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NEWS: Giornali Internet 24/07/08



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CACCIA
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Caccia abusiva: nuovo intervento della polizia provinciale di Pistoia
Sono stati colti sul fatto e denunciati per aver posizionato lacci in
cordino in acciaio per cattura di ungulati
http://www.intoscana.it/intoscana/informarsi/news.jsp?id_categoria=1210&id_s
ottocategoria=1211&id=182659&language=it
Sono stati sorpresi in flagrante, a seguito di minuziose indagini e numerosi
appostamenti, dagli agenti del Corpo di Polizia Provinciale di Pistoia,
mentre stavano posizionando e controllando dei lacci in cordino in acciaio
per cattura di selvatici. I lacci erano posizionati in modo tale che al
passaggio dell’animale, lo stesso rimanesse catturato nel laccio predisposto
a cappio. Si tratta dunque, come si può intuire, di un tipo di caccia
abusiva particolarmente cruenta.
Il fatto è accaduto nei giorni scorsi in Comune di Marliana, nei boschi
posti in località La Serra Pistoiese. Gli agenti operanti hanno proceduto al
sequestro dei lacci e gli autori del fatto sono stati denunciati alla
Procura della Repubblica di Pistoia per violazioni alle leggi sulla caccia
(caccia in periodo di divieto generale e con mezzi non consentiti).
Tali violazioni penali prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno o l’
ammenda fino a Euro 2.500,00 (per la caccia in periodo di divieto generale)
e un’ammenda fino a Euro 1.549,00 (per la caccia con mezzi non consentiti),
oltre alla sospensione della licenza di caccia da 1 a 3 anni.
I risultati ottenuti sono il frutto della continua attività d’indagine, dei
sopralluoghi e degli appostamenti, predisposti dal Comando di Polizia
Provinciale contro la lotta al fenomeno del bracconaggio, ai quali hanno
partecipato anche le Guardie Ambientali Volontarie. A tale riguardo il
Comando di Polizia Provinciale ricorda che anche la semplice detenzione di
una trappola od altro impianto di cattura di fauna selvatica è vietata e
costituisce illecito amministrativo.
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VENETO
Caccia in deroga, si annuncia battaglia sul numero delle specie abbattibili
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=3859846&P
agina=10
Venezia
È diventato il tormentone di tutte le estati. Ogni anno il consiglio
regionale del Veneto deve fissare per legge le specie cacciabili in deroga
alla normativa europea definendone anche la quantità massima dei capi
abbattibili: è la cosiddetta caccia in deroga attesa come una manna dal
cielo dalle oltre cinquantamila doppiette della regione che possono in tal
modo rimpinguare i carnieri.
Dopo essere stato due anni fa oggetto di procedura di infrazione da parte
della Commissione europea, il Veneto quest'anno si è mosso in punta di piedi
ma ancora una volta sono sorte contestazioni all'interno della stessa
maggioranza. La giunta, su proposta dell'assessore alla caccia Elena
Donazzan, aveva proposto di consentire la caccia in deroga di appena tre
specie contro le tradizionali sette degli ultimi anni: lo storno per un
totale di 163.593 capi (al massimo 100 per ciascun cacciatore); il
fringuello per un totale di 465.937 capi abbattibili (100 per ciascun
cacciatore) e la peppola (81.190 capi in totale e 25 per ogni cacciatore),
tutte cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre. Ma in
commissione consiliare agricoltura-caccia-pesca, su proposta del consigliere
leghista Roberto Ciambetti, sono state aggiunte altre otto specie: il
prispolone (massimo stagionale 151.00 capi, 75 per cacciatore); la pispola
(massimo 49.500, 50 per cacciatore); il piviere dorato (massimo 48.000 capi,
50 per cacciatore); il frosone (massimo 28.000 capi, 25 per cacciatore); il
gabbiano reale (49.000 capi, 50 per cacciatore); il cormorano (massimo
45.000 capi, 5 per cacciatore); la tortora dal collare (massimo 49.000, 50
per cacciatore) e il verdone (massimo 48.000, 50 per cacciatore).
Ora la proposta di legge è stata iscritta all'ordine del giorno del
consiglio che è convocato per giovedì della prossima settimana, con
eventuale prosecuzione della seduta il venerdì. Tempi davvero stretti se si
considera che c'è da approvare prima della pausa estiva anche l'assestamento
del bilancio 2008 e che la caccia si aprirà il 21 settembre: a parte i
problemi all'interno della maggioranza (dove un gruppo sembra regolarmente
sconfessare quanto proposto da un assessore di un gruppo alleato, in questo
caso sembra una guerra tutta vicentina tra Lega e An) i tre consiglieri
della Sinistra Arcobaleno, Nicola Atalmi, Gianfranco Bettin e Pietrangelo
Pettenò, si stanno già attrezzando per sfornare centinaia di emendamenti
favoriti dal fatto di poterli fare a scalare sul numero dei capi abbattibili
per ogni specie. Stando così le cose, ipotizzare la necessità di convocare
il consiglio anche la settimana successiva (e non solo per un giorno) sembra
il minimo della pena. Altrimenti i cacciatori rischiano all'apertura della
stagione di stare a bocca asciutta. Giuseppe Tedesco
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Follonica APPELLO I cacciatori «Vogliamo sparare con meno vincoli»
http://www.lanazione.it
I CACCIATORI si mobilitano contro la legge sulla caccia. La sezione
provinciale di Cpa, con sede a Follonica, si appella ai cacciatori maremmani
affinché firmino la petizione popolare che sostiene le proposte di modifica
alla legge statale 157 del 1992 (presentate dall’onorevole Sergio Berlato)
«per garantire una corretta gestione del patrimonio faunistico e
ambientale». «E’ giunto il momento di abbandonare ogni indugio — spiega
Luigi Strianese, presidente provinciale Cpa-Confavi — e mobilitarci: è ormai
palese il tentativo dei dirigenti di alcune associazioni venatorie di
boicottare le proposte di modifica a questa legge che ha mortificato le
nostre cacce tradizionali, decimando drasticamente i cacciatori italiani.
Riteniamo sia dovere di ognuno mobilitarsi per dimostrare il livello di
condivisione che queste proposte hanno suscitato nel mondo venatorio
italiano: per questo invitiamo tutti i cacciatori maremmani,
indipendentemente dall’associazione venatoria cui appartengono, ad aderire
alla petizione popolare che verrà promossa in tutte le Regioni d’Italia. Se
i dirigenti venatori non hanno alcuna intenzione di unirsi per difendere i
diritti dei loro associati, saranno i cacciatori ad unirsi per difendere la
propria dignità e la propria passione».
I cacciatori hanno intenzione di rivolgersi anche ai deputati, e in
particolare a Monica Feanzi, Luca Sani e Franco Mugnai.
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Caccia, si potrà sparare a gazze e ghiandaie
http://www.lanazione.it
FIRENZE. Tre nuove specie di uccelli potranno essere cacciate nella
preapertura della stagione venatoria in Toscana: la cornacchia grigia, la
gazza e la ghiandaia considerate specie che arrecano danni all’agricoltura.
E’ quanto previsto da una legge approvata ieri a maggioranza dal Consiglio
regionale. A favore hanno votato i consiglieri della maggioranza con l’
eccezione di Mario Lupi, capogruppo dei Verdi, che ha votato contro, mentre
i gruppi di opposizione si sono astenuti.
Lupi si è detto contrario al fatto che si utilizzi una legge per queste
modifiche in un momento in cui si è deciso di legiferare di meno, ma la
questione principale è che si sono inserite specie di uccelli «senza che vi
sia un parere da parte dell’Istituto nazionale per la Fauna selvatica». Per
Lupi questo atto «porterà sanzioni dell’Unione europea che andranno a
ricadere sulla nostra comunità».
Il provvedimento è stato illustrato dal presidente della commissione
agricoltura Aldo Manetti (Prc), spiegando che l’atto recepisce un decreto
governativo dell’ottobre 2007 recante criteri minimi uniformi per la
definizione di misure di conservazione relative alle Zone di protezione
speciale. La legge contiene anche un aggiornamento del calendario venatorio
con l’indicazione di due giornate alla settimana in cui è consentita l’
attività venatoria nel mese di gennaio. Piero Pizzi (Fi-Pdl) e Angela Notaro
(An) hanno annunciato l’astensione dei rispettivi gruppi perchè la legge
regionale recepisce un decreto ministeriale, per il quale sono annunciate
imminenti modifiche. Ilio Pasqui (Pd) ha sottolineato, al contrario, come la
legge «metta in linea la Toscana con le norme europee. Se il decreto
governativo verrà modificato - ha detto - l’adeguamento nostro sarà
automatico».
Nel dibattito è intervenuto anche il governatore Claudio Martini
evidenziando «il punto di equilibrio, pur partendo da posizioni diverse» che
si è raggiunto sulla questione.
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FIERE VENATORIE
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MARTELLAGO
Fiera degli uccelli, tutto risolto
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3859592&Pagina=RIVIERA%20DEL%20BRENTA%20MIRANESE
Martellago
(ndr) La Fiera degli Uccelli non occuperà l'interno della Isaacs, ma solo il
giardino, e una commissione ne vigilerà la sanificazione. Risolto il
"tormentone" innescato dalla petizione (300 firme) affinché per l'evento non
fosse più usata la materna di Maerne, sostenuta da una mozione di Zane e
Costa (Pdl) discussa martedì in consiglio. Il caso era già rientrato avendo
chiesto l'Ente Fiera per il 3 agosto alla preside che l'ha concesso il solo
giardino: per la segreteria si userà il primo piano dell'edificio, ormai
pronto, il futuro centro civico.
Non è però mancato lo scontro tra Zane e il sindaco. Il primo ha precisato
che l'istanza «di non essere invasi dalla fiera veniva da anni dalle maestre
ed era mirata solo a tutelare la salute dei bambini, già sotto stress per un
cantiere eterno: nessun attacco personale al sindaco». Brunello ha
replicato, carte alla mano, che l'Ente Fiera ha sempre chiesto alla scuola
il permesso di usare i locali e ha sempre fatto a sua cura la
disinfestazione, contestando il metodo «delle petizioni senza prima
discuterne».
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PESCA
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Tonnare di Salerno e Cetara a caccia illegale di tonni. Multe salate.
Greenpeace all'attacco
http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1980&Itemi
d=1&Itemid=1&sectionid=&idvis=1
Ben 13 pescherecci che fanno capo ad associazioni e consorzi con sede a
Salerno e Cetara, sono stati multati dalla Guardia di Finanza per 672.000
euro per pesca pirata di tonno rosso.
Le imbarcazioni fuori legge, come già segnalato diverse volte da Greenpeace,
che è in prima linea nella lotta contro le gabbie di ingrasso di tonno rosso
e nella pesca illegale di questo cetaceo, usavano aerei di ricognizione che,
partendo da Gela e Marina di Modica, venivano utilizzati per scoprire i
banchi di tonno, in violazione delle norme comunitarie e dell'Iccat
(Commissione Internazionale Conservazione Tonno Atlantico).
"Invece di autorizzare nuove gabbie di ingrasso del tonno rosso, che
incentivano la pesca pirata, sarebbe ora che le Autorità italiane facessero
pulizia in un settore alla deriva" commenta Alessandro Giannì, responsabile
della campagna Mare di Greenpeace Italia.
"Già l'anno scorso avevamo denunciato la presenza illegale di aerei in
appoggio alle tonnare volanti di Salerno: che la cosa si sia ripetuta lascia
intendere che questi signori hanno protezioni in alto loco".
Nel Rapporto "Il bottino dei pirati" (in inglese Pirate booty) diffuso alla
riunione dell'Iccat dello scorso anno, Greenpeace aveva mostrato le foto di
aerei che sorvolavano i pescherecci Maria Antonietta, Ligny Primo e Luca
Maria e copia dei documenti di volo che attestavano come almeno tre aerei
avevano volato nel periodo vietato per conto dell'Associazione Produttori
Tonnieri del Tirreno.
Anche quest’anno Greenpeace ha denunciato alcuni di questi aerei in azione.
Molte le denunce che parlano di diversi atti di pirateria di pesca: dalla
pesca eccessiva al passaggio dei pescherecci a bandiere ombra, dalla
presenza di imbarcazioni che non sono iscritte nei registri Iccat ai troppi
errori nelle statistiche delle catture.
Secondo Greenpeace, negli ultimi decenni i grandi predatori - squali,
marlin, pesce spada, tonni - hanno subito in media un declino degli stock
del 90 per cento. Per salvare queste specie, c'è bisogno di organismi
internazionali che funzionino. “E l'Iccat al momento è purtroppo inefficace”
, denuncia l'associazione ambientalista più famosa al mondo.
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ALLEVAMENTO
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La contestata azienda che sorge a cavallo fra Pieve e Sernaglia ha deciso di
passare al contrattacco
Maia tiene i polli e chiede i danni
Ricorre al Tar contro l’ordine di tagliare 200mila capi citando Giunta Moro
e Provincia
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice
=3859489&Pagina=14
Pieve di Soligo
Pareva che stesse zitta e buona. Che le ragioni dei residenti le capisse e
ancor di più capisse quelle di istituzioni e amministratori. E, invece, ha
spiazzato tutti: per poco più di 200mila polli la Maia ha buttato all'aria
mesi di conciliazioni e si è rivolta al tribunale.E' stato notificato
all'amministrazione pievigina nei primi giorni di giugno un ricorso al Tar
promosso dall'azienda agroindustriale Maia contro la Provincia di Treviso e
contro il Comune di Pieve di Soligo. Il ricorso impugna l'Autorizzazione
Integrata Ambientale (Aia) provvisoria rilasciata dalla Provincia di Treviso
con decreto 216/2008 nella parte in cui concede l'autorizzazione per un
numero massimo di capi ammessi per l'azienda di 1.014.000, e la nota del
Comune di Pieve di Soligo, dove si indica tale numero massimo di capi. La
ditta Maia ritiene illegittima l'indicazione del numero massimo di 1.014.000
capi effettuata dal Comune sulla base di un parere dell'Usl7 e reputa invece
che la potenzialità massima dell'azienda sia di 1.249.048 capi, asserendo
che il minor numero di capi riduca l'attività produttiva dell'azienda e
penalizzi l'esercizio dell'attività di allevamento come progettata.La ditta
Maia chiede, dunque, la sospensione del provvedimento impugnato e formula
richiesta di risarcimento danni.
Ora quindi la lotta si sposta nelle aule del tribunale dove Provincia e
Comune cercheranno di far valere le loro ragioni, "conseguenti a puntuali
attività di accertamento effettuate tenuto conto delle valutazioni di
competenza del servizio veterinario dell'Usl 7".
Una faccenda, quella riguardante la ditta a confine fra Pieve e Sernaglia,
che da decenni è al centro delle denunce dei residenti per i disagi
provocati: mosche, rumori, polveri di pollina,odori. Oramai non si contano
più le segnalazioni alle forze dell'ordine di cittadini esasperati, i
sopralluoghi dei vigili urbani o dei carabinieri o dei tecnici dell'Usl7, le
lettere e le relazioni. Una situazione intricata, che pareva essere sulla
via di una tiepida soluzione: segnali in tal senso erano giunti dalla
direzione dell'azienda che aveva partecipato alla riunione pubblica del
comitato "Rompi Maia" e che aveva pure realizzato interventi di mitigazione
dell'inquinamento.
Ma per 200mila polli la Maia ha perso la pazienza. E ha detto no.Delegando
stavolta ogni forma di dialogo agli avvocati.
E a rimetterci saranno ancora una volta solo i cittadini. Manuela Collodet

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it