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NEWS: Giornali Internet 27/05/08



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CACCIA
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Trappola dei bracconieri cagnolino ucciso a fucilate
http://www.ilsecoloxix.it
Giovanni Vaccaro
Quiliano (Savona). I bracconieri tornano in azione nell'entroterra savonese.
Dopo l'uccisione di un cane vicino alla casa del padrone, a Mioglia, nel
mirino dei cacciatori di frodo è finito un altro cane, a Quiliano.
Stavolta la bestiola è rimasta uccisa in una sorta di trappola che i
bracconieri avevano predisposto in un bosco sulle alture della località alle
spalle di Savona. Il cagnolino era stato portato in aperta campagna dal
proprietario domenica mattina e la curiosità ha spinto il quattrozampe ad
addentrarsi tra i cespugli. All'improvviso il padrone ha sentito uno sparo.
Cercando il cane, lo ha trovato agonizzante, ferito da una pallottola da
caccia. E poco distante ha trovato un "tubo" che spuntava dalla boscaglia.
Il cane era finito in una ingegnosa trappola: in un passaggio frequentato
dai cinghiali, i bracconieri avevano teso un filo. L'animale, tirando il
cavetto, ha fatto scattare una sorta di carabina artigianale costituita da
un tubo di ferro caricato con una pallottola calibro 12 con un percussore.
Il colpo, partito in modo automatico, ha ucciso il cane, ma se al suo posto
fosse passato un uomo avrebbe potuto quantomeno ferirlo gravemente.
Il proprietario del cagnolino ha immediatamente avvisato i carabinieri della
stazione di Quiliano, che hanno raggiunto il punto in cui era sistemata la
trappola. Il marchingegno è stato sequestrato ed inviato al Ris per le
verifiche del caso. Nel frattempo è scattata l'indagine, al momento contro
ignoti, curata dal sostituto procuratore della Repubblica Alessandra
Coccoli. Magistrato e carabinieri cercheranno di risalire all'identità dei
cacciatori di frodo che dovranno rispondere almeno dell'accusa di
bracconaggio.
Solo poche settimane fa, a Mioglia, una femmina di terranova di otto anni
era stata uccisa dai bracconieri. Forse la sua presenza aveva disturbato i
cacciatori di frodo e questi hanno deciso di sparare all'animale.
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IL CASO. Un parere legale dell’avvocatura del Broletto esclude il
commissariamento dell’Atc
Lo scandalo delle lepri gestione sotto accusa
«Eccessiva superficialità e richiamo al rispetto delle norme». La prossima
fornitura? Con l’appalto
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Caa.htm
Si chiude con il parere legale dell’avvocatura del Broletto il «caso lepri»
che negli ultimi 5 mesi ha creato non pochi dissapori tra i cacciatori dell’
ambito territoriale unico di caccia: delle 2mila lepri acquistate come
selvatiche (avrebbero dovuto provenire tutte da Slovacchia e Romania) circa
seicento sono poi risultate italiane e d’allevamento e quindi di qualità
molto inferiore. Per gli avvocati Katiuscia Bugatti e Magda Poli si tratta
di un fatto grave anche se non si riscontrano i termini per un
commissariamento integrale dell’Atc, anche se «la eccessiva sommarietà e
superficialità riscontrata» nell’acquisto della fornitura sono tali da
chiedere «la sostituzione dei componenti del comitato resisi direttamente
responsabili del mancato controllo della fornitura».
Un parere che accontenta indirettamente l’assessore provinciale alla Caccia
Alessandro Sala il quale si è speso in prima persona per evitare il
commissariamento dell’ambito («sarebbe un danno enorme per tutti i
cacciatori» ha sempre sostenuto) ma anche Silvano Parzanini, membro del
comitato di gestione e rappresentante di Legambiente, firmatario dell’
esposto che ha sollevato lo scandalo, che chiedeva quantomeno l’
allontanamento dei diretti responsabili. Altro punto importante: per le
prossime forniture gli avvocati della Provincia invitano l’ambito a
procedere a gara d’evidenza pubblica e non a trattativa privata.
«L’avvocatura del Broletto rivela una eccessiva superficialità da parte del
Comitato nella gestione dell’aggiudicazione della fornitura - si legge nel
parere dei due legali -, tanto da giustificare la diffida da parte della
Provincia al rispetto delle previsioni regolamentari vigenti e di
intervenire sullo statuto che - contrariamente alla attuale versione -
chiaramente affermi il principio dell’evidenza pubblica nell’aggiudicazione
degli appalti». La nota prosegue ricordando che la normativa non prevede in
capo alla Provincia il potere di rimozione dalla carica dei singoli
componenti: «si ritiene che il commissariamento integrale dell’Ambito (così
come aveva chiesto il rappresentante di Legambiente nell’esposto, ndr)
provocherebbe un’evitabile arresto dell’attività di gestione, in attesa
della nomina dei nuovi componenti, ovvero un effetto che non pare misura
proporzionale agli accadimenti denunciati e che potrebbe implicare
inevitabili ritardi nella predisposizione di tutte le attività funzionali
alla prossima stagione venatoria». Ciò detto il comportamento di alcuni
componenti del comitato di gestione dell’Atc («ascrivibili alla presidenza
del comitato e al commissario incaricato di controllare la partita
contestata») «non può non comportare un ulteriore e doveroso richiamo al
Comitato da parte della Provincia al rispetto della normativa vigente».
Ora resta da monetizzare i danni diretti e indiretti derivanti dalla
fornitura di lepri di scarsa qualità (le lepri italiane non sono forti come
quelle selvatiche ed è a rischio il ripopolamento futuro). Legambiente ha
valutato il danno in circa 200mila euro.P.GOR.
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REPLICHE Il «caso lepri» dell’Atc
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/rubrica/Lettera2.htm
Viste le considerazioni, pur pacate apparse sulla stampa locale, dell’
assessore provinciale alla Caccia Alessandro Sala relative alla situazione
interna dell’Ambito Territoriale di Caccia, per dare ai lettori un
informazione precisa perchè suffragata da documenti ufficiali e
incontestabili, chiedo ospitalità alla sua rubrica. Condividendo il
parallelo proposto da Sala circa la somiglianza tra l’Atc che gestisce i
soldi, circa un milione e mezzo di euro all’anno, dei quasi 20.000
cacciatori iscritti e un qualsiasi Comune, mi domando in quale Comune si fa
una trattativa privata per un acquisto del valore di oltre 300.000 euro,
procedura da evitare oltre che per i buoni criteri amministrativi anche per
le precise disposizioni previste dal Regolamento Provinciale che stabilisce
il come deve operare l’Atc. Per quanto riguarda il presunto risparmio mi
permetto di ricordare all’assessore che il prezzo di 144 euro per ogni lepre
è più basso degli anni precedenti oltre che per un calo generale dei prezzi
anche perché le lepri sono state acquistate nel rapporto 1/1 un maschio e
una femmina mentre negli anni precedenti il rapporto era 1/2 cioè un maschio
e due femmine con prezzo ovviamente più alto ma con una riproduzione
altrettanto ovviamente maggiore perché si immetteva il doppio delle femmine
e come è noto sono le femmine a partorire. La presidenza dell’Atc nella sua
interezza ha condotto la trattativa col fornitore e, anche in questo caso è
sta fatta una cosa che non poteva essere fatta, infatti anziché stabilire
una fideiussione che garantisse davvero l’Atc, perché la fornitura di lepri
dall’estero è una fornitura delicata e con molte incognite, addirittura si è
fatto l’opposto versando un anticipo di 68.000 euro al fornitore cosa tra l’
altro non nelle disponibilità della presidenza perché mai il Comitato di
Gestione l’aveva autorizzata e la presidenza, per regolamento interno, senza
il consenso del Comitato di Gestione ha a disposizione per spese immediate e
non previste solo 10.000 euro. Su tutti questi parti la Provincia è stata
tenuta costantemente informata e perciò nelle condizioni di intervenire
svolgendo il proprio ruolo di controllo. Questa fornitura di lepri è nata
male ed è proseguita peggio infatti in data 10.12.2007 sono arrivate le
prime 600 lepri e non avevano i requisiti stabiliti dal ministero della
Salute e non rispondevano neanche a quanto stabilito dal contratto d’
acquisto infatti erano prive della targhetta auricolare attestante il Paese
di provenienza ed il certificato sanitario, che ho potuto solo visionare ma
non avere in copia, stabiliva che erano lepri italiane. Ho immediatamente
segnalato tale palese incongruenza e la scadente qualità di parte delle
lepri al presidente il quale però imperterrito ha sentenziato che era tutto
a posto e si è assunto la responsabilità di liberarle sul territorio. Da
quella data in poi la copia del certificato sanitario di accompagnamento
della fornitura delle lepri del 10.12.2007 nonostante le mie reiterate
richieste non mi è mai stato consegnata, l’ho avuta solo il giorno dopo la
riunione del Comitato di Gestione durante la quale, assente il presidente, i
due vicepresidenti comunicava ai consiglieri che era tutto regolare e che si
poteva procedere al pagamento totale delle lepri consegnate, una posizione
che ha tratto in inganno i consiglieri visto che il giorno dopo, avendo
finalmente in mano copia del certificato sanitario, mi è stato facile
stabilire, perché era scritto in modo inoppugnabile, che erano lepri
italiane e provenienti da due allevamenti del Veneto. Considerazioni finali,
come si dice ai giorni nostri bisogna stabilire «se ci sei o ci fai», ma in
ogni caso è giusto voltare pagina velocemente e le dimissioni da componenti
il Comitato di Gestione liberamente rassegnate in data 17.4.2008 dal
presidente e da uno dei vicepresidenti (l’altro che ha condiviso con loro
tutto il percorso cosa pensa di fare?) e avallate dalla loro associazione la
Federcaccia, vanno nella direzione giusta anche se tardiva perché le
responsabilità sono evidenti. Al presidente della Provincia tocca prendere
le decisioni del caso, è necessario fare alla svelta perché la stessa
decisione di impedire l’assemblea dei delegati è un fatto grave ed
ingiustificabile che ha leso le prerogative ed il ruolo democratico dei
delegati liberamente eletti dai cacciatori. Questo non va bene, da subito va
riconvocata l’assemblea dei delegati per votare il bilancio consultivo 2007
e preventivo 2008 e, vista l’evidente impossibilità operativa determinata
dalla scarsa rappresentatività dell’azzoppato Comitato di Gestione, vanno
rapidamente sostituiti dalle rispettive associazioni tutti coloro che hanno
gestito congiuntamente l’operazione lepri, se ciò non avverrà ci sarà il
commissariamento che, se limitato nel tempo, non per forza è il male
peggiore lo stesso comprensorio alpino C6 è stato commissariato, in giro per
l’Italia tanti Atc sono stati commissariati e i cacciatori sono comunque
andati regolarmente a caccia, nel nostro caso i soldi dei cacciatori sono a
disposizione e da spendere e a spenderli bene può essere anche un
commissario. Io ho fatto solo il mio dovere su questa vicenda con l’appoggio
di molti delegati e cacciatori. Mi rimane solo un preoccupato rammarico:
quello di essere rimasto abbastanza solo nel Comitato di Gestione su una
cosa anche di carattere etico. [FIRMA LETT]Silvio Parzanini COMPONENTE DEL
COMITATO DI GESTIONE ATC UNICO DI BRESCIA

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
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