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NEWS: Giornali Internet 20/06/08



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CACCIA
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Centinaia di cacciatori "fermi" tra Padova e provincia per colpa della Zecca
di Stato, in pesante ritardo sulla stampa dei nuovi libretti
Porto d'armi, 800 doppiette in attesa
Gli uffici della Questura sperano di risolvere il problema entro la fine
della prossima settimana
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Padova&Codice=
3827186&Pagina=PADOVA
(m.a.) Almeno 800 cacciatori, tra Padova e provincia, sono rimasti senza
porto d'armi. Motivo: l'Ipzs, istituto poligrafico e Zecca dello Stato, non
ha ancora stampato i libretti che fungono da porto d'armi. Un ritardo che
sta creando non pochi problemi all'ufficio armi della questura, che ogni
giorno viene tempestato di chiamate da parte dei cacciatori. Nel nostro
territorio le persone dedite alla caccia e regolarmente registrate sono
oltre 10 mila. Di queste 1.700 hanno rinnovato quest'anno il porto d'armi
che ha una durata di sei anni. Ottocento, però, non hanno ancora avuto
nessuna risposta e sono costrette a chiudere a chiave le doppiette.
I dirigenti dell'ufficio armi da una settimana a questa parte stanno
sollecitando la Zecca dello Stato, attraverso il ministero dell'Interno,
affinché produca finalmente i libretti la cui stampa è ferma dal 2007.
Secondo la questura i nuovi permessi per il porto d'armi dovrebbero essere
pronti entro la fine della prossima settimana. Dovrebbero uscire dalla Zecca
326 mila libretti destinati a tutte le questure d'Italia. Un numero forse
non sufficiente a coprire il fabbisogno di tutti i cacciatori della
penisola. Per questo motivo i responsabili dell'ufficio armi sono molto
preoccupati e hanno chiesto al ministero dell'Interno di poter essere tra le
prime questure in Italia a ricevere i nuovi permessi per il porto d'armi. La
questura fa leva sul fatto che tra Padova e provincia il numero di
cacciatori è uno tra i più alti del Paese. Se la richiesta dell'ufficio armi
verrà esaudita è possibile che già entro mercoledì della prossima settimana
gli 800 cacciatori che stanno aspettando di rinnovare il porto d'armi
vengano accontentati. Del resto la maggior parte di loro ha già versato allo
Stato i soldi del libretto e le varie marche da bollo.
Nessun problema, invece, per chi usa i fucili per il tiro al volo e le gare.
Tra Padova e provincia sono 6.500 le persone che si dedicano allo sport del
tiro a segno. Per ulteriori informazioni sulle varie tipologie dei permessi
per il porto d'armi è sufficiente collegarsi al sito internet della questura
www.questure.poliziadistato.it/padova.
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Corso per inseguire il cinghiale con un cane
http://www.provincia.grosseto.it/rassegna/text.php?text=t131191&trova=caccia
GROSSETO. Si chiama cane limiere e viene usato in un tipo particolare di
prelievo del cinghiale, detto “in girata”, obbligatorio nelle riserve
naturali e nelle Zone di ripopolamento e cattura. A differenza della
tradizionale e più diffusa caccia in “braccata”, viene utilizzato un solo
cane, il limiere appunto, tenuto alla “lunga” (un particolare guinzaglio che
arriva fino a 10 metri. Il nome del cane deriva proprio dalla parola
francese “limier”, legaccio) e liberato solo nelle ultime fasi della caccia,
un conduttore del cane, con funzioni di capocaccia, e fino a 15 operatori di
girata alle poste.
Si tratta, quindi di una tecnica più contenuta, che gestisce il cinghiale
senza portare particolare disturbo alle altre specie, consigliata in alcune
zone particolari, obbligatoria nelle riserve naturali e nelle Zone di
ripopolamento e cattura. Proprio per formare i conduttori di cane limiere e
gli operatori di girata, consentendo quindi il prelievo di cinghiali anche
nelle aree con limitazioni, la Provincia ha organizzato uno specifico corso
intensivo teorico-pratico. Il corso si è svolto la scorsa settimana nel
Centro studi faunistici della Bandite di Scarlino. Docente, Giuliano
Colombi, tecnico faunistico di livello internazionale.
I 27 partecipanti, tra cui 4 agenti di Polizia provinciale che avranno
funzioni di controllo sulle operazioni di girata, hanno fatto un vero e
proprio corso full-immersion, per apprendere le tecniche di questa
particolare forma di gestione del cinghiale. Lo scorso 16 giugno, infine, si
sono svolti gli esami, brillantemente superati da tutti i partecipanti.
«Siamo una delle prime province - spiega l’assessore alla Conservazione
della Natura, Gian Carlo Bastianini - ad organizzare un corso di questo
genere. E abbiamo voluto farlo per dare ai cacciatori della Maremma la
possibilità di intervenire anche all’interno delle riserve e nelle aree in
cui è vietata la ‘braccata’».
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Sbagliato sparare ora al colombaccio
http://www.provincia.grosseto.it/rassegna/text.php?text=t131192&trova=caccia
GROSSETO. In questi giorni le associazioni venatorie e ambientaliste, gli
Ambiti Territoriali di Caccia e l’Ufficio conservazione della Natura della
Provincia di Grosseto stanno discutendo date e specie cacciabili previste
nel prossimo calendario venatorio 2008/2009. Anche quest’anno tornerà
prepotentemente alla ribalta la questione etica oltre che biologica, legata
alla pre-apertura della caccia al colombaccio. Lo affermano alcune
associazioni quali il Club italiano del colombaccio, la Federazione di
cacciatori tradizionali, l’ Associazione dei migratoristi Italiani, il
Progetto migratoria che scrivono: «sparare ad una specie che porta a termine
le cure parentali dei nidiacei oltre ad essere dannoso sotto il profilo
biologico è eticamente scorretto. Ci chiediamo come si possa parlare di
corretta gestione dell’avifauna quando non si tiene conto della biologia di
una specie cacciabile».
Le associazioni spiegano che i loro soci sono cacciatori «e non riusciamo a
capire come si possa essere tanto incompetenti nel gestire una delle risorse
più importanti del patrimonio faunistico-venatorio, verso la quale non
esistono limiti temporali nel corso dell’intera stagione venatoria. Perchè
si vuole sparare ad ogni costo ad una specie sapendo che si distrugge
inutilmente una risorsa fruibile a tutti i cacciatori?».
Da dieci anni il Club italiano del colombaccio, il Club della palomba e
tanti altri appassionati cacciatori di colombaccio hanno sostenuto con studi
scientifici e osservazioni sul campo che il colombaccio - che è un migratore
parziale - era tornato nuovamente a nidificare in gran parte della nostra
penisola e nella nostra provincia. Gli studi avevano dimostrato che questo
animale nidificava dal mese di marzo fino a tutto settembre, quindi era
oltremodo dannoso concedere la pre-apertura perchè, come si è accenato, in
quelle date nei nidi c’erano ancora i pulcini che sarebbero stati condannati
a morte certa dopo la fucilazione dei genitori.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it