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NEWS: Giornali Internet 20/10/08



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CACCIA
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I cinghiali invadono la 313
http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20081020&ediz=03_RIETI&npag=47&fi
le=INBREVECOLORE_1545.xml&type=STANDARD
A spaventarli probabilmente sono stati i cani dei cacciatori che li
rincorrevano per stanarli. Un gruppo di cinghiali (forse cinque) ha così
invaso le corsie della strada regionale 313 Ternana all’altezza di Poggio
Mirteto Scalo. Uno di loro nella fuga è andato a finire contro l’opel Astra
nuova di zecca di una signora romana che viaggiava verso Poggio Mirteto. L’
impatto è stato violentissimo, ma per fortuna la donna ne è uscita illesa. L
’animale, invece, è morto sul colpo procurando notevoli danni all’
automobile. Tutto si svolto tra le ore 11.30 e le 12. Subito sono
intervenuti i carabinieri che hanno dovuto regolamentare lo scorrimento
delle macchine, dopo un blocco del traffico durato più di mezz’ora.
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Il TAR sospende la caccia allo storno. Morri: decisione non condivisibile
Il TAR dell’Emilia Romagna ha sospeso oggi una precedente delibera regionale
che dava la possibilità di cacciare lo storno in quanto specie che danneggia
l'agricoltura. Contrario l'assessore Morri.
http://www.newsrimini.it/news/2008/ottobre/20/regione/il_tar_sospende_la_cac
cia_allo_storno._morri__decisione_non_condivisibile.html
REGIONE | 20 ottobre 2008 | La decisione del TAR accoglie un ricorso della
Lega per l'abolizione della caccia. L'assessore provinciale all'agricoltura
Mauro Morri ha detto di non essere d'accordo con la decisione che, a suo
avviso, mette a rischio le coltivazioni. Morri ha affermato poi che chiederà
al Governo italiano di reinserire lo storno tra le specie cacciabili, senza
bisogno ogni anno della deroga per poterlo fare.
La nota stampa della provincia
Per il secondo anno consecutivo la Regione Emilia-Romagna ha deliberato, lo
scorso 29 luglio, la caccia in deroga per alcune specie che danneggiano l’
agricoltura.
Nel caso del territorio della Provincia di Rimini, la delibera regionale ha
previsto la possibilità di cacciare lo storno su tutto il territorio a monte
della SS16, e più precisamente lo storno dal 1° settembre al 15 novembre in
appostamento e dal 16 novembre al 15 dicembre solamente nelle vicinanze di
vigneti, frutteti e oliveti Questo non a caso.
La concessione della deroga per la caccia allo storno, pratica popolare e
tradizionale per tutta la Romagna, si impone per le caratteristiche del
nostro ambiente e della nostra agricoltura, contraddistinta dalla
coltivazione intensiva di frutteti, vigneti, orti e oliveti, in cui i danni
alle produzioni agricole da parte dello storno sono diffusi e costanti.
A differenza delle altre province romagnole di Forlì-Cesena e Ravenna, la
Provincia di Rimini non ha richiesto il prelievo in deroga per il passero,
così come proposto da tutte le Associazioni Venatorie e agricole (oltre a
quelle ambientaliste) della Provincia di Rimini, con la consapevolezza che
tale specie è in notevole calo numerico, quindi da preservare.
La deroga per la caccia allo storno si è resa necessaria per contenere i
gravi e ricorrenti danni alle nostre produzioni agricole (in particolare
uva, olive, girasole e ciliegie), per un totale di danni accertati da storno
nel 2007 pari a 6.850 euro, in calo del 23% rispetto al 2006 proprio grazie
alla possibilità di caccia in deroga concessa lo scorso anno (nel 2007
risultano abbattuti 25.105 storni).
Proprio questa mattina è giunta notizia che il TAR dell’Emilia Romagna,
Sezione II di Bologna, esprimendosi sul ricorso presentato dalla LAC (Lega
per l’Abolizione della Caccia) ed altri contro la Delibera Regionale del 29
luglio scorso relativa alle deroghe per la caccia, ha concesso la sospensiva
del provvedimento.
“Ritengo tale decisione un fatto gravissimo – dichiara l’assessore
provinciale all’Agricoltura Mauro Morri -, una decisione intempestiva
essendo la caccia allo storno già avviata da settembre. Si tratta di un
provvedimento che rischia di azzerare senza motivi ogni sforzo per il
mantenimento del numero degli storni sotto controllo ai fini della tutela
delle coltivazioni (le olive sono in maturazione e la raccolta è prevista il
prossimo mese).”
Peraltro, sono molti i cacciatori riminesi, soprattutto i più anziani, che
hanno rinnovato ad agosto la licenza di caccia nella certezza di poter
cacciare lo storno, e questa decisione del TAR a caccia avviata interrompe l
’attività venatoria in corso.
E, va da sé, che la decisione nel merito, quale sarà la data di discussione,
avverrà “fuori tempo massimo”.
“Siamo disponibili da subito – conclude Morri - a sostenere la Regione per
riproporre un atto che possa consentire il proseguimento degli abbattimenti
di storni nel territorio romagnolo, e ripresentiamo l’invito al Governo
italiano
affinché prosegua l’iniziativa intrapresa dal precedente Ministro De Castro
di reinserire lo storno tra le specie cacciabili in Italia, senza
richiederne ogni anno la deroga per il prelievo venatorio.”
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STOP ALLE DOPPIETTE. Il Tribunale amministrativo del Lazio accoglie i
ricorsi e fa intervenire la Corte costituzionale
No alla caccia in deroga, vincono gli ambientalisti
Bloccata dal Tar la legge regionale che consentiva di sparare a specie
protette nonostante i divieti della Ue
Le concessioni relative a peppole, fringuelli e storni. Le associazioni ora
invitano Mosele a vigilare
http://www.larena.it/ultima/oggi/cronaca/Aag.htm
Vittorio Zambaldo
Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha inviato alla Corte
costituzionale, perché vi ravvisa possibili infrazioni alla carta
fondamentale, le leggi regionali di Lombardia e Veneto che autorizzavano la
caccia in deroga a specie protette. Il ricorso contro i provvedimenti
regionali era partito dalla Lega per l’abolizione della caccia (Lac) e dal
Wwf per una delibera dello scorso marzo della conferenza delle Regioni nella
quale ci si accordava sui quantitativi massimi di specie protette cacciabili
in deroga alle direttive comunitarie.
Con quella concessione era segnato il destino di un milione e 650 mila
fringuelli, 205 mila peppole e 580 mila storni resi cacciabili, in aperta
violazione, secondo i ricorrenti, alla Direttiva uccelli dell’Unione
europea, avendo elevato del triplo il concetto di «piccole quantità» di
animali protetti abbattibili in deroga, come previsto dalla normativa
comunitaria.
Il Tar ha riportato il termine di «piccola quantità» all’uno per cento della
mortalità annuale degli uccelli interessati dalla caccia in deroga. Lo
stesso Tribunale ha rinviato alla Corte costituzionale i testi delle due
leggi regionali sollevando eccezione di costituzionalità perché la stessa
Corte si è già pronunciata sulla deroga, sostenendo che questi tipi di
provvedimento non possono essere adottati con legge regionale per evitare
che vi sia il controllo del tribunale amministrativo e perché la legge elude
la possibilità di annullamento del presidente del Consiglio.
Soddisfazione è stata espressa dalle associazioni ambientaliste in merito
all’ordinanza del Tar. «È un grandissimo successo non soltanto perché
finalmente è stata ripristinata la legalità, ma soprattutto perché le
Regioni, per aprire la caccia a piccoli uccelli insettivori come i
fringuelli, le pispole e le peppole, si sono mosse contro le normative
comunitarie e le sentenze della Corte costituzionale. In più non utilizzano
dati scientifici certi ed è per questo che il Tar ha accolto il ricorso»,
commenta Manuela Formenti del Wwf Verona.
Francesco Di Grazia, della Lipu Veneto, ha provveduto a informare
immediatamente il presidente della Provincia Elio Mosele «per i
provvedimenti di competenza e pregando d’informare anche le associazioni
venatorie per la comunicazione ai propri iscritti».
«Questa decisione segna un momento importante in questa vicenda grave dal
punto di vista del diritto e della conservazione della natura, perché mette
in regola l’Italia verso l’Europa, nonostante la decisione del Governo,
esplicitata due settimane fa, di non impugnare né la legge lombarda né
quella veneta», fanno osservare gli esponenti
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NOCIVOSARAITU
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La strage delle cornacchie Pianosa. Il Parco spiega la campagna e accusa:
noi facciamo selezione e ci danno meno soldi
Dopo i cinghiali, tocca agli uccelli e poi ai mufloni
ELISABETTA ARRIGHI
http://www.iltirreno.it
Sono dannose e per questo hanno i giorni contati. L’ordine di abbatterle è
già partito. Loro, le cornacchie grigie, con Pianosa hanno poco a che fare:
non sono autoctone e sono arrivate da parecchi anni, almeno una ventina,
probabilmente attratte da quella che fino a metà degli anni Novanta era l’
attività agricola dell’isola. Non avevano, quando c’erano agenti della
Penitenziaria e detenuti, nessun problema: con l’uomo hanno infatti una
antica “confidenza”.
Chiuso il carcere, sono rimaste: nessun problema per il cibo, perché
mangiano di tutto: comprese però le uova di uccelli marini e rari che nell’
area del Parco dell’Arcipelago, di cui Pianosa fa parte, trovano una
naturale tutela e protezione. A Pianosa ci sono ancora alcuni esemplari del
raro gabbiano còrso che qui fa anche il nido. E’ per questo, per l’
ingordigia di mettere il becco nelle uova, che le cornacchie grigie non
possono più stare su quest’isola-scrigno dal punto di vista paesaggistico e
ambientale: mettono a rischio la sopravvivenza delle altre specie.
Le decisioni del Parco. Il consiglio direttivo del Parco ha deciso l’avvio
della campagna di abbattimento nell’ultimo consiglio direttivo, che risale a
tre giorni fa. In passato anche Legambiente aveva chiesto un programma tale
da impedire la proliferazione della cornacchia grigia sull’ex isola-carcere.
Ma sta per partire, come vedremo fra poco, anche un’altra campagna di
abbattimento e cattura: l’obiettivo è dimezzare la popolazione degli 800
mufloni che pascolano nell’area del Monte Capanne (specialmente sul versante
settentrionale) fra leccete e castagneti, provocando gravi danni all’
agricoltura. I cinghiali sono stati invece già dimezzati come numero negli
ultimi due anni.
Le trappole. Tornando a Pianosa, per completare la campagna contro la
cornacchia grigia ci vorranno 12mila euro: saranno messe trappole secondo un
programma elaborato dal Parco e approvato dall’Ispra (l’istituto per la
protezione ambientale). Ci sarà anche un finanziamento regionale.
Sull’isola ci sono, secondo una stima, 50 coppie di cornacchie grigie, vale
a dire cento esemplari di questo uccello che sta ormai devastando i dieci
chilometri quadrati di territorio: le trappole li bloccheranno, poi ci sarà
l’abbattimento. Qualcuna di queste cornacchie nel frattempo si è spostata
all’Elba, a Marina di Campo e dintorni: per adesso non ci sono problemi.
Da Roma solo spiccioli. Quello delle cornacchie grigie è solo l’ultimo in
ordine di tempo degli abbattimenti che si sono resi necessari per fermare
gli scempi degli animali all’interno del Parco. L’Elba sta da tempo lottando
contro i cinghiali e, come accennato, i mufloni: entrambe le specie
distruggono campi e coltivazioni, con danni onerosi. Qualche risultato è
stato ottenuto con le catture e gli abbattimenti. «Ma il Governo, proprio
per questo, punisce il Parco dell’Arcipelago - racconta Umberto Mazzantini,
storico esponente di Legambiente e membro del consiglio direttivo del
Parco -. La Finanziaria dà meno soldi a chi è virtuoso gestendo in modo
adeguato l’avifauna. Il nostro Parco è di esempio a livello nazionale, ma
siccome abbatte i cinghiali che fanno danni, da Roma arriveranno pochi
spiccioli. Invece altri Parchi che non catturano neppure un ungulato, ma
pagano fior di danni agli agricoltori, saranno premiati con finanziamenti
più consistenti».
I mufloni nel mirino. A proposito di mufloni, proprio pochi giorni fa si è
chiuso il bando di gara per le catture di esemplari vivi con le trappole: ci
vorranno circa 17 milioni per completare la campagna che andrà avanti fino a
metà dicembre. Potranno essere catturati al massimo 100 mufloni, ripartito
per sesso ed età. A breve cominceranno anche gli abbattimenti selettivi con
i selecontrollori, vale a dire i 20 cacciatori specializzati che hanno
seguito un corso ad hoc. Complessivamente dovrebbero essere catturati vivi e
abbattuti circa 400 mufloni.
Cinghiali dimezzati. Per i cinghiali, invece, la situazione è migliorata:
due anni fa, all’Elba, le stime parlavano di 3mila esemplari. Ad oggi ne
sono stati abbattuti grosso modo la metà, di cui 750 quest’anno. I
sele-controllori ne hanno abbattuti una sessantina.

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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it