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NEWS: Giornali Internet 20/08/08



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CACCIA
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Aveva due cinghiali, bracconiere denunciato
http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=2008082
0&Categ=12&Voce=2&IdArticolo=2269507
Esacalaplano
L'hanno fermato sulla strada provinciale 53 con due cinghiali morti dentro
il cofano della sua autovettura e denunciato per bracconaggio perché la
stagione di caccia è ancora chiusa. La caccia grossa a L.D., 34 anni, di
Escalaplano, l'altro ieri è andata decisamente male. L'uomo è stato
intercettato attorno alle tre del mattino di lunedì da una pattuglia dei
carabinieri della stazione di Esterzili. Il giovane rientrava dalle montagne
di Tagliaferri, una zona ricca di selvaggina. I controlli effettuati dai
militari non hanno lasciato scampo al trentaquattrenne. I due animali sono
stati controllati dalla Asl di Isili e i veterinari hanno scoperto che i
corpi erano stati crivellati di pallini da fucile da caccia. L'uomo dovrà
rispondere anche di porto abusivo di arma: nell'auto aveva anche un coltello
di genere proibito. (mg.m.)
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AMBIENTE. Otto associazioni ricorrono contro la legge-provvedimento di
Lombardia e Veneto
La Regione sotto tiro per la caccia in deroga
Lipu: «Autorizzata la strage di animali protetti dalla Ue»
http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Dad.htm
Vittorio Zambaldo
A settembre, con l’apertura della caccia, cieli veneti a rischio per
fringuelli, peppole, pispole e storni. Per il quinto anno consecutivo
infatti, la Regione, utilizzando uno strumento che dovrebbe essere
straordinario ed eccezionale, ha autorizzato nuovamente la caccia in deroga
a specie protette.
A rischiare di essere impallinati, con la consolazione di essere
legittimamente autorizzati a morire, sono mezzo milione di fringuelli, 80
mila peppole, 25 mila pispole e oltre 160 mila storni.
«È una violazione gravissima delle direttive europee sulla tutela della
fauna selvatica, oltre che una pratica davvero discutibile di cui i
cacciatori italiani potrebbero finalmente fare a meno, trattandosi di
uccellini di pochi grammi di peso», denunciano Legambiente veneto e Lega
italiana protezione uccelli (Lipu).
Insieme a Lega per l’abolizione della caccia, Animalisti italiani, Lega
antivivisezione, Associazione Verdi ambiente e società, Wwf ed Ente
nazionale protezione animali hanno scritto alla Commissione della Comunità
europea, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai ministri
competenti per chiedere il loro intervento.
«Il provvedimento regionale contraddice le leggi europee e non tiene conto
delle numerose procedure di infrazione e condanne all’Italia e alla stessa
Regione Veneto già arrivate dall’Unione europea e dalla Corte
costituzionale.
Lo strumento della deroga è di fatto un trucco per rendere cacciabili quelle
specie di uccelli che sono classificati come non cacciabili.
La deroga dovrebbe essere permessa come strumento eccezionale sulla base di
valide e fondate motivazioni e nel rispetto delle decisioni europee, ma in
realtà, secondo la denuncia delle associazioni ambientaliste, «diventa un
regime dissimulato di caccia ordinaria» e per il quinto anno consecutivo sia
in Lombardia sia in Veneto.
Le associazioni notano anche che la caccia praticata a queste specie è
classificata come "ricreativa" e non è una deroga concessa per prevenire
gravi danni al patrimonio (colture, flora o fauna).
Ad aggravare la posizione della decisione regionale c’è anche la sentenza
250/08 del 25 giugno scorso con la quale la Corte costituzionale ha
dichiarato l’illegittimità di una legge della Lombardia che prevedeva
proprio la caccia in deroga con una legge provvedimento che non può essere
annullata dal presidente e del Consiglio, come invece dovrebbe prevedere la
procedura, qualora la legge si dimostrasse in contrasto con le direttive
europee.
La lettera alla Commissione europea è una denuncia per la palese violazione
della direttiva e un appello che si conclude con l’invito «a un intervento
straordinario delle autorità comunitarie, avviando un procedimento speciale
di sospensione tramite ricorso alla Corte di giustizia europea, così come è
in suo potere fare».
Alla presidenza del Consiglio le associazioni ambientaliste chiedono che il
governo «proceda all’impugnazione delle leggi di Lombardia e Veneto davanti
alla Corte costituzionale e che solleciti interventi appropriati dalle
autorità comunitarie. «La caccia in deroga è uno strumento eccezionale»,
ribadiscono le associazioni, «e non può essere replicata ogni anno e
approvata con una legge provvedimento. È contro la Costituzione e rischia di
aggravare le procedure di infrazione dell’Unione europea contro l’Italia».
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Tra le novità introdotte dalla Regione Veneto il ritorno dei richiami vivi e
l’imminente varo dell’Istituto veneto per la fauna selvatica
Caccia, conto alla rovescia per 60mila doppiette
Preapertura il 1. settembre per cinque specie, la stagione ufficiale parte
il 21 e si chiuderà il 31 gennaio
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=3883027&P
agina=NORDEST
Venezia
Sessantamila doppiette pronte a sparare. Dal 1 settembre parte la
preapertura della caccia che consentirà di puntare i fucili su merli,
tortore, ghiandaie, gazze, cornacchie. Per tutte le altre specie la caccia
partirà il 21 settembre e si chiuderà il 31 gennaio. Per i cacciatori sarà
un anno di grande novità, con l'introduzione dell'uso dei richiami vivi, una
pratica tanto amata dai cacciatori, ma sino ad ora vietata. Ma sul
calendario non sono mancate le proteste da parte degli ambientalisti che
lamentano l'estensione della caccia anche a piccoli uccelli.
«Si tratta di un provvedimento particolarmente atteso dalla nostra regione e
dei nostri cacciatori che praticano una caccia delle antiche tradizioni in
Veneto - sottolinea l'assessore alla caccia Elena Donazzan - Il Veneto
auspicava un simile provvedimento già nella scorsa stagione, ma
l'atteggiamento dell'allora governo era stato di totale chiusura. Oggi
invece abbiamo trovato nel ministro del welfare Maurizio Sacconi un
interlocutore attento e sensibile alle richieste del nostro territorio e il
provvedimento a firma del sottosegretario Francesca Martini è stato il
giusto epilogo di una vicenda che fin dall'inizio pareva più gestita
sull'onda della spinta mediatica che tecnico scientifica».
L'assessore sottolinea come grazie alla collaborazione con l'Istituto
zooprofilattico delle Venezie e alla partecipazione attiva nella fase di
monitoraggio dei cacciatori, si è potuto dimostrare al ministero che la
caccia è uno strumento fondamentale di prevenzione e di controllo. «In
questo senso, la possibilità di riutilizzare i richiami vivi è la conferma
del valore sociale svolto dai cacciatori in occasione dell'emergenza aviaria
e al tempo stesso è il riconoscimento del corretto approccio della regione»,
precisa l'assessore.
Ma la stagione 2008-2009 nasce anche sotto un altro auspicio, quella che
veda finalmente la luce l'Istituto veneto per la fauna selvatica.
«L'Istituto nazionale per la fauna selvatica non è più in grado di ricoprire
il proprio ruolo - sottolinea l'assessore - al suo posto devono essere
favoriti istituti scientifici che non siano un punto di riferimento per la
politica, ma di approfondimento tecnico e scientifico».
La legge quadro nazionale dispone infatti che l'attività di cattura di
uccelli da richiamo per la caccia da appostamento possa essere svolta
esclusivamente da impianti autorizzati dalle Province. Le Regioni invece
emanano norme relative alla costituzione e gestione del patrimonio dei
richiami vivi appartenenti alle specie che sono ammesse, consentendo ad ogni
cacciatore di detenere un numero massimo di 10 esemplari per ogni specie,
fino ad un massimo complessivo di 40. «Da tempo - sottolinea l'assessore
Donazzan - si è constatato come l'Istituto nazionale per la fauna selvatica
fatichi sempre di più ad adempierle ai compiti affidati dalla legge, con
conseguente gravissimo disagio a carico di regioni e province». Ma i
problemi sono anche altri, come ha già denunciato la provincia di Vicenza:
da tempo l'Istituto non procede più all'abilitazione del personale destinato
agli impianti di cattura. L'Istituto Veneto dovrebbe assumersi tutti questi
ruoli, consentendo una miglior gestione del "sistema caccia". Novità anche
per quanto riguarda i carnieri: è stato previsto un abbassamento del numero
dei capi per quanto riguarda la selvaggina migratoria, si potrà invece
cacciare una lepre al giorno con un massimo di cinque esemplari nel corso di
tutta la stagione. Per quanto riguarda invece la caccia delle aziende
agri-affaristico-venatorie sono consentite l'emissione e l'abbattimento di
animali di esclusiva provenienza da allevamento, quaglie, fagiani, lepri,
starne e pernici rosse, con esclusione del cinghiale e di tutta la
selvaggina migratoria. R. N.
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Già partita sul territorio la caccia di selezione ai "nocivi", ma l’
Associazione ha presentato ricorso. Nel mirino finite anche le riserve
Cinghiali, la Lac "sfida" le doppiette
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Pordenone&Codi
ce=3882696&Pagina=PORDENONE
Chiesta la sospensiva al Tar contro le delibere approvate in Provincia:
decisione a fine agosto
La Lega per l'abolizione della caccia "sfida" le doppiette. È stato
presentato, infatti, dall'avvocato Alessandra Marchi per conto
dell'Associazione un ricorso al Tar contro le delibere approvate dalla
Giunta provinciale che hanno concesso, come capita ogni anno,
l'autorizzazione alle riserve per l'abbattimento di selezione dei cinghiali.
L'Ente ha motivato la necessità di uccidere gli animali a causa del
proliferare della specie che ha portato ad un numero eccessivo al punto che
ogni anno la Provincia deve risarcire circa 80 mila euro per i danni
causati. Non solo. Le delibere contengono anche le autorizzazioni ad
abbattere, sempre per gli stessi motivi, gazze, tortore e cornacchie. Ma
l'atto non è piaciuto alla Lac che ha deciso di presentare ricorso ai
giudici del Tribunale amministrativo. Non solo. Non potendo aspettare il
giudizio di merito visto che gli abbattimenti sono già iniziati,
l'Associazione ha chiesto la sospensiva che dovrebbe essere discussa dal Tar
il 28 agosto. A fine mese, dunque, se le motivazioni della Lac saranno
ritenute valide, le doppiette potrebbero smettere di sparare, ben prima del
tempo previsto dalla delibera approvata in Provincia. Nel mirino
dell'Associazione sono finiti più aspetti a cominciare dalla legittimità
costituzionale degli atti approvati dall'esecutivo che fanno comunque
riferimento alla normativa regionale. Sotto accusa poi il fatto che gli
abbattimenti siano stati conferiti ai soci delle riserve e contestata pure
la norma che prevede che gli animali uccisi possano essere tenuti dagli
stessi cacciatori. «In questo caso - spiega l'avvocato Marchi - a nostro
avviso si violano precise norme ed è proprio per questo che abbiamo
presentato ricorso. Ovviamente - va avanti - visto il carattere d'urgenza
abbiamo chiesto la sospensiva che riteniamo possa essere inserite
nell'udienza che si terrà l'ultimo giovedì di agosto. Siamo fiduciosi che i
giudici accoglieranno le nostre motivazioni». Sino ad ora sono stati circa
una decina i cinghiali abbattuti.
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Incidenti montagna: morto cacciatore
Stava partecipando a un censimento di fauna venatoria
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-08-20_120253325.htm
l
(ANSA) - BELLUNO, 20 AGO - Un cacciatore bellunese di 63 anni e' morto dopo
una caduta di 70 metri sul versante sud del monte Dolada, a Ponte delle Alpi
(Belluno). L'uomo, che stava partecipando ad un censimento di fauna
venatoria assieme ad alcuni amici, avrebbe perso l'equilibrio mentre stava
dando da bere ai cani. Sul posto, e' intervenuto un elicottero del Soccorso
urgenza Suem di Pieve di Cadore e il personale del Soccorso Alpino.
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ALLEVAMENTO
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MIRA Controlli Polstrada in Romea
Cavallo muore sul Tir Denunciato l'autista
Ventidue capi diretti al macello
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice
=3883186&Pagina=RIVIERA%20DEL%20BRENTA%20MIRANESE
Mira
Quando hanno aperto il portellone per verificare le condizioni in cui gli
animali erano stati sistemati, ormai per uno dei 22 cavalli stipati come
sardine e sballottati di continuo a ogni sobbalzo del camion, non c'era più
nulla da fare. Un altro, ormai allo stremo, è stato salvato dai veterinari
dell'Ulss di Chioggia che hanno preso in consegna tutti gli esemplari i
quali sono stati rifocillati e condotti in una struttura idonea al loro
ricovero.
A bloccare il viaggio dell'autotreno ungherese lungo la statale Romea
all'altezza di Mira, è stata una pattuglia della Polstrada di Padova adibita
al controllo dei mezzi pesanti autorizzati al trasporto di bestiame vivo. Al
volante un camionista magiaro che ha spiegato agli agenti che in pratica si
trattava di un carico di "carne da macello" visto che la destinazione finale
era un mattatoio di Conversano nel barese. Ma la normativa in materia è
molto chiara e prevede per i cavalli, qualsiasi sia il loro destino, che gli
eventuali trasferimenti su gomma debbano avvenire all'interno di singoli
box: uno per ciascun capo. E non ammassati uno sull'altro incapaci di
mantenere l'equilibrio.
L'uomo è stato denunciato per la violazione delle prescrizioni riguardanti
in particolare la modalità di carico e delle soste degli animali. Si tratta
di illeciti amministrativi per i quali hanno proceduto gli stessi operatori
del servizio veterinario dell'Ulss 14.
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LA CURIOSITÀ
Università e allevatori friulani uniti nel progetto che farà nascere il
"super-maiale" per i prodotti di qualità
Nuova tappa del progetto di riqualificazione della suinicoltura friulana
avviato dalla Regione.
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Udine&Codice=3
882590&Pagina=1
È infatti stato approvato in tempo record dalla Commissione europea il
Programma di ricerca per la qualificazione genetica dei suini, proposto
dall'amministrazione del Friuli Venezia Giulia nell'ambito dell'azione
definita per concorrere a risollevare il settore dell'allevamento suino da
una crisi che ha colpito tale sistema a livello nazionale.
L'iniziativa mira a gestire l'emergenza nella quale si trovano gli
allevatori di fronte anche alla concorrenza degli allevatori esteri, ma
intende allo stesso tempo individuare le prospettive di sviluppo. Uno degli
obiettivi che essa persegue è quello di valorizzare la specie suinicola
friulana, caratterizzata da capi nati e allevati in Friuli, attraverso un
programma di ricerca che sarà gestito dall'Associazione regionale
Allevatori.
Si tratta di un progetto che intende promuovere le produzioni suinicole
destinate alle Dop Prosciutto di San Daniele e Gran Suino Padano, alla Igp
Sauris, alle carni fresche e agli insaccati ottenuti e riconosciuti con il
marchio Aqua (Agricoltura, qualità e ambiente) della Regione.
La ricerca sarà effettuata da un comitato scientifico in collaborazione con
l'Università di Udine, mentre i beneficiari dell'iniziativa saranno gli
allevatori iscritti all'Ara. Il progetto sarà strutturato lungo l'intera
filiera produttiva del settore suinicolo ed è volto a definire una nuova
linea genetica di suini di qualità superiore, del tutto innovativa per il
comparto, destinata ai prodotti Dop e Igp. Infatti, attualmente il 20\% dei
maiali macellati per i prodotti di qualità non viene giudicato idoneo e
quindi rispedito al produttore. L'obiettivo è di selezionare una linea
genetica di suini con caratteristiche adeguate alle esigenze dalle
produzioni di qualità, quali peso della coscia, spessore del grasso di
copertura della coscia ed altre caratteristiche previste dai disciplinari,
con l'obiettivo di migliorare l'omogeneità delle cosce, riducendo la
percentuale di resi ai macelli.
Si partirà con l'introduzione di scrofette Large White italiane L.g. in
alcuni allevamenti selezionati in Friuli, con lo scopo di produrre ibridi
con incroci con Duroc italiano L.g. e Goland C21 in linea paterna. Nei 5
anni si prevede di poter seguire dal concepimento fino ai prodotti
alimentari finiti, circa 12500 suini. Il tutto studiando anche le altre
attività del processo di produzione, quali l'allevamento degli animali,
l'alimentazione, la qualità della carne, il benessere animale, il trasporto
e la macellazione, nonché avviare una collaborazione con i mangimifici, che
saranno coinvolti nella definizione delle formule più idonee a ottenere
buone prestazioni produttive e una migliore qualità del prodotto finale.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it