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NEWS: Giornali Internet 16/06/08



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CACCIA
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CACCIA AL CINGHIALE
Per l'assessore provinciale ternano Gianni Pelini è necessario rivedere il
calendario venatorio.
http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=132533 
L'Assessore alla Caccia della Provincia di Terni, Gianni Pelini, ha chiesto
alla Regione Umbria la modifica del calendario venatorio per quanto concerne
la caccia al cinghiale. Rimarcando che molti passi in avanti sono stati
compiuti verso l'omogeneità dei calendari con la preapertura solo alla
tortora e al colombaccio, con i periodi di caccia alla lepre e alla
beccaccia e i divieti di appostamenti temporanei prima di alcuni orari
prestabiliti in periodo di pre apertura, l'Assessore provinciale ternano
ritiene tuttavia che l'apertura al 1° ottobre anziché al 1° novembre non sia
conforme agli orientamenti che vanno verso l'omogeneizzazione dei calendari
con le regioni limitrofe, comportando una serie di svantaggi che ne rendono
errata la scelta. Da sempre - afferma infatti Pelini - il cinghiale è stato
cacciato nelle regioni confinanti come Lazio e Toscana dal 1° novembre al 31
gennaio, tenendo conto del fatto che su questi territori la specie è
cresciuta considerevolmente negli ultimi venti anni con gravi conseguente
per il mondo agricolo. Per questo è importante consentirne gli abbattimenti
a gennaio quando è più favorevole la riproduzione. Se la motivazione della
Regione per aprire il 1° ottobre è quella di ridurre i danni alle colture,
occorre sottolineare che in quel periodo la maggior parte dei danni stessi è
già stata fatta con la raccolta dell'uva che si conclude prima di fine
settembre. La caccia al cinghiale ad ottobre - prosegue l'Assessore - non va
bene anche a tanti cittadini non cacciatori che in quel periodo frequentano
i boschi per motivi diversi dall'attività venatoria. Inoltre in quel mese la
caccia al cinghiale disturba seriamente altre forme di caccia tradizionale,
come ad esempio quella al tordo o al colombaccio. Avendo poi le due Province
di Terni e Perugia deciso di assegnare i settori di caccia alle squadre, non
vi sarebbe alcuna ragione per aprire la stagione a inizio ottobre visto che
deve essere cura delle squadre contenere gli animali nelle aree boscate dove
non vi sono coltivazioni agricole. Per tutte queste ragioni - conclude
Pelini - qualora si confermi tale scelta e vi sia la massima condivisione
delle associazioni venatorie del territorio provinciale, l'Amministrazione
si avvarrà delle norme vigenti per chiudere la caccia al cinghiale nel mese
di ottobre su tutto il territorio di competenza.
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PESCA
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Stop caccia: le balene valgono più da vive che da morte
I dati di uno studio realizzato in Australia evidenziano come sia più
economico sfruttare il turismo, rispetto che cacciare questi grandi
mammiferi. Un altro colpo alle teorie giapponesi sulla caccia benefica
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_esteri_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=2
05612&IDCategoria=7
SYDNEY - Uno studio, che dimostra come le balene valgano in termini
economici più da vive che da morte, sarà usato dall'Australia per rafforzare
la causa della loro protezione, specialmente dalla caccia 'scientifica' da
parte del Giappone, durante la prossima riunione della Commissione baleniera
internazionale, il 23 giugno in Cile. Il rapporto detto «Istantanea globale
dei cetacei», ordinato dal governo di Canberra, è stato presentato ieri dal
ministro dell'Ambiente Peter Garrett in occasione della Giornata nazionale
delle balene, celebrata con 25 eventi nelle maggiori città del Paese. 
Lo studio calcola i benefici economici del 'whale watching', l'osservazione
da punti panoramici lungo la costa delle balene durante le migrazioni
annuali, d'inverno dai mari antartici verso le acque tropicali del nord, e
in direzione opposta d'estate. Riassume poi lo stato di protezione dei
cetacei nel mondo ed elenca le principali minacce alla loro sopravvivenza. 
Secondo il rapporto, i turisti nelle aree di osservazione delle balene nei
paesi ad alto reddito hanno speso una media pari a circa un miliardo di euro
l'anno negli ultimi anni, una cifra che si prevede crescerà di almeno 2
miliardi di euro ogni anno nel prossimo ventennio. E il numero di turisti
del 'whale watching' aumenterà al ritmo di 10 milioni l'anno. 
«Questo rapporto conferma che quello che sosteniamo da tempo sulla
protezione delle balene è saldamente fondato sulla scienza», ha detto
Garrett. «Noi non crediamo che la cosiddetta caccia scientifica delle balene
sia scientifica. Diciamo invece che bisogna rafforzare la ricerca
collaborativa non letale con altri paesi, e riconoscere che il 'whale
watching' come attività economica è un business sostenibile, non solo qui in
Australia ma nel mondo».

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it
Allegato Rimosso