[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

NEWS: Giornali Internet 27/08/08



======
CACCIA
======
Ma niente scoraggia i fuorilegge
Gli ispettori forestali: condanne da inasprire
http://www.unionesarda.it
Il bracconaggio riprende a galoppare anche in provincia di Cagliari. Secondo
i dati forniti dall’Ispettorato ripartimentale del Corpo forestale, dal
primo gennaio a oggi sono state 67 le comunicazioni di notizia di reato alla
Procura, 45 le persone indagate, 4 i bracconieri arrestati, 874 i capi di
selvaggina sequestrati, 8.745 i sistemi di cattura sequestrati, cioè lacci,
tagliole e trappole e 43 le armi sottoposte a sequestro, comprendendo tra
queste tubi-fucile e bocconi esplosivi. «Il fenomeno è consistente per vari
motivi», dice Giovanni Monaci, direttore dell’Ispettorato forestale di
Cagliari: «La recrudescenza degli episodi di bracconaggio è determinata dall
’esigenza che hanno molti di integrare il reddito. Accade sempre in periodi
di crisi».
Il mercato non ha regole precise: «Non ci sono canali di mercato
significativi, almeno ufficialmente», prosegue Madeddu, «nel senso che la
vendita dei capi avviene porta a porta. Ma, va detto, in Sardegna è una
pratica che trova sia nel Sulcis e nel Campidano che nel Sarrabus legami con
la tradizione e che, quindi, è difficile da sradicare».
In ogni caso, molti continuano a fare i bracconieri per la non eccessiva
severità delle pene: «Ultimamente, tra indulti e sospensioni condizionali,
gli effetti della pena non si fanno sentire se non dopo la quarta o la
quinta condanna ». Ma quali sono i rischi per chi decide di mettere lacci o
altre esche nei boschi per catturare selvaggina? «Si rischia un’ammenda fino
a 10 mila euro o l’arresto fino a un anno. Pene più severe esistono se il
bracconaggio viene praticato con armi clandestine o tubi-fucile: si rischia
l’arresto fino a quattro anni. Chi viene beccato con un paio di grive, nella
peggiore delle ipotesi», concludono dalla Forestale, «rischia una denuncia
penale e una sanzione di non molto superiore ai mille euro». (lo. pi.)
-----
Caccia ai caprioli, animalisti in piazza
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/basso_piemonte/2008/08/27/1101717235160-c
accia-caprioli-animalisti-piazza.shtml
Gli animalisti si sono ancora mobilitati contro la Regione Piemonte, i
cacciatori e le associazioni venatorie che li rappresentano, per dimostrare
contro il massiccio abbattimento di caprioli iniziato proprio nel periodo di
ferragosto. Lunedì sera il primo sit-in si è svolto a Ovada davanti alla
sede dell’Atc di via Piave, che è il “centro di controllo” dove, ad ogni
battuta collettiva, confluiscono i capi abbattuti per la visita veterinaria
e l’applicazione dell’apposito segno distintivo di regolarità. Si sparerà
fino al 4 settembre, quattro volte la settimana (lunedì, mercoledì, giovedì,
sabato), per arrivare ad abbattere 150 capi. Poi a gennaio sarà la volta
delle femmine. Quest’anno le battute vengono fatte anche in orario serale,
utilizzando attrezzature ottiche molto sofisticate.
A differenza dello scorso anno non erano in molti a protestare ma comunque
sufficienti a rappresentare tutte le associazioni che proteggono gli animali
e questi ungulati in particolare che, tra l’altro, nell’opinione pubblica
fanno molta tenerezza. Tanti cartelli e volantini contenenti slogan e all’
arrivo dei capi ancora fischietti e megafoni in azione per dare forza all’
azione di protesta. «Sappiamo bene sottolinea Massimo dell’associazione
“Agire ora” che ha organizzato il sit in, che non è con uno striscione o un
megafono che possiamo fermare questa strage. Ma con questa presenza pacifica
vogliamo che almeno questa gente sappia cosa pensiamo di loro e di quello
che stanno commettendo». Appelli significativi messi in evidenza. In uno si
leggeva ad esempio: «Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume
avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare
il denaro». L’altro problema è la presenza massiccia di caprioli sul
territorio favorita dalla grande quantità di boschi. «Soprattutto il
capriolo - spiega il veterinario che si occupa del controllo dei capi
abbattuti - crea danni molto pesanti ai raccolti e alla piante. Senza
contare tutti gli altri inconvenienti, compresa la sicurezza stradale. La
loro presenza sul territorio per forza di cose va tenuta sotto controllo,
selezionata». Sull’altro fronte viene anche messo in evidenza che questi
abbattimenti proprio nel periodo di Ferragosto, in piena stagione turistica,
sono contro la sicurezza dei turisti. «Basta regali a chi si diverte ad
ammazzare - ripete con convizione una militante giunta ad Ovada dall’
Astigiano - bisogna far pagare ai cacciatori delle grosse cifre per
convincerli a smettere». Un confronto-scontro pacifico quello di lunedì
sera. Anche quando era ormai calata la sera e sono giunti improvvisamente
tre fuoristrada che hanno superato il cancello per entrare nel cortile dell’
ATC, scaricare i capi e compiere le operazioni prescritte.
Allora, il rumore delle voci amplificate dai megafoni ed i fischietti hanno
fatto pienamente il loro lavoro, sempre sotto il controllo degli uomini
della Digos presenti sul posto per evitare eccessi.
-----
In Alto Adige aperta la caccia alle marmotte, in Valle studiate per i
cambiamenti climatici
http://www.12vda.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4158&Itemid=1
Da settembre caccia aperta alle marmotte in Alto Adige
In Valle d'Aosta non è previsto l'inserimento della marmotta tra le specie
cacciabili, a differenza di quanto sta avvenendo in Trentino - Alto Adige:
«la loro situazione è particolare- spiega Pino Isabellon, assessore
regionale all'agricoltura e risorse naturali - noi abbiamo un ragionamento
simile, per esempio, nell'organizzare il prelievo controllato di stambecchi,
visto anche la nuova tipologia di caccia, che svolge un compito selettivo
sulla base di un adeguato censimento. A livello ideologico non ho nessuna
preclusione, ma in Valle, come nel resto d'Italia, la marmotta è una specie
non cacciabile».
In Alto Adige i simpatici roditori, secondo l'Amministrazione provinciale di
Bolzano, stanno devastando gli alpeggi. Sulla base dell'ultimo censimento,
le marmotte sono 44mila e 118 di cui 25mila e 580 che vivono nelle immediate
vicinanze dei pascoli: «le marmotte stanno minando i prati degli alpeggi
destinati al pascolo - ha dichiarato il presidente Luis Durnwalder, che fa
parte anche lui degli oltre cinquemila cacciatori altoatesini - e le tane
rischiano di rompere l'equilibrio della flora».
Le marmotte come indicatori dei cambiamenti climatici
L'inizio della stagione venatoria, in Alto Adige è previsto per il 1°
settembre: dal 1992, in tutt'Italia la marmotta è una specie protetta, ma
Durnwalder, che mantiene la delega sulla caccia, ha concesso la deroga al
divieto ai Comuni dell'Alto Adige.
In Valle d'Aosta, invece, dal 3 al 6 settembre, al centro congressi 'Maison
Grivola' di Cogne, si tiene il quarto incontro internazionale 'Marmotte in
un mondo che cambia', occasione di incontro per i ricercatori che in tutto
il mondo studiano le quindici specie di marmotte esistenti e che si
riuniscono ogni tre anni per discutere i progressi delle loro ricerche:
«negli anni futuri i cambiamenti climatici apporteranno grandi mutamenti
alla flora e alla fauna del nostro e di altri Paesi - precisano gli
organizzatori - l'ambiente alpino, dall'ecosistema così delicato, sarà tra
quelli più a rischio. Sarà dunque necessario prevedere nel tempo il
cambiamento del clima e monitorarlo con attenzione, allo scopo di allestire
azioni di salvaguardia e protezione di specie animali che potrebbero
diventare a rischio. L'incontro di Cogne esaminerà proprio questi aspetti in
relazione alle popolazioni di marmotte dell'intero emisfero boreale».

-----
Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it