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NEWS: Giornali Internet 14/06/08



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CACCIA
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L'AUDIZIONE. Dopo il ricorso degli ambientalisti e la sentenza del Tar
Guardie volontarie Bonomelli soddisfatto
«È stato ribadito che gli operatori non possono agire in maniera autonoma»
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/C.htm
Il Tar di Brescia accoglie parzialmente il ricorso delle associazioni
ambientaliste Lac, Wwf, Lipu e Lav contro il nuovo regolamento provinciale
per il coordinamento delle guardie volontarie proposto dall’assessore
provinciale alla sicurezza Guido Bonomelli. Lo stesso Bonomelli, ieri
mattina è entrato nel merito della sentenza durante la seduta congiunta
delle Commissioni provinciali consiliari Quinta e Settima. Nello specifico,
la sentenza ritiene «illegittima, illogica e priva di adeguata
giustificazione» la scelta della Provincia di ridurre il numero complessivo
delle guardie sul territorio (78). «Illegittima» anche la decisione di
assegnare a priori le guardie ambientaliste alle oasi e alle riserve
naturali. Bocciata poi la richiesta di imporre alle guarde un minimo di 140
ore annue (circa 23 al mese) di servizio, disponibilità considerata
«eccessiva, con il rischio di produrre un effetto deterrente su chi intende
dedicarsi a tale attività».
Il collegio ha confermato invece la legittimità dell’articolo 3 che assegna
al Comandante provinciale il compito di predisporre il piano di operatività
mensile delle guardie e, soprattutto, la «razionalità del modello operativo
introdotto dal regolamento che sottopone le guardie volontarie ad una
pluralità di vincoli, funzionali - si legge nel testo - ad un efficace
servizio di vigilanza». Confermato anche il punto che impone ai volontari l’
obbligo di indicare zone e orari di attività in modo da dare all’
amministrazione la possibilità di programmare «i servizi in anticipo
rispetto alla data di apertura ulla stagione venatoria». Bonomelli si dice
soddisfatto: «È stato ribadito - afferma - che le guardie volontarie non
possono agire in maniera autonoma, ma sulla base di ordini e fogli di
servizio precisi». F.AP.
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Le Lega abolizione ha presentato un esposto alla Procura denunciando gli
esiti di una battuta avvenuta a Gaiarine: feriti tre segugi di un
imprenditore locale, accuse alla Provincia
Cani impallinati durante la caccia alla volpe
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3821395&Pagina=14
Gaiarine
Tre cani feriti e un esposto alla Procura della Repubblica di Treviso. È il
bilancio dell'appostamento alla volpe di tre settimane fa nella campagna al
confine con Fontanelle. A denunciare l'episodio la Lega Abolizione Caccia di
Treviso, che chiama in causa anche la Provincia rea, a suo dire, di aver
autorizzato la battuta. Protagonisti dell'evento, loro malgrado, tre cani:
Giulietta, una meticcia di 40 chili, il bassotto Milingo e Romeo, meticcio
di 20 chili. Quando il loro padrone, G.P.P. noto imprenditore locale,
attorno alle 20 ha visto rincasare il bassotto Milingo, si è accorto che la
bestiola zoppicava vistosamente, scoprendo poi, a causa di un pallettone da
caccia che gli era entrato tra il tarso e il metatarso. Poco dopo anche la
meticcia Giulietta è riuscita a tornare in via Resteiuzza. Il suo corpo era
segnato da vistose ferite e perdite di sangue dalla zampa, dalla schiena,
dal naso e da un occhio. G.P.P. è corso dal veterinario, sperando che nel
frattempo facesse ritorno alla sua cuccia anche Romeo di cui da allora si
sono perse le tracce. Le lastre effettuate da Ernesto Schievenin,
veterinario di Conegliano sul corpo di Giulietta hanno rilevato la presenza
di 40 pallettoni di due calibri diversi distribuiti su tutto il corpo, con
provenienze di sparo diverse tra loro di circa 90 gradi. In base alla
dinamica ricostruita dalla Lac e dall'imprenditore, i tre cani sarebbero
stati presi a fucilate riuscendo nonostante le ferite a far ritorno a casa.
Quella sera nel terreno dell'azienda del signor G.P.P si sarebbe svolto un
appostamento alla volpe alla quale avrebbero partecipato quattro cacciatori
conosciuti dal proprietario dei cani. I cacciatori avrebbero detto che i
cani si erano messi di mezzo tra la volpe e la traiettoria degli spari, ma
la spiegazione non ha convinto né il proprietario né la Lac che in una nota
stampa spiega: "Quando le volpi sentono i cani se ne stanno a debita
distanza. Secondo il proprietario invece è accaduto che i cani si sono messi
ad abbaiare per difendere il proprio territorio irritando i cacciatori".
L'imprenditore ha chiesto assistenza alla Lac, depositando alla Procura
della Repubblica di Treviso un esposto del quale è stato subito informato
anche il Procuratore Capo Antonio Fojadelli. Sui fatti indagano gli uomini
del Corpo Forestale dello Stato di Vittorio Veneto. Il veterinario
Schievenin ha provveduto a trasmettere una perizia tecnica al Tribunale di
Treviso dopo aver parlato con il dott. Antonio Fojadelli che si è
interessato personalmente dei fatti accaduti a Gaiarine. "Siamo in presenza
di una duplice barbarie - commenta Andrea Zanoni presidente della Lac -:
autorizzare a massacrare adulti e cuccioli di volpe e quella di tre poveri
amici dell'uomo. Qui c'è gente che gira per le campagne per fare sparatorie
con i pallettoni, cosa si aspetta a bloccarle? Aspettiamo che ci scappi il
morto, magari un bambino che dopo cena accompagna a spasso i cani? Mi
impegno sin d'ora affinché la Lac si costituisca parte civile nel processo".
Erica Bet
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ALIMENTAZIONE
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Ridusse una ragazza sulla sedia a rotelle per aver venduto carne «trattata»
MACELLAIO CONDANNATO
http://ww.lasicilia.it
Sei anni di reclusione per il macellaio sessantenne che aveva trattato la
sua carne con un dannoso additivo, a causa del quale oggi una
ventiquattrenne ragusana è immobilizzata a letto. La pesante condanna per
lesioni colpose gravissime è stata inflitta dal gup di Catania al termine
del giudizio abbreviato contro N. R., 60 anni, titolare di una macelleria
del centro etneo che dovrà versare una provvisionale da 200mila euro alla
parte lesa.
Il macellaio aveva trattato la carne con solfito di sodio, sostanza che come
emerso da una recente indagine dei Nas, pur essendo vietata viene utilizzata
massicciamente perché rallenta la degenerazione della carne e ne mantiene la
colorazione rossa. Nel febbraio 2006 però a mangiare quella carne era stata
una studentessa allergica a nitriti e solfiti. La ragazza, colta shock
anafilattico, era rimasta a lungo in coma Studentessa di Scienze politiche,
D. N. aveva acquistato insieme ad alcune colleghe del tritato nella
macelleria di N. R. Le ragazze avevano deciso di cimentarsi ai fornelli per
preparare le polpette. Si erano quindi sedute a tavola ma non appena D. N.
aveva ingoiato i primi bocconi era stata colta dal grave malore. Trasportata
in ospedale era stata salvata in extremis, ma per troppo tempo il suo
cervello non aveva ricevuto ossigeno e così ha riportato lesioni cerebrali
irreversibili. Il gup ha comminato il massimo della condanna prevista per le
lesioni colpose considerato che il rito abbreviato prevede lo sconto di un
terzo della pena ed ha condannato il macellaio al pagamento dei danni
materiali ed esistenziali da quantificare in sede civile. Inoltre il giudice
ha ordinato la pubblicazione della sentenza che però avverrà solo quando
questa sarà passata in giudicato. La difesa ha annunciato di ricorrere in
appello. GIULIA MARTORANA

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it