
penso agli articoli che delimitano la zona faunistica delle Alpi, o le
riserve di caccia e distretti venatori, ripresi dalla legge regionale 30/99.
Per quanto riguarda le riserve di caccia gestite dai soci-cacciatori, queste
sono state istituite già nel lontano 1969. Quindi ora o la giunta Tondo
difende un sistema che funziona ed esiste da quasi quarant'anni, oppure si
assume la responsabilità di cambiarlo. Inoltre, se è costituzionale la
riserva di caccia, allora lo è anche l'associazione regionale. Quanto
all'aucupio, è stata votato da esponenti di Centrosinistra e Centrodestra,
Lega compresa. Mi attendo che questi in coerenza chiedano che la legge sia
difesa».
Di parere opposto Italcaccia friulana, che esprime sconcerto e peoccupazione
per le dichiarazioni di Viezzi. «Abbiamo sempre manifestato forti dubbi e
perplessità per le sorti dell'attività venatoria nella nostra Regione -
ricorda Giovanni Cipriani - abbiamo rappersentato in tutte le sedi
istituzionali i rischi a cui si sarebbe andati incontro portando avanti
l'approvazione di una nuova legge che introducesse l'associazione unica e
per di più a parteciazione obbligatoria, denunciando anche il rischio che il
sistema riservistico potesse essere messo in discussione. Anche l'Avvocatura
della Regione, a suo tempo interpellata aveva espresso forti dubbi di
costituzionalità sull'associazione unica e in dicembre con Arcicaccia,
Associazione cacciatori Fvg, parte di Enalcaccia, di Federcaccia ed alcuni
distretti venatori (tre) della regione avevamo proposto valide alternative
che andavano nella direzione di modificare la legge 30/99 nei punti
critici».
All'epoca erano state consegnate al Consiglio Regionale oltre 7000 firme che
chiedevano alla giunta Illy di bloccare l'approvazione del disegno di legge
a cui stava lavorando l'assessore Marsilio. Ed ora Cipriani chiede al nuovo
esecutivo di prestare ascolto alle osservazioni piuttosto che a Federcaccia.
Tanto che Arcicaccia, tramite il presidente Graziano Busettini, esprime
soddisfazione per il ricorso. «Auspichiamo che si evitino ora forzature -
commenta - privilegiando nelle scelte l0'obiettivo primario della tutela del
patrimonio faunistico rispetto a quello delle clientele. Le istanze
coroprative sono fuori dal tempo e non fanno nemmeno gli interessi della
categoria».
Duro anche Marco Buzziolo, presidente del Circolo Friulano Cacciatori:
«Parlare, come fa la Federcaccia - commentando Buzziolo - di perdita di
asserite tradizioni, usi e costumi che, in realtà, sono troppo spesso
solamente cattive abitudini, pesante ciarpame che da ben 40 anni
faticosamente ci trasciniamo dietro, significa avere gli occhi sulla nuca.
La bocciatura del Governo non inficia le riserve di caccia, perché è
tranquillamente possibile avere distretti venatori composti, come impone la
norma nazionale, da cacciatori, agricoltori ed ambientalisti, e mantenere al
loro interno la suddivisione in riserve. L'impugnazione fa semplicemente
giustizia del revanscismo di chi intendeva detenere in esclusiva le redini
della caccia con la derivante rendita di posizione e, non riuscendoci in
grazia delle proprie virtù, pretendeva di ottenerlo in forza di legge».
In campo scendono anche Wwf, Lipu, Legambiente, Lav e Lac. Le associazioni
ambientaliste chiedono all'amministrazione regionale di essere convocati ad
un tavolo serio per varare norme che tutelino gli animali selvatici e gli
habitat naturali. «Servono maggior rigore scientifico e più vigilanza contro
l'illegalità venatoria che soddisfagli appetiti degli esponenti del mondo
venatorio estremista e retrogrado - dichiarano in una nota congiunta - ci
auguriamo che la nuova amministrazione regionale sappia cogliere queste
importanti richieste di partecipazione ed evitare ulteriori bocciature da
parte degli organi di controllo locali, nazionali ed europei; bocciature che
alla fine gravano sempre sulle spalle di tutti i cittadini oltre che,
soprattutto, sulla vita degli animali selvatici». Lo.Ma.
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La strage di anatre a Valle Ripiego approda al Tar
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3788426&Pagina=ROVIGO
La strage di anatre a Valle Ripiego approda al Tar. Non solo: la proprietà
dell'azienda faunistico venatoria ha anche provveduto ad inoltrare alla
Regione un secondo ricorso di carattere gerarchico denunciando
l'incompetenza della Provincia che aveva usato la mano pesante sospendendo
per un anno e quindi per l'intera stagione venatoria 2008-2009 l'attività di
caccia nella valle deltizia.
La dura sanzione elevata dall'Area Risorse faunistiche e poi ratificata
dalla giunta provinciale, insomma, avrà un doppio strascico nell'aula del
Tribunale amministrativo e davanti agli organi regionali che esamineranno il
ricorso gerarchico. Pare tuttavia che l'impugnazione davanti al Tar non sia
stata accompagnata dalla richiesta di sospensiva. Istanza che però la
procedura non vieta possa essere richiesta in altro successivo momento delle
udienze calendarizzate.
Il fatto ebbe vasta eco nel novembre scorso. Quattro soli cacciatori in una
mattinata di bora - fenomeno meteorologico che spinge gli uccelli a
rifugiarsi all'interno degli alti argini di valle per proteggersi dal
freddo - si resero protagonisti di sorta di una carneficina con 680 anatre
abbattute in poche ore.
La Vigilanza provinciale però era sulle loro tracce. Entrati in azione, gli
uomini del Comando provinciale intercettarono i quattro, due cacciatori e
due accompagnatori, in pratica, i barcaioli, mentre scaricavano i loro
abbondanti carnieri sul piazzale dell'azienda venatoria. Dato che ogni
cacciatore avrebbe potuto abbattere 25 anatre in un giorno, risultò che 580
uccelli erano fuori regola perché abbattuti oltre il numero consentito. La
cernita evindenziò che gli uccelli appartenevano a diverse specie
migratorie: 260 erano germani reali, 312 fischioni, c'erano due codoni, 21
mestoloni e 50 folaghe. Dal punto di vista strettamente sanzionatorio le
ammende per i cacciatori non furono particolarmente pesanti: una multa di 50
euro per quanto abbattuto oltre il numero consentito senza distinzione se
uno o più capi. Nessun reato penale per la mattanza. In un primo momento,
visto che l'episodio era avvenuto in una Zps, una zona di protezione
speciale, pareva potessero scattare gli estremi per un reato extra
venatorio. Secondo alcuni esperti vi si poteva configurare un furto ai danni
del patrimonio indisponibile dello Stato. La selvaggina a rigor di legge
viene difatti considerata tale. La Provincia scelse invece di sospendere il
diritto di andare a caccia nella valle per la stagione 2008-2009,
interpretando così la facoltà che gli viene conferita dalla Regione e che
prevede l'autorizzazione annuale e rinnovabile sull'attività di gestione
faunistica e sul prelievo venatorio. Franco Pavan
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LA CURIOSITÀ
I richiami vivi per la caccia avranno la carta d'identità
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Rovigo&Codice=
3788402&Pagina=1
I richiami vivi per la caccia dovranno avere la carta d'identità. Sì,
proprio un'anagrafe dell'avifauna d'allevamento che i cacciatori usano per
attirare gli ucceli liberi a tiro di doppietta.
Alle stranezze il mondo venatorio ormai è abituato. Questa, più che una
novità, sembra una vera bizzaria. Vabbé, la paura dell'aviaria tre anni fa
era diventata quasi una fobia. Qualche organismo sanitario nazionale e
internazionale, probabilmente spalleggiato dalle multinazionale del farmaco
che cercavano i facili profitti della vendita di vaccini, ci si era buttato
a capofitto, complice pure un battage mediatico più inventato che
realistico. Fatto sta che il ministero della Salute sull'onda emozionale del
presunto pericolo pandemia, si prodigò in una serie di provvedimenti
decisamente emergenziali, anche se l'emergenza non c'era. Tra questi il
divieto di utilizzo di richiami vivi per la caccia. Adesso il dietrofront,
caldeggiato dalle associazioni venatorie alla stregua di quanto già accade
in altri Paesi della Comunità europea come la Francia. Serve una deroga, ma
siccome le cose facili sono capaci di farle tutti, al ministero qualcuno
deve aver pensato che è meglio complicarsi un po' la vita. Così prima sono
state presentate dal ministero all'Ordine dei veterinari una serie di misure
tecniche che si è capito subito sarebbero state più vantaggiose per i
vallicoltori che non per chi va a caccia. Poi si è corretto il tutto e
all'Urpv è stato presentato un protocollo che prò carica le Province di un
bel po' di incombenze.
In pratica ogni ente territoriale dovrebbe acquisire un'autocertificazione
da parte dei cacciatori con le informazioni sui volatili detenuti in gabbia
soprattutto in riferimento all'anatra germanata. Le Province cioè dovrebbero
nell'ordine e, si sottolinea "in tempi ristretti", effettuare un censimento
sui richiami posseduti dai cacciatori, creare una banca dati con l'identità
del cacciatore e il luogo dove detiene i richiami che, a loro volta,
dovranno essere tutti inanellati con anello inamovibile fornito naturalmente
dalla Provincia, trasmettere la banca dati al ministero della Salute che, a
propria volta, istituirà una banca dati nazionale. Tutto dovrà poi essere
certificato per poter dar modo, in ogni momento, di effettuare i controlli
anti aviaria. Ed è andata pure bene, perché pareva dovesse essere creato un
apposito tesserino sanitario. Invece basterà strascrivere i dati degli
anelli sul tesserino venatorio regionale. Franco Pavan
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Le associazioni venatorie e agricole annunciano la contrarietà
Caccia, modifiche alla legge
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=97A1869A97E04C14C3FA43D
0B79F1799
ANCONA - La terza commissione consiliare delle Marche ha avviato le
audizioni sulla proposta di legge di modifica della legge n. 7 sulla caccia,
presentata dai consiglieri Ricci, Badiali, Comi, Donati, Rocchi e Ortenzi.
La pdl modifica e integra la legge regionale n.7 del 1995 sulle “Norme per
la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell’equilibrio
ambientale e disciplina delle attività venatorie”. Vengono introdotte nuove
disposizioni per quanto concerne la pianificazione faunistico-venatoria
regionale e provinciale, la nuova definizione delle oasi di protezione,
delle zone di ripopolamento e cattura, dei centri pubblici di riproduzione
della fauna selvatica allo stato naturale, delle zone di ricerca e di
sperimentazione faunistica, il calendario venatorio, il risarcimento dei
danni prodotti dalla fauna selvatica e nell’esercizio dell’attività
venatoria. E’ prevista inoltre la costituzione degli Ambiti territoriali
faunistico-venatori (Atf) in sostituzione degli attuali Ambiti territoriali
di caccia (Atc). Le associazioni dei cacciatori hanno annunciato che
presenteranno alla commissione un documento unitario con le richieste di
modifica, e documenti analoghi verranno proposti anche dalle organizzazioni
agricole. I rappresentanti degli Atc hanno invece giudicato condivisibile
l'impianto della legge, anche se hanno espresso perplessità sulla
percentuale di riparto dei fondi loro assegnati. Una normativa regionale
chiara, che indichi compiti e ruoli di Province e Ambiti territoriali è
stata invocata dagli assessori provinciali.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it